
Categoria: COSCIENZA
Fur-free

Per molti anni, i piccoli e grandi gruppi animalisti hanno cercato di convincere il mondo della grande moda e delle grandi firme a voler abbandonare l’uso di pellicce. In realtà, non c’è nulla di grande in una moda che sente la necessità di rinchiudere in gabbie dei poveri animali, allevandoli anche allo scopo, per rubar loro ciò che la natura ha fornito LORO, sacrificandoli oltretutto con i metodi più brutali. Non c’è proprio nulla di grande, anzi tutto di misero e di meschino, e di vigliacco, nel voler far intendere che quei pellami così rubati spettino loro di diritto per esercitare la loro malata creatività.
Così, da una parte avevamo questi colossi del capriccio, coloro che ci prendono in giro con le loro insulse creazioni, che forse andranno bene per chi di personalità non ne ha a sufficienza, o per chi vuol essere ammirato per ciò che a lui non appartiene anche avendolo pagato.
Dall’altra parte, qualche giovane stilista si stava imponendo con scelte radicali, con intenzioni etiche, dimostrando al mondo che il creato è una cosa seria, mentre le carnevalate no, di quelle la gente può farne a meno. Tra tutti: Stella Mc Cartney.
Capita l’antifona, negli ultimi mesi sono stati tantissimi gli stilisti che hanno dichiarato di aderire a politiche fur-free: Armani, Gucci, Versace, John Galliano, Furla, Michael Kors, solo per citarne solo alcuni. Diciamo pure che nella maggior parte dei casi tale scelta non è affatto avvenuta spontaneamente, come per un’improvvisa illuminazione, ma per delle forti pressioni generate dai movimenti. Sappiamo muoverci.
Detto questo, rimarrebbe ad esempio la Sig.a Miuccia Prada la quale, dopo averci ammorbato per decenni con le sue borse banali più che al mercato, ancora resiste e proprio non riesce a trovare necessario questo cambiamento. D’accordo, vorrà dire che si dovranno sacrificare altri animali perchè lei, con comodo, rifletta sul da farsi. Noi aspettiamo, ok?
Proxima Centauri
Scrutando il cielo, ad occhio nudo, mi chiedo spesso cosa siano le stelle e l’Universo in generale. Cosa siamo noi rispetto ad esso, che spazio occupiamo realmente, e che ruolo. Ciò che vediamo, in una normalissima nottata di stelle, è ciò che è già accaduto, ovvero ciò che l’informazione inviataci dalle stelle ci mostra solo ora.
La luce ha la velocità di 300mila km al secondo; se una stella è a mille anni luce, noi la vediamo com’era mille anni fa.
Quindi, ciò che vediamo è solo ciò che pensiamo di vedere. Una grande illusione, una tardiva fotografia del cielo, della realtà. Tutto questo è per me tanto affascinante quanto inquietante. La singola stella che vediamo oggi brillare, e alla cui bellezza doniamo un nostro pensiero, un nostro desiderio, può non esistere più da moltissimi anni lasciandoci inconsapevoli. Può essere di tutt’altra forma o dimensione e non avercelo ancora fatto sapere. La loro luce è partita nella maggioranza dei casi prima dell’affacciarsi dell’umanità stessa sulla faccia della Terra, e quando arriverà la luce inviata oggi stesso, l’uomo potrebbe nel frattempo essersi estinto e il Pianeta Terra non esistere più.
Quindi, ci troviamo nel mezzo tra l’invio del segnale da un remotissimo passato che ignoriamo, che teorizziamo, e l’attesa di un segnale che arriverà quando forse non potremo più attenderlo.
Che significato ha tutto questo? Riusciamo a vedere fino a 13 miliardi di anni fa: si tratta non di singole stelle, ma delle prime galassie, le più lontane. Quella è, infatti, l’età dell’universo.
Possiamo far conto su Proxima Centauri, perché si trova nella costellazione del Centauro, ovvero a soli 4,3 anni luce da noi: ciò significa che, per coprire la distanza tra noi e la stella, la luce deve viaggiare per oltre 4 anni.
La vediamo per come era 4 anni fa e, tra quattro anni, vedremo come era oggi.
Non è affascinante tutto questo? Non è profondamente misterioso? Che significato ha tutto questo spazio, se noi e ciò che conosciamo si riduce ad un piccolo pianetino?
Forse è un messaggio: la realtà stessa che vediamo, di fatto non esiste. E’ una proiezione di ciò che desideriamo vedere, di ciò che pensiamo e vorremmo vedere. Così nelle cose piccole, nelle persone. Proiettiamo costantemente, in una realtà che di fatto non esiste perché frutto delle proiezioni di tutti noi. Rimane l’incanto per l’intera narrazione, rimane il mistero di ciò che non conosciamo e a cui non sappiamo dare un nome. Avviene così, per me: quando mi trovo a dannarmi per le cose quotidiane, mi fermo e rifletto su chi io sia rispetto al mio pianetino, alla mia galassia, all’Universo intero. Tutto scompare, tutto torna al suo posto, ed io mi elevo.
IMMENSO
‘Già diverso tempo addietro, leggendo il bellissimo libro Ethics of Diet, m’era venuta voglia di visitare un macello, per vedere con i miei occhi la sostanza della questione di cui si tratta appunto quando si parla di vegetarianismo. Ma continuavo ad aver degli scrupoli, così come sempre se ne hanno ad andare a vedere delle sofferenze che si è ben certi di trovare, e che non potrai far nulla per scongiurare, e così rimandavo sempre il giorno.
Ma poco tempo fa mi imbattei, per strada, in un macellaio, che era venuto a casa dei suoi e che stava tornando a Tula. E’ un macellaio ancora inesperto, e il suo compito è perciò quello di dare il colpo di pugnale. Gli domandai se non provava compassione, a uccidere quelle bestie. E mi rispose così come rispondono sempre: ‘C’è poco da aver compassione. Quel lavoro lì bisogna farlo’. Ma quando gli dissi che non era indispensabile mangiar carne, ne convenne e allora convenne pure del fatto che si, le bestie facevano compassione.
Non bisogna indignarsi al punto di odiare gli uomini per pietà verso gli animali, bisogna invece agire in conformità di ciò a cui spinge questo sentimento, e cioè non mangiare carne di qualsiasi essere a cui sia stata tolta la vita. Sono convinto che nei prossimi secoli la gente racconterà con orrore e ascolterà con dubbio come i loro antenati ammazzavano gli animali per mangiarli. Il vegetarianismo si diffonde molto rapidamente.
Non siamo struzzi, e non possiamo credere che se non guarderemo, ciò che non vogliamo vedere non esisterà più. E tanto meno lo possiamo, quando ciò che non vogliamo vedere è quel che vogliamo mangiare. E soprattutto, se almeno fosse necessario tutto ciò! O magari non necessario, ma se non altro almeno utile a qualcosa. E invece? Niente, non è di nessuna utilità. (Coloro che ne dubitano leggano quei numerosi libri che sono stati scritti a questo proposito da scienziati e da medici, e nei quali viene appunto dimostrato che la carne non è affatto necessaria all’alimentazione umana. E non ascoltino invece quei medici veterotestamentari che difendono a spada tratta la necessità di far uso di carne solamente perché la carne è stata ritenuta necessaria per lungo tempo dai loro predecessori e poi anche da loro stessi; costoro la difendono caparbiamente, con malevolenza, così come si difende sempre quel che è vecchio e va ormai cadendo in disuso). Serve soltanto a educare la gente ai sentimenti bestiali, a sviluppare la bramosia, la lussuria, l’ubriachezza. Il che trova perennemente conferma nel fatto che uomini giovani, buoni, non guastati ancora, e in particolar modo le donne e le fanciulle, sentono, pur senza saperlo, che così come da una cosa ne deriva un’altra, allo stesso modo la virtù non è compatibile con la bistecca, e non appena desiderano esser buoni, abbandonano appunto i cibi a base di carne.
Per qual motivo l’astinenza dal cibo animale sarà appunto il primo atto della vita morale, è stato detto ottimamente e non da un uomo soltanto, ma da tutta quanta l’umanità, nella persona dei suoi migliori rappresentanti, e ininterrottamente, fin da quando l’uomo ha cominciato ad affacciarsi alla consapevolezza. Ma allora perché, se l’illegittimità, ovverossia l’immoralità del cibo animale è nota all’umanità da così gran tempo, gli uomini non sono ancora pervenuti alla consapevolezza di questa legge? domanderanno gli uomini, che per loro natura si lasciano guidare non tanto dalla loro ragione, quanto piuttosto dall’opinione comune. La risposta a questo interrogativo è che tutto il cammino percorso dagli uomini nella scoperta della morale, il quale cammino costituisce il fondamento d’ogni cammino umano, lo si è potuto percorrere e lo si percorre soltanto lentamente; ma che indizio certo d’un progredire autentico, e non accidentale, lungo questo cammino, è la sua continuità e la sua costante accelerazione.
Tale è appunto il progredire del vegetarianismo. Esso ha trovato espressione in tutti i pensieri che gli scrittori vi hanno dedicato e nella vita stessa dell’umanità, che inconsapevolmente sta passando sempre più dal carnivorismo ai cibi vegetali, mentre consapevole espressione di ciò sono le dimensioni sempre maggiori e la particolare forza che va assumendo il movimento vegetariano.
Uccidendo, l’uomo sopprime anche in se stesso le più alte capacità spirituali, l’amore e la compassione per le altre creature viventi e, sopprimendo questi sentimenti, diventa crudele’.
Lev Tolstoj, nel suo articolo Il primo passo.
IMMENSO.
Le cose accadono
Ci sono giorni in cui tutto mi sorprende. A volte lo avverto sin dal mattino, che delle cose capiteranno, degli incontri avverranno, delle sorprese mi aspetteranno, ma ne rimango stupita lo stesso. Apro gli occhi e sento che la mia vita sta scorrendo perfettamente, come un dolce ruscello. Non sempre avviene, naturalmente, ma quando avviene mi sento felice.
Non è legata all’aver ottenuto qualcosa, o qualcuno, né all’aver raggiunto una meta, ma è esattamente il contrario. E’ quando si allenta la presa, che queste giornate accadono, quando ci si lascia trasportare dalla vita secondo un progetto più alto e fidandoci. Il che non significa non avere progetti (io ne ho anche troppi!), ma significa non esservi particolarmente attaccati. Significa formularli dentro di sé ma lasciarli andare sapendo che se si realizzeranno erano la strada giusta per noi, se non lo faranno avremo altri progetti a cui pensare. Significa comprendere che siamo inseriti in una rete enormemente più grande, e che può accaderci solo ciò che ci offre un insegnamento. Allora, quando si lascia andare, quando si permette che le cose, così come devono accadere, accadano, è allora che accade esattamente ciò che desideriamo, con la differenza che ciò che abbiamo ottenuto non genererà in noi un senso di successo e di raggiungimento di obiettivi, ma piuttosto un senso di gratitudine per ciò che ci viene offerto. Inizieremo a fare incontri sorprendenti, trovando nelle persone qualcosa di meraviglioso, delle similitudini inaspettate. Qualcuno, di perduto nel tempo, ci ricontatterà e vorrà rivederci, riabbracciarci. Gli eventi si concateneranno in una maniera sorprendente per portarci diritti verso i nostri desideri, piccoli e grandi. Qualcuno ci dirà delle parole che mai ci saremmo aspettati da lui, o farà un gesto che ci lascerà sorpresi. Le cose accadranno come se qualcuno le stesse disponendo in ordine davanti a noi e per noi. E a quel punto, non saranno più le cose a renderci felici, ma il miracolo in sé. Secondo le filosofie orientali, noi siamo già felici, in quanto questa è la condizione stabile della nostra anima. L’infelicità che, eventualmente, la sovrasta, è dettata dalla mancanza di consapevolezza del fatto che noi siamo già felici; basta vivere con un senso di armonia e lasciando che le cose accadano, le persone arrivino e vadano, senza porvi ostacoli, accettando con benevolenza ciò che viene disegnato per noi. Allora, non accadono eventi qualunque, ma eventi meravigliosi. Questa è la prova che si riceverà.
Il loro canto

Balenieri islandesi uccidono una balena incinta in via d’estinzione e cercano di farne sparire rapidamente il feto per non farsi scoprire, ma vengono sorpresi e immortalati dagli attivisti che ne stavano monitorando il lavoro. Protagonisti di questo ennesimo, orrendo crimine contro la biodiversità, i balenieri della Hvalur hf, la compagnia islandese del magnate Kristján Loftsson che dall’inizio della stagione di caccia, avviata a giugno, hanno già ucciso oltre cento balenottere comuni (Balaenoptera physalus), una specie minacciata di estinzione e classificata con codice EN (endangered, in pericolo) nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.
Il tanto utilizzato Whalegrenade-99, creato e realizzato in Norvegia dal 1999, è un arpione che viene sparato grazie a 30 gr di esplosivo, il tetranitrato di pentaeritrite (chiamato anche pentrite), uno degli esplosivi più potenti al mondo. L’arpione penetra a una profondità di un metro e mezzo all’interno del corpo della balena e dovrebbe ucciderlo prima ancora che gli artigli caricati a molla si liberino e avvolgano il suo corpo.
Il signor Loftsson, 75 anni, è l’ultimo cacciatore commerciale di balene fin al mondo. È stato denunciato da gruppi ambientalisti e le sue imbarcazioni sono state affondate da attivisti radicali, ma qui la sua attività è legale perché l’Islanda non riconosce la moratoria internazionale sulla caccia commerciale.
Oggi, Islanda e Norvegia sono gli unici paesi che consentono la caccia commerciale alle balene. I cacciatori giapponesi operano con un permesso di ricerca rilasciato dal proprio governo e la caccia aborigena alla sussistenza si svolge in una manciata di paesi che comprende Stati Uniti, Canada, Russia e Groenlandia.
A livello globale, le balene di aletta sono elencate come minacciate dall’Unione internazionale per la conservazione della natura e la caccia commerciale della specie è stata fermata in Islanda per 20 anni, sebbene alcune balene siano state prese sotto permessi scientifici.
Il paese è costantemente sotto pressione internazionale per porre fine alla caccia alle balene. Nel 2013, il presidente Barack Obama ha chiesto la fine della caccia. L’anno seguente, l’Unione Europea ha guidato una protesta internazionale contro la caccia alle balene in Islanda. Quest’estate, il Ministero della pesca islandese ha concesso alla compagnia del signor Loftsson il permesso di cacciare 238 balenottere.
Povere creature, evolutissime, meravigliose, che emettono un canto per comunicare tra loro e con noi, che provano sentimenti quali amore e tristezza. Che sentono. Poveri noi, che non riconosciamo in loro null’altro che del cibo e non abbiamo pietà per le loro maternità, per i loro feti, per loro stesse. Poveri noi, che consideriamo il prossimo per la sua carne e infliggiamo qualunque supplizio credendo di averne diritto. Abbiano compassione, queste balene, di ciò che noi siamo. Loro, che secondo le filosofie orientali sono, su un piano evolutivo, appena prima dell’uomo.
Il Diavolo
Esiste il diavolo? Si, ed io l’ho incontrato.
Così come Dio non ha quelle sembianze di uomo barbuto seduto su una nuvola, il diavolo non è un essere zoomorfo con zoccoli e corna. Piuttosto, appare nella tua vita in veste di tentazione, vi si insinua come una serpe, strisciando lentamente e avvolgendoti tra le sue spire con l’intento di soffocarti ed indebolirti, fino a lasciarti morire perdendoti completamente. Cos’è dunque una tentazione? E’ il suo sussurro, il suo soffio, il suo canto, e ha lo scopo di ammaliarti per rubarti tutto. Te ne accorgi, naturalmente, ma è molto difficile resistervi, ed è necessario possedere un intuito molto sviluppato, un ascolto di sé potente che ti permetta di comprendere che stai prendendo un sentiero da cui non tornerai indietro, attraverso il quale perderai le tue qualità, le tue virtù, per nutrire quell’immondo essere. Il diavolo pretende che tu lo segua, te lo chiede espressamente, ti alletta e si offende se non lo fai. Te la farebbe pagare. Ti fa intendere chiaramente che ciò che ti sta offrendo è ciò che stavi cercando, e che non lo avrai altrimenti. E tu senti perfettamente che il prezzo è molto alto, che i tuoi valori – frutto dei valori di generazioni e generazioni di uomini – valgono di più e non possono essere ceduti così, non puoi rinunciarvi. Il diavolo ti chiede di venderti a lui, di tradire, di offendere l’amico, di rubare a chi ti ha aperto la casa, di sbeffeggiare chi ti ha difeso. Il diavolo ti dice che non c’è nulla di male in questo, lo fa abitualmente, lo fanno tutti e puoi farlo anche tu, è solo un divertimento, un arricchimento. Ma nei tuoi valori ci sei tu, e senti che non è questa la tua strada. Tu sai chi sei, e non sei quello. Così, ribalti la questione e metti tu alla prova questo essere. Gli fai intendere che potresti accettare e lui, subito, si avvinghierà ancor più a te. Poi, gli dici che non puoi farlo perché tu sei altro e lui ha fatto male i suoi calcoli; anche se lui è potente, tu sei più potente di lui perché sei nel giusto, nella luce, mentre lui vive nel buio e nel torbido. Così, lui si allontana ed è lì che hai la prova che si trattava di un essere demoniaco; fugge via rabbioso in cerca di un’altra preda che lo segua e ceda alle sue tentazioni. Hai vinto tu e non temi la sua vendetta.
DOMINION
Il nuovo documentario Dominion, della durata di due ore, racconta in modo estremamente toccante gli orrori dello sfruttamento animale in ogni settore, ma soprattutto in quello degli allevamenti per l’alimentazione umana. Si tratta di un film che mostra immagini di enorme impatto emotivo. La versione italiana sarà disponibile a partire dalla metà di ottobre, con una “prima” al Cinema Classico di Torino (Piazza Vittorio Veneto, 5) il 14 ottobre alle ore 17.30.
Attraverso le immagini catturate dalle telecamere nascoste all’interno di allevamenti e macelli, il film riesce a far davvero percepire la sofferenza estrema degli animali, la loro disperazione, il loro grido di aiuto. Mostra cosa accade realmente agli animali e come sono trattati dai lavoratori quando “nessuno vede”. Si tratta di allevamenti standard, non peggiori né migliori di altri, sono gli stabilimenti che esistono in tutto il mondo, perché le tecniche di allevamento e di macellazione sono le stesse dappertutto, così com’è lo stesso il disinteresse per la vita e la sofferenza degli animali, considerati come merce.
Che ci si trovi in Italia, in Australia, negli USA, in Germania, nel Regno Unito o in qualsiasi altra nazione del mondo, le scene sono sempre le stesse e lo vediamo dalle investigazioni fatte in tutti i paesi. Le voci narranti spiegano tutto questo e non lasciano dubbi sulla necessità di porre fine a questo massacro, una vergogna per l’umanità intera.
Ecco le parole del regista Chris Delforce, tratte dalla sua intervista sul sito del film.
“Le industrie che traggono i loro profitti dallo sfruttamento e maltrattamento degli animali si nascondono dietro un muro di segretezza – sanno che se i consumatori vedessero coi loro occhi ciò che succede veramente nella produzione di carne, latticini, uova, pelle, ecc., moltissimi smetterebbero di consumare questi prodotti e queste industrie cesserebbero di esistere. Nei miei 7 anni di attivismo per gli animali ho lavorato per demolire questo muro, per forzare la trasparenza su questi luoghi veramente orribili.”
“La cosa più importante che voglio comunicare agli spettatori è che gli animali sono individui, esseri senzienti – pensano, provano emozioni, sentono dolore, soffrono. I maiali che trovano una morte orrenda nelle camere a gas non sono diversi dai cani e gatti che fanno parte della nostra famiglia e che amiamo. Non vogliono morire e ogni spettatore ha il potere di fermare tutto questo… al contrario di quanto avviene su altri temi di ingiustizia sociale, non dobbiamo convincere un governo a fare la cosa giusta, ma sta solo a noi come consumatori. E’ nelle nostre mani ed è una nostra responsabilità.”
“Nella maggior parte dei casi sappiamo abbastanza bene cosa ci aspetta, quando filmiamo con le telecamere nascoste, ma non sempre questo è sufficiente per essere preparati a quello che poi si vede. Filmare il massacro di migliaia e migliaia di pulcini maschi gettati in un frullatore di dimensioni industriali, perché l’industria delle uova li considera inutili, o vedere i vitelli maschi dell’industria del latte portati via dalle madri, che rincorrono disperatamente i camion, di nuovo perché i vitelli sono visti come ‘scarti di lavorazione’… questi sono fatti che abbiamo sempre saputo, ma vederli davvero è tutta un’altra cosa.”
Anime gemelle

L’incontro con un’anima gemella non è mai casuale anche se può avvenire in una circostanza qualunque; avviene tramite un susseguirsi di sequenze che ci portano diritti a lei. Quello che è certo, è che – a partire da quel preciso incontro – noi non saremo più la stessa persona. E’ proprio questo che distingue l’incontro con un’anima gemella da qualunque altro, cioè la sua missione. Quando due anime gemelle entrano in rapporto, qualcosa di insolito viene percepito all’istante, come se un essere superiore ci avesse premuto un tasto e ci chiedesse di ascoltare con attenzione, perché un messaggio importante starà per esserci donato.
Il messaggio che quest’anima ci porta, non ha nulla a che vedere con alcuna esigenza terrena, anche se queste possono sussistere perché fungono da veicolo necessario, ma con una missione di elaborazione e guarigione della nostra parte più profonda, dei nostri dolori, dei nostri demoni, e lei inconsapevolmente genera tale processo di guarigione attraverso le proprie azioni. Nulla è dovuto al caso.
Le anime gemelle non sono, come spesso si sente dire, coloro che si incontrano per unirsi ad esempio in matrimonio o in una lunga amicizia, in quanto non si muovono su rapporti d’amore né d’amicizia, né di odio o di stima; nulla di tutto ciò. Stiamo parlando di rapporti tra anime, che si attraggono in una dimensione non percepibile razionalmente, in funzione del grado di evoluzione che ognuna ha raggiunto e del percorso che dovrà ancora compiere. Questo tipo di aggancio è inspiegabile a livello conscio, ma ciò che, invece, è più facile da comprendere sin da subito, da percepire, è che quell’incontro ci lascia sin da subito sgomenti, in quanto abbiamo la sensazione che quell’anima ci appartenga, sia noi stessi, ci conosca nel più profondo e ci obblighi ad una profonda ristrutturazione di noi. A partire da quel momento, infatti, l’evolversi dei fatti ci indurrà a cambiare il nostro comportamento e modo di essere come non saremmo stati in grado di fare da soli; ci porterà a mettere in discussione ciò che eravamo fino a un attimo prima e per sempre.
L’incontro tra anime gemelle è, per questo, spesso tormentato e conflittuale, in quanto non ha avuto luogo per stabilire quell’armonia possibile da ottenere in un incontro tra persone affini, ma proprio per metterci in discussione, per cercare delle risposte e intervenire con un profondo cambiamento. La rinascita sarà potentissima.
Ciò che davamo per scontato non lo è più, ciò a cui non pensavamo affatto è ora possibile.
Un’altra caratteristica degli incontri animici di questo tipo è la loro durata. Essi non sono necessariamente frequentazioni lunghe, in quanto durano il tempo che necessita lo scardinamento dei falsi valori o dei disvalori a cui eravamo attaccati. Pur allontanandosi con vari pretesti e per cause diverse, due anime gemelle si apparterranno per sempre, così come si sono appartenute in precedenti vite e in altre forme. Esse si sono infatti cercate e ritrovate, riconosciute all’istante. Hanno interagito innestando nell’altra quel seme che germoglierà, riportando le cose in un equilibrio che l’altra stava perdendo. In qualche modo, incontriamo un’anima gemella proprio quando ne abbiamo bisogno, quando avevamo necessità che qualcuno ci aiutasse a liberarci da alcune gabbie entro cui vivevamo, e non saremmo riusciti a farlo da soli, o senza una forte motivazione. Esse sono state chiamate ad intervenire per noi, e questo è l’amore più sublime.
Vanno ringraziate, anche se il rapporto terreno si è frantumato; va riconosciuto che, semplicemente, avevano concluso la loro missione come noi avevamo concluso la nostra con loro. Noi non saremo più gli stessi, e loro neanche. Un seme germoglierà nell’altro, un seme giusto. Ora starà a noi proseguire senza più la loro mano, ma sapremo di ritrovarle di nuovo quando avremo ancora bisogno di loro, e loro di noi.
Pitagora (580 a.C. – 495 a.C.)
Così disse, e ci viene narrato da Ovidio, nelle Metamorfosi:
‘Astenetevi o mortali dal contaminarvi il corpo con pietanze empie! Ci sono i cereali, ci sono frutti che piegano con il loro peso i rami, grappoli turgidi d’uva sulle viti. Ci son verdure deliziose, ce n’è di quelle che si possono rendere più buone e più tenere con la cottura. E nessuno vi proibisce il latte, e il miele, che profuma di timo. La terra generosa vi fornisce ogni ben di dio e vi offre banchetti senza bisogno di uccisioni e sangue. Con la carne placano la fame le bestie, ma neppure tutte: il cavallo, le greggi e gli armenti vivono d’erba. Sono le bestie d’indole cattiva e selvatica, le tigri d’Armenia e i leoni iracondi e i lupi e gli orsi, a godere dei cibi sanguinolenti. Ah, che delitto enorme è cacciare visceri nei visceri, ingrassare il corpo ingordo stipandovi dentro un altro corpo, vivere della morte di un altro essere vivente! In mezzo a tutta l’abbondanza di prodotti della Terra, la migliore di tutte le madri, davvero non ti piace altro che masticare con dente crudele poveri carne piagate, facendo il verso col muso ai ciclopi? E solo distruggendo un altro potrai placare lo sfinimento di un ventre vorace e vizioso?’




