Human Beings

Il tipo di essere umano che sei, diventa importante in questo momento. Sappiamo di essere in pericolo ma dobbiamo sapere, innanzitutto, di essere un veicolo per gli altri, quelli più fragili. E’ il momento di stare fermi: una società che non ama l’inerzia generale, la tranquillità, il silenzio nelle strade, deve ricredersi e constatare che l’isolamento di ciascuno di noi, così spesso demonizzato, è ora fortemente necessario. Guardo il bollettino mondiale, più che quello italiano, e vedo che, Paese dopo Paese, popolo dopo popolo, siamo tutti sotto la stessa minaccia. Il virus non conosce barriere né confini nazionali o transnazionali; se ne frega dell’Europa e degli Stati Federali d’America, salta i muri eretti e i divieti dell’uomo. Il virus ci vuole vivi per vivere lui stesso, non morti. E sfrutta, intelligentemente, le nostre relazioni, i nostri contatti,  i nostri spostamenti. Ma qui non c’è una guerra tra due nazioni che imbracciano le armi per interessi personali, per dominarsi reciprocamente mentre altre fanno la bella vita. Qui c’è la constatazione che l’umanità è una e le vittime non hanno nazionalità o religione, sesso o esperienze personali. Qui non c’è il ricco e il povero, l’uomo sapiente e lo sruta; non c’è da ritenersi migliori o peggiori, colonizzatori o colonizzati. E’ la livella di Totò, che equipara chiunque in un tragico destino. Il momento è eccezionale ed è anche ciò che ci occorreva per fermarci a riflettere su molto. Chi supererà la crisi avrà la responsabilità di ricordarla e di essere una persona nuova. Avrà la certezza che per lui c’era un altro disegno e dovrà riconoscere l’umanità intera, rispettare il Pianeta e le sue creature. Io non credo che torneremo ad essere come prima, anche se l’economia vorrà un giorno riprendere il proprio ritmo. Penso invece che rimarrà una forte esperienza collettiva che segnerà e al tempo stesso trasformerà le persone riportandole alla loro natura più pura, quella di Esseri Umani; tutte, in una propria misura, avranno imparato a stare ferme e ad ascoltarsi, ad inviare bisbigli e saluti da lontano come un dono prezioso, a chiamare chi non chiamavano e a pensare a ciò a cui non pensavano. E’ la morte dell’ego personale e sociale. E’ una grande, enorme opportunità per essere grati della nostra esistenza, grati a tutti coloro che ci vengono in aiuto e grati di poter aiutare chi non ci aiuta. E’ il momento di sospendere ogni giudizio, di guardarsi negli occhi e chiedersi che persona, ognuna di noi, intenda essere ora e dopo. Chi si lamenta, nell’ipotesi di non poter fare le vacanze al mare questa estate, sta buttando via la propria occasione, forse l’unica.

2 risposte a "Human Beings"

  1. Proprio vero… è un momento magico, se sappiamo ri-conoscerlo e sappiamo interagire (e non reagire) con esso.
    Mi viene sempre di più alla mente in questi giorni uno dei percorsi di studio a me più cari, qui sintetizzato:
    “Scoprire la possibilità di lasciare quel peso opprimente che deriva dal non perdonarci e perdonare per i torti che sentiamo, o forse spesso immaginiamo, di aver ricevuto da altri.
    Liberati dal fardello delle passate memorie e delle proiezioni future, potremo incontrare il vero premio, che è godere dell’attimo e, grazie al nostro godere scoprire la gratitudine.
    Rendendoci sensibili al dono che ogni attimo riceviamo, amplieremo la nostra sensibilità agli altri intorno a noi. Scopriremo il nostro limite e il limite dell’altro, e allo stesso tempo la possibilità di superarlo attraverso il moto profondo della compassione.” (P.P.)

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