Disobbedire

“(…) Il migliore dei governi è quello che non governa affatto, e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno. Il governo è, nella migliore delle ipotesi, solo un espediente, ma per la maggior parte i governi sono di solito espedienti inutili, e tutti i governi si dimostrano tali in determinate circostanze.

(…) Deve forse il cittadino – anche se per un momento, o in minima parte – affidare sempre la propria coscienza al legislatore? E allora, perché ogni uomo è dotato di una coscienza? A mio avviso, dovremmo essere prima di tutto uomini, e poi cittadini. Non è auspicabile che l’uomo coltivi il rispetto della legge nella stessa misura di quello per ciò che è giusto. Il solo obbligo che ho il diritto di arrogarmi è quello di fare sempre e comunque ciò che ritengo giusto.

(…) La legge non ha mai reso gli uomini più giusti, neppure per poco; anzi, a causa del rispetto della legge, perfino le persone oneste sono quotidianamente trasformate in agenti dell’ingiustizia.

(…) Quando un sesto della popolazione di una nazione, che si è impegnata ad essere il rifugio della libertà, è formato da schiavi (…), ritengo che gli uomini onesti debbano senza indugio ribellarsi e fare la rivoluzione.

(…) Qual è il prezzo corrente di un uomo onesto, di un patriota, oggi? Esitano, si rammaricano, e talvolta fanno petizioni; ma non fanno niente con serietà, e in modo efficace. Aspetteranno, ben disposti, che altri pongano rimedio al male, in modo da non doversene più rammaricare. Al massimo, si limitano a dare un voto che poco gli costa, un debole incoraggiamento e un augurio al giusto, quando passa loro vicino. Per ogni uomo retto, ci sono novecentonovantanove patroni della rettitudine.

(…) Quando il cittadino si rifiuta di obbedire, e l’ufficiale dà le dimissioni dal suo incarico, allora la rivoluzione è compiuta. Ma supponiamo pure che debba scorrere il sangue. Non c’è una sorta di sangue versato, quando viene ferita la coscienza? Attraverso questa ferita scorrono via la vera umanità e l’immortalità di un uomo, ed egli sanguina fino a una morte eterna.

(…) Lo Stato non si confronta mai di proposito con il sentimento, intellettuale o morale, di un uomo, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Esso non è dotato di intelligenza o di onestà superiori, ma di superiore forza fisica, Non sono nato per essere costretto. Voglio respirare liberamente. Vediamo chi è il più forte. Che forza ha una moltitudine? Soltanto coloro che obbediscono a una legge più alta della mia possono costringermi.

(…) Non è forse possibile che un individuo sia nel giusto e che un governo abbia torto? Devono essere osservate le leggi semplicemente perché sono state promulgate? O devono essere dichiarate giuste da un qualsivoglia numero di uomini, anche se giuste non sono? E’ necessario che un uomo consenta a farsi strumento per compiere un’azione che la sua migliore natura disapprova?

(…) Siete in grado voi di decidere, o di giungere a una risoluzione qualsiasi, senza accettare le convinzioni che vi vengono imposte, e che superano la vostra capacità di comprensione?”

Henry David Thoreau, Disobbedienza Civile

4 risposte a "Disobbedire"

  1. “I problemi del mondo sono così colossali, così estremamente complessi, che per comprenderli e risolverli bisogna affrontarli in maniera molto semplice e diretta; ma la semplicità, la risolutezza, non dipendono da circostanze esterne, né da particolari pregiudizi e umori.
    La soluzione non si può trovare attraverso conferenze e progetti, né può consistere nella sostituzione dei vecchi capi con nuovi capi, o altre misure simili.
    La soluzione è da cercare invece alla fonte del problema, ossia nel responsabile della malvagità, dell’odio e dell’enorme incomprensione che esiste fra gli esseri umani. Il responsabile di tale malvagità, la fonte di tutti questi problemi, è l’individuo, siamo voi e io, non il mondo così come siamo abituati a raffigurarcelo.
    Il mondo è il nostro rapporto con gli altri, non qualcosa di separato da voi e me; il mondo, la società, è il rapporto che stabiliamo o cerchiamo di stabilire fra ciascuno di noi.
    Dunque, il problema siamo voi e io, e non il mondo, perché il mondo non è altro che la proiezione di noi stessi e comprendere il mondo vuol dire comprendere noi stessi. Il mondo non è separato da noi; noi siamo il mondo, e i nostri problemi sono i problemi del mondo.
    Non mi stancherò mai di ripeterlo, perché l’apatia è talmente radicata nella nostra mentalità che pensiamo che i problemi del mondo non ci riguardino, che a risolverli ci deve pensare l’ONU o che sia sufficiente sostituire i vecchi leader con nuovi dirigenti.
    E’ una mentalità molto ottusa quella che ragiona così, perché siamo noi i responsabili della spaventosa infelicità e confusione del mondo, di questa minaccia costante di guerra.
    Per cambiare il mondo dobbiamo partire da noi stessi; e quel che conta nel partire da noi stessi è l’intenzione. L’intenzione che deve guidarci è quella di comprendere noi stessi e di non lasciare soltanto ad altri il compito di trasformare se stessi, o di produrre un cambiamento limitato attraverso la rivoluzione, che sia di sinistra o di destra.

    E’ importante capire che è questa la nostra responsabilità, vostra e mia; perché, per quanto piccolo possa essere il nostro mondo personale, se riusciamo a trasformare noi stessi, schiudendo un orizzonte completamente diverso nella nostra esistenza quotidiana, allora forse sapremo influire sul mondo in generale, sulla rete estesa di rapporti con gli altri.”
    (Jiddu Krishnamurti)

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