Deep Adaptation

Nel suo ‘Occasional Paper’ (Studio scientifico) del luglio 2018, il Professor Jem Bendell, docente dell’Università di Cumbria nel Regno Unito, sostiene che entro 10 anni avverrà un collasso sociale determinato dalla tragedia climatica. A tale studio, intitolato ‘Adattamento profondo: una mappa per affrontare la tragedia climatica’, i revisori del SAMP, Sustainability Accounting Corporate Citizenship, hanno negato la pubblicazione su riviste scientifiche, a meno di intervenite sul testo per negare tale affermazione per non scoraggiare i lettori. Il Prof. Bendell vi si è opposto, ma questo studio circola liberamente in rete.

A differenza di ciò che ci viene proposto normalmente, e cioè che si debbano intraprendere plurime iniziative per contenere le emissioni di CO2 e modificare le nostre abitudini per invertire la rotta, questo è uno dei primi articoli che afferma che la catastrofe è assolutamente inevitabile e, pertanto, la comunità scientifica dovrebbe operare per dettare le linee guida sui comportamenti successivi al collasso. Cosa che non sta avvenendo.

Il Professor Bendell ha innanzitutto visionato tutta la letteratura scientifica dei professionisti del settore, i quali lavorano alacremente su un concetto di sostenibilità, mentre le ricerche che considerino il collasso sono quasi nulle. Alcune persone, considerano irresponsabile dichiarare che si stia giungendo proprio a quel punto, e ciò per non destare implicazioni sociali ed emotive nei lettori.

Benché negli ultimi anni vi siano stati dei progressi nel modo di affrontare la questione ambientale, nei tentativi di riduzione dell’inquinamento, nella conservazione degli habitat e dei rifiuti, il cambiamento climatico in corso impatta in misura così elevata da rendere nulle tali azioni. Questo perché tutti gli sforzi intrapresi sono orientati a mantenere le nostre società invariate e non si vuole accettare dei veri cambiamenti.

Alcuni dati presenti nello studio:

  • Da 136 anni a questa parte, 17 dei 18 anni più caldi registrati si sono avverati dal 2001 in avanti.

  • Nell’Artico, dove il riscaldamento è più eclatante, la temperatura della superficie terrestre del 2016 era di 2° C sopra la media del 1981-2010, dato che ha superato i precedenti record del 2007, 2011 e 2015 di 0,8°C, con un aumento complessivo di 3,5° C da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1900.

  • Tale fenomeno ha portato a una drammatica perdita di ghiaccio marino, la cui estensione media è diminuita del 13,2% per decennio dal 1980, così che oltre i due terzi della copertura di ghiaccio sono ad oggi scomparsi.

  • La riduzione del ghiaccio determina una riduzione del fenomeno di riflessione dei raggi solari sulla superficie; si prevede che un Artico senza ghiaccio aumenti il riscaldamento globale in misura considerevole.

  • Nel 2014, gli scienziati hanno calcolato che questo cambiamento (riscaldamento globale complessivo) derivi per il 25% dall’aumento di temperatura causato dalla CO2 negli ultimi 30 anni. Ciò significa che se anche intervenissimo diminuendo le emissioni degli ultimi tre decenni, il risultato verrebbe superato dalla perdita della potenza riflettente del ghiaccio artico.

  • Un Artico senza ghiaccio si avvererà in una delle prossime estati, e questo fenomeno farà aumentare del 50% il riscaldamento causato dalla CO2 prodotta dall’attività umana.

  • Tra il 2002 e il 2016, la Groenlandia ha perso circa 280 gigatonnellate di ghiaccio all’anno, e le aree costiere e di bassa quota dell’isola hanno subito fino a 4 metri di perdita di massa di ghiaccio.

Alcune conseguenze citate nello studio:

  • Possiamo già notare le tempeste, la siccità, le alluvioni, dovute ad una maggiore volatilità data dall’energia presente in atmosfera;

  • Impatti negativi sull’agricoltura: il cambiamento climatico ha ridotto la crescita nei rendimenti delle colture dell’1-2% a decennio, con enormi impatti nutrizionali;

  • Impatti sugli ecosistemi marini con circa la metà delle barriere coralline del mondo morte negli ultimi 30 anni, a causa dell’acidificazione dell’acqua;

  • Il punto chiave è proprio l’acidificazione dell’acqua: nel decennio 2006-2016, l’Oceano Atlantico ha assorbito il 50% in più di anidride carbonica rispetto al decennio ancora precedente. Gli oceani riscaldati determinano una diminuzione delle popolazioni di alcune specie ittiche che impattano a loro volta sull’intera catena alimentare.

  • Aumento, in alcune regioni, di virus trasmessi da zanzare e zecche per effetto della loro maggiore proliferazione.

  • In Cina, gli studiosi prevedono in prospettiva una diminuzione del rendimento dei raccolti agricoli rispettivamente del 36,25% per il riso, del 18,26% per il frumento, del 45,10% per il mais entro questo secolo. Così in India.

  • L’acidificazione dei mari determinerà, secondo gli studi, una diminuzione del 50% della produttività ittica; miliardi di abitanti delle zone costiere di tutto il mondo ne risentirà in particolar modo.

  • Circa la metà delle piante e degli animali nei luoghi di maggiore biodiversità nel mondo scomparirà.

  • Vi saranno centinaia di milioni di sfollati interni e milioni di rifugiati internazionali.

L’opinione scientifica politicamente accettata è quella che stabilisce che si debba restare al di sotto dei 2° C di riscaldamento delle temperature ambientali globali, dando così l’impressione che si possa comunque invertire il trend. Si potrebbe intervenire seriamente con decisive e globali azioni di:

  • Piantamento di alberi;

  • Ripristino di terreni usati in agricoltura e conversione in pascolo olistico;

  • Coltivazione di erba marina e alghe.

L’agenda politica, però, deve essere massiccia a livello globale. Negli ultimi anni di innovazione, invece, investimenti e brevetti si sono orientati nel consumismo e nell’ingegneria finanziaria.

Stanno aumentando le prove del fatto che gli impatti saranno catastrofici per i mezzi di sostentamento e per le società. Si vuole evitare di voler innescare un meccanismo di disperazione nel pubblico. In realtà, per mitigare gli impatti psicologici sarebbe sufficiente cominciare a porre l’attenzione, su quanto può avvenire, sin da subito. Bisogna usare l’immaginazione e trovare soluzioni. Non bisogna lasciarsi ancora influenzare dalla nostra cultura che ci impone di vivere sempre nello stesso modo. Occorre entrare in una modalità post-consumistica e tornare ad una relazione tra uomo e natura.

L’era dello sviluppo sostenibile, pertanto, è giunta al capolinea, con i suoi approcci micro, lasciati all’iniziativa di singoli consumatori.

Abbiamo 10 anni.

Influencer

Ovviamente non quelli. Gli influencer così definiti riescono, con i loro comportamenti, ad influenzare i consumi dei soli imbecilli. Tutti quelli che non sono imbecilli, invece, non vengono minimamente sfiorati da tali inutili personcine.

Invece, vorrei illustrare quattro personaggi che mi appassionano molto:

MANCUSO

Stefano Mancuso: lui, in effetti, è stato incluso dal New Yorker tra i ‘world changers’, ovvero coloro che sono destinati a cambiarci vita. In realtà, la definizione non mi sembra azzeccata, perché – per riuscirci – tutti dovrebbero stare ad ascoltarlo, cosa che purtroppo non è. E’ un professore rivoluzionario di neurobiologia. Ha una passione incredibile e apre la mente con la sua divulgazione sulla sensibilità e intelligenza delle piante, quando illustra i suoi esperimenti si rimane a bocca aperta. Assolutamente da ascoltare, anche su You Tube, per capire quanto l’uomo non abbia ancora compreso sostanzialmente nulla.

BARDOT

Brigitte Bardot: la adoro, sia perché lotta per la causa animalista, ma anche perché è l’emblema di come debba essere una donna: una persona capace di decidere di cosa occuparsi, in cosa credere, anche se gli anni trascorrono e anche se tutto questo la tiene lontana dal jet set in cui gli altri avrebbero voluto ancora ficcarla. Lei ha deciso di lasciar scorrere il tempo rimanendo bellissima ancora oggi, di una bellezza derivante dalla sua sensibilità, dalle sue lotte, dalle sue provocazioni che rivolge ai politici francesi. Una mente libera, un grande coraggio. Seguo le azioni della sua Fondazione, è una donna davvero in gamba.

NOWZARADAN

Younan Nowzaradan: ammetto di avere un debole per la trasmissione ‘Vite al Limite’, in quanto sostanzialmente ho un debole per i deboli. Vi si raccontano i percorsi di uomini e donne gravemente obesi, impossibilitati a muoversi e dipendenti dal cibo e dalle persone che si prendono cura di loro. Alle loro spalle vi sono sempre gravissimi traumi, abbandoni, soprusi e violenze, che li hanno portati a ritenere il cibo l’unico conforto per non farsi più violentare l’anima, facendosi in realtà molto più male. Ed ecco che si rivolgono al Dott. Nowzaradan che è, nella realtà, uno dei massimi esperti di chirurgia bariatrica. Mi piace molto, questo dottore, perché quando in Italia si sono proposte delle trasmissioni legate alla chirurgia perlopiù estetica, chissà perché comparivano questi dottori fighetti sempre abbronzati, anch’essi rifatti, che personalmente avrei preso a sberle. Il Dott. Nowzaradan, invece, potrebbe starsene a casa sua a riposare, data anche l’età, ma sceglie di prestarsi per divulgare due concetti fondamentali: 1) la vita può essere molto pesante e difficile da vivere, davvero molto e per alcuni più che per altri; occorre molto impegno per uscire dai propri immensi drammi. 2) quando si parla di drammi, lo si deve fare con rispetto e, dunque, i chirurghi abbronzati e col nasino all’insù vadano pure a quel paese. Un mito.

ON N'EST PAS COUCHÉ 2014

Aymeric Caron: per lui non ho parole, sono letteralmente estasiata. E’ un giornalista e scrittore francese che ha le seguenti caratteristiche:

  • Estremamente preparato;

  • Educato;

  • Ottima cultura filosofica ed etica;

  • Meravigliosa dialettica;

  • Sorprendente capacità di argomentazione e abilità comunicative non indifferenti.

Il tutto, per parlare e difendere la causa antispecista e di liberazione animale. Lo seguo da tempo e ne sono letteralmente innamorata. Considerato che ha anche un bel faccino, e sa pure suonare il pianoforte e cantare, un tale insieme di qualità e capacità così concentrate in un solo personaggio mi lascia sbigottita, perché in Italia non vi siamo proprio abituati, forse gli avrebbero proposto il Grande Fratello. Ad ogni modo, Aymeric è veramente in gamba, se consideriamo che in Francia la popolazione vegana e che si muova sul fronte animalista è inferiore a quella italiana e sta emergendo solo da pochi anni a questa parte grazie a personaggi del suo calibro. Sto seguendo molto le vicende francesi e mi piacerebbe contattarlo.

Ecco, dunque, quattro personaggi da seguire e da cui lasciarsi tranquillamente influenzare. Non per divenire maggiori consumatori, ma per esserlo meno e aprire la mente. Ne proporrò altri.

Dedicato a Melissa

MELISSA

La mia prima gatta si chiamava Melissa ed era siamese. Era stato un amico di famiglia a proporci di prendere una cucciola e mia mamma aveva acconsentito. Pochi mesi dopo, un vicino di casa che lavorava alla Zambeletti, venuto a casa nostra per non so quale ragione, ci aveva proposto di poterla avere pagandocela 250.000 lire, che a quei tempi era una sommetta, per poterla utilizzare per la sperimentazione animale. Mia mamma lo cacciò di casa con le peggiori parole, aggiungendo che, se proprio desiderava vivisezionare qualcuno, poteva farlo coi suoi figli. Questa era mia madre. Grande!

Da quel momento, l’ho tenuto d’occhio, quel vicino, e so per certo che si è dilettato ad avvelenare parecchi gatti di strada.

Nel 1883 Victor Hugo esclamò: ‘La vivisezione è un crimine’!

E’ il crimine più orribile, quello di più lunga durata, il più numericamente imponente. E’ la maggiore sorgente di denaro, il segreto meglio custodito, e forse il più noto crimine legalizzato benedetto da tutti.

Ho appena ultimato la lettura del libro ‘I Gatti di Hill Grove’, ovvero la storia della campagna contro l’allevamento Hill Grove Farm. La storia ha inizio a metà degli anni Settanta in Inghilterra, dove un certo Brown e Signora cominciano ad allevare gatti da vendere all’industria farmaceutica. Le fattrici erano tenute in gabbie insieme ai migliori riproduttori e venivano fatte partorire solo con taglio cesareo per garantire la sterilità. Ovviamente venivano subito allontanate dai cuccioli che erano venduti poche settimane dopo la nascita. Ogni gatta trascorreva così 10 anni di vita, dopodiché veniva uccisa.

Fu Cynthia O’Neill, una signora cinquantaduenne, ad iniziare la campagna; anche a lei era scomparsa la propria gatta come ad altri vicini di casa. Così, cominciando a collegare che, oltre al crimine che veniva perpetuato in quello stabilimento, si aggiungeva anche il terrore che fosserro anche i propri animali a fare quella fine, cominciò a fare guerra su tutti i fronti. La cosa abominevole fu che gli organismi preposti alla tutela degli animali, come la RSPCA (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals), la CPL (Cat Proteection League), la BUAV (British Union for the Abolition of Vivisection), si rifiutavano di intervenire adducendo mille scuse che, invece, nascondevano interessi ed equilibri da non minacciare. Cynthia fu un osso duro, si organizzò con altri attivisti e, attraverso la raccolta di fondi, organizzarono manifestazioni continue per mesi, per stagioni, per anni, venendo spesso arrestati, subendo qualunque tipo di pressione e persecuzione, ricevendo trattamenti ‘speciali’ dalla Polizia. Dopo diversi anni, in qui Cynthia e il resto del movimento non mollarono nonostante la fatica e il senso di continua disfatta, ottennero la testimonianza di una ragazza che aveva lavorato nello stabilimento, la quale raccontò che alla vista del proprietario, i gatti impazzivano e si arrampicavano sulle pareti delle gabbie. E questo solo per i metodi di allevamento, ancor prima quindi, che l’abominio della sperimentazione fosse ancora praticato.

A metà degli anni Novanta, furono rese di pubblico dominio le modalità di utilizzo dei gatti da parte di un Professore universitario, il quale utilizzava gatti dell’età variabile tra i 2 e i 143 giorni per esperimenti sul cervello. I gatti venivano accecati da un occhio, la loro testa bloccata in un apparecchio stereotassico, mentre nel loro cervello veniva iniettata una sostanza colorata. Dopodiché, gli animali venivano uccisi. I gatti, come del resto molti altri animali, subivano anche elettroshock, erano esposti a radiazioni, congelati e torturati a morte, mutilati e sezionati, affamati e paralizzati, bruciati.

Per contrastare la campagna contro Hill Grove Farm, furono impiegate task force di Polizia sempre più ingenti con un enorme esborso di denaro pubblico. Ad aiutare Cynthia fu un numero sempre maggiore di persone sensibili, che preferirono questa battaglia a qualunque altro inutile passatempo; anche il Reverendo James Thompson, unico della categoria, si impegnò in prima persona parlando ai fedeli e rilasciando interviste, sostenendo che è un dovere di tutti proteggere la vita. Nessun bene può nascere dal male; molte malattie sono causate da farmaci perfettamente testati su animali.

Cominciarono ad arrivare attivisti dall’intera Inghilterra e da altri Paesi esteri. Alcuni parlamentari non poterono più ignorare la portata delle manifestazioni e, venuti a conoscenza degli orrori perpetrati ai danni di innocenti, proposero una modifica della legge per vietare innanzitutto l’esportazione di animali vivi per la vivisezione. Il proprietario fu messo spalle al muro da questo e da immagini forti che circolavano nelle manifestazioni e sui media. Su un manifesto, un grande gatto rosso era rasato davanti, dietro e sui fianchi ed era steso su due fogli di plastica rigida, tenuto immobilizzato da cinghie di cuoio. Aveva della gommapiuma blu che gli usciva dalla testa e tanti tubi di plastica, alcuni pieni di sangue, da non riuscire a contarli.

Alla fine, il 12 agosto 1999, i Brown cedettero e chiusero lo stabilimento, e i gatti presenti in quel momento vennero liberati e adottati. Si dice che quel posto sia maledetto, e che di notte si possano ancora sentire le loro urla.

Creme solari

Il primo giorno in cui è apparsa qualche nuvola, e finalmente ha piovuto un po’, ho sentito dire da alcune persone che il tempo era brutto. Brutto? Dopo due mesi di calore infernale, sofferto soprattutto nelle roventi città asfaltate e incementate, le terre aride, i fiumi asciutti, gli animali impossibilitati a bere, gli alberi sofferenti e i rischi d’incendio, le molte persone costrette a non muoversi, a non recarsi altrove, gli anziani, gli indigenti che non possono permettersi nemmeno un ventilatore in casa, gli ammalati allettati ricoperti di piaghe, cos’altro dovrebbe convincervi a considerare la pioggia una benedizione e a danzare e gioire perché possa dissetare tutti e lenire le loro sofferenze?

La paura, forse, che sulla vostra spiaggetta non possiate raggiungere il giusto tono di abbronzatura da esibire nei selfie? Il timore, forse, che gli amici di Facebook non possano mettere un like alla vostra faccia, che è sempre la stessa, con dietro il panorama fatto di mare e cielo, che è sempre lo stesso e col quale li ammorbate tutti gli anni come se foste nell’unico Paradiso Terrestre in cui l’uomo meriterebbe di essere e, se non c’è, poverino lui? Il terrore, forse, che in una giornata di pioggia non sappiate più cosa fare di voi stessi/e e dei vostri pochi pensieri? Che improvvisamente, avendo voi incentrato la vostra vita sull’abbronzatura e nient’altro, emergano strane ombre dal vostro interno? Coraggio, quelle ombre siete voi. Fatevene una ragione e l’anno prossimo cambiate tema, per la felicità degli amici di Facebook (e Instagram, naturalmente), che di notte sognano di poter spegnere definitivamente i vostri sorrisi stampati ma non osano sennò usciranno dal branco … Però, se proprio l’abbronzatura è il vostro massimo obiettivo, che almeno sia protetta e magari con prodotti cruelty-free.

CREME SOLARI

TEST: Sulla pelle sana e rasata del soggetto, si applica la crema e la si lascia sotto i raggi UV per molte ore, fino a calcolare la DEM: Dose Eritematica Minimale, vale a dire il grado di scottatura.

Ecco, in un giorno di pioggia, pensate a questo e fate una scelta diversa e per sempre. Idioti!

LIMAV


MACACHI

Esiste anche la LIMAV, organizzazione internazionale di medici che ha, come finalità, l’abolizione della sperimentazione animale e una visione della medicina non antropocentrica. Bravi! Penso di volerli sostenere come socia. Il fatto è che, nonostante si pensi il contrario, un numero sempre maggiore di persone e di professionisti sta innalzando la propria coscienza al disopra delle brutture alle quali altri vorrebbero che ci abituassimo. Invece, qualcuno comincia a mettere le cose in discussione e ne parla ad altri, poi si condivide un modo diverso di concepire la vita nostra e altrui e a pretendere il rispetto per tutti, e il processo parte. Nascono organismi, associazioni, movimenti, e questi generano un effetto che cresce vertiginosamente. Oltre all’inefficacia ormai comprovata della sperimentazione animale, c’è innanzitutto il fatto che non abbiamo il diritto di considerare alcuna creatura come un oggetto di cui disporre a nostro piacimento inducendogli dolore e privandolo della sua vita. Questo è un gravissimo peccato, sia verso gli animali che verso noi stessi, che non siamo stati creati per questo.

‘4 macachi, forse 6. Nati per essere cavie, verranno immobilizzati, resi ciechi tramite un intervento chirurgico, sottoposti a test ed esperimenti per cinque anni e poi, quando non serviranno più, “eutanasizzati”, ovvero uccisi. La ricerca ha avuto il via dall’Università di Torino, dipartimento di Psicologia, in collaborazione con l’ateneo di Parma (dove si trovano fisicamente gli stabulari dei macachi) ed è stata finanziata con 2 milioni di euro.’
“Il cervello non ha recettori del dolore” si giustificano i ricercatori, ma al tempo stesso si cautelano “siccome il progetto prevede una lesione unilaterale della corteccia visiva primaria, si ritiene cautelativamente opportuno stimare il livello di sofferenza atteso come grave”.

Certo, c’è il solito ritornello per cui tutti vorrebbero curarsi qualche malanno, ma occorre considerare che la maggior parte delle malattie sono indotte dallo stile di vita perlopiù indotto da un sistema marcio, che ci vorrebbe tutti ammalati per considerarci un business. E quanti animali vorremmo sacrificare con la nostra bramosia? E senza compassione, come potremmo definire noi stessi?

Capire

ANIMA

Quando si compie un percorso spirituale, quando le domande che ci si pone da sempre sono sulla nostra vera natura, sul perché ci accadano determinate cose, su quale sia la nostra missione, quella vera, è l’inizio della felicità. La nostra anima ha un sapere antico, frutto delle esperienze già acquisite e di quelle che ha bisogno di fare di reincarnazione in reincarnazione. La nostra anima ha bisogno del corpo per acquisire queste esperienze, per evolversi possibilmente in una spirale ascendente, per produrre buon karma. Quando si comprende questo, si comprende sostanzialmente tutto: il senso delle esperienze e degli incontri, il senso del dolore, il senso dei nostri errori verso noi stessi e verso gli altri. Si comprende chiaramente come sia fondamentale la qualità del nostro agire, dei nostri pensieri, di ciò verso cui poniamo attenzione. Ciò che si arriverà soprattutto a comprendere è la necessità di far evolvere la nostra anima lungo l’interezza del suo percorso, di cui questa nostra vita rappresenta solo un breve tratto. L’insegnamento più prezioso è di considerare la natura vera dell’anima, che è sempre di felicità, e di vedere il mondo materiale e le cose che ci accadono solo per quello che sono: una rappresentazione teatrale a cui partecipano una serie di personaggi che, come in una pièce, entrano ed escono dalle quinte, recitano una parte maggiore o minore, a volte una sola battuta, ma il tutto è funzionale ad un’esigenza estremamente più alta, ossia quella di pagare i debiti karmici e di       produrne di buono per la vita successiva. Tutto ciò che ci accade, ha un tempo limitato, anche se dovesse durare per questa intera esistenza. I tempi dell’anima, infatti, sono assai più ampi; ciò che per noi quaggiù rappresenta una tragedia, per l’anima può rappresentare la lezione che aspettava, per ottenere la quale si è di nuovo reincarnata. E’ il patto che ha stretto all’inizio, verso il quale non può e non deve mancare. Così nelle prossime esperienze, fino a raggiungere livelli più elevati. Occorre avere una vista spirituale, usare cioè un senso che capta oltre i corpi, oltre il tempo, oltre lo scorrere dei drammi.

Si guarda agli altri non come a delle persone fisiche che si muovono nella scena del momento, ma bensì alle loro anime, portatrici di antiche memorie, antichi dolori, pronte anch’esse a rinnovare l’esperienza quando sarà il momento. Guardi nei loro occhi e ne vedi l’anima. Guardi negli occhi di un animale e ne vedi l’anima. Guardi una pianta e ne vedi l’anima. Senza ciò che ci anima, infatti, tutti noi saremmo solo dei cadaveri, dei tronchi morti, portatori di nulla.

Ma l’anima, ci conduce altrove secondo la nostra personale missione. Capiamo il disegno più grande e comprendiamo il viaggio che stiamo svolgendo, e a che punto siamo.

Le emozioni delle piante

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Sto cercando di aiutare alcuni colleghi a comprendere le piante che abbiamo in ufficio. A considerarle non come mere macchie di colore, né come status dirigenziale, ma come esseri viventi.  

Chi ha qualche anno sulle spalle ricorderà lo sceneggiato RAI dal titolo ‘Gamma’, che a me aveva colpito moltissimo. Ero bambina, ma ho subito provato interesse per ciò che veniva raccontato. La storia ruotava attorno agli esperimenti condotti anni prima dal maggior esperto del funzionamento della macchina della verità. In un momento di noia, egli provò ad applicare gli elettrodi della macchina sulle foglie della pianta del suo ufficio e, con suo stupore, registrò un’attività emotiva. Da lì, continuò la sua sperimentazione; ad esempio, bruciò dapprima una foglia della pianta e, successivamente, si riavvicinò alla pianta stessa con una fiamma: alla sola vista di questa, il grafico registrò un’impennata emotiva della pianta.

Sei persone furono introdotte in una stanza di fronte a due piante della stessa specie. Estratta a sorte una di loro, le fu ordinato di infierire brutalmente su una delle due piante fino a ucciderla, lasciando che la seconda pianta ne fosse testimone. Ognuna delle sei persone, furono poi reintrodotte nella stanza una alla volta, posizionandosi di fronte alla pianta testimone che era stata collegata alla macchina della verità. Per cinque di loro, la pianta testimone rimase totalmente indifferente, ma quando entrò il sesto, artefice del brutale gesto, il tracciato della pianta testimone impazzì.

Le piante, infatti, avvertono i pericoli e si avvisano reciprocamente tra soggetti della stessa specie. Quando, ad esempio, una pianta viene attaccata da un erbivoro, come un insetto, rilascia delle sostanze che vengono riconosciute dai predatori che si nutrono dello stesso insetto. E’ quindi una richiesta di aiuto indiretto: la pianta chiama in aiuto il nemico del proprio nemico (che è quindi un amico).

Le piante, inoltre, ci guardano, vedono il nostro comportamento. Ci captano, ci percepiscono, sentono le energie che emaniamo, le frequenze. Noi possiamo interagire con una pianta in maniera anche molto sottile, lei percepirà la nostra intenzione, il nostro cuore; se starà avvizzendo, quello è un avvertimento del nostro stesso avvizzimento. Se, viceversa, sarà rigogliosa, rispecchierà la nostra bellissima anima.

Animal Politics EU

ELEZIONI EUROPEE

Quando qualcuno, in passato, si scandalizzava del fatto che avessi a cuore la protezione degli animali e mi chiedeva se non fosse meglio che mi occupassi della specie umana, io rispondevo: ‘E’ esattamente ciò che sto facendo’. Oggi, devo dire, quasi più nessuno muove le stesse obiezioni, forse cominciano a connettere il fatto che la questione animalista è strettamente legata al benessere dell’intero pianeta e delle sue creature, si batte contro le grandi multinazionali del farmaco e dell’alimentazione, lotta per la riduzione delle emissioni inquinanti: in pratica, si occupa dell’uomo.

Nel favorire la lotta per i diritti e la tutela di ogni essere senziente, non solo l’uomo ne trarrà moltissimi benefici per se stesso, sul piano della salute, della qualità di vita, di una possibile riduzione della povertà, ma li otterrà soprattutto sul piano etico, verso il quale ho un debole. L’uomo, rinunciando alla violenza verso esseri più deboli, smetterebbe di essere un vigliacco e un violento e la sua anima potrà solo ringraziarlo.

Per la prima volta nella Storia, 11 Partiti Animalisti di undici Nazioni diverse si presentano alle Elezioni Europee del 2019.

Il 4 Aprile 2019 al Parlamento Europeo di Bruxelles, questi movimenti hanno presentato il proprio Manifesto Europeo per le Politiche Animaliste e, successivamente, hanno dato vita al gruppo europeo “Animal Politics EU”.

All’interno di queste storiche elezioni, c’è stata una novità assoluta nella politica italiana. E cioè per la prima volta nella Storia del nostro Paese, un Partito Animalista si presenta e concorre in una Elezione Nazionale in tutto il Territorio. Difatti il Partito Animalista, con propri candidati, sarà presente in tutta Italia, finalmente portando sulla scheda elettorale il simbolo della Difesa dei Diritti degli Animali e dell’Ecosistema nonché, di riflesso, di Tutti Noi Esseri Umani.

Questi i punti del programma:

  • Innalzare lo stato morale e legale degli animali

  • Migliorare il benessere degli animali negli allevamenti ed assicurare un vero rafforzamento della legislazione sul benessere animale tramite tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea

  • Porre fine al crudele trasporto a lunga distanza di animali vivi, dentro e fuori l’Unione Europea

  • Fermare la pesca intensiva, dentro e fuori le acque Europee

  • Porre fine alla sperimentazione animale con obiettivi immediati di riduzione e sostituzione, combinati con incentivi ai metodi sostitutivi di sperimentazione

  • Interrompere le deroghe di legge ed i sussidi per le cosìddette tradizioni culturali e religiose che comportano crudeltà sugli animali, come la corrida ed i combattimenti con i tori, la macellazione senza stordimento e vietare la produzione di foie gras

  • Combattere il commercio illegale di animali domestici nella Unione Europea e fermare il trattamento barbaro di cani e gatti randagi in Europa

  • Vietare la caccia e proibire l’importazione di trofei di animali selvatici

  • Chiudere tutti gli allevamenti di animali da pelliccia in Europa e vietare l’importazione di pellicce da Stati terzi

  • Mettere fuori mercato i pesticidi pericolosi e sostanze chimiche dannose

  • Contrastare il cambiamento climatico supportando il passaggio verso uno stile di vita basato sui vegetali, migliorando il tasso di CO2 per le industrie e aumentare gli sforzi per realizzare il completo passaggio alle energie rinnovabili

  • Realizzare un efficiente, affidabile ed accessibile trasporto pubblico, come alternativa ai viaggi aerei.

Il Piccolo Popolo – seconda parte

FATE

Per i metafisici medievali, tutti gli esseri invisibili venivano suddivisi in quattro classi: in cima gli Angeli, subito sotto i Diavoli o Demoni, che corrispondono agli angeli caduti del Cristianesimo; poi gli Elementali, Spiriti di Natura subumani ritenuti in genere di statura ridottissima; infine le Anime dei Morti e le ombre o fantasmi dei defunti. Con riferimento alla terza classe, i loro membri sono a loro volta suddivisi in quattro categorie, a seconda dell’elemento naturale in cui dimorano.

Gnomi: abitano nella terra, hanno una statura pigmea, sono amichevoli con gli uomini e nelle leggende corrispondono di solito alle fate o goblin che infestano le miniere, ai pixies, ai corrigan, ai leprecauni e a quegli elfi che vivono nelle rocce, nelle caverne o nel sottosuolo.

Silfi: vivono nell’aria e sono descritti come spiritelli dalle sembianze simili a quelle dei pigmei, corrispondono alle fate non appartenenti alla gentry e hanno un aspetto piacevole ed aggraziato.

Ondine: vivono nell’acqua e corrispondono esattamente alle fate che dimorano nelle sorgenti, nei laghi o nei fiumi sacri.

Salamandre: vivono nel fuoco e compaiono di rado nelle leggende celtiche. All’interno delle gerarchie elementali occupano la posizione più elevata.

Tutti questi Elementali, che procreano secondo l’uso umano, possiederebbe un corpo fatto di una sostanza elastica semi-materiale, non percepibile dalla vista e comparabile allo stato gassoso della materia. Benché siano impercettibili per I sensi umani, possano crearsi delle condizioni in cui il ‘piano astrale’ degli Elementali e quella parte del ‘piano fisico’ che qualche essere umano si ritrova a occupare, stabiliscono una sorta di relazione.

Di seguito, le principali creature del Piccolo Popolo:

Gentry:  è la tribù più nobile, molto superiori a noi. E’ una classe militare-aristocratica, sono alti e d’aspetto distinto, intermedi tra noi e gli spiriti. Le loro capacità sono strabilianti, potrebbero spazzare via metà della razza umana, ma non lo fanno perché siamo in attesa della salvezza. Restano sempre giovani. Se ti prendono e assaggi il loro cibo non puoi più fare ritorno. Diventi uno di loro e vivi nel loro mondo per sempre.

Leprecauno: porta un cappello rosso e si aggira intorno alle sorgenti d’acqua pura; di solito fabbrica le scarpe per tutte le altre tribù di fate.

Lunantishee: tribù che sta a guardia delle piante di prugnolo selvatico, impedendo a chiunque di tagliarne i rami l’undicesimo giorno di novembre o di maggio. Chi taglia un ramoscello di prugnolo in uno di questi due giorni sarà colpito dalla sfortuna.

Pooka: sono di pelle scura e montano bei cavalli, sono mercanti di cavalli. Fanno visita agli ippodromi ma di solito sono invisibili.

Daoine Maithe: vivevano vicino al Cielo prima della Caduta, ma non caddero, e adesso attendono la salvezza.

Esseri di Legno: sono di colore argento brillante con una sfumatura blu o viola pallido e hanno capelli di colore porpora scuro.

Tylwyth Teg:  spiriti dei Druidi morti prima dell’avvento di Cristo e che, essendo troppo buoni per essere mandati all’inferno, erano stati lasciati liberi di vagare per la terra a loro piacimento.

Lutins: spiritelli dispettosi, creature affascinanti e maliziose che abbondano in Bretagna. In passato ogni casa aveva il suo, era simile agli antichi numi tutelari della casa adorati dai Romani. Il lutin soprintendeva tutti gli eventi della vita domestica. Ricadevano nella sua sfera la manutenzione delle stalle e delle scuderie.

Bugul-Noz: il misterioso Pastore della Notte, alta e inquietante figura che i contadini bretoni credono di scorgere alla luce del crepuscolo quando rincasano tardi dal lavoro dei campi. Non è però uno spirito dannoso, svolgerebbe anzi un compito benefico, avvertendo gli esseri umani, col suo arrivo, che la notte non è fatta per attardarsi nei campi o in strada, ma per ripararsi e dormire

Yann-An-Od (Giovanni delle Dune): a volte è un gigante, a volte un nano. A volte indossa un cappello da marinaio di tela cerata, a volte un ampio cappello di feltro nero. A volte appare reclinato su un remo. Si tratta di un eroe marino, il cui compito consiste nel percorrere la costa lanciando di tanto in tanto lunghe grida penetranti allo scopo di spaventare i pescatori e farli allontanare prima che vengano sorpresi dalle tenebre.

Féès: fate bretoni.

Grac’hed Coz: nel folklore bretone le féès, o fate, appaiono quasi sempre come piccole donne anziane o, come dicono i cantastorie locali, Grac’hed coz.

Morgana: la sua dimora è nel mare, dove di giorno sonnecchia e guai a chi disturba il suo riposo. Il marinaio che la ode ne viene attratto, incapace di spezzare l’incantesimo che lo trascina verso la sua rovina: il vascello s’infrange sugli scogli, l’uomo finisce in acqua e la Morgana lancia un grido di gioia. Le braccia della fata, tuttavia, stringeranno soltanto un cadavere: al suo tocco, infatti, gli uomini muoiono, ed è questo a causare la disperazione della fata. Chi ha la sventura di incorrere nel suo abbraccio è condannato a vagare in eterno negli abissi marini, con gli occhi spalancati e il segno del battesimo cancellato dalla fronte. Egli non avrà mai una tomba ove i suoi parenti possano recarsi per pregare e per piangerlo.

Corrigan: includono anche i lutins o follets. Si crede che tutte le tribù fatate tornino in tutti i secoli composti da cifre dispari, mentre nei secoli pari si facciano invisibili oppure scompaiano. I Lutins possono assumere le sembianze di qualsiasi animale. Hanno tutti una natura maliziosa. 

Nains: sono esseri mostruosi, con corpi scuri o addirittura neri e ricoperti di peli, una voce come di vecchi e dei piccoli occhi neri luminosi. Si divertono a fare scherzi ai mortali a amano ballare in cerchio intonando la canzone sui giorni della settimana.

Lavandaie fantasma: venivano temute molto più dei corrigans. Le si udiva di solito verso la mezzanotte, mentre battevano i loro panni presso vari lavatoi, sempre a una certa distanza dai villaggi. Gli anziani sostengono che quando le lavandaie fantasma chiedevano a un passante di aiutarle a strizzare i panni, egli non  potesse rifiutarsi, altrimenti lo avrebbero bloccato e sarebbe stato strizzato lui stesso come un lenzuolo. E chi accettava di aiutarle doveva fare attenzione a torcere i panni nello stesso senso delle lavandaie; se per disgrazie li torceva al contrario, infatti, le sue braccia venivano strizzate all’istante. Si crede che queste lavandaie fantasma siano donne condannate a lavare i propri sudari funebri per secoli, ma che possono liberarsi se trovano un mortale che torca i panni in senso contrario.

Altri termini con cui sono definiti questi spiriti sono: Spriggans, Piskies, Buccas, Bockles o Knockers, Brownies.

Nella Fede nelle Fate, compaiono molte proibizioni o convinzioni; la principale proibizione impedisce di nominare le fate, il che porta a ricorrere ad eufemismi, come ‘il buon popolo’, ‘la gentry’ (aristocrazia), ‘il popolo della pace’. Il cibo che viene messo fuori per le fate, invece, non può essere mangiato né da uomini né da animali. Si dice che quel cibo non abbia più alcuna sostanza reale; l’idea sottostante sembra essere che le fate estraggano l’essenza spirituale del cibo offerto loro, lasciandone soltanto gli elementi più grossolani. Tutti questi esseri, trovano nelle danze circolari il loro maggiore diletto. Quando la luna è chiara e luminosa si radunano per fare baldoria presso menhir, dolmen e tumuli, ai crocevia o anche in aperta campagna, e non perdono mai l’occasione di tentare un mortale che passi di là ad unirsi a loro.

Infine, secondo una leggenda, è tabù per i corrigans nominare di seguito tutti i giorni della settimana. Durante e loro danze notturne cantano: ‘Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì’ ed è loro proibito completare l’enumerazione.

Fonte principale: Walter Y. Evans-Wentz

Il Piccolo Popolo – prima parte

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Noi utilizziamo il termine ‘mistico’, di solito, in antitesi al termine ‘scientifico’; in realtà, la scienza dovrebbe indagare tutto ciò che esiste e non solo ciò che è materiale e visibile. Anche il folklore è sempre stato considerato un argomento di second’ordine mentre, fortunatamente, oggi si ritiene che le credenze dei popoli, le loro leggende e i loro canti siano le fonte di quasi tutta la letteratura e che le loro istituzioni e costumi abbiano dato origine a quelli moderni. Ecco perché oggi lo studio scientifico del folklore ricorre all’archeologia, all’antropologia, alla mitologia e allo studio delle religioni comparate. E’ quindi proprio nel folklore che si può comprendere l’uomo.

E’ possibile constatare che quasi tutti i materialisti o gli scettici abitano o provengono dalla città, o ne sono influenzati in qualche maniera. Questo porta l’uomo a perdere il contatto con la natura e le sue manifestazioni, e questo a prescindere dal livello di istruzione. L’uomo di città, tende a considerarsi affrancato da quella che ama definire superstizione, ma in realtà quello che definisce affrancamento altro non è che perdita di contatto col proprio habitat, col suo ascolto, con le sensazioni, con un collegamento ancestrale. E ha poco da esserne lieto.

La teoria più valida, secondo gli studiosi, è che la fede nelle Fate sia una dottrina delle anime, cioè un luogo o una dimensione in cui si collocano le anime dei defunti, in compagnia di altri esseri invisibili come dèi, demoni e spiriti buoni e cattivi. Del resto, molti popoli e molte civiltà (in Europa come in America, in Australia come in Africa) credono o hanno creduto in esseri spirituali. Gli stessi Pellerossa nordamericani credono che esistano spiriti dei laghi, dei fiumi e delle cascate, delle rocce e degli alberi, della terra e dell’aria e che si debbano a questi esseri le tempeste, la siccità, i raccolti e le cacciate abbondanti, come le carestie, le malattie. Non si tratta necessariamente di poteri soprannaturali, come ritengono i superstiziosi. I nostri antenati avrebbero giudicato soprannaturali le nostre scoperte (il telefono, l’elettricità). E’ più che possibile che i nostri discendenti faranno scoperte altrettando sensazionali sia nell’ambito della mente che in quello della materia.

Una forte affinità esiste piuttosto tra le fate italiane e quelle celtiche, derivata dalle credenze dei popoli etrusco-romani. Si pensa anzi che le antiche Fatuae dell’Italia abbiano dato origine a tutta la famiglia delle fèes che si ritrova nei paesi latini, ma anche anche agli elfi della Germania e della Scandinavia o ai servants della Svizzera rurale.

La Fede celtica nella Fate, invece, ebbe origine presso una classe di Celti istruiti e non presso le genti di campagna. I Druidi d’Irlanda erano soprattutto maghi e profeti: predicono il futuro, interpretano il segreto volere delle fèes, lanciano sortilegi. Si avvicinavano al sacerdozio druidico in vent’anni di studio severo e di addestramento prima di essere giudicati idonei a quel ruolo: la prima cosa che si insegnava al neofita era l’autocontrollo, cioè la capacità di non poter essere dominato dalla volontà altrui. Per il mistico celta l’universo si divide in due parti o aspetti complementari: il visibile, in cui ci troviamo noi esseri umani, e l’invisibile, che corrisponde all’Altro mondo.

Non è più possibile oggi affermare di conoscere la realtà attraverso i cinque sensi, in quanto non c’è coincidenza tra ciò che si percepisce e ciò che è reale, nonostante quello che possano sostenere i materialisti. Le spiegazioni che siamo in grado di dare attraverso la scienza, partono da ciò che per l’uomo è comprensibile.

Negli ambienti scientifici, piuttosto, si sta rapidamente sviluppando una visione vitalistica dell’evoluzione, e  le prove accumulate inducono decisamente a considerare tutti i processi evolutivi, dagli organismi inferiori fino a quelli superiori, come effetto della graduale manifestazione nel mondo di un potere psichico preesistente attraverso una sempre crescente complessità di strutture specializzate. Vi è ormai la convinzione che sul nostro pianeta la generazione spontanea della vita sia impossibile: la vita doveva esistere prima che la sua manifestazione o la sua evoluzione fisica avesse inizio. Come una grande coscienza. 

Nella prossima parte elencherò gli esseri del Piccolo Popolo.