(…)

SILENZIO

E’ nel quotidiano vivere, che il silenzio viene impedito: rumori, voci, suoni, squilli. Ti si chiede di essere attento e di ascoltare i parlatori di turno; di rispondere mentre, col pensiero, navigavi altrove. Risulta inconcepibile che tu, in compagnia di altri, te ne stia zitta.  Il silenzio viene letto come qualcosa che non va, forse non stai bene, hai la febbre. O forse ce l’hai con me, dato che non parli. Si aspettano dei riscontri alle loro domande, dei commenti alle loro critiche, delle opinioni sulle loro faccende; devi dare loro ragione, supportarli nelle loro continue lamentele su tutto e su tutti. Ti chiedono dove tu stia, perché non rispondi e perché hai lo sguardo altrove.

Sono nel silenzio. Mi ci tuffo sempre più spesso, in quello spazio interiore in cui tutto è calma e l’abbraccio è più vero, in cui salgono ai ricordi vissuti lontanissimi, in cui l’assoluto è il vero suono.

Il silenzio è il ponte di una sacra comunicazione. Mi dà energia e vitalità, mi toglie la negatività assorbita, schiarisce la mente, aumenta la percezione della realtà.

E’ l’anima, a necessitare del silenzio, anche se oggi tutto lo rende impossibile; ti fanno credere che il silenzio sia un danno, sia un fastidio e sia intollerabile, che non abbia valore in sé. E’ una punizione sin da piccoli: se non ti comporti bene ti metto in un angolo mentre gli altri chiacchierano in classe, non ti faccio accendere la televisione e resti in un angolo. Ma i pieni nulla sarebbero senza i vuoti, le note in assenza di pause, la materia e le stelle senza l’infinito. Ed è lì che dobbiamo immergerci ogni giorno, nel silenzio, nel vuoto che ci ricongiunge con noi stessi, con ciò che siamo di più prezioso. Si acquisisce molta forza e distacco e, quando si ritorna nel piano materiale, tutto è diverso. Osservi gli altri dannarsi per questioni che tu reputi insignificanti, risulta difficile comprenderli. Parlano, e parlano, e parlano, e commentano su tutto, su tutti, e si indignano, e criticano, e i loro discorsi, le loro parole, volano basso. Così i rumori, il vociare, il chiacchiericcio, i frastuoni. Non mi resta che ritornare – ormai con automatismo – in quel luogo profondo e lontano, dove non c’è macchia e non c’è giudizio. Dove mi ristrutturo in un processo di rinnovamento, dove chiare sono le mie qualità, la ragione per cui sono. Non cerco nulla, solo mi metto in ascolto e qualcosa arriva sempre. Intuizioni, messaggi, pace. Perché, per essere lucidi e ricettivi, il silenzio è fondamentale. Rinforza la percezione di sé, armonizza tutto, permette di comprendere l’illusorietà della vita, il teatro di marionette. Ed è un ritorno alle radici. Non sei più un figlio di qualcuno o un genitore di qualcuno, non lavori da nessuna parte né hai gli occhi azzurri (blu, nel mio caso). Il silenzio ci spoglia di ciò che è altro da noi, che ci distrae dalla vera identificazione con ciò che siamo sin dall’origine e che può andare perduto con le recite quotidiane.

Perché non rispondevo, quindi? Semplicemente non potevo, mi trovavo nel mio spazio interiore, in silenzio, dove l’amore per me è quello vero.

2 risposte a "(…)"

  1. Mi unisco a te nel silenzio. Nella pura condivisione silenziosa l’energia si eleva, sostiene il processo, dona chiarezza e pace in modo ancor più vigoroso.🌟

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