Emerson 5

SAGGI II

IL POETA

Noi riempiamo le mani e le camere dei nostri bambini con ogni specie di bambole, tamburi e cavalli, distraendo i loro occhi dal chiaro volto della natura, dal sole, la luna, gli animali, le pietre, che dovrebbero essere i loro giocattoli. Così il modo di vivere del poeta dovrebbe essere il dono della luce del sole, l’aria dovrebbe bastare per la sua ispirazione, ed egli dovrebbe essere ubriaco di acqua.

Se ti riempi il cervello di Boston e di New York, di moda e di cupidigie, e vuoi stimolare i tuoi sensi indeboliti con vino e caffè francese, non potrai trovare nessuna irradiazione di saggezza nella solitaria vastità delle pinete.

Il tempo delle città è scandito nel mondo da funerei rintocchi, mentre nella natura le ore universali sono contate dalla successione delle tribù, degli animali, delle piante, dalla crescita di ogni gioia su se stessa.

Altri saranno i tuoi gentiluomini e rappresenteranno per te tutta la cortesia e tutta la vita mondana, altri ancora compiranno grandi e risonanti azioni. Tu sarai completamente nascosto nella natura e non potrai essere raggiunto né dal capitolo né da dal commercio.

Tu avrai l’intera terra per parco e castello, il mare pe bagno e navigazione, senza tassa e senza invidia; i boschi e i fiumi saranno tuoi, e tu li possederai, mentre gli altri li hanno solo presi in affitto e in prestito. Tu vero signore della terra, signore del mare, signore dell’aria! Dovunque cade la neve e l’acqua scorre o gli uccelli volano, dovunque la notte e il giorno si incontrano nel crepuscolo, dovunque il cielo azzurro è cosparso di nubi e trapunto di stelle, dovunque esistono forme con limiti trasparenti, dovunque esistono sbocchi nello spazio celeste, dovunque sia pericolo, terrore e amore, là è bellezza, copiosa come pioggia, sparsa per te; e quand’anche tu percorressi il mondo intero, non potresti trovare una condizione inopportuna o ignobile.

ESPERIENZA

I risultati della vita sono incalcolati e incalcolabili. Gli anni insegnano molte cose che i giorni non hanno mai conosciuto.

L’individuo si sbaglia sempre. Produce qualcosa di nuovo, ma molto dissimile da quello che si ripromise.

La coscienza in ogni uomo è una scala mobile che lo identifica ora con la causa prima, e pera con la carne del suo corpo; vita al disopra della vita, in infinite gradazioni. Il sentimento dal quale esso scaturì determina la dignità di ogni impresa, e il problema è sempre quello di sapere non ciò che noi abbiamo fatto o no abbiamo fatto, ma sotto a quale impulso noi lo abbiamo fatto o ci siamo astenuti dal farlo.

CARATTERE

Che cosa ho guadagnato a non immolare più un bue a Giove o a Nettuno, oppure un topo a Ecate, che cosa ho guadagnato con il fatto di non tremare più di fronte alle Eumenidi o di fronte al Purgatorio cattolico o al giorno del Giudizio calvinista, se tremo davanti all’opinione, all’opinione pubblica, come noi diciamo, oppure alla minaccia di un assalto, o alle contumelie, o ai cattivi vicini, o alla povertà, o alla mutilazione, o al rumore di una rivoluzione o di un delitto? Se io tremo, che cosa importa davanti a che cosa tremo

Se noi siamo capaci di temere, troveremo immediatamente dei terrori. La cupidigia o la malignità che mi rattristano quando le attribuisco alla società, sono le mie. Io sono sempre circondato da me stesso. D’altra parte, la rettitudine è una vittoria perpetua, celebrata non da grida di gioia, ma dalla serenità, che è una gioia costante, ovvero abituale.

Io scopro che dove mi pensavo povero, là soprattutto ero ricco.

Quando ciascuno potrà fare a meno dell’altro, ambedue saranno perfettamente felici.

NATURA

Noi non possiamo scambiare parole con la natura né trattare con lei come trattiamo con le persone. Se noi misuriamo le nostre forze individuali contro le sue, noi possiamo facilmente renderci conto di essere il divertimento di un insuperabile destino. Ma se, invece di indentificare noi stessi con l’opera, noi sentiamo che l’anima dell’artefice scorre attraverso di noi, troveremo che la pace del mattino si è posata per la prima volta sui nostri cuori, e che le insondabili forze di gravità e della chimica, e, al disopra di loro, della vita, preesistono insieme con noi nella loro forma più alta.

POLITICA

Trattando dello Stato, dovremmo ricordare che le sue istituzioni non sono primordiali, benché esse esistano già prima della loro nascita, che esse non sono superiori del cittadino, che ognuna di esse fu un tempo l’atto di un solo uomo, che ogni legge e ogni consuetudine fu l’espediente di un uomo per affrontare un caso particolare, che esse sono tutte imitabili, tutte alterabili, che noi possiamo farle buone e renderle migliori.

Le repubbliche abbondano di giovani avvocati, i quali credono che le leggi fanno le città, che grandi modificazioni della politica e del modo di vivere negli impieghi della popolazione, nel commercio, nell’educazione, nella religione possano essere accolte o rigettate con un voto, e che ogni misura, per quanto assurda, può essere imposta al popolo alla sola condizione che si possano ottenere suffragi sufficienti per farne una legge. Ma il saggio sa che una legislazione stolta è una corda di sabbia che si sgretola quando si vuole annodarla; che lo Stato deve seguire e non guidare il carattere e il progresso del cittadino; che anche l’usurpatore più forte viene rapidamente buttato giù; che soltanto coloro che costruiscono sulle idee costruiscono per l’eternità; e che la forma di governo che prevale è l’espressione di quella cultura che esiste nella popolazione che lo permette.

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