Colui che amo

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E’ questo uno dei più struggenti canti bretoni sull’emigrazione. Io l’adoro nella versione di Denez Prigent, con le sue ‘erre’ bretoni. Terra selvaggia, gente selvaggia (come me). La sua interpretazione può essere vista e ascoltata su You Tube. La dedico a tutti coloro che hanno perduto un amore, in qualunque maniera. An Hini a Garan.

 

COLUI CHE AMO

Colui che amo, fin da quando s’era piccoli in casa,
fin da quando eravamo ognuno accanto all’altro
il mio cuore amava uno solo;
fin da quando ero piccola in casa, colui che amo.

Colui che amo l’ho perduto per sempre,
è partito lontano e non tornerà mai più.
Ed ecco che ora canto, canto le mie canzoni
ed ecco che ora canto, canto a colui che amo.

Colui che amo un giorno mi ha abbandonata,
è partito per paesi lontani, paesi che non conosco,
partito per paesi lontani a guadagnarsi il pane,
perduto, perduto un giorno colui che amo.

AN HINI A GARAN

An hini a garan, gwechall bihan er gêr
Pa oamp tostig an eil, an eil ouzh egile
Va c’halon ne gare, gare nemet unan
Pa oan bihan er gêr an hini a garan

An hini a garan, ‘m eus kollet da viken
‘Mañ degouezhet pell ha ne zistroio ken
Ha setu ma kanan, kanan keti ketañ
Ha setu ma kanan d’an hini a garan

An hini a garan, un deiz ‘n eus va losket
Aet eo d’ar broioù pell, d’ur vro n’an’vezan ket
Aet eo d’ar broioù pell da c’hounit e vara
Kollet, kollet un deiz, an hini a garan.

Indizi

ANIME

Notoriamente, all’atto di ogni rinascita in un nuovo corpo, nel processo di reincarnazione, si perde cognizione delle vite precedenti, a meno di non essere una delle molte persone che possono testimoniare il contrario e sulle quali esiste diversa letteratura. In realtà, ciascuno di noi reca con sé alcuni indizi che possono essere letti per suggerirci qualcosa. Quando ho scoperto questo, ho cominciato ad osservare con maggiore curiosità le persone e a cercare anche per loro degli indizi; la cosa che lascia sbalorditi è che, in effetti, ce ne siano sempre e a volte spieghino ciò che non avremmo saputo spiegarci diversamente.

Le indicazioni che possono comunicarci chi siamo stati precedentemente, possono essere le seguenti:

  • Alcune Menomazioni, Cicatrici, Segni del corpo che ricalcano le ferite subite nelle vite precedenti e che – rimanendo impresse nell’anima – hanno influenzato il nuovo corpo. Conosco una persona che è nata con tutte le dita deformate e prive di alcune falangi; il mio pensiero è andato subito a lui e, avendolo incontrato di recente, non riuscivo a smettere di pensare a cosa gli fosse successo in una delle sue vite passate.

  • I Giochi che svolgevamo da piccoli. Qui un caso emblematico è mio fratello che, ancora non lo sa, ma diventerà un fratello da laboratorio nei prossimi mesi, in quanto ho intenzione di studiarlo da vicino. E’ davvero incredibile come, per ogni indizio, io vi abbia subito associato almeno una persona istintivamente. Mio fratello, all’età di pochissimi anni ha iniziato a disegnare perfettamente di punto in bianco, senza esser passato da fasi intermedie di pasticci vari; ciò che disegnava (tutto conservato) erano enormi campi di battaglia delle Guerre Mondiali, con tutti i soldatini perfettamente identificati con le loro divise e i loro attributi. Questo fenomeno è parso in effetti strano a tutta la famiglia, ma è stata ritenuta più una passione che altro (comunque inspiegabile). In realtà, mio fratello ha proseguito per il resto della sua vita a trattare la materia, divenendo un grande collezionista a livello nazionale di divise belliche di quelle epoche, con una conoscenza profondissima del periodo e dei suoi accadimenti. Si può dire che guardi solo film ambientati in quell’epoca e si trovi a suo agio con le foto dei morti nelle due guerre.

  • I Ricordi personali e i Deja vu apparentemente inspiegabili.

  • Le Fobie verso qualcosa, nate praticamente con noi stessi e non dettate da circostanze precise. Qui cito me stessa: una mia fobia (anzi, direi l’unica), è quella verso i palloncini e le esplosioni in genere. Se incontro un bambino con un palloncino in mano, io cambio marciapiede, se è in metro scendo. Quando qualcuno apre una bottiglia di spumante, io cambio stanza. Se intravedo una bombola del gas, sto male. Poiché non ho mai subìto episodi di esplosioni o altro di simile, né alcuno della mia famiglia, sono certa a questo punto di esservi incappata in una delle mie vite precedenti.

  • Le Filie, ovvero gli amori inspiegabili verso qualcosa: un ambiente, un odore, un paesaggio, un luogo. Io, ad esempio, amo così tanto la pioggia da desiderare che piova 365 giorni all’anno. Amo i paesaggi piovosi e col cielo cupo. Se in un film ordinario, vi è una scena in cui piove, io improvvisamente mi risveglio. Per la pioggia e tutti i suoi corollari io nutro un amore folle. Quando piove, io accendo i cinque sensi a mille da quando sono praticamente nata.

  • L’Attrazione o la Repulsione improvvisa e, anche in questo caso, non surrogata da particolari motivazioni, verso una persona. Questo è il riconoscimento di un’anima che abbiamo già incontrato precedentemente e con cui avevamo un legame forte.

Ci sarebbe molto altro da scrivere, sulla reincarnazione, e lo farò un po’ alla volta. Una cosa è certa: più ci si avvicina alla conoscenza di questa teoria, più ciò che essa rivela risponde a cose altrimenti inspiegabili.

Influencer

Ovviamente non quelli. Gli influencer così definiti riescono, con i loro comportamenti, ad influenzare i consumi dei soli imbecilli. Tutti quelli che non sono imbecilli, invece, non vengono minimamente sfiorati da tali inutili personcine.

Invece, vorrei illustrare quattro personaggi che mi appassionano molto:

MANCUSO

Stefano Mancuso: lui, in effetti, è stato incluso dal New Yorker tra i ‘world changers’, ovvero coloro che sono destinati a cambiarci vita. In realtà, la definizione non mi sembra azzeccata, perché – per riuscirci – tutti dovrebbero stare ad ascoltarlo, cosa che purtroppo non è. E’ un professore rivoluzionario di neurobiologia. Ha una passione incredibile e apre la mente con la sua divulgazione sulla sensibilità e intelligenza delle piante, quando illustra i suoi esperimenti si rimane a bocca aperta. Assolutamente da ascoltare, anche su You Tube, per capire quanto l’uomo non abbia ancora compreso sostanzialmente nulla.

BARDOT

Brigitte Bardot: la adoro, sia perché lotta per la causa animalista, ma anche perché è l’emblema di come debba essere una donna: una persona capace di decidere di cosa occuparsi, in cosa credere, anche se gli anni trascorrono e anche se tutto questo la tiene lontana dal jet set in cui gli altri avrebbero voluto ancora ficcarla. Lei ha deciso di lasciar scorrere il tempo rimanendo bellissima ancora oggi, di una bellezza derivante dalla sua sensibilità, dalle sue lotte, dalle sue provocazioni che rivolge ai politici francesi. Una mente libera, un grande coraggio. Seguo le azioni della sua Fondazione, è una donna davvero in gamba.

NOWZARADAN

Younan Nowzaradan: ammetto di avere un debole per la trasmissione ‘Vite al Limite’, in quanto sostanzialmente ho un debole per i deboli. Vi si raccontano i percorsi di uomini e donne gravemente obesi, impossibilitati a muoversi e dipendenti dal cibo e dalle persone che si prendono cura di loro. Alle loro spalle vi sono sempre gravissimi traumi, abbandoni, soprusi e violenze, che li hanno portati a ritenere il cibo l’unico conforto per non farsi più violentare l’anima, facendosi in realtà molto più male. Ed ecco che si rivolgono al Dott. Nowzaradan che è, nella realtà, uno dei massimi esperti di chirurgia bariatrica. Mi piace molto, questo dottore, perché quando in Italia si sono proposte delle trasmissioni legate alla chirurgia perlopiù estetica, chissà perché comparivano questi dottori fighetti sempre abbronzati, anch’essi rifatti, che personalmente avrei preso a sberle. Il Dott. Nowzaradan, invece, potrebbe starsene a casa sua a riposare, data anche l’età, ma sceglie di prestarsi per divulgare due concetti fondamentali: 1) la vita può essere molto pesante e difficile da vivere, davvero molto e per alcuni più che per altri; occorre molto impegno per uscire dai propri immensi drammi. 2) quando si parla di drammi, lo si deve fare con rispetto e, dunque, i chirurghi abbronzati e col nasino all’insù vadano pure a quel paese. Un mito.

ON N'EST PAS COUCHÉ 2014

Aymeric Caron: per lui non ho parole, sono letteralmente estasiata. E’ un giornalista e scrittore francese che ha le seguenti caratteristiche:

  • Estremamente preparato;

  • Educato;

  • Ottima cultura filosofica ed etica;

  • Meravigliosa dialettica;

  • Sorprendente capacità di argomentazione e abilità comunicative non indifferenti.

Il tutto, per parlare e difendere la causa antispecista e di liberazione animale. Lo seguo da tempo e ne sono letteralmente innamorata. Considerato che ha anche un bel faccino, e sa pure suonare il pianoforte e cantare, un tale insieme di qualità e capacità così concentrate in un solo personaggio mi lascia sbigottita, perché in Italia non vi siamo proprio abituati, forse gli avrebbero proposto il Grande Fratello. Ad ogni modo, Aymeric è veramente in gamba, se consideriamo che in Francia la popolazione vegana e che si muova sul fronte animalista è inferiore a quella italiana e sta emergendo solo da pochi anni a questa parte grazie a personaggi del suo calibro. Sto seguendo molto le vicende francesi e mi piacerebbe contattarlo.

Ecco, dunque, quattro personaggi da seguire e da cui lasciarsi tranquillamente influenzare. Non per divenire maggiori consumatori, ma per esserlo meno e aprire la mente. Ne proporrò altri.

Rientro

FINESTRE

Ed ora mi tocca rientrare al lavoro e spero che nessuno mi chieda se mi sono riposata, o mi faccia le solite inutili domande.

No, non mi sono riposata molto, però ho fatto diverse cose che desideravo fare.

Leggere: moltissimo;

Scrivere: anche;

Svegliarsi presto al mattino per godere delle prime luci: meno di quanto avrei voluto;

Andare a letto tardissimo: più di quanto avrei voluto;

Chiacchierare: a volte troppo;

Pensare: ovviamente;

Ascoltare musica: si, bretone;

Osservare e meditare: molto;

Restare in silenzio e scatenare la mia creatività: davvero tanto;

Acquarellare: si;

Ascoltare e guardare le piogge estive: tantissimo;

Approfondire: molto, soprattutto temi sulla questione animale;

Seguire la crisi di governo: zero.

Seguire le crisi del Pianeta, gli incendi, le devastazioni: si, purtroppo, ma ho anche preso delle decisioni in merito.

Dipingere: un casino.

Dato che le persone che mi vedono spesso, notano che mi vesto molto di nero (quasi sempre, in effetti), sappiano che, invece, quando si tratta delle mie case io esagero nei colori. Pitturare oggetti, togliere loro il grigiore e l’anonimato e renderli ridenti di colore, è una mia passione. Fosse per me andrei in giro a dipingere l’intero paese, anzi un giorno comincerò a farlo: portoncini blu, panchine azzurre, staccionate lilla, e fiori a profusione. Dipingerei anche gli asfalti, magari di rosa cipria, e tutti i cancelli di fucsia. E allora: perché lasciare che le porte del mio fienile restino di color marrone, quando si potrebbero colorare di lilla? E perché le finestre, anziché di bianco o di grigio, non dovrei dipingerle di color pervinca? Questo è ciò che ho fatto, insieme ad altri lavori. Poi, il solito giro in discarica per buttare quanto accumulato recentemente. Ma, questa volta, con lo sguardo basso e senza lasciarmi tentare dai grandi container dove la gente butta i mobili interi: tavolini, comodini, sedie, e poi l’angolo degli strumenti elettrici, dove talvolta si può trovare qualche lampada da reinventare. No, mi sono detta, quest’anno non mi porto a casa nulla, o resterò sepolta di cose da restaurare e dipingere per i prossimi dieci anni. Mi devo dare una regolata. Ho portato a casa, però, 4 seggioline di legno troppo piccole per sedervisi, a meno di non essere dei nani, e so già cosa farne e come decorarle. Da questa casa porto oggetti nell’altra, dall’altra porto oggetti in questa, è un continuo spostare, un continuo riposizionare. Le due case si parlano attraverso la mia inquietudine.

E poi, liste di cose da fare, cose da progettare, gente da incontrare, corsi a cui iscriversi, e viaggi, e gite, e occasioni, e ancora lavori, e letture, e ascolti, e intenzioni. Liste e liste che ho riordinato una volta a casa. Non ho mancato di tirare le somme rispetto alle liste dello scorso anno, e devo dire che sono riuscita a centrare quasi tutti gli obiettivi e i desideri. Non male, mi sono fatta i complimenti da sola.

Dedicato a Melissa

MELISSA

La mia prima gatta si chiamava Melissa ed era siamese. Era stato un amico di famiglia a proporci di prendere una cucciola e mia mamma aveva acconsentito. Pochi mesi dopo, un vicino di casa che lavorava alla Zambeletti, venuto a casa nostra per non so quale ragione, ci aveva proposto di poterla avere pagandocela 250.000 lire, che a quei tempi era una sommetta, per poterla utilizzare per la sperimentazione animale. Mia mamma lo cacciò di casa con le peggiori parole, aggiungendo che, se proprio desiderava vivisezionare qualcuno, poteva farlo coi suoi figli. Questa era mia madre. Grande!

Da quel momento, l’ho tenuto d’occhio, quel vicino, e so per certo che si è dilettato ad avvelenare parecchi gatti di strada.

Nel 1883 Victor Hugo esclamò: ‘La vivisezione è un crimine’!

E’ il crimine più orribile, quello di più lunga durata, il più numericamente imponente. E’ la maggiore sorgente di denaro, il segreto meglio custodito, e forse il più noto crimine legalizzato benedetto da tutti.

Ho appena ultimato la lettura del libro ‘I Gatti di Hill Grove’, ovvero la storia della campagna contro l’allevamento Hill Grove Farm. La storia ha inizio a metà degli anni Settanta in Inghilterra, dove un certo Brown e Signora cominciano ad allevare gatti da vendere all’industria farmaceutica. Le fattrici erano tenute in gabbie insieme ai migliori riproduttori e venivano fatte partorire solo con taglio cesareo per garantire la sterilità. Ovviamente venivano subito allontanate dai cuccioli che erano venduti poche settimane dopo la nascita. Ogni gatta trascorreva così 10 anni di vita, dopodiché veniva uccisa.

Fu Cynthia O’Neill, una signora cinquantaduenne, ad iniziare la campagna; anche a lei era scomparsa la propria gatta come ad altri vicini di casa. Così, cominciando a collegare che, oltre al crimine che veniva perpetuato in quello stabilimento, si aggiungeva anche il terrore che fosserro anche i propri animali a fare quella fine, cominciò a fare guerra su tutti i fronti. La cosa abominevole fu che gli organismi preposti alla tutela degli animali, come la RSPCA (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals), la CPL (Cat Proteection League), la BUAV (British Union for the Abolition of Vivisection), si rifiutavano di intervenire adducendo mille scuse che, invece, nascondevano interessi ed equilibri da non minacciare. Cynthia fu un osso duro, si organizzò con altri attivisti e, attraverso la raccolta di fondi, organizzarono manifestazioni continue per mesi, per stagioni, per anni, venendo spesso arrestati, subendo qualunque tipo di pressione e persecuzione, ricevendo trattamenti ‘speciali’ dalla Polizia. Dopo diversi anni, in qui Cynthia e il resto del movimento non mollarono nonostante la fatica e il senso di continua disfatta, ottennero la testimonianza di una ragazza che aveva lavorato nello stabilimento, la quale raccontò che alla vista del proprietario, i gatti impazzivano e si arrampicavano sulle pareti delle gabbie. E questo solo per i metodi di allevamento, ancor prima quindi, che l’abominio della sperimentazione fosse ancora praticato.

A metà degli anni Novanta, furono rese di pubblico dominio le modalità di utilizzo dei gatti da parte di un Professore universitario, il quale utilizzava gatti dell’età variabile tra i 2 e i 143 giorni per esperimenti sul cervello. I gatti venivano accecati da un occhio, la loro testa bloccata in un apparecchio stereotassico, mentre nel loro cervello veniva iniettata una sostanza colorata. Dopodiché, gli animali venivano uccisi. I gatti, come del resto molti altri animali, subivano anche elettroshock, erano esposti a radiazioni, congelati e torturati a morte, mutilati e sezionati, affamati e paralizzati, bruciati.

Per contrastare la campagna contro Hill Grove Farm, furono impiegate task force di Polizia sempre più ingenti con un enorme esborso di denaro pubblico. Ad aiutare Cynthia fu un numero sempre maggiore di persone sensibili, che preferirono questa battaglia a qualunque altro inutile passatempo; anche il Reverendo James Thompson, unico della categoria, si impegnò in prima persona parlando ai fedeli e rilasciando interviste, sostenendo che è un dovere di tutti proteggere la vita. Nessun bene può nascere dal male; molte malattie sono causate da farmaci perfettamente testati su animali.

Cominciarono ad arrivare attivisti dall’intera Inghilterra e da altri Paesi esteri. Alcuni parlamentari non poterono più ignorare la portata delle manifestazioni e, venuti a conoscenza degli orrori perpetrati ai danni di innocenti, proposero una modifica della legge per vietare innanzitutto l’esportazione di animali vivi per la vivisezione. Il proprietario fu messo spalle al muro da questo e da immagini forti che circolavano nelle manifestazioni e sui media. Su un manifesto, un grande gatto rosso era rasato davanti, dietro e sui fianchi ed era steso su due fogli di plastica rigida, tenuto immobilizzato da cinghie di cuoio. Aveva della gommapiuma blu che gli usciva dalla testa e tanti tubi di plastica, alcuni pieni di sangue, da non riuscire a contarli.

Alla fine, il 12 agosto 1999, i Brown cedettero e chiusero lo stabilimento, e i gatti presenti in quel momento vennero liberati e adottati. Si dice che quel posto sia maledetto, e che di notte si possano ancora sentire le loro urla.

Sagre

Bella l’Estate, con tutte le sue sagre, no? Soprattutto quelle che ancora oggi hanno per ‘oggetto’ gli animali. Si conta che in Spagna si tengano più di 3.000 celebrazioni nelle quali la violenza su animali regna sovrana. Una delle feste più conosciute è la corsa dei tori a Pamplona, nel giorno di San Firmino. Animali stressati ed eccitati dalla folla sanguinaria vengono fatti correre imbizzarriti e terrorizzati lungo le vie ingombre di deficienti. Poi, ovviamente, verranno uccisi. Nei pressi di Valencia, invece, il toro è attirato verso il mare dagli spettatori. Tutti ridono vedendolo annaspare in acqua. Ho visto delle foto, non si possono dimenticare quegli occhi che chiedono pietà …

A Sagunt, durante la celebrazione del Toro di Fuoco, una vera barbarie, vengono unte le corna di pece e poi date alle fiamme. All’interno delle corna, ci sono moltissimi centri nervosi e il toro impazzisce dal dolore, mentre gli spettatori sghignazzano. Capita che il toro si butti da una rupe o si getti contro una parete per farla finita.

TORO DE FUEGO

Non sono solo i tori, ovviamente, ad essere oggetto di divertimento di persone di così basso livello spirituale ed etico da far vergognare l’intera Umanità. Oche appese a testa in giù per farsi decapitare da presunti cavalieri, per fare un altro esempio. Ovviamente, questo genere di sagre non è presente nella sola Spagna, anche se lì vi è questo record infame. In Perù, durante la Festa del Sangue, un condor è attaccato sul dorso di un toro in un sanguinario combattimento che si tiene nelle arene. Il toro, non solo subirà tutti i colpi del Matador, ma anche quelli del condor che, per liberarsi, affonda artigli e becco sul toro. E ancora tutte le corse di cavalli e di cani, i combattimenti, i palii (molti dei quali in Italia), i rodei con le marcature a vivo, e poi ancora l’uso di animali come premi, e decine e decine di altre prove di virilità dell’uomo, perché è sempre di questo che stiamo parlando, del sentirsi uomini senza esserlo.

Se c’è un ambito in cui vorrei avere pieni poteri è proprio questo: Ministro per il benessere e la tutela animale. Andrei giù molto ma molto pesante, mi farei molti nemici, ma avrei loro dalla mia parte: le creature con quello sguardo.

Personalmente, istituirei anche un colloquio sul posto di lavoro. Ti diverti con questo? Allora sei uno psicopatico, sei socialmente disturbato, sei un pericolo.

Farei anche un giretto dal Papa: la finiamo o no di travestire tutte quelle feste e festine da farsa religiosa, quando poi sono degli inni al massacro? La vogliamo finire o no di riproporre i rituali sacrificali di animali? La vogliamo finire col ricordare gli aspetti peggiori e anacronistici del Medioevo, e magari del Medioevo apprezzare di più l’architettura, la miniatura, i testi, il canto?

Non mi darebbero mai un incarico del genere…

Creme solari

Il primo giorno in cui è apparsa qualche nuvola, e finalmente ha piovuto un po’, ho sentito dire da alcune persone che il tempo era brutto. Brutto? Dopo due mesi di calore infernale, sofferto soprattutto nelle roventi città asfaltate e incementate, le terre aride, i fiumi asciutti, gli animali impossibilitati a bere, gli alberi sofferenti e i rischi d’incendio, le molte persone costrette a non muoversi, a non recarsi altrove, gli anziani, gli indigenti che non possono permettersi nemmeno un ventilatore in casa, gli ammalati allettati ricoperti di piaghe, cos’altro dovrebbe convincervi a considerare la pioggia una benedizione e a danzare e gioire perché possa dissetare tutti e lenire le loro sofferenze?

La paura, forse, che sulla vostra spiaggetta non possiate raggiungere il giusto tono di abbronzatura da esibire nei selfie? Il timore, forse, che gli amici di Facebook non possano mettere un like alla vostra faccia, che è sempre la stessa, con dietro il panorama fatto di mare e cielo, che è sempre lo stesso e col quale li ammorbate tutti gli anni come se foste nell’unico Paradiso Terrestre in cui l’uomo meriterebbe di essere e, se non c’è, poverino lui? Il terrore, forse, che in una giornata di pioggia non sappiate più cosa fare di voi stessi/e e dei vostri pochi pensieri? Che improvvisamente, avendo voi incentrato la vostra vita sull’abbronzatura e nient’altro, emergano strane ombre dal vostro interno? Coraggio, quelle ombre siete voi. Fatevene una ragione e l’anno prossimo cambiate tema, per la felicità degli amici di Facebook (e Instagram, naturalmente), che di notte sognano di poter spegnere definitivamente i vostri sorrisi stampati ma non osano sennò usciranno dal branco … Però, se proprio l’abbronzatura è il vostro massimo obiettivo, che almeno sia protetta e magari con prodotti cruelty-free.

CREME SOLARI

TEST: Sulla pelle sana e rasata del soggetto, si applica la crema e la si lascia sotto i raggi UV per molte ore, fino a calcolare la DEM: Dose Eritematica Minimale, vale a dire il grado di scottatura.

Ecco, in un giorno di pioggia, pensate a questo e fate una scelta diversa e per sempre. Idioti!

Lezioni

SCUOLA

Nei giorni scorsi il MIUR-USRP (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte) e OIPA Italia Onlus (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) hanno siglato un Protocollo d’Intesa per la promozione di itinerari formativi rivolti a sensibilizzare gli studenti delle diverse tipologie scolastiche al rispetto dei diritti di tutti gli esseri viventi. Verrà inoltre valutata la possibilità di inserire attività educative proposte dall’OIPA nei percorsi di alternanza scuola-lavoro, secondo le normative introdotte dall’art. 1, commi dal 33 al 43 della L. 107/2015.

L’iniziativa va a inserirsi in un ampio progetto educativo e formativo e rivolto alle scuole nel quale l’associazione crede fermamente e che porta avanti già da tempo. Nell’anno scolastico 2018/2019, infatti, il Gruppo Scuola della sezione Torino dell’OIPA, sotto la guida del referente Secondo Goletti, ha già svolto attività formativa presso 12 scuole di Torino e provincia, tenendo lezioni in 41 classi, a 796 studenti in 67 incontri, per un impegno di circa 110 ore.

La collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione e l’OIPA, è un decisivo, ulteriore riscontro che l’educazione al rispetto degli animali e dell’ambiente matura da una giusta formazione e da un corretto insegnamento a scuola fin dalla prima infanzia.

Questa la notizia. Io, che in genere guardo al bicchiere mezzo pieno, qui ne vedo il vuoto.

E il resto d’Italia?

A mio avviso, ciò che andrebbe fatto è invece l’inserimento, in tutti i programmi scolastici sin dalla prima elementare, di insegnamenti di etica. Un bambino non deve essere impiegato solo nel gioco e nei primi ingozzamenti di nozioni perché ritenuto incapace di pensare a cose alte; va stimolato e abituato a ragionare sulla propria esistenza in rapporto a se stesso e agli altri, sui fenomeni, sul bene e sul male. E’ il sapersi porre determinate domande, che colloca ciascuno di noi ad un dato livello evolutivo, e per cambiare le cose dovremmo ambire a che le nuove generazioni si posizionino ad un livello decisamente alto. Significherebbe ottenerne persone libere nel pensiero e nelle azioni, libere da preconcetti e capaci di far funzionare la propria testa autonomamente dal sistema (o dai sistemi); ci sono cose corrette e cose non corrette, ci sono atti buoni e atti di violenza, ci sono comportamenti virtuosi e comportamenti non virtuosi. Dopodiché, l’etica animalista, a me tanto cara,  è una branca dell’etica.

Quindi, non è che io non consideri utile e interessante questa iniziativa, solo ritengo si debba lavorare sulla matrice dell’ignoranza, sulla matrice del pregiudizio, sulla matrice del pensiero unico. La matrice è una sola ma determina una serie di comportamenti che si declinano in varie direzioni a seconda della personale esperienza di ciascuno.

Altrimenti, il rischio è che un bambino magari non tratti male un gatto, ma tratti male il compagno in sovrappeso perché, per quella materia, nessuno ha ancora organizzato una lezione. Oppure, appena cresciuto, svuoti una tanica di gasolio nell’acqua potabile, come ho visto fare ad un tizio che evidentemente non aveva sviluppato la capacità di porsi delle domande. Sarebbero troppe le lezioni da trattare, meglio inserire un programma obbligatorio di sviluppo della coscienza. Poi, questi ragazzi diano lezioni ai propri genitori, dato che se è la scuola a doversi occupare di questi insegnamenti, c’è da chiedersi loro a cosa servano.

Sovrascrivere

SOVRASCRIVERE

Onestamente, di apprensioni verso il futuro non ne ho mai avute. Davvero mai, nemmeno quando ho vissuto anni di difficoltà economiche. Sono pronta a lasciare qualunque cosa io abbia da un minuto all’altro. Non ho alcun interesse in nessun tipo di possedimento di sorta né di accumulo di denaro o di altro e, anzi, considero la perdita il vero guadagno e la vera liberazione, anche se può sembrare un controsenso. La cosiddetta Provvidenza, comunque, mi ha sempre aiutata: basta crederci ed ecco che lei si presenta con una puntualità sconcertante.  Quando vedo la gente agitarsi per lo spread o per la sola ipotesi di perdere uno zero virgola di non so cosa, io li guardo come se fossimo popolazioni di diverse Galassie. Non capisco la loro lingua, non comprendo la loro agitazione. Mi preoccupo però di me stessa, perché probabilmente dovrei ragionare come loro, che nel 99% dei casi sono più benestanti di me. Questa popolazione di gente che sta bene, è convinta di stare male e vive nel terrore verso ciò che accadrà. Il futuro, ad ogni modo, è sempre diverso da ciò che ci saremmo immaginato, in quanto nel futuro si è portati a proiettare desideri di rosea natura. Stabilito questo, non dico che non si debbano avere progetti o fare pianificazioni, ma questi andrebbero vissuti con poca aspettativa. In tal modo, ciò che otterremo si discosterà meno da ciò che avevamo creduto.

Non ho nemmeno nostalgia del passato. Zero, mai avuta. Molte persone con cui mi relaziono mi parlano spesso degli anni addietro con un senso di perdita, organizzano rimpatriate per ritrovare persone di cui non sanno nulla da decenni, raccontano in continuazione aneddoti che mi avrebbero vista coinvolta ma che io nemmeno ricordo. Fosse stato per me, Facebook – concepito per ritrovare antiche conoscenze e vecchi compagni di scuola – non sarebbe mai nato. Ebbene: se le conoscenze sono volate via, o noi da loro, è esattamente ciò che doveva avvenire, quindi perché ricercarsi? Mai andata ad una rimpatriata in vita mia, mai avuta particolare nostalgia rispetto ai periodi della mia esistenza, trovo che il passato sia sopravvalutato per definizione. Non guardo nemmeno le foto, mi preferisco sempre oggi rispetto a qualunque giorno precedente, qualunque epoca, qualunque circostanza. Vedo i paesaggi, le persone nelle foto di gruppo e faccio fatica a inquadrarle in un contesto, i contorni dei loro visi si sono rarefatti, le situazioni vissute allora non mi comunicano più nulla, non so neanche perché quelle foto siano state fatte, che cosa si volesse cogliere.

Solo il presente è reale, e la percezione della giornata, anche la più insignificante, è quanto di più concreto abbiamo a disposizione perché non edulcorato da falsi ricordi e false proiezioni. Ciò non significa che qualche persona del passato non possa tornare, ma avverrà se è scritto e per uno scopo, non grazie ad un contatto forzato. Sovrascrivo dunque la mia vita sullo stesso disco, in un moto circolare. Non c’è un vero passato nè un vero futuro, c’è una nuova riscrittura che mi vede in scena con diversi attori e diversa sceneggiatura e, nella Commedia di adesso, non c’è ruolo per un attore del passato. Ciò che mi importa realmente, è capire dove mi trovo io rispetto al percorso che dovevo svolgere e per il quale ho stretto un patto; se le esperienze che ho vissuto, le persone che ho incontrato, mi hanno permesso questo o me ne hanno fatto allontanare. Il resto è teatro.

Movida

MOVIDA

Sono drammaticamente attorniata da persone che non fanno altro che parlare di località in cui andranno, o da cui provengono nei week-end o da settimane di ferie. Mi nauseano. Sembra che, senza tutto questo, la loro vita non abbia un senso, senza il dover raccontare il lunedì del tal posto di grido (rigorosamente al mare, neanche a dirlo!), in cui hanno preso il sole, si sono piazzati in mezzo alla ressa per l’aperitivo, hanno frequentato il tale ristorante. Tutte località banali, i soliti nomi dove vanno tutti. Mai nessuno che riesca ad attirare la mia attenzione con un luogo diverso, una scelta diversa, basata sulla scoperta di qualcosa. Nessuno che mi racconti di un paesaggio diverso, di frequentazioni diverse, di luoghi più intimi e raccolti, senza le quinte della solita messa in scena. Nemmeno uno che mi descriva un’opera d’arte, un piccolo museo sconosciuto in cui ha voluto recarsi a tutti i costi per scoprirne i tesori. E neanche un semplice week-end di chiacchiere vere e sincere, con un normalissimo caffè a casa propria, oppure a leggere un libro per poi raccontarlo.

Io odio tutto questo con l’intera me stessa, e purtroppo ci faccio i conti tutti gli anni. Una serie di éscamotage li avrei anche ideati: non li ascolto. Oppure, se mi raccontano che sono andati a mangiare una fiorentina nel locale di grido, rispondo che sono vegetariana/vegana/fruttariana (secondo la stagione). Detesto gli aperitivi, sono l’emblema della stupidità. A parer mio, tutta la movida del Pianeta Terra andrebbe cancellata per sempre, l’umanità ne avrebbe solo da guadagnare e le persone comincerebbero forse a riflettere sulla propria esistenza.

L’idea di vacanza, intesa come: cerco una località che mi aggradi (al mare, ovvio), prenoto di tutto e di più mesi e mesi prima, faccio la valigia, mi metto in coda da qualunque parte, arrivo e mi piazzo al sole fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, e poi la sabbia, il caldo, la ressa ovunque, lo struscio serale, l’agghindarsi ad ogni costo, ebbene tutto questo mi stressa enormemente e ho smesso di praticarlo all’età di 19 anni.

C’è poi il viaggio, ed è tutt’altra cosa: a partire dai miei 20, ho inteso vedere il mondo con lo zaino in spalla, senza alcuna prenotazione, alla scoperta del fascino dei luoghi e delle persone. Il viaggio è un enorme arricchimento, purché si entri nelle case delle persone, si mangi e si chiacchieri con loro. Non solo nelle belle residenze in cui si viene ospitati per mestiere, ma soprattutto nei tuguri, tra la gente più umile che ha bisogno di prestare la propria camera per tirare a campare. Ne ho frequentate ovunque, di queste persone, che ti offrono il cuore, che ti donano il loro tempo senza limiti, e sono stati i più bei ricordi. Ti mostrano i luoghi veri, la loro cultura, ti parlano la loro lingua. Li guardi negli occhi e comprendi che l’umanità è una.

Oggi, però, benché ci sarebbero ancora dei luoghi che vedrei volentieri, mi trovo in una fase di viaggio interiore. Non sento la necessità di andare praticamente da nessuna parte, ma non è chiusura come qualcuna ha provato a dirmi, piuttosto un desiderio di fare un check-point preciso, prima di avventurarmi altrove. Sto scoprendo infinite cose di me, e ho quindi bisogno di fermarmi, leggermi, ascoltarmi. Ho bisogno del silenzio, della pace, del solo contatto con la natura e con poche selezionatissime persone che capiscano tutto questo. E’ una terza fase in cui mi sono avventurata da qualche anno. 

Un detto giapponese dice: ‘Il giorno in cui smetterai di viaggiare, sarai arrivato’.

Ecco, forse sono qui.