Abbondanza

Abbiamo voluto fortemente che a Fairy House ci fossero delle arnie; la varietà di piante e di essenze qui è tale, infatti, da rappresentare un meraviglioso habitat per le api. Così, scelte le casette e tutti i componenti di cui nemmeno sapevo dell’esistenza, acquistati nuclei di api con api regine di diversa provenienza che, come ho scoperto, determinano miele di diversa qualità, abbiamo chiesto loro, semplicemente, di fare ciò che sapevano di dover fare. Senza fretta, senza sfruttamento alcuno, senza aspettarci nulla più del minimo che avremmo comunque considerato una benedizione, per noi e per loro stesse. Le ho osservate crescere le loro covate e lavorare instancabili fino a che, dopo solo un mese, i telai erano così zeppi di miele da esplodere. Pare, infatti, che nonostante la siccità questo sia un anno buono per la produzione, dopo che alcune annate precedenti lo erano state meno, e noi non ci aspettavamo di sicuro questo successo sin dai primi tempi. Il giorno della raccolta del miele, abbiamo lavorato insieme all’apicoltore che ci segue e che estrae materialmente i telai con l’ausilio dell’affumicatore che allontana le api momentaneamente. Lui passava a noi i telai, e noi ne raccoglievamo il contenuto in un grande bidone apposito. Non appena si aprono le celle, esagoni perfetti, il miele gronda a non finire. Non immaginavo che in un solo mese la produzione fosse così elevata! Abbiamo avuto l’accortezza di lasciare del miele sui singoli telai, che occorrerà per nutrire i nuovi piccoli, e ho raccolto personalmente tutte le giovani api cadute per rimetterle dove era il loro posto. Sapendo quale era la mia intenzione, nessun adulto mi ha mai punto, e non avevo alcuna protezione 😊

Abbiamo anche recuperato un alveare di api selvatiche che ronzava all’interno di una canna fumaria di una vecchia casa abbandonata. La quantità di miele che avevano prodotto era stupefacente, e abbiamo posizionato il nucleo in una nuova arnia tutta per loro.

Ecco quindi il primo Miele delle Fate, di acacia perché questo albero molto diffuso da queste parti fiorisce tra marzo e aprile. I telai sono stati poi riposizionati, ed ora le api stanno lavorando di nuovo per donare tra poco il miele di castagno, più scuro e più forte, ricchissimo di proprietà. Il mio desiderio, il prossimo anno, è di ottenere il miele di rododendro, quello di lavanda e di girasole. Dopodiché, con la cera d’api produrrò le candele e le creme per le mani e il viso. Raccoglierò anche la propoli e il polline e ne farò ampolline preziose per la salute. Il prossimo anno, il numero di arnie aumenterà e ne metteremo altre in altri terreni, perché tutto questo è semplicemente emozionante.

Mi piace pensare di fare la mia parte nella salvaguardia degli insetti impollinatori, così importanti per l’eco sistema stravolto dall’uso di veleni ovunque. Si stima che le circa 50.000 api che costituiscono ogni singolo alveare, si posino su 10 milioni di fiori. Anche su un balcone di città, però, o in un pezzettino di terreno qualsiasi, si può creare una zona-rifugio per loro coltivando fiori nettariferi, frutti e piante aromatiche: basilico, pomodori, rosmarino, fragole, meloni, e altro, da cui bandire ogni pesticida. Questa zona offrirà loro un habitat sicuro e un nutrimento secondo i loro bisogni. Gesti come questo, riconnettono alla natura e al suo fluire, secondo un ordine cosmico elevato e da rispettare ad ogni costo, facendoci sentire costruttori di santuari.

Piccole vite

E così siamo a quota sei. Dopo aver trovato Mia in una soffitta, e dopo aver salvato anche Maya e Maggie, avevo già fissato l’appuntamento dal veterinario per la sterilizzazione delle ultime due, quando abbiamo appurato che entrambe aspettavano i cuccioli. Il veterinario ci ha tenuto a chiedere più volte se eravamo intenzionati a farli nascere, ed io mi sono stupita anche solo della domanda. Purtroppo Maggie ha perso i cuccioli, mentre Maya ha dato alla luce tre bimbetti. Mi hanno chiesto di darli ad un’associazione, ma non se ne parla nemmeno, tutta questa faciloneria nel non far nascere e nel dare via non è parte della mia concezione della vita di nessuno.

Ed ecco le meraviglie ad un mese esatto di vita, i cui nomi sono stati scelti infrangendo la regola delle EMME. I braccialetti portafortuna, ovviamente, non sono stati lasciati addosso alle creaturine.

Abbiamo dunque: NAMIR, nome arabo che significa TIGRE.

Questo è SADHU, nome sanscrito che significa BUONO

E, infine, questa è FAITH (FEDE, ma anche Fatina per gli amici)

Così, guardandoli crescere di giorno in giorno, vedendoli giocare e dormire, è ancora più evidente come la bellezza della loro vita chiedesse di potersi esprimere, e così è. Li amo da morire, soprattutto quando cercano i miei occhi come a leggermi dentro, e non saranno gli ultimi.

Petizioni

Ormai posso dire che è un’attività che mi impegna davvero molto. Sono iscritta a decine e decine di associazioni che lottano per i diritti animali e perché sia riconosciuta la loro sofferenza. Un giorno le conterò, ma la realtà è che continuo ad iscrivermi e a partecipare sempre più a nuove iniziative, nuovi movimenti, restando poi sempre in contatto con loro per conoscere le sorti delle petizioni a cui partecipo, e sono centinaia. Ho deciso quasi due anni fa di scrivere tutte le azioni a cui partecipo, e quando ho cominciato a vedere la quantità di fenomeni di violenza e di sopruso che sono degne ogni mese di grande attenzione, mi sono impressionata. Intendo, in realtà, aumentare a dismisura la mia partecipazione, vorrei arrivare ad iscrivermi a qualsiasi movimento e associazione si batta su qualunque tema a livello locale, nazionale, internazionale dell’intero mondo. Mi aiuta la conoscenza di alcune lingue, perché così posso a mia volta interagire con loro e segnalare casi a me noti. Attualmente, le mail di iniziative e petizioni sono già così tante da non poterle seguire giornalmente. Devo per forza lasciar scorrere due-tre giorni per poi immergermi per alcune ore e dar loro seguito evitando troppo arretrato, o le azioni non sarebbero sempre efficaci. Le tematiche sono le più svariate, e un po’ alla volta le illustrerò io stessa sperando di gettare qualche seme nella coscienza di qualcuno. Non si tratta poi, solo, di cliccare da qualche parte, ma di leggere molti studi, narrazioni, inchieste su ciò che orribilmente avviene in ogni angolo del mondo. Talvolta, mi si accappona la pelle, pur avendo già visto e letto di tutto. Il livello di malvagità che l’uomo è in grado di raggiungere mi lascia sgomenta. Al momento, la mia azione è incisiva sul territorio italiano, francese, spagnolo, americano, canadese, indiano. Vorrei raggiungere l’intero pianeta, vorrei conoscere ogni singolo sopruso riguardi quelle anime innocenti, vorrei partecipare a tutto. Parteciperò a tutto, l’ho deciso. Alcune campagne, ovviamente, si ripropongono, perché certe manifestazioni di pura violenza si ripetono negli anni rimanendo inascoltate. Altre richiedono tempo perché le persone comincino a riflettere e a voler cambiare la propria visione del mondo e della vita. Della loro, innanzitutto, e dunque di quella degli altri. Alcune sono iniziative di giustizia per un singolo animale che ha subito atti violentissimi, altre sono destinate agli esponenti governativi, al Congresso americano, ai ministri dei vari paesi, ai legislatori perché introducano migliorie e mitighino qualche effetto. C’è anche qualche vittoria, delle gocce nel mare. Ma la mia personale impressione è che la violenza contro gli animali stia paurosamente aumentando, sia in forma diretta e derivante dalla rabbia insita in gran parte dell’umanità, sia in forma indiretta e a volte inconsapevole, come quella derivante dall’alimentazione carnea. Non viene praticata dal singolo, ma viene demandata ad altri. L’ultima cosa che vorrei fare è girare la faccia dall’altra parte, e questa attività mi ha accompagnata sin da quando avevo 8-10 anni e al tg dell’epoca mostrarono le efferatezze perpetrate agli animali nei laboratori farmaceutici. Non se ne parlava quanto ora, ma le battaglie non scherzavano affatto, facevano chiudere interi reparti d’azienda con picchetti che potevano durare mesi. La società inglese era all’avanguardia, in questo, ma quella stessa cultura ha imposto un modello di ricerca del guadagno a tutti i costi che oggi è fuori controllo e non fa onore a nessuno, che ha relegato gli animali a oggetti da sfruttare in tutti i modi. Continuerò imperterrita a partecipare a tutto, ad aumentare le mie iscrizioni in ogni dove, a fare gesti per loro sperando che perdonino quelle mani che, avendoli tanto odiati, odiavano se stesse.

Ultimi

Il 20 gennaio il Parlamento europeo si è espresso sulle raccomandazioni della Commissione d’inchiesta (ANIT) istituita nel 2020 e chiamata a esaminare l’applicazione delle norme previste per il trasporto di animali vivi. Si è trattata della prima Commissione in assoluto istituita per approfondire la questione del benessere degli animali; purtroppo, l’occasione di ottenere dei miglioramenti è andata perduta per i noti interessi industriali che si celano dietro i parlamentari votanti. Di fatto, la crudeltà nella UE è del tutto legale e accettabile.

 Infatti:
Non sono stati proibiti i trasporti degli animali non ancora svezzati

Non sono stati proibiti i trasporti delle femmine gravide

Non sono stati proibiti i viaggi più lunghi di 8 ore

Non sono state proibite le esportazioni di animali vivi in paesi extra europei

La Commissione europea intende tuttavia procedere ad una revisione completa delle leggi in materia di allevamento, trasporto e macellazione degli animali attraverso un’analisi delle problematiche che verranno approfondite per tutto il 2021 e 2022 e che porterà alla formulazione di nuove normative.

Abbiamo partecipato all’importante consultazione pubblica sulla revisione della normativa UE in tema di allevamenti, trasporto e macellazione la cui scadenza era il 21 gennaio. Mi sento sempre onorata di poter fare qualcosa insieme a tutta la mia famiglia. Pur trattandosi di un’occasione fondamentale, a cui moltissimi cittadini europei hanno partecipato, c’era però da stupirsi di determinate domande che venivano poste nel formulario.

‘ Pensa che il trasporto di femmine gravide sia da confermare o da vietare?’

‘Ritiene che il trasporto di vitelli NON ANCORA SVEZZATI sia da confermare o da vietare?’

Abbiamo risposto a tutte le domande, naturalmente, chiedendoci però se sia più cretino chi legiferi senza compassione o chi ponga certe domande con l’intento di effettuare una revisione. Certi orrori non dovrebbero esistere e basta, qualunque interesse industriale vi si celi dietro.

Una casistica tra tutte: il trasporto su strada degli agnelli dall’Est Europa all’Italia in occasione delle festività pasquali e natalizie; spesso questi cuccioli non sono ancora svezzati, si feriscono gravemente durante il viaggio e arrivano al macello dopo lunghe ore senza acqua e cibo. E la situazione è inaccettabile anche per gli ovini e i bovini che viaggiano al di là dei confini europei, verso Medio Oriente e Nord Africa.

Abbiamo richiesto telecamere nei macelli, formazione per tutti gli operatori, ampliamento di normative stringenti anche ad una serie di altre specie animali.

Vedremo cosa accadrà e quanto si avrà desiderio di intervenire per proteggere gli animali allevati a scopo alimentare, gli ultimi tra gli ultimi.

C’è un’altra importante iniziativa a cui però si può ancora partecipare entro il 31 gennaio 2022: Stop Finning – Stop the Trade (stop-finning-eu.org/it/). Ogni singolo minuto, infatti, centinaia di squali vengono uccisi per lo spinnamento della loro pinna che serve a realizzare la zuppa di squalo (73 milioni di squali ogni anno, fonte LAV, con massima concentrazione tra Spagna, Portogallo e Francia).  Gli squali, ancora vivi, vengono poi ributtati in mare, andando incontro ad una morte dolorosa per soffocamento o dissanguamento. Ebbene, poiché l’Europa è tra i principali protagonisti di questa caccia infame, chiediamo la messa al bando dell’importazione, esportazione e transito delle pinne di squalo e di razza in tutta l’UE.

Spero partecipino in tanti. Aiutiamo le creature a vivere senza alcuna forma di violenza e di sfruttamento da parte dell’uomo.

All’Autunno

Tempo di nebbie e d’ubertà matura,
Dell’almo sole amico prediletto;
Tu che, seco, la vite ti dai cura
Di far felice d’uve, intorno al tetto,
E di pomi i muscosi alberi adorni,
Gonfi la zucca, e alle nocciuòle un sapido
Gheriglio infondi, e i frutti empi di nettare,
E ancor fai gemme, ultimi fior per l’api,
Ond’esse credon che coi caldi giorni
Sopra la terra Estate ognor soggiorni,
Per cui trabocca ogni umida celletta:

Chi non ti ha visto tra le tue ricchezze?
Talor chi cerca scopre te: sei colco
Su un’aia, pigro, ventilanti brezze
Fra i tuoi crini asolando; o presso un solco
Mezzo-mietuto, mentre il tuo falcetto
Lascia di tagliar l’erba e i fiori attorti,
T’infondono i papaveri il sopore;
O, attraversando un rivo, il capo eretto,
Come spigolatrice, a volte porti;
O, ad un torchio di sidro, gli occhi assorti
Tu fissi al gemitio per ore ed ore.

Dove son, dove i cantici di Maggio?
Non pensarvi, hai tu pur tua melodia:
Quando, affocando il dì che muor, d’un raggio
Roseo le stoppie opaca nube stria,
Un coro di zanzare si querela
Tra i salci fluviali, in basso o in suso
Spinte, secondo il vento cada o aneli,
E dai borri gli agnelli adulti belano,
Cantano i grilli, ed un gorgheggio effuso
Fa il pettirosso da un giardino chiuso,
Rondini a stormi stridono pei cieli.

(Traduzione di Mario Praz)

Con questo bellissimo componimento, il grande poeta romantico inglese John Keats (1795 – 1821) descrive piccole oggettività autunnali. Questa ciclicità stagionale, che chiude con i mesi freddi, è la ruota della vita stessa; della sua vita, dato che il poeta è gravemente ammalato e consapevole di trovarsi nell’autunno della propria esistenza ancora giovanissimo. Accettata pienamente la sorte, egli non vi si ribella ma si culla nella mera descrizione di ciò che la vita offre, ove l’esistenza di ciascuno ha un profondo significato per sé e per gli altri in un universo pullulante di senso. Ogni autunno, la natura è generosa di eventi gravi e lievi, taluni impercettibili eppure importanti; talvolta, essi sembrano non lasciare traccia alcuna se non accorgendoci noi stessi della loro profondità e del loro senso. La memoria di ciò che è già accaduto ci accompagna nell’osservare ciò che accade, in una ripetizione costante ed infinita. Così, ognuno è al proprio posto nel gioco della vita, come Keats lo è in quel momento. Questo flusso continuo si smorza col calare della luce, con l’avvento del freddo, con la morte stessa. Eppure il ritorno è certo: il chiarore e il tepore accompagneranno la nostra ricomparsa che si manifesterà con certezza e come sempre accaduto, come rondini a Primavera in un ciclo infinito.

In una soffitta

Erano trascorse solo due settimane da quel 23 settembre, data in cui Missy se ne era andata, quando – un primo pomeriggio – avevo sentito un forte e disperato richiamo. Mi ero recata a trovare proprio Missy e da quel punto del prato il richiamo si faceva ancora più forte e insistente. Ho capito che si trattava di un micetto, qui ci sono molti gatti e un gran numero di nuove nascite, e che le urla venivano dall’alto. Così, sono rientrata in casa e ho salito le scale fino all’ultimo piano e da qui ho raggiunto la soffitta. Questo luogo ha infatti delle aperture da cui le future mamme si infilano per dare alla luce i loro piccoli. I miagolii struggenti mi hanno guidata fino a trovare, tra vecchie gerle e cassette di frutta, un piccolo micino totalmente solo. Era infreddolito, affamato e sul bordo di un’apertura che lo avrebbe inghiottito nel vuoto. L’ho preso, gli ho dato un po’ di latte tiepido con una siringa e poi, lasciandolo ancora affamato perché quel latte non era di consistenza sufficiente, siamo andati a procurarci il latte apposito e il biberon con cui lo avremmo nutrito nei giorni a venire. Il micetto aveva appena aperto gli occhi, ancora velati, e non doveva avere più di 10-12 giorni. Nei giorni seguenti, tenendolo al caldo e rigorosamente attaccato a me, e nutrito in continuazione ogni due ore, si è stabilizzato nel peso e nei ritmi ed ha cominciato le sue profonde dormite. Si è poi scoperto che il micino è in realtà una micina che ho chiamato Mia, secondo la mia tradizione che vuole gatte femmine con nomi che cominciano per Emme (Melissa, Minnie, Missy, Mia). Non ero, a dire il vero, in cerca di un nuovo gattino da allevare. In molti me ne avevano offerti ma preferivo cullarmi nel ricordo di Missy. E, inoltre, un compagno di vita non deve essere né acquistato né ‘dato’. Semplicemente, deve comparire sulla tua strada, in questo caso nella mia stessa casa.

La cosa più sorprendente, un vero miracolo, è l’imprinting. Mia ha iniziato a vedere il mio viso non appena ha cominciato a distinguere qualcosa, e per lei dovevo essere senz’ombra di dubbi la sua mamma. Da me trovava nutrimento, da me il calore, con me dormiva, con me giocava. Dunque, non c’erano dubbi su chi fossi. Ha da subito memorizzato la mia voce, e se in una stanza mi sente parlare, il suo capino si gira solo verso di me. La osservo moltissimo e ho notato che i suoi occhietti cercano i miei. Se giro il volto da un’altra parte, lei viene a cercare il mio sguardo. E’ commovente. Le canto delle ninne nanne e si tranquillizza all’istante, ed è come avere un bambino che sta in una sola mano.

Ora Mia sta crescendo e ha compiuto un mese. Ho cominciato a farle assaggiare una prima pappa che succhia avidamente come farebbe col biberon, non sapendo ancora mangiare pienamente. Da un giorno all’altro le sono spuntati i dentini minuscoli, da un giorno all’altro ha cominciato a camminare e poi a correre goffamente. Spesso mi sembra che rida, ed io rido con lei. Le ho già raccontato di me, l’ho portata a fare visita a Minnie e a Missy nel piccolo luogo della loro sepoltura, le ho spiegato che loro sono state grandi amiche. Crescerò Mia in casa per tutto l’inverno. Poi, in primavera, giocherà fuori e comincerà per lei una nuova avventura tra prati, boschi e altri animali con cui accompagnarsi e da cui apprendere le malizie della vita. Benvenuta Mia, cuore di mamma!

Il primo giorno d’Autunno

Missy era indubitabilmente bella ma lei non lo sapeva. Era qualcosa che noi umani riconoscevamo in lei attribuendole dei canoni estetici di perfezione che però non la riguardavano affatto. Entrata cucciola nella nostra famiglia dopo essere scappata da non si sa dove, ha mostrato presto le sue doti di cacciatrice attenta, pronta a balzare ovunque qualcosa attirasse la sua attenzione felina. Non c’è stato momento della nostra vita, in questi 17 anni, a cui non abbia partecipato; gioia e dolore che non abbia con noi condiviso. Non miagolava mai: per anni non abbiamo mai sentito la sua voce. Accettava qualunque cosa le fosse data, qualunque momento potesse vivere con noi, semplicemente essendoci e amando. I suoi sguardi erano dolci, scrutavano l’anima e inondavano di purezza. Non aveva bisogno di imporsi ma solo di condurre la sua esistenza al nostro fianco per lunghi anni, nel silenzio dei suoi pensieri, con le sue vibrazioni di pace. E’ stata per me, per noi, molto più che una compagna di vita. A me ha dato molte lezioni su cosa significhi l’amore incondizionato che penso di aver provato solo con lei e con le altre gatte che sono entrate nella mia vita. Zero scambi, zero richieste, zero condizioni. Le piaceva venire in montagna perché si sentiva un gatto a tutti gli effetti e rispondeva ai molti richiami della natura. Ma poi, rientrata a casa, amava il contatto con le nostre carezze e il calore della famiglia. Le sue fusa erano potenti e partivano all’istante non appena le si dicesse qualcosa con un certo tono di voce. Io, che non amo essere fotografata né fotografare altri, di lei ho centinaia di scatti e di video. Perché era lei, non un essere qualunque ma un essere trascendentale. A luglio Missy si è ammalata improvvisamente. Un episodio di febbre improvvisa proprio a lei che non aveva mai avuto nulla. Le venne una forma di demenza: non riconosceva i luoghi in cui andare a cibarsi e a bere, non riusciva più a dormire, tentava di scappare in continuazione proprio come fanno le persone con l’Alzheimer. Voleva uscire, si metteva di fronte al panorama dei boschi e guardava l’infinito, forse un richiamo la stava raggiungendo. Cominciai a prendermi ancora più cura di lei e a farla mangiare e bere, a portarla nella cassetta che non riconosceva più. Un paio di settimane dopo, le vidi il nasino perfetto totalmente sprofondato in un grave gonfiore del musetto. Si ritirava in disparte, Missy, e capii subito che qualcosa di grave stava accadendo. Cominciò ad emanare un odore terribile, di cancrena, dalla bocca. La veterinaria ci dette una pomata non riuscendo a capire di che si trattasse. Giorno dopo giorno, il muso si fece sempre più gonfio e cominciò a riempirsi di croste, il nasino si chiuse definitivamente e Missy respirava solo con la bocca. Smise di mangiare definitivamente e cominciai a idratarla con flebo. Le zampine davanti si deformarono impedendole di camminare senza cadere in continuazione. Gliele fasciai e mi ostinai a portarla fuori almeno dieci minuti al giorno per sentirsi viva. Faceva un passo e cascava. Allora si sdraiava e guardava di nuovo l’infinito. Vedevo la sua sofferenza ma non accettavo di dover ricorrere all’eutanasia, l’idea di togliere per mano mia la vita ad una creatura è qualcosa che non mi va giù. Il soffio di vita non appartiene a nessuno di noi. Ho quindi pregato, chiedendo a Dio che – se questa dovesse essere la fine di Missy, allora che stabilisse di non farla soffrire. A Missy, invece, ho chiesto di darmi un segno quando per lei la sofferenza fosse stata insopportabile. Ma speravo nella prima soluzione. I giorni passavano, la veterinaria diceva di non aver mai visto, in 25 anni di attività, un caso del genere. Sembrava qualcosa di inguaribile, e come unico aiuto (oltre a dell’antibiotico) ci dette una pomata che avrebbe fatto cadere le croste sul muso. L’odore era terribile. Di notte, Missy era con me nel letto, la tenevo stretta per scaldarla e le parlavo dolcemente. Cominciai a ringraziarla per il dono che aveva rappresentato per me, sentendole le ossicine del corpo che si facevano sempre più sporgenti giorno dopo giorno. Ero impotente. Una sera, dopo averla fatta bere un po’ nel letto, lei si passò la zampina sul musetto e un’intera guancia si staccò di netto lasciando scoperta l’arcata dentale. Rimasi di sasso e mi preoccupai di disinfettarla. La parte staccata, con tutte le vibrisse, era grigia e in cancrena. Missy non sembrava soffrire, però, era come se si fosse liberata di una parte di sé che non le apparteneva più. In compenso, venne via una parte di nasino e lei poté di nuovo respirare. La mattina dopo, sul cuscino trovai la seconda guancia e Missy era senza volto. Le rimanevano gli occhi, belli e dolci come sempre. Le parti in cancrena erano via, lei non ebbe più quell’odore e per me era ancora più bella di prima. Cominciò a mangiare con avidità e a bere autonomamente. Pesava un chilo e duecento grammi. La alimentavo spesso e non la lasciai un attimo sola, stava con me 24 ore al giorno. Quando ero al computer, la posizionavo sulla scrivania sopra una piccola coperta elettrica e le mettevo in sottofondo alcune melodie di Mozart che tanto le piacevano. La medicavo, la nutrivo, la portavo fuori cinque minuti a guardare l’infinito. Le parlavo e la accarezzavo tanto. Ma era di notte che sentivo di amarla come non ho mai amato nessuno. La stringevo, la coprivo, vegliavo su di lei in continuazione. Faceva la pipì ovunque si trovasse come una bambina o come una vecchina. La amavo così tanto che mi si spezzava il cuore vederla così indifesa, così gracile. Avrei fatto e dato qualunque cosa per lei incondizionatamente. Ecco cos’è l’amore. Missy resistette qualche giorno ancora e poi smise di nuovo di mangiare e di bere. Sapevo che era questione di poco e le rimase l’istinto di voler uscire come prima. Per le ore serali, le avevo fatto un giaciglio sulla grande mensola della finestra da cui poteva vedere i boschi e gli animali. Sentiva sicuramente un richiamo. Non ce la faceva più a vivere e chiesi a Dio di prenderla con sé. Avvenne così, la sera del primo giorno d’Autunno. Nel silenzio e nella pace che avevano contraddistinto la sua vita intera, senza farsi sentire, senza creare disturbo. Non si era lamentata mai. La notte, ormai un corpicino senza vita, ha dormito ancora con me e l’ho coperta come solevo fare. Ho conservato la federa su cui poggiava la testina, e ho conservato le fasciature delle zampine. La mattina dopo, in una bellissima cassetta di legno, avvolta in un lenzuolino e in una coperta che le fosse d’aiuto per l’inverno imminente, al collo un piccolo crocifisso, l’abbiamo sepolta sotto un frassino, su una collinetta del nostro terreno che vedo dalla finestra della mia camera. Rivolta ad est, saluta il sole del mattino e guarda a quell’infinito che sempre cercava. La vado a trovare ogni giorno e la piccola tomba è ora decorata di sassolini bianchi e di violette. Il vuoto è immenso, nemmeno descrivibile. Ma tutte le sere, da quando lei è lì, un cerbiatto vaga sulla collinetta e le porge i suoi saluti, e ho poi scoperto che la sua tana è proprio a tre metri dalla piccola tomba. Non è sola, Missy, è anche visitata dai molti gatti della zona che giocano con i fiocchi che ho deposto insieme alle violette. Missy sa quanto è stata amata, ed io so quanto sono stata amata da lei di quell’amore così puro. Questa mattina, recandomi da lei, le ho chiesto di farsi viva con qualunque sembianza, saprò riconoscerla all’istante. Mi chiedo se valga la pena gioire tanto per poi soffrire in questo modo, ma la risposta è si. Missy è stata una grande lezione di vita e mi ha sicuramente migliorata.

E’ stato un onore per me averti al mio fianco, Missy; spero di aver fatto abbastanza e di esserti stata degna. Ti penso sempre.

Visioni

Nei vari incontri col vecchio proprietario della casa, nei quali intendeva illustrarmi il giardino con le sue piante, la casa stessa e le sue fasi di costruzione, nonché tutte le particolarità del vivere, ci ha tenuto a raccomandarmi ossessivamente di proseguire in una serie di sue consuetudini. Tutte le sere, nella vallata davanti casa, arrivano infatti molti animali dal bosco per nutrirsi, ed io avrei dovuto inserire una recinzione elettrica per scoraggiarli. Benché si sia immersi nella natura, infatti, la natura per molte persone – ed è un pensiero assai diffuso – non deve entrare in contrasto con il loro banale vivere. Ci ha tenuto a dirmi che sugli alberi da frutta vanno appese delle trappole per catturare e uccidere i calabroni che di quella frutta si nutrono, che sull’intera superficie del cortile d’entrata occorre dare più volte all’anno del diserbante, altrimenti tra la ghiaia nascerebbe l’erba. Lo stesso diserbante andrà dato anche di qua e di là alla base degli alberi (così muoiono anche uccelli e insetti), mentre contro le talpe ci sono metodi per la loro uccisione per salvaguardare l’orto. Mi ha chiesto se avevo un gatto, e alla mia risposta positiva si è sentito soddisfatto perché così avrebbe cacciato gli scoiattoli che a settembre vanno sugli alberi di nocciole e di noci, come se io avessi preso una gatta perché mi fornisse un’utilità. E’ andato avanti così per parecchie volte, ma gli ho spiegato che non avverrà nulla di ciò che mi ha suggerito di fare. Anzi, avverrà l’esatto opposto e che se ne facesse una ragione. Non sia mai, vero, che io debba raccogliere una prugna in meno delle 30 casse che le piante offrono. O un kiwi in meno, o una mela, una pera, una nocciola, una noce, una castagna. Non sia mai che dall’orto qualcuno si prenda un cetriolo, considerando che ho avuto la benedizione di mangiare cibi dell’orto in continuazione. No, l’uomo vuole tutto per sé, ritenendo che il principio di proprietà privata sia da applicare anche contro le mosche. Un animale è come un vicino di casa che sconfina e, come tale, va ricacciato nella selva. E’ un problema culturale molto serio che fa più danni di quanto si pensi; in una parola: Egoismo.

Non solo non ci sarà alcuna recinzione, ma per molte sere mi sono recata ad osservare quei magnifici animali, vedendo branchi di cinghiali, famiglie intere di caprioli, cervi dai palchi imponenti, tassi, volpi. E’ magnifico vederli avvicinare agli alberi carichi di frutta dai quali si sono già abbondantemente serviti uccellini e insettini vari. Loro raccolgono ciò che è caduto, ma io raccolgo direttamente dai rami e lancio sui prati apposta per loro. Quegli alberi hanno dato così tanta frutta estiva da essercene per tutte le creature, ed anzi io vengo dopo di loro. Le talpe vivranno facendo ciò per cui sono nate, i calabroni anche. Nessuna creatura verrà toccata ma verrà accolta e nutrita. Nessun filo d’erba dovrà più temere una sola goccia di diserbante. L’erba tagliata verrà raccolta e fatta asciugare in un fienile per nutrire gli animali in inverno, quando il bosco offrirà poco, e costruiremo un’area in cui depositarlo per loro insieme a frutta e semi. Passerò ore a guardarli e farò in modo che mi riconoscano. Li fotograferò. Li disegnerò. Li amerò.

Luna Piena

Dalla parte opposta al Sole, con un’età di 14,7 giorni, appare magnificamente illuminata e nel massimo del suo splendore. Guardandola ci si innamora di lei all’istante, per il fascino e il potere che esercita su di noi, su animali e piante, sull’intero Pianeta. E’ meravigliosa e altera, imponente, perfetta. Si trova a metà del suo ciclo ed offre il volto pienamente, senza titubanze, senza paure, guardandoci dall’alto e benedicendoci, osservandoci dritti negli occhi senza riserve. Questa fase è la più potente di tutte, portatrice del compimento di progetti, ricongiungimento tra anime che si cercano, realizzazione di idee e creazioni. Le facoltà psichiche sono al massimo. Nella serata di Luna Piena, le si può chiedere di allontanare da noi, portando con sé nella fase calante dei giorni a venire, ciò che non fa più per noi: persone, ricordi, situazioni, paure, abitudini. E’ il rituale di allontanamento e di guarigione della psiche che può essere svolto semplicemente lasciandosi inondare dai suoi potenti raggi o facendo un bagno in mare ed esponendoci al suo sguardo.

Ogni lunazione mensile ha inoltre un significato preciso.

Quella di Agosto è la Luna del Grano: si raccolgono i frutti della terra e si prepara il terreno al prossimo inverno, così come il nostro organismo si prepara alla stagione fredda.

Settembre, Luna del Raccolto: si allontanano le ombre della notte e si fa incetta di luce interiore.

Ottobre, Luna Rossa: i rami di foglie assumono tale colore, la linfa rallenta e si va incontro al sonno invernale. L’organismo deve essere predisposto per l’inverno assumendo sali minerali e sostanze energetiche.

Novembre, Luna della Neve: i lavori si svolgono al chiuso e nel silenzio. La campagna si ferma nel proprio letargo.

Dicembre, Luna Fredda: simboleggia l’arrivo del nuovo anno attraverso il simbolo della quercia che ha profonde radici nell’oscurità dell’anno trascorso e una chioma che si eleva nel cielo nuovo.

Gennaio, Luna del Lupo: purifica e rinnova, spazza via il passato e prepara al risveglio. Si attende il Sole per ricominciare.

Febbraio, Luna di Ghiaccio: l’inverno è quasi alle spalle e si ha fame di nuovi raccolti. E’ il passaggio dal sonno al completo risveglio primaverile, chiude e riapre un ciclo.

Marzo, Luna della Tempesta: la vita si rinnova, la luce riappare, la linfa torna a fluire nella vegetazione. Molti alberi cominciano a fiorire.

Aprile, Luna dei Nuovi Inizi: tutto si rinnova e così anche l’organismo umano che si ricarica energeticamente.

Maggio, Luna della Lepre: nascono creature domestiche e selvatiche. E’ la Luna dell’abbondanza, della fecondità e del latte materno, dei profumi, dei fiori. Tutto viene seminato e l’organismo umano si libera dagli stati depressivi.

Giugno, Luna dell’Idromele: la natura rigogliosa è al culmine del suo splendore. E’ tempo di sacralità.

Luglio, Luna del Fieno: si raccoglie e si conserva per i tempi a venire. Si fanno essiccare le erbe officinali.

Domani, giorno di Luna Piena, è dunque possibile esporre i nostri oggetti più cari ai suoi raggi e allunare l’acqua da bere. Tutto andrà esattamente per il verso che abbiamo desiderato.