Amore per la Vita

BOSCO

Il contatto con la natura, imprescindibile per il genere umano, prende il nome di biofilia, dal greco ‘amore per la vita’ o ‘ amore per il mondo vivente’. Poiché ci siamo evoluti nella natura, sentiamo l’esigenza di dover mantenere un legame con essa. Anche se molti ne hanno perso consapevolezza, tutti noi ci sentiamo a casa negli ambienti incontaminati, perché è lì che abbiamo trascorso la maggior parte della nostra esistenza. Non crediamo, dunque, a chi vorrebbe renderci dei bipedi che si facciano bastare l’artificiosità dei paesaggi, l’eccessiva antropizzazione. Siamo, invece, strutturati geneticamente per amare la natura perché sappiamo che la nostra stessa esistenza e sopravvivenza dipende da essa.

Basta poco per ritrovarla e ritrovarsi. Passeggiare in un bosco, anche cittadino, ci riconnette alla nostra natura più vera e più antica. Lasciamo a casa il telefonino e ogni altra distrazione, rallentiamo i ritmi e immergiamoci nel presente, osserviamo, ascoltiamo, percepiamo. Ne otterremo grandi benefici per la nostra salute e la nostra mente. Le immersioni in un bosco rafforzano le difese immunitarie, aumentano l’energia, alleviano l’ansia, la depressione, la rabbia. Riducono lo stress, aumentano la chiarezza di pensiero, la creatività. Ci giungono quelle soluzioni che non potevano farsi strada in altre circostanze, capiamo il senso delle cose.

Il colore verde, ritenuto rilassante, è proprio quel colore che ci ricorda da dove arriviamo, quando dal verde eravamo circondati. E’ un istinto primordiale: dove c’è verde c’è acqua, dove c’è acqua c’è cibo.

Meravigliamoci di fronte alla natura, pensiamo oltre noi stessi. Comunichiamo con gli alberi come abbiamo sempre fatto, anche se è un singolo albero su un marciapiede. Ringraziamolo e rispettiamolo. Ogni anno, in tutto il mondo, vanno perduti più di 13 milioni di ettari boschivi: un’area paragonabile alle dimensioni dell’Inghilterra. La loro perdita è la perdita della biodiversità, l’aumento degli inquinanti, la cancellazione delle culture dei popoli delle foreste. E’ la perdita di noi stessi, soprattutto quando pensiamo che ciò che accade molto lontano da noi non comporti per noi alcun danno. Amiamo dunque, di più, la nostra casa.

21 giugno

YULIN - CANI

Si stima che, solo nelle case degli italiani, vi siano almeno 6 milioni di cani regolarmente tatuati o dotati di microchip, in Europa 66 milioni. Se tutti i detentori di un cane tatuato, che si presume lo abbia a cuore avendolo anagrafato, firmassero contro l’orrore del Festival della carne di cane di Yulin che avrà inizio il 21 giugno in Cina come tutti gli anni, l’effetto sarebbe importante.

Credo invece che a firmare siano sempre gli stessi, anche molti che un cane nemmeno ce l’hanno. In effetti, non è fondamentale averlo per comprendere che quello schifo vada fermato, ma è d’obbligo che tutti i possessori di un cane, che sostengano di amarlo, lo facciano. Altrimenti non lo amano. Così come non possiamo sostenere di amare i bambini se ipernutriamo il nostro e siamo insensibili contro le altrui creature, allo stesso tempo non possiamo guardare negli occhi il nostro, di cane, senza vergognarci per non aver fatto nulla per quelli come lui che, semplicemente, sono nati da un’altra parte.

E’ vero, ci sono quelli che comprano un cane (non lo adottano) per farne un’estensione estetica di sé, per mostrarlo in giro, per sentirsi più temibili, per agghindarli. Malati di mente da cui non c’è nulla di buono da aspettarsi. Ciò che non mi sarei aspettata, invece, è che sui siti dei principali operatori cinofili non compaia una parola – dico una – su questa tragedia, come se l’occuparsi dell’educazione cinofila fosse solo una professione e che, per questo, sia avulsa dall’affrontare temi che riguardano le specie con cui si intrattiene. Come possono pensare di saper comprendere i cani se poi non utilizzano questo loro sapere per cambiare il mondo? Potrebbero, come operatori, organizzare cortei presso l’Ambasciata Cinese, alimentare raccolte di firme. Potrebbero fare cultura sul rispetto, sulla non violenza.  Potrebbero diffondere la conoscenza di quel Festival ai molti che purtroppo ancora non lo conoscono. Potrebbero.

YULIN- CANI 2

Io non ho un cane, ma continuerò a firmare, per diversi giorni e su svariate piattaforme. Scriverò mail e continuerò a farlo anno dopo anno, fino a sperare che quella sagra dell’orrore finisca per sempre e smettere di pensarci. Mi vergogno di queste manifestazioni dell’uomo, chiedo a quei cani di perdonarci, di comprendere la nostra sete di violenza, loro che ci guardano negli occhi fidandosi di noi. Nel frattempo, poiché non guardo quasi mai la televisione, non so se i telegiornali ne parlino. Immagino siano molto occupati nei soliti salamelecchi nei confronti dei potenti di turno. Poveri cani, ma anche poveri noi.

LIMAV


MACACHI

Esiste anche la LIMAV, organizzazione internazionale di medici che ha, come finalità, l’abolizione della sperimentazione animale e una visione della medicina non antropocentrica. Bravi! Penso di volerli sostenere come socia. Il fatto è che, nonostante si pensi il contrario, un numero sempre maggiore di persone e di professionisti sta innalzando la propria coscienza al disopra delle brutture alle quali altri vorrebbero che ci abituassimo. Invece, qualcuno comincia a mettere le cose in discussione e ne parla ad altri, poi si condivide un modo diverso di concepire la vita nostra e altrui e a pretendere il rispetto per tutti, e il processo parte. Nascono organismi, associazioni, movimenti, e questi generano un effetto che cresce vertiginosamente. Oltre all’inefficacia ormai comprovata della sperimentazione animale, c’è innanzitutto il fatto che non abbiamo il diritto di considerare alcuna creatura come un oggetto di cui disporre a nostro piacimento inducendogli dolore e privandolo della sua vita. Questo è un gravissimo peccato, sia verso gli animali che verso noi stessi, che non siamo stati creati per questo.

‘4 macachi, forse 6. Nati per essere cavie, verranno immobilizzati, resi ciechi tramite un intervento chirurgico, sottoposti a test ed esperimenti per cinque anni e poi, quando non serviranno più, “eutanasizzati”, ovvero uccisi. La ricerca ha avuto il via dall’Università di Torino, dipartimento di Psicologia, in collaborazione con l’ateneo di Parma (dove si trovano fisicamente gli stabulari dei macachi) ed è stata finanziata con 2 milioni di euro.’
“Il cervello non ha recettori del dolore” si giustificano i ricercatori, ma al tempo stesso si cautelano “siccome il progetto prevede una lesione unilaterale della corteccia visiva primaria, si ritiene cautelativamente opportuno stimare il livello di sofferenza atteso come grave”.

Certo, c’è il solito ritornello per cui tutti vorrebbero curarsi qualche malanno, ma occorre considerare che la maggior parte delle malattie sono indotte dallo stile di vita perlopiù indotto da un sistema marcio, che ci vorrebbe tutti ammalati per considerarci un business. E quanti animali vorremmo sacrificare con la nostra bramosia? E senza compassione, come potremmo definire noi stessi?

Capire

ANIMA

Quando si compie un percorso spirituale, quando le domande che ci si pone da sempre sono sulla nostra vera natura, sul perché ci accadano determinate cose, su quale sia la nostra missione, quella vera, è l’inizio della felicità. La nostra anima ha un sapere antico, frutto delle esperienze già acquisite e di quelle che ha bisogno di fare di reincarnazione in reincarnazione. La nostra anima ha bisogno del corpo per acquisire queste esperienze, per evolversi possibilmente in una spirale ascendente, per produrre buon karma. Quando si comprende questo, si comprende sostanzialmente tutto: il senso delle esperienze e degli incontri, il senso del dolore, il senso dei nostri errori verso noi stessi e verso gli altri. Si comprende chiaramente come sia fondamentale la qualità del nostro agire, dei nostri pensieri, di ciò verso cui poniamo attenzione. Ciò che si arriverà soprattutto a comprendere è la necessità di far evolvere la nostra anima lungo l’interezza del suo percorso, di cui questa nostra vita rappresenta solo un breve tratto. L’insegnamento più prezioso è di considerare la natura vera dell’anima, che è sempre di felicità, e di vedere il mondo materiale e le cose che ci accadono solo per quello che sono: una rappresentazione teatrale a cui partecipano una serie di personaggi che, come in una pièce, entrano ed escono dalle quinte, recitano una parte maggiore o minore, a volte una sola battuta, ma il tutto è funzionale ad un’esigenza estremamente più alta, ossia quella di pagare i debiti karmici e di       produrne di buono per la vita successiva. Tutto ciò che ci accade, ha un tempo limitato, anche se dovesse durare per questa intera esistenza. I tempi dell’anima, infatti, sono assai più ampi; ciò che per noi quaggiù rappresenta una tragedia, per l’anima può rappresentare la lezione che aspettava, per ottenere la quale si è di nuovo reincarnata. E’ il patto che ha stretto all’inizio, verso il quale non può e non deve mancare. Così nelle prossime esperienze, fino a raggiungere livelli più elevati. Occorre avere una vista spirituale, usare cioè un senso che capta oltre i corpi, oltre il tempo, oltre lo scorrere dei drammi.

Si guarda agli altri non come a delle persone fisiche che si muovono nella scena del momento, ma bensì alle loro anime, portatrici di antiche memorie, antichi dolori, pronte anch’esse a rinnovare l’esperienza quando sarà il momento. Guardi nei loro occhi e ne vedi l’anima. Guardi negli occhi di un animale e ne vedi l’anima. Guardi una pianta e ne vedi l’anima. Senza ciò che ci anima, infatti, tutti noi saremmo solo dei cadaveri, dei tronchi morti, portatori di nulla.

Ma l’anima, ci conduce altrove secondo la nostra personale missione. Capiamo il disegno più grande e comprendiamo il viaggio che stiamo svolgendo, e a che punto siamo.

Animal Politics EU

ELEZIONI EUROPEE

Quando qualcuno, in passato, si scandalizzava del fatto che avessi a cuore la protezione degli animali e mi chiedeva se non fosse meglio che mi occupassi della specie umana, io rispondevo: ‘E’ esattamente ciò che sto facendo’. Oggi, devo dire, quasi più nessuno muove le stesse obiezioni, forse cominciano a connettere il fatto che la questione animalista è strettamente legata al benessere dell’intero pianeta e delle sue creature, si batte contro le grandi multinazionali del farmaco e dell’alimentazione, lotta per la riduzione delle emissioni inquinanti: in pratica, si occupa dell’uomo.

Nel favorire la lotta per i diritti e la tutela di ogni essere senziente, non solo l’uomo ne trarrà moltissimi benefici per se stesso, sul piano della salute, della qualità di vita, di una possibile riduzione della povertà, ma li otterrà soprattutto sul piano etico, verso il quale ho un debole. L’uomo, rinunciando alla violenza verso esseri più deboli, smetterebbe di essere un vigliacco e un violento e la sua anima potrà solo ringraziarlo.

Per la prima volta nella Storia, 11 Partiti Animalisti di undici Nazioni diverse si presentano alle Elezioni Europee del 2019.

Il 4 Aprile 2019 al Parlamento Europeo di Bruxelles, questi movimenti hanno presentato il proprio Manifesto Europeo per le Politiche Animaliste e, successivamente, hanno dato vita al gruppo europeo “Animal Politics EU”.

All’interno di queste storiche elezioni, c’è stata una novità assoluta nella politica italiana. E cioè per la prima volta nella Storia del nostro Paese, un Partito Animalista si presenta e concorre in una Elezione Nazionale in tutto il Territorio. Difatti il Partito Animalista, con propri candidati, sarà presente in tutta Italia, finalmente portando sulla scheda elettorale il simbolo della Difesa dei Diritti degli Animali e dell’Ecosistema nonché, di riflesso, di Tutti Noi Esseri Umani.

Questi i punti del programma:

  • Innalzare lo stato morale e legale degli animali

  • Migliorare il benessere degli animali negli allevamenti ed assicurare un vero rafforzamento della legislazione sul benessere animale tramite tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea

  • Porre fine al crudele trasporto a lunga distanza di animali vivi, dentro e fuori l’Unione Europea

  • Fermare la pesca intensiva, dentro e fuori le acque Europee

  • Porre fine alla sperimentazione animale con obiettivi immediati di riduzione e sostituzione, combinati con incentivi ai metodi sostitutivi di sperimentazione

  • Interrompere le deroghe di legge ed i sussidi per le cosìddette tradizioni culturali e religiose che comportano crudeltà sugli animali, come la corrida ed i combattimenti con i tori, la macellazione senza stordimento e vietare la produzione di foie gras

  • Combattere il commercio illegale di animali domestici nella Unione Europea e fermare il trattamento barbaro di cani e gatti randagi in Europa

  • Vietare la caccia e proibire l’importazione di trofei di animali selvatici

  • Chiudere tutti gli allevamenti di animali da pelliccia in Europa e vietare l’importazione di pellicce da Stati terzi

  • Mettere fuori mercato i pesticidi pericolosi e sostanze chimiche dannose

  • Contrastare il cambiamento climatico supportando il passaggio verso uno stile di vita basato sui vegetali, migliorando il tasso di CO2 per le industrie e aumentare gli sforzi per realizzare il completo passaggio alle energie rinnovabili

  • Realizzare un efficiente, affidabile ed accessibile trasporto pubblico, come alternativa ai viaggi aerei.

Kitties

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Entrando nella mia casa di montagna, chiusa da alcuni mesi, ho trovato sul divanetto in cucina tre piccoli micini. Potevano avere si e no un mese di età, e la loro mamma, fuggita proprio quando stavo aprendo la porta, vi si era intrufolata dal buco della presa d’aria, non ancora finito e chiuso con un solo cellophane ora strappato. Mi si è aperto il cuore. Ho pensato che quella mamma fosse stata particolarmente in gamba nell’identificare un luogo appartato e difeso dalle intemperie per far nascere i suoi cuccioli. Due tigrati, come lei, e uno completamente nero come il papà, che gironzolava anche lui nei pressi della mia casa come molti altri gatti. Quella gatta ha pensato che i piccoli ora fossero minacciati e si è avvicinata chiamandoli disperatamente. Così, li ho messi in una cesta con una coperta fuori dalla casa, insieme a una doppia pappa. Di notte ho vegliato e ho assistito ad una scena straordinaria da dietro la finestra. La mamma si è avvicinata una volta, con tutta una serie di piccoli versi che non appartengono a un gatto che non sia neomamma, ha preso un cucciolo in bocca e l’ha portato altrove. Da quel momento, è passata all’incirca un’ora prima che tornasse. Ho pensato che, forse, le bastasse prenderne uno per sentire di aver svolto la sua missione materna, dato che non tornava più. Ma poi, ho risentito i suoi piccoli versi e, di nuovo, si è riavvicinata ai due restanti. Loro le rispondevano, riconoscendola all’istante. Ne ha preso un altro e se l’è portato via. Poi, dopo un po’, è venuta una terza volta e ha preso il terzo micino rimasto solo. L’ho lasciata fare tutto perché è questo che doveva fare, ed è questo che i piccoli volevano, semplicemente ricongiungersi. Ma esaurita l’emozione dell’intera scena notturna, la mattina seguente un pensiero ha cominciato a farsi strada e a lasciarmi attonita. Quella gatta, come tutti i gatti, sapeva contare! Sapeva di avere tre cuccioli, non un numero indefinito, ma proprio tre. Li riconosceva uno ad uno nella loro diversità, ed è tornata per tre volte. Potrà sembrare un pensiero ordinario ma credo che non lo sia affatto. Sapeva quanti viaggi avrebbe dovuto fare, sapeva che – preso un gattino – qualcos’altro rimaneva ancora da fare; preso il secondo, l’impresa non era ultimata affatto. Che cos’è, questo, se non un conteggio? Sono rimasta meravigliata a lungo, come avessi fatto una scoperta secolare, che pure così considero. Basta poco, a stupirsi; basta porsi a livello dell’altro per capire il suo mondo, per comprendere un’infinità di cose di enorme bellezza.

Sacrificio

AGNELLO

Io credo davvero che se ne possa fare a meno. Si può evitare, anzi lo si deve, di partecipare alla mattanza di agnelli perché la religione delle nostre radici lo richiede, considerato il fatto che la carne di agnello è cibo anche per i molti che non conoscono una sola parola del Vecchio o del Nuovo Testamento. L’agnello, che simboleggia la mitezza, l’accettazione, la rassegnazione, come fu quella di Cristo. Ma dobbiamo anche far pace con la nostra coscienza, e interrogarci su cosa ci sia dietro a delle costolette. A quanto orrore e sofferenza indotta a quelle povere creature; se solo il popolino mangiatore di carne di agnello le conoscesse, probabilmente smetterebbe di acquistarne. O forse nemmeno, dato che qualcuno mi ha risposto che è tradizione, quindi si ‘deve’ mangiare. Deve? Beh, io non devo nulla se questo mi fa star male. Rispondo che ci sono due modi di intendere la religione, ovvero su un piano letterale o su un piano simbolico, analogico. Quest’ultimo, il piano esoterico, ti insegna ad andare a fondo alle questioni, agli insegnamenti; ti dice che ogni gesto, ogni parola, ogni segno, ha un significato profondo da ricercare. Gesù ha sacrificato se stesso, non un agnello. E per quanto io non ami il termine sacrificio, penso proprio che è nel sacrificio di sé che può trovarsi una liberazione, una felicità, non nella violenza perpetrata ai danni del prossimo. Chi sostiene che tutto sia tradizione, invece, intende la religione come un ottuso intenderebbe la letteratura: una sequenza di parole e niente più. Dunque, si ferma alla superficie delle cose e, trascurandone ogni significato più alto, ottiene proprio di danneggiare la propria anima, poiché la lettera può uccidere la coscienza. Poveri agnelli, e poveretti tutti.

Certificazione etica

mappa

Secondo molti allevatori di animali da pelliccia, fornitori di grandi marchi quali, ad es., Max Mara, Woolrich, Moncler e Loro Piana, gli animali sono trattati correttamente e le produzioni garantite da certificazioni etiche. Premesso che se io fossi la proprietaria di una di queste aziende volerei in Finlandia personalmente più volte per verificare di persona cosa venga fatto a quei poveri animali; premesso che l’ultima cosa che farei è di fidarmi di chiunque mi assicuri una qualunque cosa, evitando così di dover rilasciare dei comunicati stampa ipocriti in cui dire che ero all’oscuro di tutto (nel 2019, con tutta l’informazione circolante? Dunque sono anche cretini, oltre che assassini?). Premesso questo, la produzione etica di pellicce non può ovviamente esistere, è un ossimoro. Non si tratta di lana che può essere tosata, è pelo che viene strappato alle volpi, ai visoni, ai procioni dopo che li si è allevati contro la loro stessa natura per renderli oggetti ad uso, guarda un po’, dell’uomo. Nel servizio di Report andato in onda lunedì scorso e tutt’ora disponibile in rete, si sono mostrati i metodi di allevamento ed uccisione di quegli animali, compreso lo squoiamento di animali ancora vivi, che si rialzano sulle proprie zampe e guardano la telecamera cercando la pietà di chi li sta osservando. Una scena che farebbe star male chiunque.

E’ questo che vogliamo essere? E’ questo che vogliamo per noi, oltre che per gli altri? Siamo sicuri di non poterne fare a meno?

Sono pratiche violentissime che rendono noi stessi vittime, in quanto abbassa la nostra capacità di provare compassione rendendoci automi privi di coscienza.

In diversi paesi europei la produzione di pellicce è già stata vietata, mentre in Italia, benché l’85,5% dei cittadini sia favorevole al suo divieto, una proposta di Legge giace in Parlamento dove, evidentemente, non hanno tempo per occuparsi di questo.

Ci stiamo dando da fare, però, e sono certa che ci riusciremo. Nel frattempo, prima di comprare pellicce o capi con inserti, o oggetti, dovemmo avere il fegato di guardare negli occhi quel procione e poi di entrare in negozio e di sentirci più eleganti.

Leggere Thoreau

THOREAU

Avevo già letto Walden. Vita nel bosco, in cui Thoreau racconta, giorno per giorno, i due anni trascorsi in solitudine nel bosco, attraverso l’osservazione della natura, degli alberi, dei fenomeni atmosferici. Una bibbia ecologista. Mi era piaciuto già molto, perché vi avevo trovato quello spirito di riconnessione alla natura a me tanto caro, ad un vivere ancestrale. Anche lui, compreso più tardi ma non del tutto alla sua epoca, era scappato dalla civiltà che temeva, per ritrovare se stesso.

Ho poi letto altre sue opere e le pagine del suo diario, e subito ho sentito, in quelle parole, in quel preciso modo di cogliere le cose, di accorgersi del mistero della natura, di rapportarlo all’uomo, delle forti vibrazioni. Ho sentito che i suoi scritti erano per me, per quelli come me, che hanno un certo tipo di sensibilità romantica, che piangono per un albero abbattuto come per un animale ucciso, che parlano ad essi, li accarezzano, li ringraziano. Ho sentito che quel tipo di sensibilità è di pochi ma non di nessuno, e quei pochi vengono uniti da un legame indissolubile a dispetto delle epoche e delle reciproche esistenze. Non cerco, in una persona, un dato mestiere o una certa provenienza, non mi importa che macchina abbia o che abiti porti, mentre cerco questo tipo di sensibilità. Se la percepisco, quella persona entra nella mia vita e vi rimane. Un giorno scriverò sul sistema scuola, dal mio punto di vista da radere totalmente al suolo e da rifondare su altri presupposti, e Thoreau è uno di quegli autori che vi inserirei.

 

Da ‘I boschi del Maine

‘Strano che così poche persone vengano nei boschi a vedere come il pino vive e cresce sempre più in alto, sollevando le sue braccia sempreverdi alla luce – a vedere la sua perfetta riuscita; i più invece si accontentano di guardarlo sotto forma delle tante ampie tavole portate al mercato, e considerano quello il suo vero destino. Ma il pino non è legname più di quanto lo sia l’uomo, ed essere trasformato in assi e case non è il suo impiego autentico e più elevato, non più di quanto lo sia per l’uomo essere abbattuto e trasformato in letame. C’è una legge più alta che riguarda il nostro rapporto con i pini quanto quello con gli uomini. Un pino abbattuto, un pino morto, non è un pino più di quanto le spoglie di un defunto siano un uomo. Si può dire che colui che ha scoperto solo alcuni dei pregi dell’osso di balena e dell’olio di balena abbia scoperto il vero scopo della balena? O che colui che abbatte l’elefante per l’avorio abbia “visto l’elefante”? Questi sono utilizzi meschini e accidentali, proprio come se una razza più forte ci uccidesse allo scopo di fare bottoni e pifferi con le nostre ossa; perché ogni cosa può servire uno scopo più vile oltre che uno più elevato. Ogni creatura è migliore da viva che da morta, uomini e alci e alberi di pino, e colui che lo comprende appieno preferirà conservarne la vita che distruggerla.
E’ il boscaiolo, allora, a essere amico e amante del pino, a stargli più vicino di chiunque e a comprendere meglio la sua natura? E’ il conciatore che gli ha tolto la corteccia, o chi ne ha ricavato la trementina, a entrare nelle fiabe dei posteri come colui che alla fine venne tramutato in un pino? No! No! E’ il poeta; è colui che fa del pino l’uso più sincero, che non lo accarezza con un’ascia né lo solletica con una sega, che sa se il suo cuore è falso senza inciderlo, che non ha comprato la licenza di abbattimento dall’amministrazione cittadina. Tutti i pini rabbrividiscono ed emettono un sospiro quando quell’uomo mette piede nella foresta. No, è il poeta, che li ama come la propria ombra nell’aria e li lascia in piedi. Sono stato in segheria, e in falegnameria, e in conceria, e alla fabbrica di nerofumo e alla raccolta della trementina; ma quando da lontano ho visto le cime dei pini ondeggiare e riflettere la luce al di sopra del resto della foresta, mi sono reso conto che non è quello citato l’uso più elevato del pino. Non sono i suoi ossi o la sua pelle o il suo grasso che amo di più. E’ lo spirito vivente dell’albero, non lo spirito della trementina, con cui sono solidale e che guarisce i miei tagli. E’ immortale quanto lo sono io, e forse andrà altrettanto in alto in paradiso, dove ancora svetterà sopra di me’.

Diario, 24 gennaio 1856

‘Trovo che nella mia idea di villaggio l’olmo si è fatto più strada dell’essere umano. Hanno lo stesso valore di molte circoscrizioni elettorali. Costituiscono essi stessi una circoscrizione. Il povero rappresentante umano del suo partito, mandato fuori dalla loro ombra, non comunicherà la decima parte della dignità, dell’autentica nobiltà e ampiezza di vedute, della solidità e indipendenza e della serena benevolenza che essi comunicano. Guardano da una municipalità all’altra. Un frammento della loro corteccia vale la schiena di tutti i politici dell’Unione. In un loro ampio senso, sono antischiavisti. Mandano le loro radici a nord e a sud, a est e a ovest nel Kansas e nella Carolina in barba ai conservatori, che non sospettano tali ferrovie sotterranee; migliorano il sottosuolo che essi non hanno mai smosso, e per una distanza di molto superiore alla loro altezza, se sostenere i loro principi lo richiede. Combattono con le tempeste di un secolo. Guarda quante cicatrici portano, quanti arti hanno perduto prima che noi nascessimo! Eppure non si ritirano mai; votano con costanza per i loro principi, e mandano le loro radici sempre più lontano dal medesimo centro. Muoiono al posto loro assegnato, lasciando un fusto durissimo per chi lo taglierà, e un ceppo che funge da monumento. Non partecipano a nessun congresso, non scendono a compromessi, non hanno bisogno di una linea politica. L’unico principio che hanno è la crescita (…) Non si trasformano da radicali in conservatori, come gli uomini (…)

Sguardo laterale

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Più volte, qualcuno mi ha fatto notare che quando parlo di animali io sorrido. E’ così. Sento di amarli e di volerli conoscere, sento di essere in profonda armonia con loro. Mentre sono spesso infastidita dalle persone, non lo sono degli animali, incorrotti e puri. Ciò che io cerco di raggiungere da anni, cioè quella felicità assoluta data dal non essere o dall’essere tutto in quanto se stessi, un animale l’ha trovata da sempre. Non è inconsapevolezza, questo è un concetto umano che vogliamo estendere ad altri per giustificare noi stessi. E’ piuttosto piena consapevolezza di ciò che uno è, quale sia la sua missione, e accettarla come fatto imprescindibile e imperscrutabile. Ciò che un animale è, come un fiore, un albero, è e basta. Non si fanno domande non perché non abbiano un pensiero come il nostro e non capiscano a cosa realmente pensare, ma perché la loro comprensione dell’esistenza è reale, assoluta, totale. C’erano prima di noi e ci sopravvivranno, continuando la loro vita di stagione in stagione, di generazione in generazione, sapendo perfettamente cosa fare e come. Tutto qui, il mistero della loro felicità. Esistere perché tutto funzioni, stando al proprio posto e non cercando altro. Osservo gli animali così tanto e da così tanti anni che posso dire di aver ricevuto molte lezioni da loro, mi hanno insegnato molte cose. A fluire nella vita, a sopportare per rimanere me stessa. Come farebbe un mulo, guardo avanti verso il mio personale orizzonte ma mantengo uno sguardo laterale, percependo tutto ma non lasciandomi cambiare da nulla e da nessuno. So chi sono, lo devo a loro.