Dialoghi: sulla civiltà, sull’anima, sul cibo

Srila Prabhupada: La civiltà occidentale è una civiltà sbagliata che aumenta artificialmente le necessità della vita. Per esempio, prendiamo l’energia elettrica. La luce elettrica ha bisogno di un generatore e per farlo funzionare ci vuole il petrolio. Appena la scorta di petrolio finisce si ferma tutto. Per avere il petrolio però dovete cercarlo con grande impegno e perforare profondamente la Terra, qualche volta in mezzo all’oceano. Questo è ugra-karma, un lavoro orribile. Si può ottenere lo stesso scopo coltivando semi di ricino, da cui estrarre l’olio da mettere in una ciotola con uno stoppino.

Ammettiamo che con l’elettricità abbiate migliorato il sistema d’illuminazione, ma per ottenere questo miglioramento dalle lampade ad olio di ricino alle lampade elettriche è necessario un duro lavoro. Dovete andare in mezzo all’oceano a trivellare per estrarre il petrolio e in questo modo perdete il vero scopo della vostra vita. Siete in una posizione pericolosa, in un continuo susseguirsi di nascite e morti nelle varie specie di vita. Come riuscire a liberarsi da questo ciclo di nascite e morti – questo è il vostro problema. E questo problema è destinato ad essere risolto quando si ha la forma umana. Avete un’intelligenza abbastanza sviluppata per realizzarvi, ma invece di usarla per questo scopo la impiegate per passare dalla lampada ad olio alla lampada elettrica. Questo è tutto.

Discepolo 1: La gente potrebbe dire che i tuoi suggerimenti non sono pratici. Inoltre, con l’elettricità si fanno molte altre cose, oltre che illuminare. La maggior parte delle nostre comodità moderne dipende più o meno dall’elettricità.

Srila Prabhupada: In questa vita puoi anche vivere comodamente, ma nella prossima potresti diventare un cane.

Discepolo 2: La gente non ci crede.

Srila Prabhupada: Che ci creda o no, questo è vero. Per esempio, un bambino non sa che diventerà un giovanotto, ma sua madre e suo padre lo sanno. Se il bambino dice: “No, non diventerò un giovanotto,” questo è infantile. Il padre e la madre sanno che il bambino diventerà un giovane uomo e che dovranno educarlo in modo che possa sistemarsi adeguatamente. Questo è il dovere di colui a cui è affidato il figlio. Nello stesso modo, quando parliamo di trasmigrazione dell’anima, un mascalzone può dire: “Non ci credo,” ma essa resta una realtà. Un mascalzone, un pazzo, può dire che non è vero che ci sia la trasmigrazione, ma la realtà è che dovrà accettare un altro corpo in base alla qualità del suo impegno in questa vita.

Discepolo 2: E se qualcuno dice: “È difficile trascorrere la vita a coltivare i semi di ricino e in generale è molto difficile coltivare. È più facile andare in una fabbrica per otto ore, tornarsene a casa con il denaro e divertirsi.”

Srila Prabhupada: Puoi divertirti, ma divertendoti dimentichi il vero scopo della vita. È una cosa intelligente? Ti è stato dato il corpo umano per migliorare la tua prossima vita.

Discepolo 1: Una volta, nella proprietà di John Lennon a Londra, dicesti che il trattore è la causa di molti guai oggi. Ha tolto tutto il lavoro ai giovani e li obbliga ad andare in città a cercare lavoro e qui vengono coinvolti nella gratificazione dei sensi. Ho notato che la vita in campagna è più semplice, più serena. È più facile occuparsi della vita spirituale.

Srila Prabhupada: Sì. La vita in campagna agita meno e affatica meno la mente. Basta che lavori un po’ per procurarti il cibo e per il resto del tempo puoi impegnarti nella coscienza di Dio. Questa è la vita ideale. [Srila Prabhupada mostra un fiore]. Guardate le fibre più piccole di questo fiore. Si possono fare in una fabbrica fibre così piccole? E com’è brillante il loro colore! Basta che osservi un fiore per diventare cosciente di Dio. C’è una macchina chiamata “natura” e tutto deriva da questa macchina, ma chi l’ha costruita?

Con esponenti delle Nazioni Unite:

Srila Prabhupada: Supponiamo che io chieda all’organizzazione delle Nazioni Unite di spiegare lo scopo di questa manifestazione cosmica. Io sono stato creato con un corpo di uomo, un altro con un corpo di elefante e un altro ancora come formica. Perché accade questo? Il sole sorge al momento giusto, la luna sorge al momento opportuno e le stagioni cambiano. Qual è lo scopo dietro a tutto ciò?

Sig. Sharma: Penso che le Nazioni Unite si troverebbero in difficoltà a risponderti.

Srila Prabhupada: Allora le persone, nonostante la loro cosiddetta cultura, sono diventate molto ottuse.

Sig. Sharma: Oh, sì. La cultura oggigiorno consiste in una semplice conoscenza libresca.

Srila Prabhupada: Anche se una persona esegue perfettamente i propri doveri, ma non capisce lo scopo della creazione, qualunque cosa faccia è semplicemente una perdita di tempo. Quindi, secondo il nostro punto di vista le Nazioni Unite sono solo una perdita di tempo. Anche da un punto di vista pratico, esse sono incapaci di risolvere qualsiasi cosa. L’idea originale era di impedire la guerra, ma ci sono state invece moltissime guerre che esse non sono riuscite ad impedire. Si sono dati il nome di Nazioni Unite, ma in realtà diventano sempre più dis-unite.
Le Nazioni Unite sono solo un insieme di persone che ingannano e sono ingannate. Qualcuno vuole ingannare e qualcun altro viene ingannato. Questa è la nostra opinione. Quindi come può un insieme di persone che ingannano e di persone che sono ingannate fare qualcosa di buono per la società umana? Esse ingannano. Non sanno come ottenere la pace, ma proclamano di poter portare la pace nel mondo. Dunque sono dei truffatori.

Sig. Sharma: Sì, molte persone diranno che le uniche cose importanti sono quelle che si possono spiegare razionalmente. Tutto il resto è aldilà della ragione.

Srila Prabhupada: Il nostro ragionamento però è logico. Tutto quello che si trova in questa stanza è stato creato, non è vero?

Sig. Sharma: Sì.

Srila Prabhupada: Questo tavolo è stato creato, la luce è stata creata – tutto è stato creato da qualcuno. Allora come puoi negare il fatto che qualcuno abbia creato tutto l’universo? Se affermi che tutto è avvenuto meccanicamente, questa è un’affermazione da mascalzoni. Qualcuno lo ha creato, ma chi è questo qualcuno? Non siamo noi i creatori. Perciò possiamo capire che questo mondo è stato creato da qualcun altro e quindi dobbiamo chiederci: chi è il proprietario? Sarò io il proprietario o sarà il creatore?

Sig. Sharma: Naturalmente il creatore.

Srila Prabhupada: Allora perché dicono: “Questo è il mio Paese?”

Sig. Sharma: Stai forse dicendo che gli Stati Uniti non appartengono agli americani?

Srila Prabhupada: Sì. Non appartengono a loro. Eppure questi mascalzoni dicono: “Questo è mio. Questa è la mia bandiera.” Perciò sono tutti dei truffatori. Combinano le cose cercando di ingannare gli altri. Gli americani pensano: “Come possiamo ingannare i russi?” E i russi pensano: “Come possiamo ingannare gli americani?” È questa la civiltà – comportarsi da truffatori e sprecare il tempo nelle cosiddette conferenze? Questa è civiltà?

Sig. Sharma: No, affatto.

Srila Prabhupada: In America hanno ingannato gli indiani pellerossa. Hanno preso la loro terra ed ora proclamano: “È mia.” E allora, dove avete preso questa terra? Avete ingannato gli indiani ed ora dite che la loro terra è vostra. Questo accade in tutto il mondo. Napoleone pensava: “La Francia è mia.” La Francia è ancora lì, ma dov’è Napoleone? Dove si trova ora? In Francia, all’inferno o in paradiso? Ci sono moltissimi posti e moltissime specie di vita. In questo corpo, in questa vita, io posso essere un nazionalista – come Napoleone o come Gandhi o come qualcuno che combatte nelle Nazioni Unite. Non appena questo corpo finirà ne prenderò un altro. Quindi tutta la durata della mia vita precedente è stata semplicemente uno spreco di tempo.

Sig. Sharma: Ho capito.

Srila Prabhupada: Semplicemente uno spreco. Stanno semplicemente sprecando il tempo. Non hanno una conoscenza perfetta – solo alcune idee utopiche e passano per appartenenti a una civiltà avanzata. Dovrebbero sapere qual è lo scopo della vita – qual è la nostra relazione con questa manifestazione cosmica. Deve esserci un creatore. Allora chi è il creatore? Qual è la mia relazione con Lui? Essi però trascurano tutte queste cose e tuttavia passano per leader mondiali.

Sig Sharma: Questo è il peggior tipo di governo. Sembra che il loro standard sia quello che tu hai detto: ogni nazione per conto proprio.

Srila Prabhupada: Un essere umano può tuttavia uscire dall’illusione. Queste persone non afferrano l’essenziale e senza necessità sprecano la loro vita nell’illusione.

Sull’anima:

Dottore: L’anima però è invisibile. Come puoi essere sicuro che esista? 

Srila Prabhupada: Il fatto che qualcosa sia invisibile non significa che non sappiamo che esiste. Anche il corpo sottile costituito da mente, intelligenza ed ego ti è invisibile, ma sai che il corpo sottile c’è. Abbiamo due tipi di corpo: un corpo grossolano composto di terra, acqua, fuoco, aria ed etere e un corpo sottile composto di mente, intelligenza ed ego. Puoi vedere il corpo composto di terra, acqua e così via, ma puoi vedere il corpo sottile? Puoi vedere la mente? Puoi vedere l’intelligenza? Eppure tutti sanno che hai una mente e che anch’io ho una mente.

Dottore: Queste sono cose astratte.

Srila Prabhupada: No, non sono astratte. Sono materia sottile, è così. Semplicemente non hai occhi per vederle.

Dottore: Al momento abbiamo tre metodi per studiare l’intelligenza.

Srila Prabhupada: In ogni modo, accetti che il corpo sottile esista anche se non puoi vederlo. Questo è il mio punto. Nello stesso modo l’anima esiste anche se non puoi vederla. L’anima è coperta dal corpo sottile e da quello grossolano. Quello che viene chiamato morte è l’annullamento del corpo grossolano. Il corpo sottile rimane e porta l’anima là dove può far crescere un altro corpo materiale adatto a soddisfare i desideri della sua mente.

Ospite inglese: Intendi dire che il corpo sottile e l’anima sono la stessa cosa?

Srila Prabhupada: No, l’anima è differente dal corpo sottile. L’anima è più sottile dell’intelligenza. Prima di tutto, con una comprensione grossolana, siamo consapevoli solo dei sensi del corpo. Coloro che sono simili agli animali pensano che i sensi siano tutto e non capiscono che i sensi sono controllati dalla mente. Se la mente di una persona è distorta, i suoi sensi non funzionano; è un pazzo. Perciò chi controlla i sensi è la mente; al di sopra della mente c’è l’intelligenza e al di sopra dell’intelligenza c’è l’anima. Non possiamo vedere la mente e neppure l’intelligenza, quindi come possiamo vedere l’anima? L’anima però esiste ed ha una sua grandezza. E se una persona non ha comprensione dell’anima spirituale non è migliore di un animale, perché s’identifica con il proprio corpo grossolano e con quello sottile.

*

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Gli scienziati moderni sono fortemente impegnati nel tentativo di creare la vita in laboratorio.

Srila Prabhupada: Cerca di capire questo. Proprio come Dio esiste già eternamente, così anche gli esseri viventi, essendo parte di Dio, esistono già dall’eternità. Perciò non c’è motivo di “creare”. Questa è stupidità, perché gli esseri viventi sono eterni, non sono mai creati. Semplicemente si manifestano nel mondo materiale in quattro modi. Alcuni di loro si manifestano attraverso i semi, alcuni attraverso la fermentazione, alcuni per mezzo delle uova ed altri per mezzo di un embrione. Gli esseri viventi però esistono già, perciò non ha senso parlare di “creazione”. Questa è la scienza degli esseri viventi. Esistono già milioni e trilioni di esseri viventi e tuttavia gli scienziati materialisti tengono grandi dibattiti su come creare qualcosa. Guarda com’è infantile questo comportamento. Essi sprecano il tempo ingannando le persone e sprecando il denaro di tutti guadagnato con fatica. Per questo io dico che sono dei mascalzoni. Essi cercano di “creare”. Che cosa potranno creare? C’è già tutto, ma loro non lo sanno, nonostante la loro cultura sviluppata.
Ora prova a dire a questi: “Mio caro signore, tu non puoi creare e niente può essere creato. Cerca piuttosto di conoscere da dove vengono gli esseri viventi, qual è la loro sorgente. Qual è il cervello dietro tutti i fenomeni materiali. Cerca di scoprire questo. Questa è vera conoscenza. Guarda questo bel fiore — pensi che si sia manifestato automaticamente, senza la direzione di un cervello? Questa filosofia è priva di senso. Questi cosiddetti scienziati usano molte parole altisonanti, ma in verità cosa riescono a spiegare? Nessun altro può capire, solo loro. Essi usano un linguaggio così complicato che nessuno può comprendere se loro non lo spiegano. Essi affermano che tutto si manifesta automaticamente “per natura”. Questo non è vero.

La natura è uno strumento, è come un meraviglioso computer, ma tuttavia c’è un operatore. Questi mascalzoni sono privi di buon senso. Come può esistere una macchina che lavori senza un operatore. Esiste una macchina così nella nostra esperienza? Come possono affermare che la natura opera automaticamente? Questa è vera conoscenza. Il semplice fatto che una macchina funzioni in modo meraviglioso, significa forse che non c’è un operatore? Per esempio, anche l’harmonium è una macchina e se è suonato da un esperto musicista produce suoni melodiosi e belli. “Oh che bellezza!”. Ma l’harmonium funziona ed emette suoni melodiosi automaticamente? Perciò essi sono assolutamente privi di buon senso e tuttavia dicono di essere scienziati. Questo è quello che ci fa dispiacere — il fatto che queste persone che sono prive di buon senso siano tuttavia considerate scienziati.

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Essi pensano che poiché, per mezzo della chimica, riescono a sintetizzare alcuni amminoacidi primitivi…

Srila Prabhupada: Questa è un’attività da artigiani, non è conoscenza. Per esempio, diciamo che tu dipingi una rosa su un quadro. Tu sei un pittore, non un uomo di conoscenza. “Uomo di conoscenza” indica colui che conosce come sono fatte le cose. Un pittore si limita ad imitare quello che vede e basta. Perciò l’arte e la scienza sono due livelli diversi.

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Allora se essi creano qualcosa di sintetico, questo è solo arte.

Srila Prabhupada: Sì. Per esempio, un bravo cuoco sa come mescolare le spezie e i condimenti per ottenere cibi molto gustosi. Perciò un chimico può essere chiamato un buon cuoco. La chimica non è nient’altro che l’arte di mescolare elementi chimici differenti e basta. C’è l’olio, c’è la sostanza alcalina, se vengono mescolate in modo professionale viene fuori il sapone che è molto utile.

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Gli scienziati però sono convinti che in qualche modo riusciranno a creare la vita e perfino un essere umano.

Srila Prabhupada: Non è che se voi non create la vita il mondo andrà in rovina, è un falso problema. La vita esiste già. Per esempio, ci sono moltissime automobili — se fabbrico un’altra automobile, questo mi renderà famoso? Ci sono già così tante automobili! Quando non c’erano ancora le automobili, il primo uomo che ne ha costruito una diventò famoso. “Sì, tu hai fatto qualcosa d’importante — una vettura senza cavalli. Le persone ne trarranno vantaggio — una cosa utile — molto bene.” Se però ci sono milioni e milioni di automobili che provocano incidenti e costruisco un’altra automobile, cosa ho fatto di utile?

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Niente.

Srila Prabhupada: Sì niente. E per ottenere questo “niente” si accingono a tenere grandi dibattiti a cui interverranno molte persone spendendo molto denaro.

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Essi vogliono fare un essere umano migliore. Vogliono rendere migliore la vita.

Srila Prabhupada: Diciamo agli scienziati: “Non sprecate il tempo cercando di creare la vita. Cercate di rendere migliore la vostra vita, cercate di comprendere la vostra vera identità spirituale in modo che possiate diventare felici in questa vita. Questa è la ricerca che dovete fare.” La prima cosa che essi devono imparare è che c’è un autista, un’anima, dentro l’automobile del corpo. Questo è il primo punto della conoscenza. Se non si capisce questa semplice cosa, non si è differenti dagli animali. È l’autista — l’anima — che fa muovere l’automobile di questo corpo. Se l’autista ha conoscenza, allora può dirigere il proprio corpo verso la realizzazione del sé, in modo da poter tornare a casa, a casa da Dio. In questo modo si diventa perfetti. Per questo noi educhiamo l’autista — non cerchiamo di costruire un’altra macchina di latta.

Sul mangiar carne:

Ospite: Se l’uomo non mangiasse gli animali questi probabilmente morirebbero di fame o di qualcosa di simile.

Srila Prabhupada: Perché ti preoccupi così tanto degli animali che muoiono di fame? Preoccupati di te. Non essere così altruista — “Oh moriranno di fame. Mangiamoli.” Perché questo altruismo? Nessuno muore di fame. Questa è una teoria falsa. Avete mai visto degli animali morire di fame? Avete fatto quest’esperienza? Avete visto degli uccelli morire di fame? Nel regno di Dio non c’è il problema di morire di fame. Elaboriamo queste teorie per soddisfare i nostri sensi… Ci sono milioni di elefanti nella giungla africana e in quella indiana che ogni volta per mangiare hanno bisogno di mezzo quintale di cibo. Chi procura loro il cibo? Perciò non c’è il problema di morire di fame nel regno di Dio. La morte per fame è riservata al cosiddetto uomo civilizzato.

Ospite: Se l’uomo non fosse fatto per mangiare la carne, perché gli altri animali in natura uccidono per la carne?

Srila Prabhupada: Tu sei un “altro animale”?

Ospite: Sì, siamo tutti animali.

Srila Prabhupada: Ti consideri un animale? Ti classifichi tra gli animali?

Ospite: Sì, siamo tutti animali…

Srila Prabhupada: No, non tutti. Tu forse lo sei, ma noi no. Ti piace essere classificato tra gli animali?

Ospite: Non mi sento migliore degli animali. Rispetto tutte le creature di Dio.

Srila Prabhupada: Hai rispetto per tutte le creature e poi uccidi gli animali?

Ospite: Sì, — se l’uomo non è fatto per mangiare la carne — perché in natura gli animali si mangiano l’un l’altro.

Srila Prabhupada: Quando gli animali mangiano la carne, seguono la legge della natura. Quando tu mangi la carne infrangi questa legge.

Ospite: Cosa?

Srila Prabhupada: Per esempio la tigre non verrà mai a cercare i cereali. “Oh, voi avete molto grano, datemene un po’.” No. Anche se ci sono centinaia di sacchi di grano, non gliene importa, ma assalirà un altro animale. Questo è il suo istinto naturale. Ma perché tu mangi cereali, frutta, latte, carne e tutto quello che puoi avere? Che cosa significa questo? Non sei né un animale, né un essere umano. Stai usando male la tua forma umana. Dovresti pensare: “Quale cibo posso mangiare?”

Una tigre mangia la carne — è una tigre, ma io non sono una tigre, sono un essere umano. Se ho abbastanza cereali, frutta, verdura e altre cose che Dio mi ha dato, perché dovrei uccidere un povero animale? Questa riflessione è degna di un essere umano.

Tu sei un animale e in più un essere umano. Se dimentichi di essere un uomo, allora sei un animale. Pertanto, non siamo semplicemente degli animali. Siamo animali e in più esseri umani. Se potenzieremo le nostre qualità di esseri umani, la nostra vita sarà perfetta. Se invece rimarremo a livello di animali, la nostra vita non sarà perfetta. Dobbiamo migliorare la nostra coscienza di esseri umani; se potete vivere bene, tranquilli e in buona salute mangiando una grande varietà di cibi che ci sono dati, perché dovreste uccidere gli animali?

Oltre a ciò, da un punto di vista scientifico, i vostri denti sono fatti per mangiare vegetali. La tigre ha i denti per mangiare la carne. La natura glieli ha fatti così. La tigre deve uccidere un altro animale; perciò ha unghie, denti e molta forza. Voi invece non avete tutta quella forza. Non potete uccidere una mucca così — piombandole addosso come una tigre. Dovete costruire un mattatoio e starvene a casa… Se qualcun altro macella la mucca, potete mangiare bene… Che cosa significa questo? Fate come la tigre! Saltate addosso a una mucca e mangiatela! Ma non potete farlo.

Ospite: Allora tu non credi nella legge della natura. Io credo che la legge della natura si applichi a tutti nello stesso modo.

Srila Prabhupada: La tigre, per legge di natura, è fatta così, perciò può farlo. Voi non potete farlo — la vostra natura è differente. Voi potete discriminare, voi avete coscienza, dite di esseri uomini civili — allora dovreste utilizzare tutto questo. La forma umana è fatta per elevarsi alla perfezione della coscienza. Non possiamo rimanere al livello di coscienza di una tigre. Questo non è da esseri umani.

Un altro ospite: Siamo caduti da un livello più elevato ad uno più basso o proveniamo dalle piante e dagli animali?

Srila Prabhupada: Sì, naturalmente siete caduti da un livello più elevato ad uno più basso — dal mondo spirituale a quello materiale e poi più giù verso le forme inferiori. Poi siete progrediti e avete preso nuovamente la forma umana. Se userete la parte più elevata della vostra coscienza, andrete verso forme ancora più elevate: andrete da Dio. Se invece non utilizzerete questa vostra coscienza più elevata, ritornerete in forme inferiori.
Altrimenti, se indulgiamo nel mangiare carne, come una tigre, nella nostra prossima vita potremo avere il corpo di una tigre. Quale ne sarà il vantaggio? Supponete che nella mia prossima vita io diventi una tigre fortissima. Sarà un ottimo avanzamento? Conoscete la vita di una tigre? Non può neanche mangiare tutti i giorni. Assalta un animale e lo tiene nascosto e per un mese mangia carne in decomposizione — perché non sempre ha l’occasione di uccidere un animale. Dio non gli dà questa occasione. È naturale: nella giungla ovunque ci sia una tigre, gli altri animali fuggono. Autodifesa. Per cui solo in rare occasioni, quando la tigre ha troppa fame, Dio le dà l’occasione di uccidere un altro animale. Una tigre non può avere molti piatti appetitosi tutti i giorni. È solo nella forma umana che abbiamo tutte queste facilitazioni. Se però ne facciamo un cattivo uso, allora… si torna alla vita di tigre. Sarete molto forti, con tutta la capacità di assalire gli animali.

Sul cibo:

Membro dell’OMS: Tua Divina Grazia, quale suggerimento puoi dare riguardo al problema mondiale della carenza di cibo?

Srila Prabhupada: Suggerisco che la gente utilizzi tutti i terreni liberi per farne delle coltivazioni. Sia in Australia che in America ho visto moltissima terra che giace inutilizzata. Nessuno la usa e a volte si scaricano tonnellate di prodotti alimentari nell’oceano per mantenere i prezzi alti. Ho anche sentito che quando qui a Ginevra c’è stata un’eccessiva produzione di latte, per ridurla alcuni hanno proposto di macellare ventimila mucche. Il cervello delle persone oggi funziona così.
L’istruzione è molto semplice: producete il vostro cibo, tutto il cibo di cui il mondo ha bisogno, utilizzando la terra nel modo giusto. Ma non lo faranno, hanno abbandonato le fattorie e i villaggi per lasciarsi fagocitare dalla città e produrre viti e bulloni. Va bene allora, mangiate viti e bulloni. Mahatma Gandhi aveva in progetto di ripristinare uno stile di vita naturale così come lo ha creato Dio. Semplici villaggi e fattorie che avrebbero risolto non solo i problemi dell’India, ma quelli del mondo intero. Purtroppo Pandit Nehru, allora nostro primo ministro, stravolse tutto perché voleva l’industrializzazione. Il programma di Gandhi era molto bello: organizzatevi in piccoli villaggi rurali e producete il vostro cibo.
Vivete liberi dalle città e dalle fabbriche. In questo modo potete lavorare solo per tre mesi all’anno e fare scorte per tutto l’anno. Tre mesi di lavoro per una produzione che dura un anno, e il tempo che vi resta progredite spiritualmente, comportatevi da esseri umani, perché la vita che conducete ha i suoi rischi. Per quanto grande sia il nostro progetto, un giorno dovremo rinunciarvi in quanto lasceremo questo corpo. E non c’è modo di sapere in quale nuovo corpo rinasceremo.
Supponiamo che in questa vita io dedichi tutto me stesso alla costruzione di un grattacielo. Ebbene, nella mia prossima vita potrei dover vivere in quel grattacielo nel corpo di un cane o di un gatto solo perché ho sviluppato la coscienza grossolanamente egoistica di un cane o di un gatto. In quel momento a chi importerà che il grattacielo sia intitolato a me? Le cose stanno così. Nessuno può cambiare le leggi della natura, che sono proprio come una malattia infettiva: se ne venite contagiati, vi ammalate, tutto qui. Si nasce in una situazione buona o cattiva sulla base delle azioni compiute nel passato e le conseguenti, inesorabili reazioni assegnate dalla natura.
Oggi molta gente nemmeno crede che ci sia una vita dopo la morte. A Mosca, un illustre professore di nome Kotovsky mi disse: “Swamiji, non c’è niente dopo la morte.” Vedete? E’ un professore, eppure non ha alcuna conoscenza dell’anima. Proprio così, un illustre professore. Le cose vanno così, e mentre questa civiltà senza Dio si trascina, le leggi della natura creeranno sempre più problemi. Ci sarà pioggia insufficiente e, di conseguenza, un’insufficiente produzione di cibo.
Ovviamente questi problemi sono già cominciati, e per fornire una soluzione alla siccità e alla carestia, il governo scaricherà sulla gente una valanga di tasse. Allora, le persone saranno talmente in ansia che lasceranno il focolare domestico e se ne andranno a vivere nella foresta. Si sentiranno assillate dalla scarsità di pioggia e di cibo, e dalla tassazione del governo. Chi è in grado di mantenere l’equilibrio in una circostanza così difficile? Dunque, diventeranno tutti pazzi.

 

 

Dialoghi: sul vivere

Ospite: La forma più pura di vita è quella vissuta secondo natura, non contro natura come sembra che stiamo facendo nei nostri centri urbani.

Srila Prabhupada: Oh, sì. Vera vita significa che devi minimizzare le attività fisiche in modo da risparmiare tempo per dedicarti alla comprensione spirituale. Questa è la vera vita. E la civiltà attuale, fondata sul concetto di vita basato sul corpo, è a livello animale. Non è una vita civile. La vita civile ha inizio quando una persona è così avanzata da porsi domande sull’anima spirituale, ma quando queste domande non ci sono, quando le persone non sono in grado di chiedersi che cosa è l’anima spirituale, sono come cani e gatti.

Ospite: Sì.

Srila Prabhupada: Questa è la loro filosofia da mascalzoni. Praticando senza freni il piacere dei sensi, si scende gradualmente verso livelli di vita animale. Una persona che pratica l’aborto, uccidendo il bambino nel grembo, nella prossima vita sarà messa in un grembo e qualcuno la ucciderà. Per quanti bambini ha ucciso, dovrà accettare altrettante vite ed essere uccisa. Così per centinaia di anni le sarà impossibile vedere la luce del giorno. Rimarrà nel grembo e sarà uccisa. La gente non conosce le leggi della natura. Non si possono violare le leggi della natura e neppure quelle dello Stato. Supponi di uccidere qualcuno — puoi cavartela con l’inganno, ma non puoi sfuggire alle leggi della natura. Per quante volte hai ucciso, per altrettante devi essere ucciso in un ventre. Questa è una legge di natura.

Ospite: Solo la settimana scorsa parlavo con un’infermiera che lavora in un reparto dove si pratica l’aborto in uno dei principali ospedali di Londra. È terribile. Alcuni feti sono in uno stadio così avanzato di sviluppo che chiaramente avrebbero un’alta probabilità di vita.

Srila Prabhupada: Non vi è dubbio. La vita comincia fin dall’inizio del rapporto sessuale. L’essere vivente è molto piccolo. Per legge di natura, secondo il suo karma, è stato mandato nel seme di suo padre e immesso nel grembo della madre. Le cellule dello sperma paterno e dell’ovulo materno si emulsionano e formano un corpo che è come un pisello. Poi, gradualmente questa forma si sviluppa. Nel primo stadio si manifestano nove aperture — per gli orecchi, per gli occhi, per le narici, per la bocca, per i genitali e per il retto. Poi gradualmente si sviluppano i sensi e in sei mesi e mezzo tutto è completo e la coscienza dell’essere vivente ritorna. Prima della formazione del corpo, l’essere vivente rimane privo di coscienza, come anestetizzato. Poi sogna e infine gradualmente ritorna alla coscienza. In quel momento diventa molto riluttante ad uscire, ma la natura gli dà una spinta e così esce. Questo è il procedimento della nascita. Ma la difficoltà è che parliamo di cose spirituali. Perciò, per i materialisti rozzi, talvolta è difficile capire. Sono così ottusi che non possono capire.

*

Srila Prabhupada: La gente compie ogni genere di azioni proibite. Perché? Qual è lo scopo?  L’unico scopo è la gratificazione dei sensi. Il mascalzone non pensa: “Faccio tante attività colpevoli per gratificarmi i sensi, di conseguenza dovrò accettare un corpo di infimo livello.” Questo non lo sa. Ha già ottenuto un corpo di natura inferiore, perciò sta soffrendo. Con le sue azioni presenti si garantisce un corpo ancora più scadente, quindi maggiori sofferenze. Nondimeno, è pronto a tutto per gratificarsi i sensi.

Non va bene! Questo genere di attività ha già coperto la tua anima con un corpo miserabile.” “Ebbene, questo corpo è temporaneo. Non voglio preoccuparmene.” “Allora prendi un altro corpo, mascalzone. Questo corpo è temporaneo, ma ne dovrai prendere un altro ancora più abominevole, quindi perché fai tante sciocchezze? Sì, questo corpo è temporaneo, ma perché non capisci che è sempre soggetto alle condizioni miserabili del mondo materiale? Sappi che il tuo corpo è miserabile e così sarà qualsiasi corpo prenderai. Perché continui a passare da un corpo all’altro? Smettila di fare sciocchezze.”

La gente non sa che ogni corpo materiale è miserabile. Per esempio, hanno costruito questo edificio con tutte le comodità, ma basterebbe un freddo glaciale solo per qualche ora e perfino in questo edificio tanti morirebbero. Non è così? C’è sofferenza in qualunque situazione materiale. Quanta sofferenza solo per godere le comodità di questo grande edificio. “Io non soffro, signore,” dice il proprietario. “Gli operai soffrono.” “Ma tu devi procurarti il denaro per pagarli. Quanta pena per procurarti il denaro necessario a pagare gli operai!”

La gente è affascinata dai soldi e non vede che l’intera faccenda è miserabile. A volte gli operai muoiono cadendo da un grattacielo in costruzione, non è vero? Ho sentito dire che a New York molti edifici non sono abitati. Un’altra miseria. Anche il proprietario dell’immobile soffre. “Ho speso così tanti soldi e non c’è neanche un inquilino.” Negli ultimi sei o sette anni il palazzo più alto di Londra è rimasto sfitto.
La miseria del proprietario consiste nel fatto che se avesse degli inquilini sarebbe ancora più miserabile. Non è vero? E’ vero, resta senza inquilini perché altrimenti dovrebbe pagare moltissime tasse e diventerebbe ancora più miserabile. In breve, costruire il palazzo è stato un problema e adesso è un problema tenerlo. Alla ricerca del piacere, hanno inventato una serie interminabile di situazioni, una dopo l’altra, ma non possono goderne, anzi, ne godono per qualche minuto, poi dicono: “Basta, andiamocene.”

Discepolo: A volte qualcuno chiede: “Chi mi garantisce che posso realmente diventare un uccello o un cane?”

Srila Prabhupada: Da dove vengono tutti questi uccelli e questi cani? Che risponda a questa domanda. Da dove vengono tutti questi uccelli e questi cani?

Discepolo: Beh, la maggior parte della gente dice che vengono da altri uccelli e da altri cani.

Srila Prabhupada: Possono anche pensarlo, ma non conoscono le leggi della natura. La natura fornisce questi corpi e si è costretti ad accettarli a causa delle proprie azioni passate. E’ come prendere un appartamento – o lo si accetta o lo accetta qualcun’altro. Questo corpo è un appartamento. La natura lo fornisce e noi dobbiamo accettarlo. Siamo tutti esseri spirituali e sotto la direzione della natura cambiamo corpi materiali. Le mie azioni passate mi obbligano ad accettare un certo corpo e le azioni passate di un altro lo obbligano ad accettare un corpo diverso. E’ illogico? Nella prossima vita qualcuno può dover accettare il mio corpo e io il suo.
E’ un semplice scambio di appartamenti. Posso trasferirmi in un certo appartamento e qualcuno andare in un altro appartamento. In ogni caso, la natura ci offre molti appartamenti diversi. Posso obiettare: “No, no, non accetterò di andare in quell’appartamento.” Ma la natura replicherà: “No, no. La decisione non spetta più a lei, signore. Quanti ‘soldi’ [buon karma] ha accumulato per pagare il suo alloggio?” “Non ho soldi.” “Va bene. Allora vada in questo appartamento.” E io devo accettarlo. Non siamo noi a decidere.
Il mascalzone crede che una volta ottenuto il corpo umano non sarà degradato di nuovo ad animale. Sarebbe troppo comodo. [Ridendo] Invece la natura lo costringerà ad accettare il corpo di un gatto o di un cane. La decisione non è sua, spetta alle autorità superiori.I diversi corpi sono dovuti alla vostra connessione pregressa con i diversi influssi della natura materiale. Altrimenti, perché esiste così tanta varietà? Una persona è diventata un corvo, un’altra un passero, un’altra ancora un cane o un gatto, una è diventata un albero oppure un filo d’erba. Nondimeno, la natura è così abile da combinare tutte queste situazioni miserabili in modo talmente esperto da farle sembrare bellissime.

*

Discepolo: Srila Prabhupada, Krishna affida alla natura materiale il compito di colpirci e di prenderci a calci affinché ci arrendiamo a Lui?

Srila Prabhupada: Sì, l’unico compito della natura materiale è colpirci e prenderci a calci. Noi però siamo così sciocchi che pensiamo: “Essere presi a calci è molto bello.” Questa è la nostra malattia – accettiamo i calci come se fossero molto piacevoli. Soffriamo sempre per tre tipi di disturbo: questi disturbi sono causati dal nostro corpo e dalla nostra mente, dagli altri esseri viventi e dagli esseri celesti per mezzo di condizioni atmosferiche ostili o carestie. Soffriamo sempre per qualche avversità, tuttavia continuiamo a pensare che questo mondo è molto bello e cerchiamo di migliorarlo. Questa è follia. I disturbi continueranno, quindi quale significato ha un loro miglioramento?

Per esempio, ora gli scienziati cercano di migliorare la produzione agricola. Ma quanto durerà il miglioramento? Se non ci sono le piogge, a cosa serviranno tutti i loro “miglioramenti”? Le piogge non dipendono da loro. “Sì,” dicono gli scienziati, “stiamo facendo dei progressi. In futuro si vivrà in eterno; nessuno morirà.” Questa è follia, illusione. Coloro che cercano di realizzare qualcosa d’impossibile sono degli sciocchi. La loro mentalità è come quella di un asino. Il padrone siede sulla groppa dell’asino e tiene sospeso un fascio d’erba davanti a lui. L’asino pensa: “La prenderò,” e continua a camminare.

“Basta che vada un po’ avanti’,” pensa, “e prenderò l’erba.” Non ha il cervello per rendersi conto che non prenderà mai l’erba, che lui si muove ma anche l’erba si muove. Così gli scienziati sono come l’asino. Non si rendono conto di quanto siano sciocchi i loro “miglioramenti”. Per esempio, abbiamo fabbricato molti aeroplani. Si pensava: “In due ore potremo viaggiare per molte centinaia di chilometri. Questo è molto bello.” Negli aeroplani però ci sono molti pericoli. Ora c’è il problema di proteggerci dagli incidenti. Allora in che cosa consiste il miglioramento? Il miglioramento è che ora possono morire duecento persone insieme in una sola volta. Questo è il miglioramento. Che civiltà orribile!

*

Membro a Vita: Qual è il vostro punto di vista sul controllo delle nascite per mezzo dell’uso dei contraccettivi?

Srila Prabhupada: Questa è l’attività più colpevole di tutte. Il controllo delle nascite deve essere realizzato limitando l’attività sessuale.

Membro a Vita: Questo è uno dei modi.

Srila Prabhupada: Questo è l’unico modo, tutti gli altri metodi sono fonte di peccato.

Membro a Vita: Le persone però commettono attività colpevoli ricorrendo all’uso dei contraccettivi e all’aborto. Che cosa accadrà loro?

Srila Prabhupada: Soffriranno. Coloro che uccidono i bambini nel grembo materno saranno uccisi a loro volta. Entreranno nel grembo di una madre e verranno uccisi. Saranno puniti, occhio per occhio, ma non lo sanno. Questi mascalzoni non hanno conoscenza delle leggi della natura.

Membro a Vita: Qual è la qualifica per essere idonei ad avere figli?

Srila Prabhupada: Marito e moglie non dovrebbero avere un figlio se non possono assumersi la piena responsabilità di salvarlo dal ciclo delle nascite e delle morti. Perciò il dovere dei genitori è quello di educare i loro figli in modo che la loro vita attuale sia l’ultima.
Le persone non conoscono questa scienza; sono tenute nell’oscurità. La loro cosiddetta educazione è inutile, perché non imparano qual è lo scopo della vita. In pratica, non c’è alcuna vera educazione. La cosiddetta educazione moderna ci insegna come mangiare bene, come dormire comodamente, come fare sesso e come difenderci bene, ma queste sono le stesse cose che fanno gli animali. Essi sanno come mangiare, come dormire, come fare sesso e come difendersi. Perciò l’intelligenza superiore degli esseri umani sta creando un’edizione di lusso di come mangiare, dormire, fare sesso e difendersi. La civiltà moderna è un’edizione di lusso della vita degli animali. Questo è tutto.

Membro a Vita: Molte persone insistono però nel dire che il progresso materiale della società odierna rende la vita degna di essere vissuta.

Srila Prabhupada: A cosa vi serviranno i vostri progressi materiali al momento della morte? Supponi di avere un bel conto in banca, una bella casa e dei buoni amici. In ogni momento la morte può arrivare e buttarti fuori. Che cosa puoi fare? Un giorno Dio verrà nella forma della morte e porterà via tutto quello che possiedi. Tutto finito. Ed Egli può farti diventare un cane. Ora abbaia. Come puoi evitare questo? Hai fatto pratica di come abbaiare nelle assemblee legislative. Ora diventi un cane e continui ad abbaiare – bau, bau, bau! Questo è ciò che accade.
La civiltà moderna nega Dio e tuttavia sta ancora cercando di mitigare le sofferenze della vita. Perciò nascita e morte sono le tue vere sofferenze. Questa è la conoscenza. Le persone non sono tuttavia assolutamente in grado di capire questo. S’impegnano stupidamente nella lotta per l’esistenza e sperano nella sopravvivenza dei migliori.

Membro a Vita: La teoria della sopravvivenza dei migliori può essere applicabile al nostro caso, perché che cosa significa migliore?

Srila Prabhupada: Migliore significa “che non deve prendere un altro corpo materiale”. Questo significa essere migliori, perché appena prendi un altro corpo materiale, devi soffrire. Le persone sono pazze, lavorano giorno e notte, ma agiscono contro il proprio interesse. Tu hai già un corpo che ti causa sofferenza e con il tuo karma e le attività interessate stai creando un nuovo corpo. E appena ottieni un altro corpo materiale, dovrai soffrire, sia che tu diventi un re o un cane.

*

Ospite: Puoi spiegare che cosa è la sottomissione?

Srila Prabhupada: Sottomissione? Sì, è semplice. Tutti devono essere sottoposti a qualcun altro. Tu non sei sottoposto a qualcuno?

Ospite: A livello materiale sì, ma spiritualmente non mi sento subordinato a nessuno.

Srila Prabhupada: Se comprendi il significato della vita spirituale, capirai che anche tu sei subordinato perché la tua natura è di essere subordinato. Che cosa intendi per spirituale e materiale?

Ospite: Bene, per esempio nel lavoro sono sottoposto al mio capo, ma per quanto riguarda il mio vero essere, quello spirituale, non mi sento sottoposto al mio capo né a nessun altro. In altre parole, non sento di dovermi inchinare davanti a nessuno, né che qualcun altro debba inchinarsi davanti a me.

Srila Prabhupada: Perché non vuoi inchinarti?

Ospite: Perché penso che non devo niente a nessuno, né che qualcuno mi debba qualcosa.

Srila Prabhupada: Ecco, è proprio questa la malattia materiale. Siamo obbligati ad inchinarci, tuttavia pensiamo di non doverlo fare. Questa è la malattia.

Ospite: Nessuno può costringermi ad inchinarmi.

Srila Prabhupada: Cerca di capire. Dici di non volerti inchinare — è giusto?

Ospite: Sì, fondamentalmente è vero.

Srila Prabhupada: Perché?

Ospite: Perché non mi sento inferiore a nessuno.

Srila Prabhupada: Questa è la malattia dell’esistenza materiale. Hai diagnosticato la tua malattia. Tutti pensano: “Voglio essere il padrone. Non voglio inchinarmi.” Tutti pensano così. Non sei il solo ad avere questa malattia; tutti hanno questa mentalità malata: “Perché devo inchinarmi? Perché devo essere sottoposto?” La natura però mi costringe ad essere sottoposto. Ora, perché le persone muoiono? Sai rispondere a questa domanda?

Ospite: Perché le persone muoiono?

Srila Prabhupada: Sì, nessuno vuole morire, eppure tutti muoiono. Perché?

Ospite: Sì, la morte è una realtà biologica.

Srila Prabhupada: Questo significa che la biologia è una forza! Tu sei sottoposto alla biologia. Allora perché dici di essere indipendente?

Ospite: Sì, sento di esserlo.

Srila Prabhupada: Ti sbagli. Questo è il punto. Tu sei sottoposto alla biologia e devi inchinarti. Quando viene la morte non puoi dire: “Oh, io non ti obbedisco.” Perciò tu non sei indipendente.

Ospite: Sì, io sono subordinato a Dio.

Srila Prabhupada: No, per ora lascia da parte Dio. Dio è molto lontano. Ora stiamo parlando della natura materiale. Cerca di capire che sebbene tu non voglia morire, sei costretto a morire perché non sei indipendente.

Ospite: Oh, sì, questo va bene.

Srila Prabhupada: Allora puoi comprendere la tua posizione di essere subordinato. Non puoi affermare: “Sono libero; sono indipendente.” Se pensi di non voler essere subordinato, di non doverti inchinare, allora sei malato.

Ospite: Va bene. Ma a chi o a che cosa dovrei inchinarmi?

Srila Prabhupada: Prima di tutto cerca di capire bene qual è la tua malattia. Poi ti prescriveremo la medicina. T’inchini alla morte, t’inchini alla malattia, t’inchini alla vecchiaia — t’inchini davanti a moltissime cose. Sei costretto ad inchinarti, tuttavia pensi ancora: “Non posso inchinarmi; non mi piace inchinarmi.” Però devi inchinarti. Perché dimentichi la tua posizione? Questa dimenticanza è la tua malattia. Il passo successivo è capire che poiché sei costretto ad inchinarti, devi trovare il modo di essere felice anche inchinandoti. 

*

Discepolo: Srila Prabhupada, specialmente nei Paesi occidentali alle persone non piace pensare di essere sotto il controllo di qualcuno.

Srila Prabhupada: Perciò sono dei mascalzoni. Pensano di essere indipendenti, che non moriranno, ma appena maya [l’energia materiale] li prende a calci in faccia, devono morire. Immediatamente. Uno può protestare: “Ho ancora degli affari da sbrigare!” Ma maya dice: “No, no, signore, devi morire immediatamente.” Ed egli pensa di non essere controllato. Che sciocchezza!

Perciò la vera conoscenza consiste nel comprendere: “Nonostante il cosiddetto sviluppo della mia civiltà, sono sotto controllo.” Questo è l’inizio della conoscenza. 

Dialoghi: sulla scienza

Ho deciso di pubblicare alcuni dialoghi che Sri A.C. Baktivedanta Swami Prabhupada ha tenuto con svariati soggetti negli anni in cui girava il mondo per diffondere il Movimento per la Coscienza di Krishna. Ho raggruppato una parte dei dialoghi, molto più numerosi, secondo l’ambito di discussione attorno a cui ruotano. Il motivo per cui li pubblico è per darne enfasi e perché li trovo spiazzanti e illuminanti. Condivido totalmente il messaggio di tutti i dialoghi che pubblico. C’è un po’ da leggere, avverto chi non ami la lettura. Ma ne vale la pena se si vuole essere persone profonde e coscienti, oltre che persone.

Sulla scienza e gli scienziati (sette dialoghi)

Primo dialogo

Dott. Singh: Gli scienziati sostengono che, prima che avesse luogo l’evoluzione biofisica secondo la teoria di Darwin, doveva esserci una fase che loro chiamano “chimica prebiotica” o evoluzione chimica.

Srila Prabhupada: Sì. E il termine “evoluzione chimica” significa che gli elementi chimici hanno un’origine e che l’origine è lo spirito, la vita. Un limone produce acido citrico e i nostri corpi producono molti elementi chimici sotto forma di urina, sangue, sudore ed altre secrezioni. Questa è la prova che la vita produce elementi chimici, non che gli elementi chimici producono la vita.

Dott. Singh: Gli scienziati dicono che una volta che il seme della vita è presente nelle cellule, l’essere vivente automaticamente si sviluppa e agisce.

Srila Prabhupada: Sì, ma chi fornisce il seme?

Dott. Wolf-Rottkay: Ma, in tutta umiltà, Srila Prabhupada, supponi che gli scienziati riescano davvero a creare artificialmente un organismo vivente o anche una cellula vivente. Che cosa ne dici?

Srila Prabhupada: Quale sarebbe il loro merito? Stanno soltanto imitando ciò che già esiste in natura. La gente è molto attratta dalle imitazioni. Se un uomo in un nightclub imita un cane, le persone ci andranno e pagheranno per vederlo. Quando invece vedono un cane vero che abbaia, non gli prestano nessuna attenzione.

Dott. Singh: Srila Prabhupada, l’idea dell’evoluzione chimica è nata nel 1920 ad opera di un biologo russo. Egli dimostrò che prima dell’evoluzione chimica l’atmosfera della Terra era molto riducente. In altre parole, era soprattutto ricca d’idrogeno con pochissimo ossigeno. Poi, nel corso del tempo, la radiazione solare causò la trasformazione delle molecole d’idrogeno in elementi chimici diversi.

Srila Prabhupada: Questo è uno studio di parte. Prima di tutto, da dove veniva l’idrogeno? Gli scienziati studiano semplicemente la fase centrale del processo, ma non ne studiano l’origine. Dobbiamo conoscere l’inizio dei fenomeni. Guardate, c’è un aeroplano [Srila Prabhupada indica un aeroplano che appare all’orizzonte]. Direste che l’origine di quell’areo è il mare? Una persona sciocca potrebbe dire che tutto ad un tratto una luce è apparsa sul mare ed è così che l’aeroplano è stato creato. Ma questa è una spiegazione scientifica? Le spiegazioni degli scienziati sono simili a questa. Essi dicono: “Questo esisteva e poi, all’improvviso, per caso, accadde quello”. Questa non è scienza. Scienza significa spiegare la causa originale. Forse gli scienziati potranno creare imitazioni della natura, ma perché dovremmo dar loro fiducia? Dobbiamo dare fiducia al creatore originale, Dio; questa è la nostra filosofia.

Dott. Singh: Quando uno scienziato scopre una legge della natura, generalmente la chiama con il proprio nome.

Srila Prabhupada: Sì, esattamente. La legge c’è già in natura, ma quel mascalzone vuole prendersene il merito.

Dott. Singh: In realtà stanno lottando contro le leggi della natura, ma spesso in questa lotta trovano una forma di piacere.

Srila Prabhupada: Questo piacere è infantile. Pensate ad un bambino che con un grande sforzo costruisce sulla spiaggia un castello di sabbia. Può provare piacere, ma è un piacere infantile, non è un piacere da uomo maturo. I materialisti hanno creato uno standard di falsa felicità. Essi hanno creato una splendida organizzazione per mantenere una civiltà confortevole, ma è tutto illusorio perché non possono creare una situazione in cui godere in modo permanente. In qualsiasi momento, chiunque può essere sorpreso dalla morte e tutto il suo piacere finirà.

Secondo dialogo

Dott. Singh: Ora gli scienziati hanno organizzato un intero dipartimento chiamato gerontologia, in cui studiano come prolungare la vita.

Srila Prabhupada: Il loro vero compito dovrebbe essere di porre fine alla sofferenza. Supponi che una persona anziana sia molto sofferente perché afflitta da molte malattie e improvvisamente i medici aumentino la durata della sua vita. Quale vantaggio ne ha?

Dott. Singh: Questo è ciò che fanno con i trapianti di cuore.

Srila Prabhupada: Questa è una sciocchezza. Che provino a fermare la morte, questa sarebbe una conquista. Che pongano termine a tutte le malattie — ah, questo sarebbe un progresso. Non possono fare queste cose. Perciò tutte le loro ricerche sono solo una lotta per l’esistenza.

Studente: Ora scarseggia il petrolio.

Srila Prabhupada: Sì, abbiamo creato una civiltà che dipende dal petrolio. Questo è contro le leggi di natura, perciò ora c’è una crisi del petrolio. Per legge di natura ora arriva l’inverno. Gli scienziati non possono fermarlo e trasformarlo in estate. Essi pensano erroneamente di poter controllare la natura. Ora sorge il sole. Possono oscurarlo? E quando è buio, possono comandare al sole: “Sorgi!”? Non comprendono che se vogliono veramente conquistare la natura, dovrebbero cercare di vincere la nascita, la morte, la vecchiaia e le malattie.
Dott. Singh: Allora è molto difficile vincere le leggi della natura?

Srila Prabhupada: Per i materialisti è impossibile, ma se ci arrendiamo a Dio diventa facile.

Dott. Singh: Per spiegare la ragione per cui esistono così tante specie di esseri viventi, gli scienziati dicono che ad un certo momento nel corso dell’evoluzione i geni delle cellule, che normalmente si riproducono in modo perfetto per la generazione successiva, qualche volta fanno un errore di copiatura — qualcosa di simile agli errori che talvolta si verificano nella stampa. In alcune circostanze questi errori o mutazioni sono rimaste, e a causa della differenza dei geni si sono formate specie diverse di esseri viventi.

Srila Prabhupada: Ma questo “errore” avviene con continuità da tempo immemorabile, perciò troverai che tutte le specie di esseri viventi sono sempre esistite. L’errore è quindi eterno, ma quando un “errore” è permanente non è un errore, è intelligenza.

Dott. Singh: Ma gli scienziati dicono che senza mutazioni ci sarebbe un solo tipo di essere vivente in tutto l’universo.

Srila Prabhupada: No. Ogni essere vivente ha una mente distinta, perciò ci sono molte differenti specie di vita per accogliere le diverse mentalità. Per esempio, noi stiamo passeggiando qui, ma la maggior parte delle persone non viene ad unirsi a noi perché hanno mentalità diverse dalla nostra. Perché esiste questa differenza?

Dott. Singh: Forse è un errore.

Srila Prabhupada: Non è un errore. È il loro desiderio e al momento della morte ogni persona riceverà un corpo esattamente secondo il proprio desiderio. Qualunque condizione di esistenza si ricordi al momento della morte, quella stessa condizione sarà senza dubbio raggiunta. Ciò che pensate al momento della morte determinerà esattamente il vostro corpo successivo. La natura vi darà quel corpo; la decisione non è nelle vostre mani, ma in quelle della natura, che opera sotto la direzione di Dio.

Dott. Singh: Ma sembra che la scienza abbia la prova che le diverse specie di vita si realizzano per errore.

Srila Prabhupada: Questo è il loro errore. Nelle leggi della natura non ci sono errori. Nelle carrozze ferroviarie ci sono scompartimenti di prima classe, di seconda classe e di terza classe. Se acquistate un biglietto di terza classe ma per errore andate nello scompartimento di prima classe, non vi sarà permesso di restarci. I vari scompartimenti non ci sono per errore; è un fatto organizzativo. È un vostro errore essere andati nello scompartimento sbagliato. Dio è così perfetto che conosce tutti gli errori che verranno fatti. Perciò, secondo gli errori che farai entrerai in un corpo particolare: “Qui, vieni qui. Il tuo corpo è pronto.” Ci sono 8.400.000 specie di vita e la natura, assegnando i diversi corpi, opera con precisione matematica.

Dott. Wolf-Rottkay: Poiché i nostri sensi sono imperfetti, anche le estensioni tecnologiche dei nostri sensi, realizzate con i microscopi e i telescopi, devono essere imperfette.

Srila Prabhupada: Sì. Vita materiale significa vita con difetti. Se si costruisce qualcosa con una conoscenza imperfetta e con sensi imperfetti, qualunque cosa si costruisca deve essere imperfetta. Perciò noi concludiamo che qualsiasi cosa dicano gli scienziati è imperfetta.

Dott. Singh: Essi però sembrano piuttosto soddisfatti.

Srila Prabhupada: Anche l’asino è soddisfatto di tirare il carretto del lavandaio. In alcune parti dell’India qualche volta si può vedere un cane che sta morendo di fame, ma appena trova una cagna è contento di fare sesso. Questa è una soddisfazione? Il cane sta morendo di fame e tuttavia è soddisfatto di fare sesso. Tutti sono soddisfatti, perfino il verme negli escrementi. Questa è una legge di natura

Terzo dialogo

Discepolo: Srila Prabhupada, recentemente uno degli scienziati che ha inventato la bomba a idrogeno si rammaricava che i giovani non siano più interessati alla scienza.

Srila Prabhupada: Sì. Gli scienziati non possono risolvere il problema della nascita e della morte, perciò i giovani sono diventati più sensati. “Che utilità c’è a sprecare il nostro tempo in questo modo?” pensano. “La scienza non sa risolvere i veri problemi.” Questo è buon senso. Questo professore è ancora vivo?

Discepolo: Sì, è ancora vivo.

Srila Prabhupada: Allora chiedigli di inventare una bomba che possa evitare la morte. Digli: “Già le persone muoiono e tu hai inventato qualcosa che ne farà morire molte di più contemporaneamente. Ora inventa qualcosa che le persone possano prendere per non dover morire mai. Sai farlo? No? Allora non siamo più interessati alla tua scienza.” Vai da quel professore e digli: “Ti lamenti che i giovani non sono più interessati alla scienza. Questa ne è la ragione: poiché quando moriremo, finirà tutto, che bisogno c’è di studiare la tua scienza? Non hai apportato alcun miglioramento. Gli animali nascono e muoiono e anche noi nasciamo e moriamo. Qual è la differenza essenziale? Allora la tua scienza è solo tutta falsa propaganda. Non ci interessa più.”

Quarto dialogo

Discepolo: A Los Angeles hai detto che fra venticinque anni la scienza finirà.

Srila Prabhupada: Sì, è già finita.

Discepolo: Tutta la civiltà umana, Srila Prabhupada?

Srila Prabhupada: Dov’è questa civiltà? Le madri uccidono i bambini nel grembo. Questa è civiltà? Dov’è la loro civiltà? È una civiltà inferiore a quella dei cani. I cani non uccidono i loro figli. Stupidi mascalzoni! Incoraggiano le madri ad uccidere i bambini nel grembo e questa la chiamano civiltà. Sono inferiori ai cani e ai gatti. I cani e i gatti cercano di proteggere i piccoli. Lo sai? Le gatte portano i piccoli da un posto all’altro in modo che il gatto maschio non li uccida. Anche le tigri proteggono i propri piccoli.

Discepolo: Perfino i ratti lo fanno.

Srila Prabhupada: Sì, l’affetto della madre per suo figlio è una cosa naturale. Ora invece le madri cosiddette civilizzate uccidono i figli. Questa è la vostra civiltà. E questa è la vostra religione, la vostra scienza, la vostra filosofia – tutto. [Indicando delle pigne cadute a terra] Che cosa sono queste?

Discepolo: Sono pigne, Srila Prabhupada. Contengono i semi dei pini.

Srila Prabhupada: Vediamo se gli scienziati sanno produrre dei semi simili. Dov’è lo scienziato che sa farlo? Ogni secondo nascono milioni di esseri viventi, tuttavia è da anni che cercano di creare un essere vivente in laboratorio per attribuirsi il merito di creare la vita. Quale sarebbe il loro merito anche se avessero successo? Ogni giorno nascono già milioni e trilioni di esseri viventi. Questi scienziati che cercano di creare la vita sono degli sciocchi e le persone che essi ingannano sono sciocche come loro.

Discepolo: Dicono di poter spiegare la creazione senza Dio. Dicono che tutto è venuto da Madre Natura.

Srila Prabhupada: Chiunque dica che questa creazione è iniziata per caso è un mascalzone. Niente si manifesta per caso.

Discepolo: Ora gli scienziati stanno studiando l’atomo, Srila Prabhupada.

Srila Prabhupada: Prima di tutto vediamo che cosa di buono abbiano fatto realmente. Propongono delle cose senza senso – che la natura lavora indipendentemente, che gli esseri umani sono nati dalle scimmie – ma ci hanno liberato dalle grinfie della natura materiale? Anche se accetti che Dio non esiste e che la natura è suprema, sei ancora subordinato. Non sei indipendente. Perché pensi di essere indipendente? La natura materiale ti tira per un orecchio: “Vieni qui!” Non puoi dire: “Non invecchierò. Non morirò.” Devi invecchiare e morire. Anche se accetti solo l’esistenza della natura, ma non quella di Dio, devi tuttavia accettare l’autorità della natura. Dov’è la tua indipendenza?

Discepolo: Questa è la ragione per cui s’impegnano nella scienza – dominare la natura.

Srila Prabhupada: Questa è un’altra sciocchezza. E noi dovremmo essere fuorviati da questi mascalzoni? Fanno mille promesse per il futuro. “Sì, in futuro faremo questo, faremo quello.” Assegni postdatati. “Ora ti darò un assegno di un milione di dollari postdatato da riscuotere tra sei mesi. Prendilo.” Solo uno sciocco ne sarà soddisfatto: “Ora sono ricco.”

Discepolo: Quindi l’assegno degli scienziati torna indietro con il timbro “Fondi insufficienti”.

Srila Prabhupada: No “Fondi insufficienti” – “Fondi inesistenti.”

Discepolo: Conto chiuso.

Quinto dialogo

Discepolo: [Prendendo le parti di uno scienziato] Perché chiami scienza la coscienza di Dio? Mi sembra che sia solo un’opinione.

Srila Prabhupada: Anche la vostra cosiddetta scienza è un’opinione. Se chiamate scientifico il vostro percorso, anche il nostro è scienza.

Discepolo: Ma con la nostra scienza possiamo provare le nostre convinzioni.

Srila Prabhupada: Allora dimostrate che gli elementi chimici producono la vita. Voi credete che la vita provenga dagli elementi chimici. Dunque provatelo; allora sarà scienza. Voi però non siete in grado di provarlo, perciò rimane un’opinione.

Discepolo: Bene, voi credete nell’anima, ma non potete provare che esiste. Poiché non possiamo vedere l’anima, dobbiamo concludere che la vita proviene dalla materia.

Srila Prabhupada: Non potete vedere l’anima con i vostri sensi grossolani, ma potete percepirla. Si può percepire la coscienza e la coscienza è il sintomo dell’anima. Se però, come dite, l’anima proviene dalla materia, allora dovete dimostrarlo fornendo gli elementi chimici che mancano per dare di nuovo la vita a un corpo morto. Questa è la mia sfida.

Discepolo: Avremo bisogno di un po’ di tempo per trovare gli elementi chimici adatti.

Srila Prabhupada: Queste sono sciocchezze. La vostra opinione è che la vita proviene da elementi chimici, ma non potete provarlo. Perciò dimostrate di essere dei mascalzoni.

Srila Prabhupada: Dio dice che nella società ci deve essere una classe di uomini intelligenti, i brahmana, che conoscono l’anima e Dio. Essi sono uomini veramente civili, ma dove è una classe di uomini simili nella società odierna?

Discepolo: In tutto il mondo ci sono molti sacerdoti, ministri e rabbini.

Srila Prabhupada: Ma che cosa sanno realmente di Dio? Fanno speculazioni su Dio come gli scienziati fanno sulla natura materiale. Provate a vedere chiaramente anche questo solo punto: voi non siete indipendenti, perciò ci deve essere un’autorità sopra di voi. Ed infine dovete accettare che esiste un’autorità suprema. Quindi se affermate di conoscere la verità suprema ma non conoscete l’autorità suprema, che valore ha la vostra conoscenza? Supponi che una persona non conosca il governo del suo Paese. Che uomo è? È semplicemente un uomo di terza classe, un mascalzone. Un uomo civile conosce il governo del suo Paese. Nello stesso modo c’è un governo di tutto l’universo, ma se non lo conosci sei un uomo di terza classe, un uomo incivile.

Srila Prabhupada: [Indicando il sole che tramonta con il suo bastone] Ecco, vediamo il sole che tramonta, ma è ancora lì, nello spazio. Quando il sole sorge, non diciamo: “Oh, il sole sta nascendo ora.” È sempre lì, ma non lo possiamo vedere fino a che non sorge. Gli uomini erano soliti pensare che di notte il sole morisse e la mattina venisse creato un altro sole. Pensavano anche che la Terra fosse piatta. Questa è la vostra conoscenza scientifica: ogni giorno un’opinione nuova.

Discepolo: Questo significa che stiamo scoprendo la verità.

Srila Prabhupada: No. Significa che non sapete qual è la verità. State solo speculando. Ora accettate qualcosa come vero, ma dopo alcuni giorni dite che non è vero. E questa la chiamate scienza!

Discepolo: Sì, hai ragione. Molti testi scientifici scritti appena alcuni anni fa ora sono superati.

Srila Prabhupada: E i testi scientifici che usate ora fra pochi anni saranno inutili. Questa è la vostra scienza.

Discepolo: Ma almeno quello che conosciamo ora è più vero di quello che sapevamo prima e se continuiamo a provare ne sapremo di più.

Srila Prabhupada: Questa non è conoscenza scientifica: la verità è sempre la stessa, ma voi scienziati cambiate continuamente – questo lo chiamate “scoprire la verità”. Ciò significa che non sapete qual è la verità.

Sesto dialogo

Discepolo: Srila Prabhupada, gli scettici dicono che possiamo arrivare a controllare gradualmente le leggi della natura da soli, senza Dio.

Srila Prabhupada: No, siamo costretti ad accettare le leggi della natura. Chi può dire di aver vinto le leggi della natura?

Discepolo: I medici e i biologi però hanno sconfitto moltissime malattie.

Srila Prabhupada: Ma le persone si ammalano ancora. Allora in che modo i dottori hanno sconfitto le malattie?

Discepolo: In Africa e in India, per esempio, vaccinano tutti contro il vaiolo ed hanno salvato dalla morte molte migliaia di bambini.

Srila Prabhupada: In ogni caso però i bambini cresceranno, diverranno vecchi e infine moriranno. Perciò la morte non è stata sconfitta. E inoltre, perché si preoccupano per questi bambini? Non vogliono che vi sia sovrappopolazione, quindi secondo questa logica i dottori dovrebbero lasciarli morire. I medici però non sono logici. Da una parte vogliono impedire che questi bambini muoiano e dall’altra raccomandano l’uso degli anticoncezionali e con l’aborto uccidono i bambini nel grembo della madre. Perché? Perché uccidono? Per controllare l’aumento della popolazione. Allora se in un’altra parte del mondo i bambini muoiono, perché si preoccupano di salvarli?

Discepolo: Quando il bambino è nato vogliono salvarlo, ma quando è ancora nel ventre di sua madre, pensano di poterlo uccidere. Dicono che non è ancora un essere umano.

Srila Prabhupada: Il bambino però è già nato non appena la donna rimane incinta. Gravidanza significa che il bambino è già nato. Come possono dire che il bambino non c’è ancora? Che cosa sono queste sciocchezze? Quando una donna è incinta diciamo che porta un bambino. Ciò significa che il bambino è già nato. Perciò io affermo che questo affare degli aborti è semplicemente una mascalzonata.

Discepolo: Tuttavia essi sono riusciti a darne una spiegazione razionale.

Srila Prabhupada: Come?

Discepolo: Qualche volta dicono che fare ciò che pensano sia la cosa migliore e naturalmente negano che ci sia qualcosa come il karma che poi li punirà. Sembra che seguano un tipo di “filosofia da conigli”. Quando un coniglio chiude gli occhi per non vedere il lupo che gli si avvicina pericolosamente, effettivamente può pensare di essere salvo.

Srila Prabhupada: Allora gli abortisti credono in una filosofia da conigli, ma questa non è una filosofia da uomini. E’ una filosofia da conigli, da rane, da asini. I leader, che spesso sostengono l’aborto, sono mascalzoni che vengono glorificati da altri mascalzoni e dagli sciocchi – il popolo in generale. Siccome tutta la popolazione è fatta di mascalzoni, eleggono un mascalzone come loro leader. Poi, non soddisfatti, mandano via il primo mascalzone e ne eleggono un altro.

Discepolo: Hanno fatto propaganda per separare Stato e Chiesa, ma così hanno separato anche Dio dal Paese.

Srila Prabhupada: Coloro che fanno questa propaganda non comprendono che cosa è Dio. Dio non può essere separato da niente, perché tutto è Dio. Come si può separare Dio dal governo? Potete rifiutare qualsiasi cosiddetta chiesa, qualsiasi cosiddetta religione che sia d’accordo con: “Sì, Dio e la Chiesa dovrebbero essere separati.” E questo è l’insegnamento di Dio: di rifiutare tutte le cosiddette religioni. Le persone possono dire di credere in Dio, ma voi potete capire che ignorano chi sia Dio se cercano di separarLo dal governo.

Settimo dialogo

Srila Prabhupada: L’uomo è venuto dalla scimmia. Allora perché ora l’uomo non proviene dalla scimmia?

Discepolo: È accaduto solo una volta ed è stato sufficiente a dare inizio a tutto.

Srila Prabhupada: Solo una volta? Un’altra mascalzonata! Vediamo che ad ogni stagione vengono i fiori e i frutti. Perché una sola volta? Questo è dogmatismo. Dobbiamo accettarlo? La nostra esperienza è che, per legge di natura lo stesso fiore riappare nello stesso campo.

Discepolo: Sì, in realtà Darwin diceva che c’è un anello mancante.

Srila Prabhupada: Qual è l’anello mancante? È semplicemente un bluff e si continua a portarlo avanti in nome della scienza. Guardate che scherzo. È solo un inganno e le persone – gli uomini cosiddetti civili – sono dei tali mascalzoni da accettarlo come una grande teoria: “La teoria di Darwin è una grandissima scoperta.” Una mascalzonata infantile. Non c’è logica. Non c’è alcun senso. L’uomo è venuto dalla scimmia, dicono. Allora perché ora non proviene dalla scimmia?

Discepolo: Già, qualche volta ci sono scherzi della natura.

Srila Prabhupada: “Qualche volta” – solo per Darwin. Per sostenere la sua mascalzonata, la natura lo deve servire: “qualche volta”. Vedete. Perché dovremmo crederci? La legge di natura è sempre la stessa, è regolare. La natura non è obbligata a servire il Signor Darwin. “Qualche volta”, egli diceva e solo lui lo sapeva. Si supponeva che il resto di noi gli credesse. “Qualche volta” era avvenuto e fu rivelato a Darwin. Come aveva fatto a saperlo? Com’è possibile che nessun altro, eccetto Darwin potesse saperlo?

Discepolo: Usano questa stessa argomentazione contro di noi: il fatto che pochissime persone possono conoscere Dio.

Srila Prabhupada: ”No. Tutti questi cosiddetti scienziati sono dei mascalzoni numero uno. “Manca un anello. Solo una volta l’uomo venne dalla scimmia.” Che cos’è questa sciocchezza? Dobbiamo crederci? C’è un senso in questo? Ma poiché lo dice il Signor Darwin, ci si aspetta che venga accettato.

Discepolo: Certi cambiamenti avvengono. Se stai sempre in un clima molto caldo, il tuo sangue si diluisce. Se protrai questa situazione, tutti questi cambiamenti possono portare ad importanti cambiamenti fisici.

Srila Prabhupada: Non avviene alcun cambiamento. La natura opera in modo regolare, sempre. Il sole sorge al mattino e questo accade da milioni, milioni, milioni e milioni di anni.

Discepolo: Il cambiamento si realizza gradualmente.

Srila Prabhupada: No. Qual è il cambiamento? La mattina il sole sorge ad est. È questo che accade. I fiori stagionali cambiano secondo la stagione – inverno, primavera, estate. Tutto accade regolarmente. Poiché accade regolarmente, possiamo dire che il prossimo febbraio qui sarà una bella stagione. Perché? Perché avete l’esperienza del febbraio scorso. Siamo certi che la stessa cosa accadrà il febbraio prossimo. Perciò possiamo dire: “Non c’è alcun cambiamento.” Questo è il modo seguito dalla natura: È molto regolare. Tutto accade in modo giusto. È la caratteristica della natura.

Discepolo: Uno dei punti forti della teoria di Darwin…

Srila Prabhupada: Non ne trovo neanche uno. Tutte sciocchezze. [Risate] Un mascalzone sciocco come te ci crederà.

Discepolo: Affermano che cinquemila anni fa non c’era la storia. Quindi pensano che prima di allora non ci fosse alcuna forma di civiltà. Dunque l’uomo era come la scimmia.

Srila Prabhupada: Noi non facciamo congetture. Abbiamo milioni di anni di storia. Un bambino può crederci, ma un uomo adulto non potrà pensare così. Poiché i mascalzoni pensano in un certo modo, dobbiamo crederci? Perché devo credere alle loro parole?

Discepolo: Gli scienziati dicono sempre: “L’anno scorso abbiamo fatto un errore ma ora va tutto bene.”

Srila Prabhupada: Hmm. “Ora siamo progrediti.” E qual è la garanzia che le vostre teorie attuali siano corrette? Progredirete ancora. Questo significa che siete sempre imperfetti. Affermate che l’uomo è venuto dalla natura per caso, ma non troverete alcun caso in cui la natura funzioni per caso. Perciò la vostra teoria è smentita. Se nei vostri calcoli c’è anche un solo errore, allora tutte le vostre affermazioni devono essere accettate come tali.

WET MARKET

Qualche settimana fa, ho partecipato ad una campagna per chiedere la chiusura dei Wet Market, campagna promossa da diverse associazioni animaliste e a cui hanno risposto 250.000 cittadini italiani e quasi 500.000 nel mondo. Sembrerebbero numeri importanti di cui le associazioni vanno fiere, ma per me sono bassissimi. Il fatto è che, la stragrande maggioranza delle persone, crede a ciò che sente dire nei media, i quali hanno avuto tutto l’interesse a tenerle in una situazione di panico, come sempre fanno da anni a questa parte. L’informazione è dominata dalla paura, dall’induzione al terrore verso tutto ciò che accade e da interpretarsi come minaccia all’umanità. Così è stata raccontata perché faceva comodo, e così ha avuto presa sui molti che non hanno potenza critica e intelletto chiaro.

In realtà, posto che determinate situazioni possono potenzialmente verificarsi, così come determinati virus particolarmente patogeni possono mutare e diffondersi, i comportamenti dell’uomo sono determinanti per evitare una buona parte delle sventure. L’intero flusso di disinformazione, se ci si ricorda, verteva sulle dimensioni della pandemia, sui numeri dei deceduti, su ciò che mancava per prestare le cure, sulle minacce di non farcela in nessun modo. La disinformazione non ha in alcuna maniera trattato i luoghi dello sviluppo del ceppo, ma abbondava e abbonda di aggiornamenti sul prossimo arrivo del vaccino. In pratica, la disinformazione non ha voluto analizzare le cause di ciò che è accaduto e impostare delle modifiche di abitudini degli umani, ma non vede l’ora di iniettarci qualcosa che darà un provento alle cause farmaceutiche. Se anche ci vaccinassimo tutti contro il coronavirus, cioè ammalandoci di coronavirus tramite vaccino, il giorno dopo un altro virus, un’altra mutazione, un altro cataclisma, sarà pronto ad avventarsi per la nostra stupidità. Dunque cosa dovrei fare, io, vaccinarmi ogni anno per ogni mutazione di virus ma mantenere salde le abitudini umane?

L’importante, per la gente, sono gli stupidi slogan: ‘Andrà tutto bene’, ‘Uniti ma a distanza’, ‘tornerà tutto come prima’, e idiozie varie. Cos’è che, esattamente, andrà tutto bene? Cos’è che, esattamente, tornerà come prima? Io, personalmente, desidero che nulla torni come prima. Troppa violenza, troppa superficialità, troppo egoismo del genere umano su tutto il resto. Ma, come avevo scritto in un precedente post, basta riaprire i locali del mohito, ridare le partite di calcio e le spiagge che l’italiota si sarà dimenticato di tutto e riterrà che tutto sia andato bene per come intendeva.

Ebbene, torniamo alla petizione, verso la quale molti milioni di italiani non si sono minimamente mossi perché convinti che ci sia una separazione tra ciò che all’uomo accade e ciò che l’uomo può fare liberamente. All’uomo non deve accadere nulla se si parla di minaccia invisibile. Può accadere tutto se è l’uomo stesso ad uccidere altri uomini o altri esseri per propria mano. L’apoteosi dell’arroganza, dell’egoismo, della stupidità. Io posso sterminare in guerre e allevamenti intensivi (si, li metto sullo stesso piano perché la matrice del dominio è la stessa). Non posso però essere minacciato da un virus verso cui, le mie bombe nucleari, risultano inutili giocattoli. 

Riporto dal sito di un’associazione:

‘Perché i wet market sono una minaccia alla salute pubblica?

La comunità scientifica e l’opinione di molti biologi e scienziati converge su questo punto: i wet market sono una minaccia alla salute pubblica. In questi mercati vengono rinchiusi animali di specie molto diverse tra loro, anche selvatiche; questa convivenza a stretto contatto tra animali di specie diverse e uomo, le macellazioni eseguite senza norme, quindi la presenza costante di sangue e fluidi di questi animali offre ai virus la possibilità di saltare da una specie all’altra fino ad arrivare all’uomo.

Gli animali vengono stipati insieme in gabbie e trasportati per grandi distanze. Sono stressati e immunodepressi ed espellono qualsiasi agente patogeno che hanno in loro. Con tutte le persone che visitano e lavorano al mercato e che vengono costantemente in contatto con i fluidi corporei di questi animali, hai creato un mix ideale per la diffusione della malattia.  PROF ANDREW CUNNINGHAM, The Zoological Society di Londra

Mentre non si sa con certezza come il virus COVID-19 sia passato all’uomo, c’è però la certezza che un altro virus del tipo Coronavirus abbia fatto il “salto di specie” proprio in un wet market: la SARS, infatti, passò dal pipistrello allo zibetto che poi proprio in un wet market in Cina – dove gli zibetti venivano venduti e macellati – passò all’uomo. 

Le nuove immagini raccolte da Peta mostrano ancora condizioni terribili: animali mutilati, macellati sul posto senza alcun rispetto per l’igiene e per le norme di benessere animale, spazzate via da un fiume di sangue, escrementi, sporcizia che invade i banchi di questi mercati all’aperto, già sanzionati in passato, ma aperti con sprezzo per il rispetto della comunità internazionale.’

WET MARKET

La petizione, tutt’ora aperta, è stata rivolta all’OMS, e cos’ha risposto Peter Ben Embarek, esperto per la sicurezza alimentare e le malattie animali dell’OMS? Ha dichiarato, in una conferenza stampa, che non sarebbe a favore  della chiusura dei wet market.

Personalmente, come già espresso, non considero la minaccia alla salute pubblica la primaria questione. Sarebbe, di nuovo, egoismo ed arroganza. I Wet Market vanno chiusi perché nessun essere senziente può essere trattato con tale violenza e disprezzo. La minaccia alla salute pubblica, determinata dalle scelte nefande dell’uomo, è, come si suol dire, karma dell’uomo.

Quindi, quando la prossima pandemia arriverà, ricordiamoci il nesso tra noi e gli altri sul Pianeta. Ricordiamoci se, tra una pandemia e l’altra, ci saremo occupati di Happy hour o di rivedere totalmente le nostre insane abitudini (insane da ogni punto di vista). Poiché avremo scelto i primi, direi che faremmo bella figura a non lamentarcene.

Mandala

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Amo molto le attività manuali, sia quelle più materiali o materiche che quelle più artistiche, e trovo che siano una delle tante forme di meditazione, di introspezione, di ascolto. In quelle ore, sono solo io con i miei pennelli, con i colori da miscelare per trovare l’accordo perfetto, con un ricamo. Sono io con i miei ritagli di stoffa o con i materiali raccolti durante l’anno: le foglie rosse d’autunno, i ramoscelli e i sassi, i fiori essiccati tra le pagine di un libro, le piume. E’ uno stato yogico, di connessione con Dio. Non è del tutto importante ciò che si crea, quanto l’atto in sé del creare. La mente si schiarisce, le virtù emergono: la pazienza, la calma, l’osservazione, la riflessione. Talvolta, mentre lavoro, ascolto un film. Scelgo, in questi casi, film che amo e che ho già visto più volte, perché non potrei seguirne la visione ma posso ascoltare le sfumature dei dialoghi, le pause, le musiche. In un film, si sa, ci sono molti piani da apprezzare. Capita, però, che m’incanti a seguirne una parte; essendo un film che conosco, aspetto che arrivi quella determinata scena. Allora mi fermo e me la gusto ma, poi, riprendo il mio lavoro. Altre volte ascolto musica: dei mantra o il suono del temporale, oppure Mozart, o Bach. Cerco di creare un’armonia tra l’opera, i materiali e la tecnica, e la tipologia di musica. Anche il film non può essere dissonante rispetto a ciò a cui sto lavorando e allo stato d’animo.

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Mi piace, fondamentalmente, la solitudine. Mi sono circondata di persone che sanno comprendere i silenzi. Sanno rispettarli e li praticano al tempo stesso. Non è affatto necessario che ci si parli in continuazione, chi l’ha detto? Si può restare in silenzio a godersi un solo sguardo d’intesa, in uno spazio proprio e sacro in cui, per entrare, occorre che altri bussino. Si può parlare con i pensieri, comunicare sul serio e nel profondo. Anche i miei amici sono così: creativi. Mi mostrano le foto dei loro lavori con orgoglio, solitari anch’essi. Eppure, quando li penso mi chiamano all’istante o mi scrivono, ed è la potenza della vera connessione.

A casa, dunque, basta essere soli e prendere un foglio. Immaginarsi di fluttuare nello spazio e catturare forme che sono lì per noi, per essere ammirate.

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Basta disegnare qualcosa soprattutto se si pensa che non esista davvero, ma solo ipotizzando che esista. E’ una grande apertura mentale, direi un’apertura alare che ci fa volare tra quei vortici e quelle geometrie sacre, essi stessi oggetto di meditazione. Occorre dimenticare ogni capacità acquisita ed ogni giudizio sui nostri talenti; semplicemente, sapere di poter produrre qualunque cosa lasciando che la nostra capacità visionaria sia da noi stessi legittimata. Si creerà qualcosa di nostro, avremo parlato senza parlare. Avremo nutrito l’anima, la nostra parte autentica. Lei ci ringrazierà.

Vedere

CIVETTA

Da due mesi esatti, una civetta si aggira nei pressi della mia casa; si fa sentire di sera tardi, quando è ormai tempo di cercare il riposo. Talvolta, l’ho avvertita più lontana; talvolta, addirittura sopra il lucernario della mia camera. Il suo verso è un grido all’infinito, alla notte e alla luna. L’ho ascoltata sempre e mi ha portato il suo messaggio. La civetta ci chiede di usare l’intuito e di fidarci. E’ nel buio, che la sua vista si fa acuta, là dove in genere non si vede. E’ la metafora di ciò che è più celato, della realtà vera dell’inconscio. Nel buio, nelle ore piccole, nel silenzio, il nostro sé ci parla e si svela nella sua magnificenza.

Sono molti, però, gli animali che ci insegnano a guardare e a vedere.

PIPISTRELLO

Il Pipistrello – questa bellissima creatura riposa a testa in giù. Anch’io sto a testa in giù, talvolta, quando pratico yoga, e mi chiedo quanto sarebbe interessante poter camminare sul soffitto e dover fare un passo per superare il dislivello di una porta. Il suo messaggio è che la realtà può essere letta anche al contrario, ciò che non amiamo essere amato, ciò che pensiamo sia qualcosa, essere l’esatto opposto.

LINCE

La Lince – anche la lince vede nel buio come la civetta, ma si muove furtiva e attenta ad ogni fruscio. Bisogna fare attenzione ai piccoli avvertimenti che potrebbero annunciare eventi grandi e talvolta pericolosi. La lince non è sfiduciata del mondo che ascolta, ma è fortemente fiduciosa di se stessa e delle sue capacità di vedere, sentire e interpretare. Sa, prima di altri, cosa accadrà.

AVVOLTOIO

L’Avvoltoio – il suo messaggio è molto prezioso: tutto ha un valore. Anche ciò che a prima vista potrebbe sembrare un’esperienza da dimenticare, qualcosa da scartare, è stato un dono. La vita ci porta dei doni di varie forme e sta a noi accoglierli anche quando non sono infiocchettati. In ogni esperienza, in ogni incontro, c’è qualcosa che era destinato a noi e non va buttato.

FALENA

La Falena – la sua caparbietà la porta a cercare una fonte luminosa quando è buio, ma talvolta ciò che luccica può essere fuoco. Il suo consiglio è di restare a debita distanza e attendere di comprendere meglio la fonte del luccichio per non bruciarsi le ali. Meglio muoversi con maggior circospezione e valutare bene se la luce non sia un nemico travestito.

TOPO

Il Topo – questo animaletto si muove alla sua piccola altezza. C’è un mondo interessante anche lì e il topolino è così indaffarato perché vede molti piccoli accadimenti. Nei dettagli, nelle piccole cose, nelle micro-emozioni, si rivelano i macro-cosmi. Ci insegna a badare di più ai gesti comuni, alla sfumatura delle cose e dei comportamenti, che sono ricchi di informazioni e fonti di gioia una volta che ce ne saremo accorti.

COLIBRI'

Il Colibrì – questo meraviglioso e microscopico uccello, dispiega enormi energie per raccogliere il polline dal suo fiore preferito. Le sue dimensioni, le sue alucce, non costituiscono un ostacolo per lui, che non si risparmia e non perde di vista ciò che gli è necessario per vivere. Insegna a restare concentrati, a non badare a ciò che gli altri dicono ma solo allo sforzo che stiamo facendo, perché saremo ricompensati.

GIRAFFA

La Giraffa – il suo lungo collo le permette di vedere ‘oltre’. Non ha bisogno di perdere i propri pensieri, né essere preoccupata per le sciocchezzuole di tutti i giorni. Anche se vi si trova nel mezzo, le basta allungarsi e guardare l’orizzonte, per vedere che – tra lei e l’infinito – non ci sono ostacoli reali. Il suo consiglio è di alzare lo sguardo, di porsi al disopra di ciò che accade, perché c’è altro che ci attende ed è di gran lunga più prezioso.

AQUILA

L’Aquila anche l’aquila vede da altre altezze, ma per farlo deve spiccare il volo e lasciarsi trasportare dal vento. La sua è una scelta liberatoria e ci spiega che il distacco da ciò che è avverso richiede una certa volontà. Solo a quel punto, scopriremo che il vento ci aspettava per aiutarci a fluttuare, e che bastava cambiare prospettiva.

Vorrei essere un pipistrello, per un giorno, o un colibrì o un’aquila. Ma forse lo sono già.

O.W.

Forse non tutti avranno la pazienza di leggerla per intero, ma è un’opera che stringe lo stomaco, che smuove la coscienza. Bisogna saper guardare negli occhi dell’altro e provare vergogna. Avendo lui stesso varcato le porte del carcere, Oscar Wilde ha saputo dipingere la crudele infamia del carcere e della pena di morte. E’ un capolavoro, ed è comunque vero: ogni uomo uccide ciò che ama, ma il destino non è lo stesso per tutti.

 

LA BALLATA DEL CARCERE DI READING

Egli non porta il suo abito rosso
perché rossi sono il sangue e il vino:
e il sangue e il vino erano sparsi
sulle sue mani, quando lo trovarono
accanto al letto ove giaceva morta
la donna amata ch’egli aveva uccisa.
Camminava tra gli Uomini Colpevoli
con indosso un logoro abito grigio
e un berretto sghembo sulla testa.
Il suo passo sembrava lieve e allegro.
Ma io non ho mai visto sguardo d’uomo
volgersi cosi ansioso verso il giorno.
Non ho veduto mai l’occhio di un uomo
volgersi con lo sguardo cosi ansioso
verso il lembo minuscolo d’azzurro
che nel carcere è il cielo e verso l’alta
nuvola trascinata alla deriva
come sospinta da vele d’argento.
Mi trovavo con altri condannati
in un raggio diverso e mi chiedevo
quale fosse la colpa di quell’uomo:
grande o piccola. Ad un tratto una voce
s’avvicinò e mi disse in un sussurro:
“Quel tipo sta per essere impiccato”.
Cristo santo!. Le mura di quel carcere
parvero vacillare all’improvviso
e la volta del cielo sul mio capo
sembrò un casco d’acciaio incandescente.
Anche su me pesava una condanna,
ma in quel momento non aveva senso.
E mi chiedevo quale suo pensiero
inseguendo, egli il passo ora affrettava
e perché verso il giorno così splendido
lo sguardo addolorato era rivolto.
Aveva ucciso la cosa che amava
e doveva pagare con la morte.

Eppure ogni uomo uccide ciò che ama.
Io vorrei che ciascuno m’ascoltasse:
alcuni uccidono adulando, ad altri
basta solo uno sguardo d’amarezza.
Il vile uccide mentre porge un bacio
e l’uomo coraggioso con la strage!
Molti uccidono l’amore da giovani,
altri invece da vecchi. Chi lo strangola
con le avide mani del Peccato
e chi invece con le mani dell’Oro.
L’uomo gentile adopera il coltello
perché il freddo mortale sia più rapido.
Alcuni amano troppo brevemente
ed altri troppo a lungo. C’è chi vende
e chi compra; chi uccide il proprio amore
senza un singhiozzo e chi con molte lacrime.
Ma nessuno, tra quelli che hanno ucciso
ciò che amavano, paga con la morte.
Nessuno morirà con un’orrenda morte
morte in un giorno pieno di vergogna;
nessuno avrà una corda intorno al collo
né una benda coperta sulla faccia,
né coi suoi piedi annasperà nel vuoto
cercando invano un punto ove poggiarsi.
Nessuno siederà tra silenziosi
uomini che lo scrutano a ogni istante:
quando gli occhi si sforzano di piangere,
o quando il cuore tenta una preghiera,
o per timore che qualcuno rubi
dal carcere la preda designata.
Nessuno all’alba vedrà la sua stanza
popolarsi di orribili figure:
il Cappellano nella bianca tonaca,
il Prefetto severo e quasi triste,
il Direttore con I ‘abito nero.
Ogni Condanna ha il loro volto giallo.
Nessuno si vedrà porgere l’abito
da indossare per l’ultimo momento,
né un medico distratto annoterà
i suoi battiti mentre un orologio
scandisce il tempo e ogni suo tic-tac
è un orribile colpo di martello.

Nessuno sentirà la soffocante
sete che rende arida la gola
nell’istante che il boia, coi suoi guanti
da giardiniere, appare sulla porta
per stringere con tre giri di corda
quella gola che più non avrà sete.
Nessuno chinerà la testa a udire
la lettura dell’Ordine di Morte.
L’angoscia del suo cuore gli dirà
che non è ancora morto ma i suoi occhi
scorgeranno una bara: crederà
d’essere nella fiera degli orrori.
Nessuno fisserà l’aria attraverso
un minuscolo tetto di cristallo:
nessuno pregherà con le sue labbra
di creta che finisca l’agonia
né sentirà sulle sue guance il bacio
di Caifa posarsi come un brivido.

II
Egli per sei settimane passò
nel cortile col suo abito grigio
e il berretto sghembo sulla testa:
il suo passo sembrava lieve e allegro
ma io non ho mai visto sguardo d’uomo
volgersi così ansioso verso il giorno.
Non ho veduto mai l’occhio di un uomo
volgersi con lo sguardo così ansioso
verso il lembo minuscolo d’azzurro
che nel carcere è il cielo e verso l’alta
nuvola che trascina alla deriva
il suo vello di lana sfilacciato.
Egli non tormentava le sue mani
come capita agli uomini meschini
che coltivano un’assurda Speranza
dove c’è solo la Disperazione.
Solo guardava in alto verso il sole
e respirava l’aria del mattino.
Non torceva le mani, non cadeva
in lacrime e neppure sospirava
lamentandosi: ma beveva l’aria
come a trovarsi un ultimo sollievo
Noi vedevamo le sue labbra schiuse
assaporare il sole come il vino.
Io e gli altri compagni di sventura
chiusi in un raggio diverso, smettemmo
di chiederci se fosse grande o piccolo
il delitto che avevamo commesso
e guardavamo con occhi stupiti
l’uomo che doveva essere impiccato.
Era strano vederlo camminare
con un passo così leggero e allegro;
era strano vedere che i suoi occhi
si fissavano al giorno così ansiosi;
era strano pensare ch’egli avesse
un debito pauroso da pagare.

Gli olmi e le querce hanno le foglie adorne
di grazia: a primavera esse rifulgono.
L’albero della forca invece è torvo
e per radici ha serpenti affamati:
perché possa generare i suoi frutti
un uomo deve morire su di esso.
Tutte le cose della terra tendono
all’alto posto ove la grazia siede:
ma chi aspira a sedere sopra un alto
patibolo, con il volto bendato
guardando il cielo per l’ultima volta
attraverso il collare della morte?
Dolce è danzare al suono dei violini
quando la Vita e Amore ci sorridono:
danzare al suono dei flauti, danzare
col liuto, è piacevole e gentile:
ma non è dolce quando il piede agile
danza a vuoto nell’aria ov’è sospeso.
Giorno per giorno restammo a guardarlo
con occhi attenti e con tristi pensieri:
ci chiedevamo se ognuno di noi
avrebbe atteso come lui la morte.
Noi non sappiamo come il rosso Inferno
può turbare il nostro animo accecato.
Infine l’uomo morto non apparve
mai più tra i Condannati e ci fu chiaro
che ormai giaceva nella fredda tenebra
dell’orrenda darsena e non avremmo
più rivisto il suo volto: non nel giorno
dell’abbondanza e non nella miseria.
Come due navi in mezzo alla tempesta
ci eravamo incrociati: ma nessuno
di noi due fece un segno o parlò mai.
Non avevamo parole da dire:
non nella notte santa ci incontrammo
ma nel giorno coperto di vergogna.
Intorno a noi c’era il muro di un carcere:
eravamo due uomini esiliati.
Il mondo ci scacciava dal suo cuore
e Dio dal suo pensiero. Su di noi
s’era chiusa la trappola di ferro
che spietata è in attesa del Peccato.

III
Nel Cortile del Debito ci sono
aride pietre e un muro troppo alto:
qui egli non poteva respirare
che l’aria cupa di un cielo di piombo
mentre due guardie stavano al suo fianco
per impedire che potesse uccidersi.
A volte egli sedeva tra coloro
che spiavano attenti la sua pena:
chi per vedere il pianto nei suoi occhi,
chi le sue labbra dire una preghiera
e chi per impedire che sfuggisse
al carcere la preda designata.
Il Direttore s’era trincerato
dietro il Regolamento Carcerario;
il medico diceva che la morte
è soltanto un fenomeno scientifico;
il Cappellano gli parlò due giorni
lasciandogli un libretto di preghiere.
E per due giorni egli fumò la pipa,
bevve il suo quarto di birra e sembrava
che la paura non trovasse posto
nel suo animo forte, risoluto.
Spesso diceva d’essere contento
d’avvicinarsi al giorno del carnefice.
Nessuna delle guardie mai gli chiese
perché dicesse queste strane cose:
a chi è stato affidato come compito
di sorvegliare un condannato a morte
non è permesso dire una parola
e il suo volto deve essere una maschera.
Pure, se egli commosso s’avvicina
a confortarlo ed a fargli coraggio,
a cosa serve la Pietà
dell’Uomo nella tana abitata dal Delitto?
Quale parola di pietà sarebbe
l’aiuto ad uno spirito fraterno?
Procediamo con passo malsicuro:
è la Parata degli Sciagurati,
Non abbiamo rammarico: sappiamo
d’essere la Brigata del Diavolo.
Il piombo ai piedi e le teste rasate
sembrano una gioiosa mascherata.
Abbiamo retto corde di catrame
con le unghie spezzate e sanguinanti;
abbiamo ripulito i pavimenti,
lucidato le porte e le rotaie
e insaponato il palco asse per asse
levando un alto strepito dai secchi.
Abbiamo manovrato un polveroso
trapano, abbiamo spaccato le pietre,
cuciti i sacchi, percosso lo stagno,
urlato inni e sudato a una macina:
e intanto il sentimento del terrore
prendeva posto nel cuore di ogni uomo.
Prendeva posto al punto che ogni giorno
s’insinuava come un’onda sporca,
finché dimenticammo anche l’amara
sorte che attende i ladri e i disonesti:
col passo di chi torna dal lavoro
noi varcammo la soglia di una tomba.
L’enorme bocca della tana gialla
era in attesa di una cosa viva:
il fango urlando domandava sangue
per dissetare l’anello d’asfalto;
noi sapevamo che in un’alba livida
avremmo visto penzolare un uomo.
Quando entrammo il nostro animo era pieno
di Terrore, di Morte, di Condanna;
il boia col suo passo inavvertito
s’avvicinava fino a noi nel buio.
Io camminavo tremante e, a tentoni,
cercavo la mia tomba numerata.

In quella notte i vuoti corridoi
erano popolati dalle forme
della Paura: non si udiva un passo
nella città di ferro, ma alle sbarre
delle finestre chiuse sulle stelle,
bianchi volti sembravano apparire.
Egli è disteso come uno che giace
in una dolce prateria e sogna.
Le guardie che l’osservano dormire
non capiscono come un uomo possa
dormire tanto dolcemente, mentre
il carnefice veglia accanto a lui.
Ma il sonno manca agli uomini che piangono
colui che non ha pianto: noi, i relitti,
i disonesti, gli impostori, siamo
scossi da una vigilia senza pace
e un nuovo terrore si fa strada
con l’angoscia nell’animo d’ognuno.
È pauroso sentire che ci pesa
il delitto di un altro sulle spalle!
Perché allora la Spada del Peccato
agita la sua elsa avvelenata
e come piombo fuso noi versiamo
lacrime per il sangue che non diamo.
Ora le guardie con passi felpati
ci vengono a spiare nelle celle
e rimangono attonite a vedere
grige figure lungo il pavimento:
gli uomini che non hanno mai pregato
ora in ginocchio dicono preghiere.
In ginocchio per una notte intera:
pazzesco funerale di un cadavere!
Le ali tremanti della mezzanotte
oscillavano come un carro funebre.
Nel vino amaro chiuso in una spugna
si sentiva il sapore del Rimorso.

Si udì il canto di un gallo e poi di un altro:
eppure il giorno non veniva ancora.
Le ombre del Terrore si curvavano
sopra di noi, distesi nei nostri angoli.
I fantasmi che vanno nella notte
sembravano giocare innanzi a noi.
Scivolavano avanti, indietro, in fretta,
simili a viaggiatori nella nebbia.
Erano avvolti in mantelli sontuosi
e sembravano irridere alla luna:
verso il loro convegno di fantasmi
correvano con grazia disgustosa.
Con cento smorfie li vedemmo andare
tenendosi per mano, nelle tenebre.
La folla dei fantasmi s’aggirava
in una vorticosa sarabanda:
sembravano ridicoli arabeschi
disegnati dal vento sulla sabbia.
Saltellavano come marionette
Sulla punta dei piedi, in giravolte:
poi, mostrando la loro orrenda maschera,
soffiarono nei flauti del Terrore
e cantarono a lungo, ad alta voce.
Era il canto di veglia per il morto.
E gridavano: “Il mondo è così largo,
ma l’uomo incatenato non ha spazio!
Gettare i dadi per una o due volte
è un gioco senza dubbio signorile.
Ma non vince chi gioca col Peccato
nella casa ov’è chiusa la Vergogna”.
Non avevano un aspetto gradevole
questi esseri così buffi e gioiosi:
per gli uomini che giacciono in catene
e i cui piedi non hanno il passo libero,
io so che queste forme quasi vive
rappresentano un orrendo spettacolo.
E vanno intorno, sempre intorno. Danzano
in un giro di valzer, allacciati
con mille smorfie: coppie che vacillano
sulle scale con passo malsicuro,
sguardi invitanti sulle facce orribili,
muovono i nostri cuori alla preghiera.
Il vento del mattino incominciò
a soffiare gemendo: ma era notte.
Sopra un ampio telaio si tesseva
filo per filo il velo delle tenebre
e noi, tra le preghiere, aspettavamo
atterriti la Giustizia del Sole.
Il vento lamentoso s’aggirò
tra le mura del carcere in angoscia:
una ruota d’acciaio inesorabile
ci sembrava il passare quei minuti.
Vento di morte, cosa abbiamo fatto
per meritare simile tortura?
Infine io vidi tra le sbarre oscure
come una grata ricamata in piombo
muoversi lungo i muri calcinati
posti di fronte al mio letto di tavole:
in qualche posto del mondo si levava
l’alba rossa terribile di Dio.
Alle sei mettemmo in ordine i letti,
alle sette ogni cosa era tranquilla,
ma il vento che soffiava senza tregua
riempiva tutto il carcere: il Signore
della Morte, col suo respiro gelido,
era entrato in quel luogo per uccidere.
Non passava solenne in un corteo
né cavalcava un destriero lunare.
Un asse sdrucciolevole e una corda
bastano per erigere un patibolo.
Così l’Araldo vestito di tenebre
s’apprestava al suo compito segreto.
Noi sembravamo uomini perduti
su una palude oppressa dalle tenebre:
non osavamo dire una preghiera
né esprimere la nostra amara angoscia.
Sentivamo qualcosa che moriva
in tutti noi: ed era la Speranza.
La Giustizia terribile dell’Uomo
compie il suo corso e mai se ne allontana:
uccide il forte come uccide il debole
né il suo passo spietato può arrestarsi.
Col tallone di ferro schiaccia l’uomo
forte: quale mostruoso parricidio!
Aspettammo il rintocco delle otto,
La nostra lingua era arsa dalla sete.
Il rintocco delle otto segna l’ora
del Destino per l’uomo maledetto:
il Destino che adopera il suo nodo
contro l’uomo malvagio e contro il buono.
Oramai dovevamo solo attendere
il segnale: come esseri di pietra
lungo una valle abbandonata, stemmo
in silenzio seduti. Solo il cuore
d’ognuno aveva battiti violenti
come un pazzo che infuria su un tamburo.
L’orologio del carcere d’un tratto
scosse l’aria con un sordo rintocco
e da ogni parte si levò un lamento
disperato, angoscioso, come il rantolo
che le paludi spaventate ascoltano
dalla tana nascosta di un lebbroso.
Come a volte le cose più paurose
nel cristallo di un sogno si rivelano,
noi vedemmo penzolare a una trave
un abito di canapa consunto
e udimmo una preghiera strangolata
in un urlo dal laccio del carnefice.
Nessuno può capire più di me
l’alta maledizione che egli invoca
e i lamenti selvaggi, il grido amaro,
i sudori di sangue del suo corpo:
egli che vive assai più di una vita
dovrà patire assai più di una morte.

IV
Non ci sono cappelle in questo giorno
che un uomo sta per essere impiccato:
il Cappellano ha il cuore troppo debole
o forse la sua faccia è troppo pallida
oppure nei suoi occhi c’è segnato
qualcosa che nessuno deve leggere.
Restammo chiusi fino a mezzogiorno
o mezzanotte: poi si udì il rintocco
della campana, un tintinnio di chiavi,
e i carcerieri aprirono le celle:
sulle scale di ferro discendemmo,
ognuno dal suo Inferno solitario,
E quando uscimmo a respirare l’aria
nessuno aveva lo sguardo di sempre:
chi in volto era sbiancato, chi era grigio
per la paura. E io non ho mai visto
sguardi d’uomini in preda alla tristezza
volgersi così ansiosi verso il giorno.
Non ho veduto mai uomini tristi
volgersi con gli sguardi così ansiosi
verso il lembo minuscolo d’azzurro
che nel carcere è il cielo e verso l’alte
nuvole che viaggiano felici:
isole di una strana libertà.
Vidi molti di noi che camminavano
a capo chino, ciascuno pensando
che se avesse pagato il proprio debito
sarebbe morto al posto di quell’uomo:
egli ha ucciso una cosa che viveva
ed essi invece hanno finito i morti.
L’uomo che pecca una seconda volta
risveglia al pianto uno spirito morto
lo toglie dal suo sudicio sudario
e lo costringe a sanguinare ancora,
a sanguinare dalle piaghe aperte,
a versare altro sangue inutilmente.

Come scimmie o pagliacci, il cui mostruoso
vestito è Ornato di frecce contorte,
noi silenziosi camminammo in cerchio
lungo il viscido asfalto del cortile;
camminammo in silenzio, sempre in cerchio,
e nessuno diceva una parola.
Camminammo in silenzio, tutti in cerchio,
e nella mente svuotata di ognuno
la memoria delle cose più orribili
s’avventava come un vento pauroso.
Davanti a noi camminava l’Orrore
e il Terrore strisciando ci seguiva.

I carcerieri andavano su e giù
con gli occhi fissi sul gregge dei bruti,
Avevano uniformi nuove, lucide,
con gli ornamenti dei giorni di festa.
Ma gli stivali imbiancati di calce
ci dicevano di dove tornavano.
Dove una larga tomba è stata aperta
prima non c’erano tombe, ma solo
una distesa di fango e di sabbia
presso le orribili mura del carcere.
Quest’uomo avrà come proprio sudario
un ammasso di calce che lo brucia.
Quest’uomo miserabile ha un sudario
che solo pochi possono sperare:
sprofondato nel cortile di un carcere,
esposto alla vergogna più completa,
egli giace coi piedi incatenati
avvolto in un lenzuolo incandescente.
Qui la calce che brucia da ogni parte
divora la sua carne e le sue ossa:
divora a notte le sue fragili ossa
e di giorno la sua tenera carne.
Divora a turno la carne e le ossa
ma divora il suo cuore senza sosta.

Per tre anni nessuno getterà
una radice o un seme in questo posto.
Per tre anni lunghissimi la terra
di questo posto sarà nuda e sterile
e con stupore pieno di rimprovero
guarderà verso il cielo incuriosito.
Dicono: basta un cuore assassinato
per guastare ogni seme. Non è vero!
La buona terra di Dio, questa terra,
è migliore di quanto supponiamo.
La rosa rossa potrebbe fiorirvi
più rossa ancora e più bianca la bianca.
Dalla sua bocca una rosa vermiglia!
Dal suo cuore una rosa tutta bianca!
Chi può dire da quali strane vie
viene alla luce il volere di Cristo
se un giorno anche lo sterile bastone
del pellegrino si coprì di fiori?
Ma non la rosa bianca come latte
E non la rossa può fiorire in carcere
solo il rottame, il ciottolo, la selce,
sono le cose che possiamo avere.
Non i fiori, che servono a guarire
un uomo dalla sua disperazione.
La rosa rossa di vino e la bianca
non lasceranno mai cadere i petali
sulla distesa di fango e di sabbia
presso le orribili mura del carcere,
per dire ai prigionieri del cortile
che il figliolo di Dio morì per tutti.

Anche se le orride mura del carcere
lo circondano ancora da ogni parte
e i ceppi incatenano lo spirito
che non può camminare nella notte
(il suo spirito può soltanto piangere
perché giace su un suolo maledetto)
egli è in pace. Quest’uomo miserabile
è in pace o presto lo sarà. Per lui
non esistono cose senza senso
né il Terrore cammina a mezzogiorno:
la terra senza luce ove egli giace
è lontana dal Sole e dalla Luna.
Lo hanno impiccato al modo delle bestie.
Nessuno ha pronunciato un solo requiem:
eppure gli bastava una preghiera
per dare pace all’animo atterrito.
Lo hanno portato fuori in tutta fretta
e l’hanno sprofondato in una tana.
I carcerieri gli hanno tolto gli abiti,
hanno mostrato il suo corpo alle mosche,
hanno deriso la sua gola gonfia
e lo sguardo impietrito dei suoi occhi.
Hanno riso ammucchiando con le pale
il sudario che ricopre il colpevole.
Il Cappellano non s’è inginocchiato
accanto alla sua tomba maledetta
non ha tracciato con la mano il segno
della Croce di Cristo: eppure anch’egli
appartiene alla schiera di coloro
che il Signore venne in terra a salvare.
Non importa: se egli ha attraversato
il limite fissato per la vita
lacrime sconosciute riempiranno
l’urna della Pietà per lui. Avrà
i lamenti degli uomini esiliati:
per gli esiliati esiste solo il pianto.

V
Io non so dire se la Legge è giusta
o se la Legge è ingiusta. So soltanto
che noi languiamo abbandonati in carcere
circondati da mura troppo alte
dove ogni giorno è lungo come un anno:
un anno fatto di giorni lunghissimi.
E questo posso dire: che ogni Legge
creata dall’uomo per l’Uomo, dal tempo
che il primo Uomo assassinò suo fratello
ed ebbe inizio la pazzia del mondo,
rende paglia il frumento e tiene in vita
gli sterpi: allora si ingrandisce il male.
Ed anche questo so (vorrei che ognuno
lo sapesse): ogni carcere è costruito
dall’uomo con mattoni di vergogna
e chiuso dalle sbarre, perché Cristo
non veda come gli uomini riescono
a mutilare anche i propri fratelli.
Con queste sbarre macchiano la luna
ed acciecano il sole. Forse è giusto
che tengano nascosto il loro Inferno:
dentro avvengono cose che nessuno,
non il Figlio di Dio e non il Figlio
dell’Uomo, avrebbe forza di guardare.

Soltanto gli atti vili, come le erbe
velenose, fioriscono nel carcere:
tutto ciò che di buono v’è nell’Uomo
qui va in rovina e avvizzisce per sempre.
Sulla porta c’è la Pallida Angoscia.
Il Carceriere è la Disperazione.
Fanno mancare ogni cosa al bambino
che spaventato piange notte e giorno,
deridono chi è vecchio e grigio, frustano
lo sprovveduto, flagellano il debole,
cosi che alcuni impazziscono e tutti
diventano crudeli e più non parlano.
Ogni misera cella che abitiamo
è nera e sporca come una latrina:
il fetido respiro della morte
ci raggiunge dovunque. Tutto, tranne
la Lussuria, diventa arida polvere
nella macchina dell’umanità.
L’acqua salmastra che beviamo striscia
come una melma disgustosa e il duro
pane amaro che pesano ogni giorno
è impastato di creta e di calcina.
Il Sonno non riposa, ma con occhi
furibondi cammina urlando al tempo.

E anche se la Fame con la Sete
lotta, come un serpente con la vipera,
non è il cibo che in carcere ci assilla:
ciò che deprime e uccide di più
è che ogni pietra raccolta di giorno
si trasforma in un cuore nella notte.
È mezzanotte nel cuore di un uomo,
e il crepuscolo nella cella di un altro:
ognuno nel suo inferno solitario
gira un uncino o lacera una corda.
Il silenzio lontano e più solenne
del suono di una campana di rame.
Mai una voce umana s’avvicina
per dire una parola di conforto.
Lo sguardo che ci scruta dalla porta
non ha pietà, impassibile. Da tutti
dimenticati, siamo qui a marcire,
sfigurati nel corpo e nello spirito.
Così, sola e umiliata, arrugginisce
la catena di ferro della Vita.
Alcuni piangono, altri maledicono,
altri invece non mandano un lamento.
Ma la legge di Dio è generosa
e può spezzare la pietra di un cuore.
Per ogni cuore d’uomo che si spezza nella
cella o nel cortile di un carcere
un tesoro viene offerto al Signore,
come quando una scatola si ruppe
e l’odore rarissimo del nardo
riempi l’immonda casa del lebbroso.
Felice il cuore che si può spezzare
e raggiungere il perdono e la pace.
Non altrimenti un uomo può trovare
la via che lo allontana dal Peccato.
Non altrimenti, che attraverso il cuore
spezzato, Cristo potrà entrare in lui.

Ora, con la sua gola rossa e gonfia,
con i suoi occhi immobili, impietriti,
egli aspetta le mani benedette
che portarono il ladro in Paradiso:
forse il Signore non respingerà
questo cuore spezzato che si pente.
L’uomo che legge il libro della Legge
gli lascio tre settimane di vita:
tre sole settimane per curare
la discordia che agitava il suo spirito
e liberare dai grumi di sangue
la mano che aveva retto il coltello.
Con lacrime di sangue egli deterse
la mano che l’acciaio aveva stretto:
soltanto il sangue può asciugare il sangue
e solo il pianto può sanare un’anima.
La macchia rossa che lasciò Caino
divenne il bianco sigillo di Cristo.

VI
Nel carcere della città di Reading
fu scavata una fossa di vergogna:
ora vi giace un uomo maledetto
divorato dai denti delle fiamme.
È avvolto in un sudario incandescente
nella tomba rimasta senza nome.
Lasciatelo giacere nel silenzio
fino al giorno che Cristo chiamerà
tutti i morti a raccolta. Non spargete
vane lacrime o inutili sospiri:
aveva ucciso la cosa che amava
e doveva pagare con la morte.
Eppure ogni uomo uccide ciò che ama.
Io vorrei che ciascuno m’ascoltasse:
alcuni uccidono adulando, ad altri
basta solo uno sguardo d’amarezza.
Il vile uccide mentre porge un bacio
e l’uomo coraggioso con la strage!

Sorriso

POMODORO

Faccio sempre dei complimenti alle mie piante, perché – dopo i mesi invernali in cui comunque mi sono presa cura del loro torpore, questo è il periodo in cui ognuna di loro si dà parecchio da fare. Non mi limito a bagnarle, ma dico una parola specifica e personalizzata ad ognuna di loro tutti i giorni. Ed è un peccato che non possa essere in montagna, là si che avrei trascorso l’intera giornata tra fiori, alberi, uccellini e farfalle. Così, ogni mattina, mi piace avvicinarmi ad una pianta alla volta, bagnarla e osservare quali novità mi stia offrendo. Per una c’è un fiore che sta per sbocciare, per un’altra delle foglioline nuove, per un’altra ancora una gemma o un nuovo alberello. Le dico, allora, che è stata brava e che sono lieta di qualsiasi cosa ritenga di volermi donare. Accarezzo sempre le mie piante, sulla testolina e sulle foglie; il mio rapporto con loro è visivo e tattile, ma anche empatico e telepatico. Dico loro di presentarmi i loro piccoli e, anche quando sono bruttarelli come in alcune piante grasse, a loro dico che sono meravigliosi e che sono il risultato del loro sforzo e del loro amore. Ogni figlio, infatti, è degno di essere. C’è una grande energia in tutto questo, la mia e la loro all’unisono. Ci parliamo, presento una nuova piantina alla mia gatta e la gatta alla nuova piantina. Quest’anno, per la prima volta, ho sperimentato la semina di pomodori sul balcone, anche se faccio parte di coloro che farebbero fatica a cibarsi di ciò che persino coltivano, lo riterrei un tradimento. Ho dato per scontato che nulla sarebbe cresciuto, non so perché. E invece, mentre una mattina facevo il giro delle piante per dir loro la parolina del giorno, erano sbucate le prime due foglioline di un solo semino, tra tanti che avevo seminato (forse troppi). Mi sono emozionata, perché anche se fossero state due foglioline di sola erba, l’avrei ritenuto un miracolo a cui avevo partecipato personalmente. Così, su quelle minuscole foglioline, ho rivolto le mie attenzioni come si farebbe nei confronti di un esserino indifeso qualunque. Mi sono avvicinata ed ho inviato loro un sorriso.  Poi, scavando leggermente altrove, ho visto che moltissimi altri semi avevano già iniziato a germogliare ed erano pronti a sbucare dalla terra. Ho rivolto un discorso a tutti in generale, chiedendo loro perché, in una semina, un germoglio risulti più veloce di altri, cosa lo determini. E dato che non mi hanno risposto, e che il dubbio di queste misteriose forze della natura mi rimangono nella mente, ho deciso di aiutare tutti in uno sforzo collettivo. Così, mentre nel pomeriggio prendevo una mezz’oretta di sole, e non di più perché non lo sopporto, ho messo Mozart e l’ho fatta ascoltare ai germoglietti. Il giorno dopo, di pianticelle ce n’erano decine, e anche se non dessero alcun frutto sono ormai parte della famiglia e verranno nutriti nel corpo e nello spirito dalla mia acqua e dalle mie parole. Oggi, quelle piantine sono alte e le ho già accarezzate più volte, schiacciandole un po’ per eccesso di amore e poi aggiustandole con ulteriore eccesso di amore. Ed anche loro mi hanno sorriso.

Un mondo sbagliato

UN MONDO SBAGLIATO

Questo bellissimo saggio risponde ad una domanda che personalmente mi sono fatta molte volte: ‘Come ha fatto l’uomo a ridurre così il proprio Pianeta e con esso se stesso, e perché ha voluto dominare su ogni essere vivente provando un tale disprezzo per tutto ciò che è ‘altro’ da sé? E’ un libro che consiglio di leggere a chi voglia capire se, in qualche modo, siamo stati condannati a diventare quel che siamo e se la nostra sete di dominio sia insita nel nostro codice genetico.

Tale transizione ha richiesto migliaia di anni e occorre fare molti passi indietro per ricostruirne le tappe.

Innanzitutto, occorre ricordare che il pensiero moderno, che relega la natura e gli animali a qualcosa da sfruttare e dominare, anche se parte da molto più lontano, è stato fortemente inculcato da alcuni testi principali e da alcune figure che si sono avvicendate nella cultura occidentale: La Bibbia, ad esempio, che sostiene che la terra è destinata a servire esclusivamente i fini dell’uomo. La Genesi, però, scritta da uomini del Medio Oriente, è la scrittura di miti e modus tramandati oralmente per secoli in quelle terre. Vi è poi l’antica Grecia, col pensiero Aristotelico entrato direttamente nel nostro attuale dna. Per Aristotele, il dominio sulla natura è sancito dalle leggi naturali. Questo pensiero verrà poi riproposto da altri filosofi quali San Tommaso d’Aquino, Bacone, Cartesio. Il contributo di quest’ultimo è stato quello di recidere ogni legame tra uomo e natura, elevando l’uomo a dominante e distinguendolo dalla natura. Per Cartesio, gli animali non sperimentano piacere né dolore e sono paragonati a macchine. E’ facile oggi dire che Cartesio non sapeva quel che diceva, perché in realtà il suo pensiero era frutto di un pensiero ereditato e che si perde in tempi antichissimi, e a sua volta ha influenzato il pensiero moderno, altrimenti non saremmo a questo punto.

E dunque, dove si colloca l’origine del dominio? Perché l’uomo si sente legittimato a dominare su tutto e su tutti? Perché, non dimentichiamolo, il dominio si manifesta con altre mille modalità: la schiavitù del nero da parte del bianco, la misoginia dell’uomo verso la donna, la società patriarcale nei confronti della donna e dei figli, il colonialismo, per fare solo alcuni esempi.

Molti studiosi oggi concordano sul fatto che l’origine dell’alienazione dell’umanità dal resto della natura sia riconducibile alla transizione dall’economia di raccolta a quella agricola. Prima dell’agricoltura, avvenuta solo 10mila anni fa, l’Homo sapiens sapiens è stato un raccoglitore. E’ interessante sapere questo: se il momento distintivo tra noi e le altre grandi scimmie (volendo avere una visione scientifica) è avvenuta 10 milioni di anni fa, e questi 10 milioni di anni venissero compressi in un solo anno solare, siamo stati raccoglitori fino alle ultime 8 ore e 45 minuti, dopodiché siamo divenuti agricoltori in una transizione di 4mila anni.

Tutto, prima, era motivo di stupore e di venerazione, poiché l’uomo non viveva nella natura ma era della natura e considerava ogni altra manifestazione naturale come qualcosa degno di sacralità. Ciò che accomuna le principali religioni del mondo antico, infatti, è la credenza che in natura oggetti e luoghi siano dotati di ‘spirito’. La religione giudaico cristiana sostiene, invece, che lo spirito è separato dalla natura e l’uomo deve governarla in quanto unico essere dotato di spirito. Le religioni di un tempo, quindi, erano animiste, e conferivano a laghi, fiumi, e foreste ma soprattutto animali – un’anima individuale. E’ la mia stessa credenza e non è affatto difficile da credere, basta porsi in modalità percettiva.

I popoli primevi vivevano nella natura come parte integrante, conoscevano bene cosa fosse commestibile e avevano una dieta composta, fino all’80%, da vegetali raccolti soprattutto dalle donne e dai bambini. Erano le donne ad essere le principali procacciatrici di cibo, e da esse dipendeva la sopravvivenza dei gruppi. E’ solo molto più tardi nel corso dell’evoluzione che farà la sua comparsa la vera e propria caccia pianificata, molto più tardi della comparsa di Homo sapiens sapiens, ma l’uomo continuò a cibarsi di vegetali anche allora, ad eccezione delle sole regioni dell’estremo nord. Peraltro, la teoria che ci vorrebbe carnivori da sempre, e che questa pratica avrebbe determinato il nostro sviluppo, è oggi ritenuta del tutto superata. In gran parte, essa è stata introdotta dal grande e fuorviante apporto di antropologi maschi che hanno attribuito ogni ritrovamento di armi all’ancestrale necessità di cacciare dell’uomo; solo la nuova antropologia ha rimesso a posto le cose, sostenendo che molte lance ritrovate erano utensili delle donne raccoglitrici. Le donne, pertanto, erano venerate in quanto procreatrici, raccoglitrici e preparatrici di cibo, guaritrici perché conoscevano la materia prima; il loro potere ispirava l’arte originaria, e molte sono le statuette femminili della tarda età della pietra, note anche come ‘Veneri’. In questa fase, l’uomo non era ancora a conoscenza dei principi della propria fertilità e ruolo nella procreazione. Tale conoscenza, avvenne proprio quando gli umani cominciarono ad addomesticare gli animali e a vivere in continuità con gli stessi per lungo tempo.

Ciò che è fondamentale comprendere, è che gli umani primevi consideravano gli animali predati come degli uguali, come dei fratelli. Riconoscevano l’anima di ogni animale e desideravano che questa non si vendicasse per aver ucciso il corpo che la ospitava.

I rituali di caccia erano il sintomo di un senso di colpa, e vennero pertanto inseriti per credere di essere stati autorizzati da entità superiori a commettere qualcosa che l’uomo non avrebbe dovuto commettere. Spiritualmente, infatti, uccidere è il peggiore danno che possa essere fatto alla propria e stessa anima innanzitutto. Attraverso la caccia, gli uomini compensavano uno squilibrio all’interno del gruppo, derivante dal potere delle donne. La caccia, quindi non era tanto la conquista di cibo quanto la conquista di potere, il potere dell’animale ucciso.

Poi, siamo divenuti agricoltori. Per quasi 10 mila anni i popoli dell’Occidente hanno svolto attività agricole, manipolando così la natura a loro vantaggio. Noi, in quanto occidentali, siamo imbevuti di cultura agricola anche se non abbiamo mai preso una zappa in mano, dato che la cultura ancestrale è ciò che determina il nostro modo di leggere il mondo ancora oggi. E non a caso, l’uomo occidentale ha inventato la schiavitù, l’espropriazione delle terre, l’illegalità, la distruzione delle culture locali e lo sterminio completo degli animali selvatici e dei popoli conquistati.

I primi cacciatori-pastori vennero a conoscenza del risultato finale dell’accoppiamento e del ruolo del maschio e della femmina rispetto ai cicli della vita. Appresero le tecniche utili per ingrandire la propria mandria, agevolando la nascita di femmine e castrando i maschi. Per quanto ne sappiamo, le pecore furono i primi animali a essere stati addomesticati, circa 11mila anni fa nel nordest dell’Iraq. Poco tempo dopo toccò alle capre e, dopo ancora, ai maiali e ai bovini. Agricoltura e pastorizia cambiarono definitivamente il paesaggio e il rapporto tra natura e uomo. I coltivatori si assicurarono il surplus produttivo disboscando, espandendo i campi coltivabili e deviando corsi d’acqua per l’irrigazione. I pastori si assicurarono lo stesso espandendo i pascoli e aumentando la dimensione delle mandrie. Questo comportò una popolazione in crescita nell’antico Medio Oriente e necessità maggiori di scorte; fu questo a far nascere le classi subalterne governate da élite ricche e potenti, da una parte, ed espansionismo e militarismo dall’altra, che a loro volta portarono alla schiavitù.

A Gerico, nei pressi del fiume Giordano, le prime mura furono erette nel 7200 a.C. ed erano un segno di difesa dallo stato di guerra legato all’ordine agrario. Per controllare i conflitti sociali legati alla spartizione dell’acqua, delle terre coltivabili e degli animali ancora allo stato brado, furono necessarie nuove forme di controllo. Ben presto, i grandi uomini divennero re, le élite più forti soggiogarono altre regioni, se le annessero e fondarono gli stati-nazione. Per riuscire a mantenere il controllo sociale, i sovrani si servirono di eserciti e di schiavi, mentre alcuni individui cercavano con la forza di raggiungere la cima della scala sociale. Erano i maschi esperti di guerra, gli uomini che possedevano le armi e l’antichissima cultura dei cacciatori-guerrieri. La continuità culturale tra cacciatori, guerrieri e governanti è evidente nell’arte dell’Antico Egitto e della Mesopotamia, nelle cui scene di caccia al leone e al toro viene rappresentato il modo abituale in cui venivano raffigurati l’eroismo e i poteri personali dei re arcaici. Anche la pratica della schiavitù ne è strettamente connessa. La stessa pratica del sacrificio umano trova origine nei rituali di guerra che sono, a loro volta, derivati da antichi rituali di guerra. L’assassinio rituale serviva ai guerrieri per dotarsi di quella durezza virile necessaria per infliggere una morte violenta e affrontarne le conseguenze emotive. Il sacrificio umano è pertanto uno dei tanti rituali usati dalle culture guerriere per ottundere i sentimenti e incoraggiare le azioni aggressive, come combattere, prendere scalpi, fare incursioni, uccidere, cacciare, competere con altri uomini in attività agonistiche violente. Col tempo, tali pratiche divennero regolari consuetudini di guerra e furono canonizzate in racconti, miti, cerimonie e rituali.

L’espansionismo, poi, è una specialità occidentale. Ecco perché in tutte le civiltà agricole emergenti vediamo comparire gli stessi sovrani assoluti, la stessa casta sacerdotale, le stesse élite dominanti e le stesse dispotiche città-stato. Secoli dopo, gli eredi culturali del Medio Oriente, cioè noi occidentali (europei e americani), abbiamo esplorato, conquistato e colonizzato tutti i continenti.

Quindi, tirando le somme, la caccia prima, la pastorizia poi e infine la riduzione in schiavitù di animali grandi e potenti, soprattutto bovini e cavalli, hanno diffuso nella cultura occidentale un delirio di onnipotenza misto a valori di predominio tipici dei popoli pastorali. E il passaggio cruciale è avvenuto quando questi valori sono stati integrati nella religione e nelle istituzioni militari e di governo.

Nel soggiogarli fisicamente, gli uomini ridimensionarono gli animali anche dal punto di vista mentale e culturale. Castrati, aggiogati, imbrigliati, impastoiati, rinchiusi e incatenati, gli animali domestici furono completamente sottomessi e, per la prima volta, gli umani si considerarono come esseri separati dal resto della natura. I sacrifici rituali, comuni in tutto il mondo, assunsero dimensioni gigantesche: alla consacrazione del tempio di Salomone a Gerusalemme, gli Ebrei macellarono 22mila buoi e 120mila pecore. Nella Grecia classica, i sacrifici animali erano così frequenti che si diceva che il Partenone puzzasse come un mattatoio.

Avevamo un legame fortissimo con la natura e gli animali, ma abbiamo scelto la supremazia ponendoci sul primo gradino della scala e ricevendo in cambio una profonda frattura tra noi e il resto del mondo vivente.

Temo, senza ritorno.

Diari

DIARI FOTO 1DIARI

DIARI IMPRONTE DIGITALI

Avevo accumulato negli anni molti diari scolastici e agende. Erano tantissimi ed erano stipati in un mega cassetto che facevo fatica ad aprire. Così, avevo tolto tutto da quel cassetto destinandolo ad altro, e avevo depositato la ‘materia’ in un grande sacco che era rimasto in un angolo a decantare per diversi mesi. La prima decisione che avevo preso, sull’onda del repulisti, era di buttare tutto senza nemmeno sfogliarne una pagina; poi, avevo pensato che, almeno qua e là, avrei dovuto fare un controllo dei contenuti e stabilire cosa conservare. Mi ci sono messa oggi.

C’era un primo diario con lucchetto che risale alle elementari, perché la scrittura ha sempre fatto parte della mia vita. Raccontavo alcuni episodi importanti, come i giorni della Prima Comunione e della Cresima, o alcune vacanze. C’è anche una descrizione, con foto, di mio fratello. Le ultime pagine le avevo cedute ai miei compagni di 5^ elementare perché ci scrivessero un pensiero di fine scuola (e ciclo), cosa che avrò fatto anch’io sui loro diari. Avevo persino raccolto la loro impronta digitale. Tutti, nei loro ultimi scritti, si auguravano di poterci ritrovare negli anni a venire. Invece, non ci siamo mai cercati e non ho mai rivisto nessuno, anche perché ho sempre abitato lontano dalle scuole che ho frequentato. Molto presto, ho dimenticato tutti quei nomi e volti.

Poi, vi erano i diari delle medie. Ritardi su ritardi alle prime ore, giustificazioni di mia mamma in forma scritta, contro-risposta del professore di turno che faceva notare che i ritardi erano la norma. I diari cominciano ad assumere un’altra forma e soprattutto un altro scopo. Per un 50% dello spazio vi sono scritti compiti e uscite scolastiche, oltre che le note, e per il restante 50% faccende personali di una tredicenne e quattordicenne che cominciava ad occuparsi di altro, sapeva rispondere per le rime e si inventava qualunque scusa pur di non stare troppo sui libri (anche se sapevo cavarmela). Con gli anni, il diario scolastico non bastava più e, con alcune compagne/amiche, avevamo istituito i quaderni in cui descrivevamo interi pomeriggi di cazzeggio pomeridiano, tutte prese dai molti ragazzini con cui avevamo a che fare. In una pagina parlo di Marco, nella pagina successiva appare Maurizio, poi Paolo che va avanti per alcune pagine, poi riappare Marco che ha comprato la Laverda e che fa colpo su di me. Poi molti altri. A parte Marco, che ho nel cuore perché – poco dopo – sarebbe morto di overdose da eroina all’età di 19 anni, gli altri non so oggi che faccia abbiano mai avuto, né che fine abbiano fatto. Quei quaderni li ho buttati.

Ed ecco le agende del Liceo. Davo del filo da torcere, a casa come a scuola. Lo spazio di ogni giorno parla di compiti e appunti al 20% e di innamoramenti all’80%. I nomi aumentano vertiginosamente, non sapevo di esser stata così ‘attiva’. Ogni giorno parlo di uno ma penso all’altro ed esco con un terzo mentre un quarto ne è geloso. Tutto così per anni interi, con alcune compagne come complici e vedette. Come sfondo, foto e foto di personaggi biondi della tv e della musica, qualche apparizione di mio fratello, ma poche, qualche visita ai parenti, le domeniche alle giostre con i giostrai dagli occhi verdi ritrovati dall’anno prima, qualche vacanza al mare da cui portare altri nomi che verranno trattati nelle pagine successive fino ad esaurire la loro potenza emotiva. Ero carina e il codazzo non mi è mai mancato, ma questo groviglio di persone non mi ha lasciato nulla.

Trascorrono un po’ di anni e riappare la consuetudine di tenere un’agenda all’anno. Solo che ora sono agendine e vi si scrive solo ciò che rappresenta qualcosa. Inizialmente le uscite, al cinema o per alcune gite, con qualche amico, in vacanza; qualche episodio mondano di lavoro, gli esami in università, qualche flirt e le rose ricevute dai pretendenti (che oggi nemmeno gradirei). Ho buttato tutte queste agendine.

Infine, nelle agende degli anni più recenti, compare qualcosa qua e là. Sono tutti doveri: il mutuo, le visite specialistiche, i conti da far quadrare, i lavori in casa, gli impegni con la scuola del figlio. Buttate a maggior ragione.

Da qualche anno a questa parte, non tengo più alcuna agenda e non mi appunto in alcun modo ciò che ho fatto. Non lo ritengo più importante. E nemmeno mi identifico in alcuna Roberta di quelle epoche, non sono certo quella e, forse, non lo ero nemmeno allora. Ho conservato, di quella grande quantità di diari, solo 5 annate che poserò in cantina e non guarderò mai più. Le tengo, non senza avervi strappato alcune pagine, solo perché sia mio figlio a buttarle un giorno. Ho provato un senso di nausea, questa è la verità.