Emerson 4

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LEGGI SPIRITUALI

Il carattere umano si rivela sempre. Se agite, mostrate il vostro carattere; anche se vi sedete, o se dormite, lo mostrate. Voi pensate che per aver taciuto quando altri hanno parlato e per il fatto di non avere espresso nessuna opinione sui tempi, sulla chiesa, sulla schiavitù, sul matrimonio, sul socialismo, sulle società segrete, sul collegio, sulle persone e sui patiti, che il vostro verdetto sia ancora atteso, come una specie di saggezza piena di riserbo. Ben altrimenti; il vostro silenzio parla ad alta voce. Non avete nessun oracolo da pronunciare, e i vostri simili hanno imparato che voi non potete aiutarli; perché gli oracoli parlano.

I visi non mentono mai, si dice. Nessuno resterà deluso, se studierà i cambiamenti di espressione. Quando un uomo dice la verità nello spirito della verità, i suoi occhi sono chiari come il cielo. Quando egli ha degli scopi volgari e parla falsamente, l’occhio è torbido e talvolta bieco.

Un uomo passa per quello che vale. Egli porta stampato in lettere di fuoco ciò che è sul proprio volto, sulla propria forma, sulla propria fortuna. Né la dissimulazione né la millanteria gli servono a nulla. C’è una confessione negli sguardi dei nostri occhi, nei nostri sorrisi, nei nostri saluti e nello stringere la mano. Il suo peccato sporca e sfigura ogni buona impressione. Gli uomini non sanno perché non hanno fiducia in lui, ma non ne hanno fiducia. Il suo vizio si riflette nei suoi occhi, taglia linee di espressione volgare sul suo viso, assottiglia il suo naso, pone il marchio della bestia dietro la sua testa, e scrive ‘o folle, o folle’ sulla testa del re.

L’eroe non ha paura del fatto che, se egli tiene nascosta un’azione giusta e coraggiosa, essa resterà senza testimoni e che perciò egli non sarà amato. Uno solo lo conosce, egli stesso, ed egli è vincolato da essa alla dolcezza della pace, alla nobiltà dello scopo, le quali costituiranno alla fine una proclamazione di essa più efficace e più bella del racconto dell’incidente. La virtù è aderenza nell’azione alla natura delle cose, e la natura delle cose la rende vincitrice. Essa consiste in una perpetua sostituzione dell’essere al sembrare, e con sottile proprietà Dio è descritto come colui che dice: Io sono.

AMORE

Benché lentamente e con pena, gli oggetti dell’affezione cambiano, come cambiano gli oggetti del pensiero. Ma bisogna che noi non abbiamo timore di poter perdere ogni cosa con il progresso dell’anima. Nell’anima possiamo avere fiducia fino alla fine.

PRUDENZA

Nella conoscenza del mondo vi sono diversi gradi di progresso. Una classe vive per l’utilità del simbolo, stimando ricchezza e salute un bene finale. Un’altra classe vive al disopra di questo livello per la bellezza del simbolo, come il poeta, l’artista, il naturalista e l’uomo di scienza. Una terza classe vive al disopra della bellezza del simbolo per la bellezza della cosa simbolizzata: questi sono gli uomini saggi. La prima classe ha senso comune; la seconda gusto; la terza percezione spirituale.

Il tempo, che al suo apparire si presenta così vuoto di contenuto, così indivisibile e divino, viene tagliuzzato e speso in cose di nessuna importanza e fatto a brandelli. Una porta deve essere dipinta di nuovo, una serratura deve essere riparata. Ho bisogno di legna, o di olio, o di carne, o di sale; la casa fa fumo, oppure ho un la di testa; e poi le tasse, e un affare che deve essere trattato con una persona senza cuore o senza cervello; e il pungente ricordo di una parola ingiuriosa o molto inopportuna, tutto questo mangia le nostre ore.

Queste meschine esperienza ci rivelano ciò che consuma le ore e gli anni.

EROISMO

La cosa che l’eroe fa è per lui l’azione più grande e non offre il fianco alla censura dei filosofi e dei teologi. Essa è la confessione di un uomo non colto che trova in se stesso una qualità e che, noncurante della spesa, della salute, della vita, del pericolo, dell’odio, del rimprovero, sa che la sua volontà è più forte e più alta di quella di tutti i presenti e possibili antagonisti.

L’essenza dell’eroismo è la fiducia in sé stessi. È lo stato dell’anima in guerra, e i suoi ultimi obiettivi sono la più profonda diffidenza per la falsità e il torto, e il potere di sopportare tutto ciò che può venire inflitto da agenti malefici. Egli dice la verità ed è giusto. È generoso, ospitale, moderato, pieno di disprezzo per i calcoli meschini, e pieno di disprezzo anche per la possibilità di essere disprezzato.

Un grand’uomo rende illustre il posto dove sta, l’atmosfera in cui vive congeniale all’immaginazione degli uomini, e la sua aria l’elemento amato da tutti gli spiriti sensibili. La campagna più bella è quella abitata dagli uomini più nobili.

LA SUPERANIMA

Noi vediamo il mondo pezzo per pezzo, come il sole, la luna, l’animale, l’albero; ma l’intero, di cui queste non sono che fulgide parti, è l’anima.

Ciò che comunemente noi chiamiamo uomo, l’uomo che mangia, che beve, che pianta, che conta, non rappresenta se stesso come noi lo conosciamo, ma la natura. Noi non rispettiamo lui ma l’anima, di cui egli è un organo e se egli la facesse intravedere attraverso la sua azione, ci farebbe cadere in ginocchio. Quando respira attraverso il suo intelletto, essa è il genio; quando respira attraverso la sua volontà, è la virtù; quando fluisce attraverso il suo affetto, essa è l’amore. E la cecità dell’intelletto comincia quando esso vorrebbe essere qualche cosa per se stesso.

L’anima guarda fermamente in avanti creando un mondo davanti a sé, lasciando mondi dietro di sé. Essa non ha date, né riti, né persone, né predilezioni, né uomini. L’anima conosce soltanto l’anima, e la rete dei fatti è solo la veste fluttuante di cui essa è vestita. La velocità del progresso dell’anima deve essere calcolata secondo la sua legge e non secondo l’aritmetica. I progressi dell’anima non avvengono per gradi, quali possono essere rappresentati da un movimento in linea retta, ma piuttosto dall’ascensione di stato, quali possono essere rappresentati dalla metamorfosi; dall’uovo al verme, dal verme alla mosca.

Così adorando l’anima, l’uomo arriverà a vedere che il mondo è il miracolo perenne che l’anima opera, e sarà meno attonito di fronte alle meraviglie particolari. Egli imparerà che non esistono storie profane, ma che tutta la storia è sacra, che l’universo è rappresentato in un atomo, in un momento di tempo. Egli non condurrà più una vita di colpe e di ripieghi, ma vivrà in una divina unità. Egli abbandonerà ciò che è volgare e frivolo nella sua vita, e si contenterà di ogni posto e di ogni servizio che potrà rendere. Egli affronterà con calma il domani, nella noncuranza di quella fiducia che porta Dio con sé, e così avrà l’intero futuro nella profondità del suo cuore.

CIRCOLI

La lunghezza del discorso indica la distanza del pensiero fra l’oratore e l’ascoltatore. Se essi si trovassero in perfetta risonanza in ogni cosa, nessuna parola sarebbe allora necessaria. Se si fosse d’accordo su tutti i punti, non si sopporterebbe nessuna parola.

Il grande uomo non è né impressionabile né tormentabile; gli eventi passano sopra di lui senza lasciare una grande impressione. Il popolo die talvolta: ‘Guarda cosa ho superato; guarda come sono contento, guarda come ho completamente superato queste avversità’. No, se essi mi ricordano le nere avversità, essi non le hanno ancora conquistate. La vera conquista consiste nel far svanire e scomparire la calamità come una nube di nessuna importanza in una storia tanto grande e così progressiva.

INTELLETTO

Un’antica sentenza dice: ‘Siamo silenziosi, perché così sono gli dei’. Il silenzio è un solvente che distrugge la personalità e ci dà il via per essere grandi e universali. Ogni progresso dell’uomo avviene attraverso una successione di maestri, ciascuno dei quali nel proprio tempo sembra avere un’influenza predominante, ma alla fine anch’essa fa posto a una nuova influenza. Egli deve accettarle tutte francamente.

ARTE

Uno scoiattolo che salta di ramo in ramo e fa del bosco intero un solo grande albero per il proprio divertimento, riempie il nostro occhio non meno del leone; esso è bello, basta a se stesso e rappresenta la natura. Una buona ballata mi lusinga l’orecchio e il cuore mentre la sto ascoltando, come poco prima ha fatto una poesia. Un cane disegnato da un maestro, o una figliata di maiali ci soddisfa ed è una realtà non inferiore agli affreschi di Michelangelo. Da questa successione di oggetti eccellenti noi impariamo alla fine a conoscere l’immensità del mondo, l’opulenza della natura umana, che può correre all’infinito in tutte le direzioni.

Emerson 3

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STORIA

Roma, la Gallia, la Britannia, l’America, giacciono racchiuse già nel primo uomo. Esiste una relazione fra le ore della nostra vita e i secoli del tempo. Ogni singolo individuo è ancora una volta incarnazione della mente universale. Tutte le proprietà di essa esistono in lui. Ogni nuovo passo che egli compie nella sua esperienza privata getta la sua luce su quello che grandi masse di uomini hanno fatto, e le crisi della sua vita sono strettamente connesse alle crisi nazionali. Ogni rivoluzione fu dapprima un pensiero della mente di un solo uomo, e quando lo stesso pensiero nasce nella mente di un altro uomo esso diventa la chiave per capire quell’età.

Sentiamo il nostro animo in risonanza con i grandi momenti della storia, con le grandi scoperte, le grandi lotte, le grandi fortune degli uomini.

Un pittore mi disse che nessuno può dipingere un albero senza diventare in qualche modo un albero.

È stato detto che ‘le anime comuni pagano con quello che fanno, le anime più nobili con quello che sono’.

Una signora con la quale stavo cavalcando nella foresta, mi disse che sempre le pareva che i boschi ‘aspettassero’, come se i geni che abitano dentro di loro sospendessero le opere finché il viandante non fosse passato oltre.

Io ammiro l’amore della natura di Filottete. Leggendo quelle belle apostrofi al sonno, alle stelle, alle rocce, alle montagne e alle onde, io sento passare il tempo come un rifluente mare. Sento l’eternità dell’uomo, l’identità del suo pensiero. Il Greco ha avuto, sembra, gli stessi miei compagni. Il sole, la luna, il fuoco, l’acqua incontrarono il suo cuore esattamente come essi incontrano il mio.

Quando un pensiero di Platone diventa un pensiero mio, quando una verità che infiammò l’anima di Pindaro infiamma la mia, il tempo non esiste più. Quando io sento che noi due ci incontriamo in una percezione, che le nostre due anime sono imbevute dello stesso colore, e agiscono come se fossero fuse in una sola, perché dovrei io misurare i gradi di latitudine, perché dovrei contare gli anni d’Egitto?

Quando gli dei vengono in mezzo agli uomini, non sono riconosciuti.

La trasmigrazione delle anime non è una favola. Io vorrei che lo fosse, ma uomini e donne sono solo a metà umani. Ogni animale del cortile, del campo e della foresta, della terra e delle acque che sono sotto la terra, è riuscito a conquistare il suo posto e a lasciare l’impronta delle sue fattezze e della sua forma nell’uno o nell’altro di questi esseri eretti che parlano rivolti al cielo.

Quegli uomini che non sanno rispondere con una superiore saggezza sono fatti schiavi. I fatti li opprimono, li tiranneggiano e li rendono uomini dell’abitudine, uomini del senso, nei quali un’obbedienza letterale ai fatti ha spento ogni barlume di quella luce per la quale soltanto un uomo è veramente uomo. Ma se l’uomo è fedele ai suoi migliori istinti e sentimenti, rifiuta il dominio dei fatti, come uno che deriva da una stirpe più nobile, rimane fermamente attaccato all’anima, e vede il principio, allora i fatti ricadono docili e dominati al loro posto.

Io ritengo che il nostro sapere attuale sia di poco valore. Ascolta il topo sul muro, guarda la lucertola sulla siepe, i funghi sotto i tuoi passi, i licheni sul tronco. Che cosa conosco io, intimamente, moralmente di uno qualsiasi di questi mondi?

LA FIDUCIA IN SÉ STESSI

La virtù più ricercata è il conformismo. La fiducia in se stessi è il suo contrario. Essa ama non realtà e creatori, ma nomi e abitudini Chiunque vuole essere un uomo deve essere non conformista. Nulla in fondo è sacro se non l’integrità della propria mente.

L’uomo grande è quello che nel mezzo della mischia mantiene con perfetta serenità l’indipendenza della solitudine. L’obiezione che si può fare contro il conformarsi a usi che sono diventati lettera morta per te è basata sulla costatazione che ciò disperde le tue forze. Ciò consuma il tuo tempo e rende confusa l’impronta del tuo carattere.

Un’anima grande non ha proprio niente a che fare con la coerenza. Se ne può interessare come della propria ombra sul muro.

Nella strada, un uomo, non trovando in se stesso nessun merito che corrisponda alla forza che costruì la torre o scolpì un dio di marmo, si sente povero, quando guarda queste cose.

Sempre, quando un’anima è semplice e riceve una saggezza divina, le vecchie cose svaniscono: mezzi, insegnanti, testi, templi cadono in pezzi; essa vive ora, e assorbe passato e futuro nell’ora presente.

Queste rose che sono sotto la mia finestra non fanno nessun riferimento a rose precedenti o a rose migliori; esse sono quello che sono; esistono con Dio, oggi. Il tempo non esiste per loro. Esiste semplicemente la rosa; essa è perfetta in ogni momento della sua esistenza. Prima che una sola gemma sia sbocciata, la sua intera vita agisce; nel fiore completamente sbocciato non ce n’è di più; nella radice nuda di foglie non ce n’è di meno. La sua natura è soddisfatta ed essa soddisfa egualmente la natura di ogni momento. Ma l’uomo pospone o ricorda; egli non vive nel presente, ma con gli occhi rivolti indietro, lamenta il passato, oppure, noncurante delle ricchezze che lo circondano, si alza sulla punta dei piedi per prevedere il futuro. Egli non può essere né felice né forte fino a quando egli pure non viva con la natura nel presente, al disopra del tempo.

Soltanto la vita è utile e non l’aver vissuto. L’energia si arresta nell’istante del riposo, essa consiste nel momento di transizione da uno stato passato a un nuovo stato, nel superamento dell’abisso, nel balzo verso lo scopo. Proprio questo fatto il mondo odia; che l’anima divenga perché questo degrada per sempre il passato, cambia tutte le ricchezze in povertà, ogni reputazione in vergogna, confonde il santo con il briccone, spinge dalla stessa parte tanto Gesù che Giuda.

L’uomo non ha rispetto per l’altro uomo né il suo genio viene ammonito a rimanere in casa, a mettere se stesso in comunicazione con il suo oceano interiore, ma va all’estero a chiedere una tazza d’acqua alle urne di altri uomini. Noi dobbiamo andare soli. Io amo la chiesa silenziosa, prima che il servizio cominci, più di ogni predica.

Ma il vostro isolamento deve essere non meccanico, ma spirituale, vale a dire deve essere elevazione. Alle volte il mondo intero sembra cospirare per importunarti con enfatiche stupidaggini. L’amico, il cliente, il bambino, la malattia, il timore, il bisogno, la carità, tutti bussano in una volta alla tua porta chiusa e dicono: ‘Vieni fuori con noi!’. Ma tu mantieni la tua posizione; non entrare nella loro confusione.

La preghiera è la contemplazione dei fatti della vita dal più alto punto di vista. È il soliloquio dell’anima contemplante e giubilante. È lo spirito di Dio che enuncia la bontà delle sue opere- Invece una preghiera intesa come mezzo per raggiungere un fine particolare è bassezza e furto. Essa presuppone un dualismo e non un’unità fra natura e coscienza. Non appena l’uomo è tutt’uno con Dio, egli non prega più. Egli vedrà allora la sua preghiera in ogni sua azione. La preghiera del contadino che si inginocchia nel suo campo per sarchiarlo, la preghiera del rematore che si inginocchia al colpo del remo, sono vere preghiere udite attraverso la natura, benché innalzate per fini modesti.

Un’alta specie di false preghiere sono i nostri rimpianti. Lo scontento è la mancanza di fiducia in se stessi, un’infermità della volontà.

La società non progredisce mai. Se avanza da un lato, torna indietro da un altro.

La società acquista nuove arti e perde vecchi istinti. Quale contrasto fra l’Americano ben vestito, che sa leggere, scrivere, pensare, con un orologio, una matita, una lettera di cambio, e il nudo abitante della Nuova Zelanda, la cui proprietà è una mazza, una lancia, una stuoia e un ventesimo di una capanna indivisibile per dormirci sotto! Ma confrontate la salute dei due uomini e vedrete che il bianco ha perduto la sua forza primitiva.

L’uomo civile ha costruito un cocchio, ma ha perduto l’uso dei propri piedi. E’ sorretto da grucce, ma perde la propria forza muscolare. Possiede un bell’orologio ginevrino, ma ha perso l’abilità di dire l’ora secondo il sole. Ha un bell’almanacco nautico di Greenwich, e così, essendo sicuro di avere l’informazione che gli serve quando vuole, l’uomo della strada non conosce una sola stella nel cielo. Non osserva il solstizio; l’equinozio lo conosce appena; e l’intero calendario luminoso dell’anno è senza quadrante nella sua mente. I suoi taccuini gli ostacolano la memoria; le sue biblioteche sovraccaricano il suo spirito; l’ufficio delle assicurazioni moltiplica gli incidenti; e possiamo ben domandarci se le macchine non ci sono di ingombro; se non abbiamo perduto qualche energia con il nostro incivilimento.

COMPENSAZIONE

L’intero sistema delle cose viene rappresentato in ogni particella. Esiste qualcosa che somiglia al flusso e al riflusso del mare, al giorno e alla notte, all’uomo e alla donna, in un singolo ago di pino, nel gheriglio del grano, in ciascun individuo di ogni specie animale. La reazione, così grandiosa negli elementi, è ripetuta all’interno di questi limitati confini.

Allo stesso dualismo soggiace la natura e la condizione dell’uomo.

Per ogni cosa che hai perduto hai guadagnato qualcos’altro; e per ogni cosa che guadagni perdi qualcos’altro. Se le ricchezze crescono, esse vengono accresciute per usarle. Se il raccoglitore raccoglie troppo, la Natura prende via dall’uomo quello che egli mette nelle proprie casse; aumenta la proprietà ma uccide il proprietario. La Natura odia i monopoli e le eccezioni.

Esiste sempre una qualche circostanza livellatrice che abbassa sostanzialmente al livello degli altri l’arrogante, il ricco, il fortunato.

Benché nessun contrappeso al male appaia ancora, i contrappesi esistono, e appariranno. Se il governo è crudele, la vita del governante non è sicura. Se tassi troppo duramente, il reddito non produrrà nulla. Se rendi troppo duro il Codice penale, le giurie non condanneranno. Se la legge è troppo tenera, nasceranno vendette private. Se il governo è una democrazia terrificante, la pressione è arginata da una maggiore carica di energia nel cittadino.

Ogni segreto è rivelato, ogni crimine punito, ogni virtù ricompensata, ogni torto raddrizzato, in silenzio e con certezza.

Causa ed effetto, mezzo e fine, seme e frutto, non possono essere dissociati; perché l’effetto già fiorisce nella causa, il fine preesiste nel mezzo, il frutto nel seme.

Questa è l’antica dottrina della Nemesi, che vigila nell’universo e non permette che nessuna offesa rimanga impunita.

Tutti i vecchi abusi della società, i grandi e gli universali, i volgari e i particolari, tutte le ingiuste accumulazioni di ricchezza e di potenza, sono vendicate nella stessa maniera.

Le maledizioni ricadono sempre su coloro che le pronunciano. Se metti una catena al collo di uno schiavo, l’altra estremità si attorciglierà intorno al tuo.

Trattate gli uomini come pedine o birilli, e soffrirete quanto loro. Se disprezzate il loro cuore, perderete il vostro.

Pagate sempre, perché prima o poi dovrete pagare l’intero debito. Persone o eventi possono stare fra voi e la giustizia per un certo tempo, ma è soltanto un rinvio. Alla fine, dovrete pagare il vostro debito.

Tutti i beni materiali hanno la loro tassa, e se mi vennero senza merito o sudore, essi non hanno radici in me, e il prossimo vento li soffierà via.

Emerson 2

SOCIETA’ E SOLITUDINE

SOCIETA’ E SOLITUDINE

Un boscaiolo che era stato mandato all’Università, mi raccontò che quando alla facoltà di legge ascoltava i ragazzi della buona società parlare fra di loro si sentiva una specie di selvaggio; ma quando si imbatteva in uno di loro separatamente, e poteva parlargli da solo, allora sembravano loro i selvaggi, e lui il migliore.

Vivere socialmente significa accomodarsi in una delle tue sedie? Non posso andare in casa dei miei parenti più stretti solo perché non voglio restare solo. La socialità esiste per affinità chimica e non altrimenti. Mettete insieme un qualsiasi gruppo di persone lasciandole libere di conversare, ed esse si distribuiranno da sole e rapidamente in gruppetti e coppie. I migliori saranno accusati di essere esclusivi. Sarebbe più esatto dire che si separano come l’olio dall’acqua, come i bambini dai vecchi, senza che il fatto comporti alcun odio o amore, dato che ognuno ricerca il proprio simile ed ogni interferenza con il libero gioco delle affinità comporterebbe imbarazzo e soffocamento.

AMICIZIA

Vi è in noi molta più gentilezza di quanto si sia mai detto. Nonostante tutto l’egoismo che raggela il mondo come i venti dell’est, l’intera famiglia umana è intinta di un elemento amoroso, come di un fine etere. Fra le persone che incontriamo nelle case, quante sono quelle cui quasi non parliamo, eppure le onoriamo ed esse ci rendono onore! Fra quelle che vediamo per strada, o con cui sediamo in chiesa, quante sono quelle la cui presenza, seppur silenziosa, ci dà una calorosa gioia. Leggete il linguaggio di questi vaghi sguardi. Il cuore lo riconosce.

Lo studioso siede allo scrittoio, e anni e anni di meditazione non gli offrono un solo buon pensiero o una sola espressione felice; ma poi sopravviene la necessità di scrivere una lettera a un amico e, all’istante, folle di pensieri gentili da ogni lato si vestono di parole azzeccate. Guardate, in ogni casa dove abitino virtù e rispetto di sé, le palpitazioni che causa l’avvicinarsi d’un estraneo. Un estraneo raccomandato è annunciato e atteso, e un’inquietudine di piacere misto a pena pervade ogni cuore della famiglia. Il suo arrivo porta quasi paura nei buoni cuori che vogliono dargli il benvenuto. La casa è spolverata, ogni cosa vola al proprio posto, la vecchia giacca è cambiata con una nuova, ed essi, se possono, devono preparare una cena. Di un estraneo raccomandato, gli altri han riferito solo cose buone, di lui abbiamo sentito dire soltanto il buono e il nuovo. Per noi egli rappresenta l’umanità. E’ ciò che desideriamo. Avendo lavorato d’immaginazione su di lui e avendogli dato l’investitura, ci chiediamo come dovremo comportarsi e parlare con un uomo siffatto, e siamo a disagio, timorosi. Questa stessa idea esalta la conversazione con lui. Parliamo meglio del solito. Abbiamo la più agile fantasia, una memoria più ricca, e il nostro diavolo muto ci lascia in pace per un po’. Per lunghe ore possiamo continuare una serie di comunicazioni sincere, graziose e ricche, tratte dalle nostre esperienze più vecchie, più segrete.

Assicurate all’anima che da qualche parte nell’universo si ricongiungerà all’anima amica, ed essa sarà contenta e lieta in solitudine per mille anni.

Disdegno la società, abbraccio la solitudine, eppure non sono così ingrato da non vedere il sapiente, il bello, la mente elevata, quando di tanto in tanto varcano il mio cancello. Chi mi ascolta, chi m’intende, diviene mio, un possesso per tutti il tempo. E certo la natura non è così povera da non offrirmi più volte queste gioie, e così intessiamo fili sociali tutti nostri, una nuova rete di relazioni.

Non voglio trattare le amicizie con cerimoniosa accuratezza, ma col più rude coraggio. Quando sono reali non sono filamenti di cristallo e ricami di brina, ma sono la cosa più solida a noi nota.

Vi sono due elementi che concorrono alla composizione dell’amicizia, ciascuno così sovrano che non posso ritenerlo superiore all’altro, né ho motivo di nominarne uno per primo. Uno è la Verità. Un amico è una persona con cui posso essere sincero. Davanti a lui posso pensare ad alta voce. Sono arrivato alla fine in presenza di un uomo così reale e così eguale che posso persino abbandonare gli ultimi orpelli della dissimulazione, della cortesia e dei secondi pensieri, che gli uomini non abbandonano mai, e posso affrontarlo con la semplicità e l’integrità con cui un atomo ne incontra un altro. La sincerità è il lusso concesso, come i diademi e l’autorità, solo al rango più elevato, quello a cui è permesso di dire la verità, non avendo nessuno sopra di sé da corteggiare o a cui conformarsi. Ogni uomo, da solo, è sincero. Come entra una seconda persona inizia l’ipocrisia. Sfuggiamo e schiviamo l’avvicinarsi del nostro compagno tramite complimenti, chiacchiere, svaghi e affari. Sottraiamo a lui il nostro pensiero celandolo sotto mille pieghe.

Quasi ogni uomo che incontriamo richiede qualche deferenza, richiede di essere compiaciuto; gode di qualche fama, talento, ha in testa qualche grillo religioso o filantropico da non mettere in dubbio, e che vizia qualunque conversazione con lui. Ma un amico è un uomo sano che fa appello a me, non al mio ingenuo candore. M’intrattiene senza ch’io debba venire a qualche patto.

L’altro elemento dell’amicizia è la tenerezza. Siamo legati da ogni sorta di vincolo, da sangue, orgoglio, da paura, speranza, lucro, lussuria, odio, ammirazione, da ogni circostanza, distintivo e inezia, ma ci è difficile credere che in un altro possa esserci tanto carattere da trascinarci attraverso l’amore.

Quando un uomo mi diventa caro, ho toccato il traguardo della fortuna.

Odio la prostituzione del nome ‘amicizia’ per indicare alleanze altisonanti e mondane. Preferisco di gran lunga la compagnia dei giovani aratori o degli stagnini ambulanti, rispetto alle seriche e profumate ‘amicizie’ che celebrano i giorni d’incontro con frivole ostentazioni, fra viaggi in carrozza e banchetti nei migliori locali. Scopo dell’amicizia è la più familiare e stringente relazione che possa esserci; più stringente di qualunque cosa di cui abbiamo fatto esperienza. Essa è fatta per aiuto e conforto in ogni relazione e stadio della vita e della morte.

Alcuni fra gli esperti in questa calda dottrina del cuore dicono che non può sussistere nella sua perfezione fra più di due persone.

Potrete discorrere utilmente e lietamente varie volte con vai uomini, ma se solo vi riunite in tre, non avrete più nessuna parola nuova che venga dal cuore. Due potranno parlare e uno ascoltare, ma tre persone non possono prender parte a una conversazione del tipo più sincero e profondo. Quand’anche ci trovassimo in una bella compagnia d’amici, non ci sarebbe mai quel discorso fra due, che si sviluppa al tavolo appena lasciate sole due persone.

La condizione essenziale di un’amicizia elevata è la capacità di farne a meno. Per adempiere a questo alto ufficio bisogna essere grandi e sublimi.

Perché profanare anime nobili e belli intrufolandoci in loro? Perché insistere su precipitose relazioni personali col vostro amico? Perché andare a casa sua, o conoscere sua madre e suo fratello e le sue sorelle? Perché essere visitati da lui a casa tua? Sono forse cose importanti ai fini della nostra alleanza? Lasciate perdere questi toccamenti e queste grinfie rapaci. Lasciate che egli sia per me uno spirito Un messaggio, un pensiero, un atto di sincerità, un’occhiata da lui, ecco cosa voglio, non notizie e neanche zuppe. La politica, le chiacchiere e i discorsi dei vicini di casa, posso trovarle da compagni molto meno validi. La società che si crea in compagnia del mio amico non dovrebbe forse essere per me poetica, pura, universale e grande come la natura stessa?

Al mio amico scrivo una lettera, e da lui ne ricevo una. Questo a voi pare poco. A me invece basta. È un dono spirituale che è degno di lui offrire, di me ricevere.

La nostra impazienza ci tradisce con alleanze precipitose e stupide alle quali nessun Dio presenzia. Insistendo sul vostro sentiero, pur perdendo il piccolo, guadagnerete il grande. Date prova di voi stessi così da porvi al di fuori della portata delle relazioni false, e attirerete a voi gli eletti del mondo, quei rari pellegrini di cui solo uno o due vagano in natura nello stesso tempo, e davanti a cui i volgari grandi paiono meri spettri e ombre.

Con i miei amici faccio come con i miei libri. Mi piace averli dove posso trovarli, ma me ne servo raramente. Dobbiamo avere una società fondata su condizioni dettate da noi, e ammetterla o escluderla al minimo motivo. Non posso permettermi di parlare molto con il mio amico. Se egli è grande, mi rende così grande che non posso abbassarmi a conversare. Lascia che la tua grandezza educhi il rozzo e freddo compagno. Se non è all’altezza, se ne andrà via presto, ma tu sei ampliato dal tuo stesso splendore, e, non più compagno di rane e vermi, ti alzi in volo e ardi con gli dèi dell’empireo. Si pensa sia una disgrazia l’amore non corrisposto. Ma i grandi vedranno che il vero amore non piò non essere corrisposto. Il vero amore trascende l’oggetto indegno, e abita e cova sull’eterno, e quando si rompe la povera maschera interposta, non è triste, ma si sente liberato da tanta terra e sente la propria indipendenza ancor più sicura. Eppure è difficile dire queste cose senza una sorta di tradimento verso la relazione. L’essenza dell’amicizia è l’integrità, una magnanimità e una fiducia totali. Non deve nutrire maliziosi sospetti o premunirsi contro le magagne dell’altro.

Leggere: Emerson

Finissimo osservatore della natura umana, profondo pensatore e conferenziere di successo, Ralph Waldo Emerson ci ha lasciato numerose opere di grande levatura morale che scavano nell’animo umano. La sua poetica trascendentalista, infatti, esalta l’uomo ed esalta il Dio che in lui vede, riconoscendone una derivazione altissima. Di Emerson ho letto le due raccolte di Saggi (Saggi I e Saggi II), Condotta di Vita, Natura, Società e solitudine, Teologia e natura. Come sempre, le mie letture sono accompagnate da una matita che sottolinea i passaggi a cui dò particolare rilievo. Poi, minuziosamente, li trascrivo per ricavarne un concentrato di elevazione che qui vorrei offrire per l’opera di Emerson. E’ un’attività meditativa, un dono che faccio a me stessa e agli altri. Questo post e i successivi, pertanto, riguarderanno questo filosofo sperando che qualcuno possa trarne motivi di riflessione e di benessere.

TEOLOGIA E NATURA

NATURA

Per stare in solitudine l’uomo ha bisogno di ritirarsi tanto dalla sua camera quanto dalla società. Non vivo in solitudine finché leggo o scrivo, anche se nessuno è con me. Ma se un uomo vuole essere solo, che guardi alle stelle. I raggi che vengono da quei mondi celesti introdurranno una barriera tra lui e le cose volgari. Si potrebbe pensare che l’atmosfera sia stata creata trasparente allo scopo di mettere l’uomo, nei corpi, celesti, alla perpetua presenza del sublime.

In verità, pochi adulti possono vedere la natura. La maggior parte delle persone non vede il sole. Oppure ne ha una visione molto superficiale. Il sole illumina solamente l’occhio dell’uomo, ma risplende dentro l’occhio e nel cuore del bambino. L’amante della natura è colui i cui sensi interni ed esterni sono ancora in pieno accordo tra di loro; chi ha saputo conservare lo spirito dell’infanzia perfino nell’età adulta. Il suo rapporto con il cielo e con la terra diventa parte del suo cibo quotidiano. In presenza della natura una fiera beatitudine penetra nell’uomo, nonostante i dolori reali.

Non il sole o l’estate come tali, ma ogni ora e stagione rendono il loro omaggio di beatitudine; poiché ogni ora e ogni cambiamento corrispondono a un diverso stato di mente e lo autorizzano, dal mezzogiorno irrespirabile alla mezzanotte più cupa.

Nei boschi è la perpetua giovinezza. In queste piantagioni di Dio regnano un decoro e una santità, una perenne festa viene allestita, e l’ospite non vede come potrebbe stancarsene in mille anni. Nei boschi ritorniamo alla ragione e alla fede. Lì sento che niente mi può capitare nella vita, nessuna disgrazia, nessuna calamità, che la natura non possa riparare.

La più grande beatitudine offerta dai campi e dai boschi è la suggestione di un’occulta relazione tra l’uomo e la vegetazione. Non sono solo e sconosciuto. Essi mi mandano segnali e altrettanto faccio io. L’ondeggiare dei rami nella tempesta è nuovo e al tempo stesso antico per me. Mi sorprende, e pure non è sconosciuto. L’effetto che produce è quello di un più nobile pensiero o di una più elevata emozione che mi raggiunse nel momento in cui ero convinto di pensare esattamente o di operare rettamente.

BELLEZZA

Gli antichi greci chiamavano il mondo Kòsmos, bellezza. Tale è la costituzione delle cose, o tale è il potere plastico dell’occhio umano, che le forme primarie, come il cielo, le montagne, gli alberi, gli animali ci danno un piacere in sé e per sé; un piacere che sorge spontaneo dalla forma, dal colore, dal movimento, e dall’insieme. Innanzitutto, la semplice percezione delle forme naturali è fonte di gioia. L’artigiano, l’avvocato escono dalla confusione dell’ambiente di lavoro e delle strade, vedono il cielo e i boschi, e in questo modo tornano a essere uomini. Nella loro eterna calma, l’uomo trova sé stesso. La salute dell’occhio sembra richiedere un orizzonte. Non siamo mai stanchi, fino a quando possiamo vedere abbastanza lontano.

Gli abitanti delle città pensano che il paesaggio della campagna sia piacevole solo per metà dell’anno. Io trovo la mia beatitudine nelle bellezze del paesaggio d’inverno, e credo che noi ne siamo toccati come dalle geniali influenze dell’estate. Per l’occhio attento ogni momento dell’anno ha la sua particolare bellezza e, nello stesso tempo, contempla in ogni momento un quadro che non era mai stato visto prima, e che non sarà visto mai più.

Il mondo perciò esiste per l’anima, per soddisfarne il desiderio di bellezza. Questo elemento, portato all’estremo, lo chiamo un fine ultimo. Nessuna spiegazione può essere richiesta o fornita sui motivi per cui l’anima ricerca la bellezza. La bellezza, nel suo più ampio e profondo significato, è un’espressione dell’universo. Dio è integrale bellezza-giustizia. Verità e bontà, e bellezza, non sono che diversi aspetti dello stesso Tutto.

LINGUAGGIO

Se si traccia la genealogia di ogni parola che viene usata per esprimere un fatto morale o intellettuale si scoprirà che deriva da qualche fenomeno materiale, si scoprirà che deriva da qualche fenomeno materiale. Giusto significa diritto; sbagliato significa contorto. Spirito significa in primo luogo vento; trasgressione l’attraversare di una linea; accigliato, l’alzarsi delle sopracciglia. Indichiamo il cuore per esprimere un’emozione, la testa per indicare il pensiero; e pensiero ed emozione sono a loro volta parole prese in prestito dalle cose sensibili, e applicate alla natura spirituale.

Non sono solo le parole a essere emblematiche; sono le cose stesse a essere tali. Ogni fatto naturale è simbolo di qualche fatto spirituale. Ogni aspetto della natura corrisponde a qualche stato mentale, e quello stato mentale può solo essere descritto presentando quella sembianza naturale come la sua immagine. Un uomo infuriato è un leone, un uomo astuto è una volpe, un uomo sicuro è una roccia, un uomo colto è una fiaccola. Un agnello è innocenza; un serpente è sottile malizia; i fiori esprimono per noi i teneri affetti. Luce e oscurità sono le nostre espressioni familiari per conoscenza e ignoranza.

Chi può guardare un fiume in un momento di meditazione senza richiamare alla mente il flusso di tutte le cose? Getta un sasso in un ruscello, e i cerchi che si propagano sono il meraviglioso modello di ogni forma di influsso. Gli uomini sono consapevoli, all’interno o al di qua della loro vita individuale, di un’anima universale dove, come in un firmamento, le nature della Giustizia, della Verità, dell’Amore, della Libertà, sorgono e risplendono. Essi chiamano Ragione questa anima universale: non è mia, o tua, o sua, ma noi siamo suoi, siamo sua proprietà, suoi uomini.

Gli istinti di una formica sono di assai poca importanza considerati di per sé; ma nel momento in cui un raggio di relazione si estende da essa all’uomo e quel piccolo animaletto da fatica è visto come qualcuno che ammonisce, un piccolo corpo con un cuore possente, allora tutte le sue abitudini, anche quella che è stata recentemente osservata, che essa non dorme mai, diventano sublimi.

La corruzione dell’uomo è seguita dalla corruzione del linguaggio. Quando sulla semplicità del carattere e sulla sovranità delle idee prevalgono dei desideri secondari, il desiderio di ricchezze, di piacere, di potere, e di lodi, e la doppiezza e la falsità prendono il posto della semplicità e della verità, il potere sulla natura come interprete della volontà viene in un certo grado perduto.

SPIRITO

Appena degeneriamo, il contrasto tra noi e la nostra dimora diviene più evidente. Diventiamo tanto estranei alla natura, quanto siamo alieni da Dio. Non comprendiamo il canto degli uccelli. La volpe e il cervo fuggono da noi; l’orso e la tigre ci sbranano. Non conosciamo che l’utilità di poche piante, come il frumento, il melo, le patate e la vite.

PROSPETTIVE

I fondamenti dell’uomo non sono nella materia, ma nello spirito. L’elemento dello spirito è l’eternità. Per lui, dunque, la serie più lunga degli eventi, e le più antiche cronologie sono giovani e recenti. Nel ciclo dell’uomo universale, da cui procedono gli individui conosciuti, i secoli sono puti, e tutta la storia non è che l’epoca di una degradazione.

Il problema di restaurare l’originaria ed eterna bellezza del mondo è risolto attraverso la redenzione dell’anima. La rovina o il vuoto che vediamo quando guardiamo alla natura, sono nel nostro occhio. L’asse della visione non coincide con l’asse delle cose, e così esse non appaiono trasparenti, ma opache. La ragione per cui il mondo manca di unità, e giace a pezzi e a mucchi, è che l’uomo manca di unità con se stesso. Egli non può essere un naturalista fino a che non soddisfa tutte le domande dello spirito.

DISCORSO ALLA FACOLTA’ DI TEOLOGIA

Una più segreta, dolce e irresistibile bellezza appare all’uomo quando il suo cuore e la mente si aprono al sentimento della virtù. Allora subito viene messo a conoscenza di ciò che sta sopra di lui. Impara che il suo essere è senza limiti; impara di essere nato per il bene e per la perfezione, pur giacendo ora in basso bel male e nella debolezza.

L’intuizione del sentimento morale è la percezione delle leggi dell’anima. Queste leggi si applicano da sole. Esse sono fuori dal tempo, fuori dallo spazio, e non sono soggette alle circostanze. Perciò nell’anima dell’uomo c’è una giustizia le cui retribuzioni sono immediate e complete. Colui che compie una buona azione viene immediatamente nobilitato. Chi invece compie un’azione meschina viene sminuito dall’azione stessa. Chi elimina impurità, proprio per questo si riveste di purezza. Se un uomo è giusto nel cuore, allora, nella misura in cui lo è, è Dio; la salvezza divina, l’immortalità di Dio, la maestà di Dio entrano in quell’uomo con la giustizia. Se un uomo dissimula, inganna, egli inganna sé stesso essere.

La più piccola presenza di una bugia, per esempio, la traccia della vanità, il tentativo di fare una buona impressione, di apparire favorevolmente, guasteranno di colpo l’effetto. Ma dì la verità e tutta la natura e tutti gli spiriti ti aiuteranno con un inaspettato appoggio. Dì la verità, e tutte le cose animate o inanimate ti saranno garanti, e le stesse radici dell’erba sotto la terra sembreranno agitarsi e muoversi per testimoniare a tuo vantaggio.

Mente l’uomo persegue buoni fini, egli è forte dell’intera forza della natura. Non appena divaga da questi fini, egli priva sé stesso del potere, o di tutto ciò che può essergli di sostegno; la sua circolazione periferica si riduce, egli rimpicciolisce sempre più, fino a diventare un granello di polvere, un punto, fino a che l’assoluta malvagità non diventa morte assoluta.

Quale calamità più grande può cadere su una nazione della perdita della religione? Se questo avviene tutto decade. Il genio abbandona il tempio per frequentare il senato o il mercato. La letteratura diventa frivola. La scienza è fredda. L’occhio della giovinezza non è illuminato dalla speranza di altri mondi, e l’età è priva di onore. La società vive per sprecare tempo in frivolezze, e quando gli uomini muoiono non ne parliamo.

L’imitazione non può superare il modello. L’imitatore si condanna a una mediocrità senza speranza. L’inventore ha creato il modello perché questo era naturale per lui, in lui esso è affascinante. Nell’imitatore è naturale qualcos’altro, ed egli si priva della sua stessa bellezza, inseguendo un altro, irraggiungibile.

Non essere troppo ansioso di visitare periodicamente ogni singola famiglia della tua comunità parrocchiale: quando incontri uno di questi uomini o donne, cerca di essere con loro un uomo divino, cerca di essere esempio di pensiero e virtù per loro; fà in modo che le loro timide aspirazioni trovino un amico in te; che i loro impulsi conculcati siano genialmente sollecitati dall’atmosfera che saprai creare; che i loro dubbi sappiano che tu hai dubitato, e che il loro sentimento di meraviglia riconosca che anche tu hai provato meraviglia. Confidando nella tua anima, guadagnerai maggiore fiducia negli altri uomini.

Imprimiamo con un segno luminoso nella nostra memoria i pochi colloqui che abbiamo avuto, nei cupi anni della routine e del peccato, con anime che hanno reso più sagge le nostre, che hanno espresso quello che noi pensavamo, che ci hanno detto quello che noi sapevamo, che ci hanno permesso di essere quello che eravamo dentro.

Gratitudine

C’è un paese, Mosso, e una sua antica borgata che hanno mantenuto gli scorci del passato, le case vecchie, i viottoli lastricati, i gradini che salgono e scendono, le fontane. Si ode il rumore dei propri passi, si sente l’umidità dei boschi, si ricorda come tutto poteva essere. Lì, in quel paese lontano da ogni circuito turistico come piace a me, e dove i pochi che ci vanno conserveranno le sensazioni provate a meno di non rivelarle a chi possa capirle, viene allestito tutti gli anni uno dei più estesi presepi a grandezza naturale. Abbiamo tutti, penso, il ricordo di noi piccoli che aggiungevamo nel presepe la statuina del pastore o un piccolo gregge di pecore, e con un ultimo sguardo all’interezza della scena coglievamo l’essenza del messaggio, l’umiltà e la grandiosità. Qui, ci si trova catapultati dentro il Presepe non più come meri spettatori ma come alcune di quelle persone semplici che si recavano verso la Capanna a portare dei poveri doni. Nessuno di quelle persone, com’era un tempo, si sarebbe mai sognato di mancare col proprio omaggio e la propria preghiera. Così, ad ogni vicolo e ad ogni angolo, si trovano moltissime scenette come potevano svolgersi nei tempi di chi ci ha preceduto; una comunità fatta di mestieri antichi ormai perduti, di freddo e calore al tempo stesso, di paioli, stalle, scialli e tabarri per un po’ di riparo. Con più di 200 figure a grandezza naturale, nei cui volti possiamo riconoscere i nostri stessi cari, ci si trova calati totalmente nella vera atmosfera di Natale e nei suoi valori più autentici: povertà e gratitudine. Le anime sensibili si innamorano di quel Presepe e di quella gente comune di paese, che immagina parlare il proprio dialetto e farsi bastare un pugno di castagne o un po’ di minestra, ma che vede trascorrere la notte di Natale sulla neve per attendere la Nascita. Ecco, è tutto qui: zero negozi, zero località da esibire. Solo silenzio, ricordi, meraviglia. Tanta emozione.

La ballata dei mesi

Di ballate dei mesi ne sono state scritte molte: alcune più colte, altre in forma di filastrocca per bambini, ed altre ancora di sapore contadino come questa. Benché io sia lontana dall’idea di uccidere un povero maiale, e nemmeno mi interessi di vino, di una società di questo tipo, ormai quasi scomparsa, ho molto rispetto. Ogni mese, infatti, veniva accolto per ciò che poteva offrire principalmente per la propria sussistenza. Ma sui mesi, e sul loro puntuale e prezioso trascorrere, ognuno di noi potrebbe scrivere la propria personale ballata facendone un esercizio di gratitudine. Ed eccoci giunti, quindi, all’ultimo di questo anno. Per quanto mi riguarda, continuerò a guardare ed amare ciò che mi viene donato.

Dixe Zenaro: io me stago aprexo del fuogho,
Manzo e beuo quel che me fa luogo,
Volgo lo spedo e same bel zuogo
E stago adaxio a mo' de Signore.

Dixe Febraro: io non arò ma' bene,
L'aqua e la neue adosso me uene,
Rompo la ghiaza cun gran pene,
Di tutti li mixi io som lo pezore.

Dixe Marzo: io son sagurado,
Punto de charne ch'io non ho manzado,
Tuto lo mio tempo ch'i ò denzunado,
de tuti li mixi io som lo migliore.

Dixe Aurile: ch'io ue so bene dire,
Tute le albere ch'io fazo fiurire,
Cantare gli oxeli dal dolce dormire,
A zuuini e a vechi ch'io aliegro lo chore.

Dixe Mazo: io son lo più bello,
Roxe e fiuri ch'io fazo fioriri de nouelo,
Cantare gli oxelini d'uno trapelo,
De tutti li mixi io son lo più belo.

Dixe Zugno: io seggo lo grano,
De le cerexe e' me impo la mano,
Sego lo feno de suxo lo piano
E coglio l'agresto per fare sauore.

Dixe Luglio: io fazo i meluni,
Bato lo formento cum grosi bastoni,
Fazomùe chuozere de buoni chaponi,
Spogliomi in chamiza per grande sudore.

Dixe Agosto: io cunzo la botte,
Vado cerchando quale eno più rotte,
Metole fuori di dì e di notte,
Perché el ne escha lo male sauore.

Dixe Septembre: io coglio de li fighi
E l'uva vendemo, strego le opte
e manzo di boni chaponi,
E beuo del mosto.

Dixe Octoure: è spino lo vino,
Vago cercando quale è 'l più fino,
Vendo quelo ch'a rio sauore,
E per mi beuo lo migliore.

Dixe Novembre: io no me so lodare,
Coglio le ghiande (e le castagne) per i porci ingrassare
E manzo de bone charne
E beuo de uin dolce perché non fa male.

Dixe Dezembre: sono lo tale,
Fazo ghiazare omne canale,
Ucido i porci e metogli in sale,
Fazo sosicie d'one raxone.

Dice Gennaio: me ne sto vicino al fuoco, mangio e bevo quel che mi pare
Girar lo spiedo mi pare un bel gioco e me ne sto sdraiato come un signore.
Dice Febbraio: io non avrò mai fortuna, l'acqua e la neve mi cadono affosso
Rompo il ghiaccio con grande fatica, di tutti i mesi sono il peggiore.
Dice Marzo: io sono sfortunato, non ho mangiato nemmeno un briciolo di carne,
ho digiunato tutto il tempo, di tutti i mesi sono il migliore.
Dice Aprile: chi sono so ben dire, tutti gli alberi faccio fiorire,
cantare gli uccelli che invitano dolcemente a dormire, A giovani e vecchi rallegro il cuore.
Dice Maggio: io sono il più bello, faccio rifiorire rose e fiori, 
cantare gli uccellini in gabbia. Di tutti i mesi sono il più bello.
Dice Giugno: io mieto il grano, di ciliegie mi riempio la mano,
falcio il fieno dal monte al piano e colgo l'agresto per farne savore.
Dice Luglio: io faccio i meloni, batto il frumento con grossi bastoni,
mi faccio cuocere buoni capponi, mi spoglio restando in camicia per il troppo sudare.
Dice Agosto: io preparo la botte, metto i cerchi a quelle più rotte,
le metto fuori giorno e notte, perché ne esca il cattivo sapore-
Dice Settembre: io colgo i fichi, vendemmio l'uva sgrano le pannocchie
e mangio buoni capponi, e bevo del mosto.
Dice Ottobre: spillo il vino, vado cercando qual + il più fino,
vendo quello che ha peggior sapore, e mi bevo il migliore.
Dice Novembre: io non mi so lodare, colgo le ghiande e le castagne per ingrassare i maiali
e mangio buona carne e bevo vin dolce perché non fa male.
Dice Dicembre: sono quello che fa ghiacciare ogni canale, ammazzo i maiali e li metto sotto sale,
faccio salsicce di ogni tipo.

All’Autunno

Tempo di nebbie e d’ubertà matura,
Dell’almo sole amico prediletto;
Tu che, seco, la vite ti dai cura
Di far felice d’uve, intorno al tetto,
E di pomi i muscosi alberi adorni,
Gonfi la zucca, e alle nocciuòle un sapido
Gheriglio infondi, e i frutti empi di nettare,
E ancor fai gemme, ultimi fior per l’api,
Ond’esse credon che coi caldi giorni
Sopra la terra Estate ognor soggiorni,
Per cui trabocca ogni umida celletta:

Chi non ti ha visto tra le tue ricchezze?
Talor chi cerca scopre te: sei colco
Su un’aia, pigro, ventilanti brezze
Fra i tuoi crini asolando; o presso un solco
Mezzo-mietuto, mentre il tuo falcetto
Lascia di tagliar l’erba e i fiori attorti,
T’infondono i papaveri il sopore;
O, attraversando un rivo, il capo eretto,
Come spigolatrice, a volte porti;
O, ad un torchio di sidro, gli occhi assorti
Tu fissi al gemitio per ore ed ore.

Dove son, dove i cantici di Maggio?
Non pensarvi, hai tu pur tua melodia:
Quando, affocando il dì che muor, d’un raggio
Roseo le stoppie opaca nube stria,
Un coro di zanzare si querela
Tra i salci fluviali, in basso o in suso
Spinte, secondo il vento cada o aneli,
E dai borri gli agnelli adulti belano,
Cantano i grilli, ed un gorgheggio effuso
Fa il pettirosso da un giardino chiuso,
Rondini a stormi stridono pei cieli.

(Traduzione di Mario Praz)

Con questo bellissimo componimento, il grande poeta romantico inglese John Keats (1795 – 1821) descrive piccole oggettività autunnali. Questa ciclicità stagionale, che chiude con i mesi freddi, è la ruota della vita stessa; della sua vita, dato che il poeta è gravemente ammalato e consapevole di trovarsi nell’autunno della propria esistenza ancora giovanissimo. Accettata pienamente la sorte, egli non vi si ribella ma si culla nella mera descrizione di ciò che la vita offre, ove l’esistenza di ciascuno ha un profondo significato per sé e per gli altri in un universo pullulante di senso. Ogni autunno, la natura è generosa di eventi gravi e lievi, taluni impercettibili eppure importanti; talvolta, essi sembrano non lasciare traccia alcuna se non accorgendoci noi stessi della loro profondità e del loro senso. La memoria di ciò che è già accaduto ci accompagna nell’osservare ciò che accade, in una ripetizione costante ed infinita. Così, ognuno è al proprio posto nel gioco della vita, come Keats lo è in quel momento. Questo flusso continuo si smorza col calare della luce, con l’avvento del freddo, con la morte stessa. Eppure il ritorno è certo: il chiarore e il tepore accompagneranno la nostra ricomparsa che si manifesterà con certezza e come sempre accaduto, come rondini a Primavera in un ciclo infinito.

In una soffitta

Erano trascorse solo due settimane da quel 23 settembre, data in cui Missy se ne era andata, quando – un primo pomeriggio – avevo sentito un forte e disperato richiamo. Mi ero recata a trovare proprio Missy e da quel punto del prato il richiamo si faceva ancora più forte e insistente. Ho capito che si trattava di un micetto, qui ci sono molti gatti e un gran numero di nuove nascite, e che le urla venivano dall’alto. Così, sono rientrata in casa e ho salito le scale fino all’ultimo piano e da qui ho raggiunto la soffitta. Questo luogo ha infatti delle aperture da cui le future mamme si infilano per dare alla luce i loro piccoli. I miagolii struggenti mi hanno guidata fino a trovare, tra vecchie gerle e cassette di frutta, un piccolo micino totalmente solo. Era infreddolito, affamato e sul bordo di un’apertura che lo avrebbe inghiottito nel vuoto. L’ho preso, gli ho dato un po’ di latte tiepido con una siringa e poi, lasciandolo ancora affamato perché quel latte non era di consistenza sufficiente, siamo andati a procurarci il latte apposito e il biberon con cui lo avremmo nutrito nei giorni a venire. Il micetto aveva appena aperto gli occhi, ancora velati, e non doveva avere più di 10-12 giorni. Nei giorni seguenti, tenendolo al caldo e rigorosamente attaccato a me, e nutrito in continuazione ogni due ore, si è stabilizzato nel peso e nei ritmi ed ha cominciato le sue profonde dormite. Si è poi scoperto che il micino è in realtà una micina che ho chiamato Mia, secondo la mia tradizione che vuole gatte femmine con nomi che cominciano per Emme (Melissa, Minnie, Missy, Mia). Non ero, a dire il vero, in cerca di un nuovo gattino da allevare. In molti me ne avevano offerti ma preferivo cullarmi nel ricordo di Missy. E, inoltre, un compagno di vita non deve essere né acquistato né ‘dato’. Semplicemente, deve comparire sulla tua strada, in questo caso nella mia stessa casa.

La cosa più sorprendente, un vero miracolo, è l’imprinting. Mia ha iniziato a vedere il mio viso non appena ha cominciato a distinguere qualcosa, e per lei dovevo essere senz’ombra di dubbi la sua mamma. Da me trovava nutrimento, da me il calore, con me dormiva, con me giocava. Dunque, non c’erano dubbi su chi fossi. Ha da subito memorizzato la mia voce, e se in una stanza mi sente parlare, il suo capino si gira solo verso di me. La osservo moltissimo e ho notato che i suoi occhietti cercano i miei. Se giro il volto da un’altra parte, lei viene a cercare il mio sguardo. E’ commovente. Le canto delle ninne nanne e si tranquillizza all’istante, ed è come avere un bambino che sta in una sola mano.

Ora Mia sta crescendo e ha compiuto un mese. Ho cominciato a farle assaggiare una prima pappa che succhia avidamente come farebbe col biberon, non sapendo ancora mangiare pienamente. Da un giorno all’altro le sono spuntati i dentini minuscoli, da un giorno all’altro ha cominciato a camminare e poi a correre goffamente. Spesso mi sembra che rida, ed io rido con lei. Le ho già raccontato di me, l’ho portata a fare visita a Minnie e a Missy nel piccolo luogo della loro sepoltura, le ho spiegato che loro sono state grandi amiche. Crescerò Mia in casa per tutto l’inverno. Poi, in primavera, giocherà fuori e comincerà per lei una nuova avventura tra prati, boschi e altri animali con cui accompagnarsi e da cui apprendere le malizie della vita. Benvenuta Mia, cuore di mamma!

Disobbedire

“(…) Il migliore dei governi è quello che non governa affatto, e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno. Il governo è, nella migliore delle ipotesi, solo un espediente, ma per la maggior parte i governi sono di solito espedienti inutili, e tutti i governi si dimostrano tali in determinate circostanze.

(…) Deve forse il cittadino – anche se per un momento, o in minima parte – affidare sempre la propria coscienza al legislatore? E allora, perché ogni uomo è dotato di una coscienza? A mio avviso, dovremmo essere prima di tutto uomini, e poi cittadini. Non è auspicabile che l’uomo coltivi il rispetto della legge nella stessa misura di quello per ciò che è giusto. Il solo obbligo che ho il diritto di arrogarmi è quello di fare sempre e comunque ciò che ritengo giusto.

(…) La legge non ha mai reso gli uomini più giusti, neppure per poco; anzi, a causa del rispetto della legge, perfino le persone oneste sono quotidianamente trasformate in agenti dell’ingiustizia.

(…) Quando un sesto della popolazione di una nazione, che si è impegnata ad essere il rifugio della libertà, è formato da schiavi (…), ritengo che gli uomini onesti debbano senza indugio ribellarsi e fare la rivoluzione.

(…) Qual è il prezzo corrente di un uomo onesto, di un patriota, oggi? Esitano, si rammaricano, e talvolta fanno petizioni; ma non fanno niente con serietà, e in modo efficace. Aspetteranno, ben disposti, che altri pongano rimedio al male, in modo da non doversene più rammaricare. Al massimo, si limitano a dare un voto che poco gli costa, un debole incoraggiamento e un augurio al giusto, quando passa loro vicino. Per ogni uomo retto, ci sono novecentonovantanove patroni della rettitudine.

(…) Quando il cittadino si rifiuta di obbedire, e l’ufficiale dà le dimissioni dal suo incarico, allora la rivoluzione è compiuta. Ma supponiamo pure che debba scorrere il sangue. Non c’è una sorta di sangue versato, quando viene ferita la coscienza? Attraverso questa ferita scorrono via la vera umanità e l’immortalità di un uomo, ed egli sanguina fino a una morte eterna.

(…) Lo Stato non si confronta mai di proposito con il sentimento, intellettuale o morale, di un uomo, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Esso non è dotato di intelligenza o di onestà superiori, ma di superiore forza fisica, Non sono nato per essere costretto. Voglio respirare liberamente. Vediamo chi è il più forte. Che forza ha una moltitudine? Soltanto coloro che obbediscono a una legge più alta della mia possono costringermi.

(…) Non è forse possibile che un individuo sia nel giusto e che un governo abbia torto? Devono essere osservate le leggi semplicemente perché sono state promulgate? O devono essere dichiarate giuste da un qualsivoglia numero di uomini, anche se giuste non sono? E’ necessario che un uomo consenta a farsi strumento per compiere un’azione che la sua migliore natura disapprova?

(…) Siete in grado voi di decidere, o di giungere a una risoluzione qualsiasi, senza accettare le convinzioni che vi vengono imposte, e che superano la vostra capacità di comprensione?”

Henry David Thoreau, Disobbedienza Civile