Viscum

L’usanza di appenderlo sull’uscio o in casa risale ai Celti che lo ritenevano misterioso. È infatti una pianta semiparassita che vive abbracciando altri alberi come il melo, il pero, il pino e soprattutto la quercia.
Essendo priva di radici, la si riteneva portata direttamente dagli dei e fatta cadere dal cielo come neve su un albero; di conseguenza era una pianta sacra, così come tale era considerata anche la pianta che lo ospitava, purché fosse un rovere.

Per i druidi, infatti, nulla era più sacro dei boschi di rovere, e nessun rito sacro poteva esser svolto senza l’utilizzo di alcune fronde di questi alberi. E, dunque, tutto ciò che aveva a che fare con il rovere era automaticamente considerato sacro e portatore di mistero, inviato da un’altra dimensione, una volontà divina. Il nome stesso di Druido contiene la duplice radice DRU, forza, il cui simbolo è la quercia, e VID, conoscenza, rappresentata dal vischio.
La pianta di vischio connette dunque alla divinità ed è fonte di conoscenza e saggezza. I suoi rami possono essere raccolti solo quando la luna è sufficientemente forte, nella notte madre dopo il solstizio invernale.
Una volta raccolti dal druido con una falce d’oro, essi venivano immersi nell’acqua, e quest’acqua veniva poi offerta da bere al popolo come antiveleno e contro l’infertilità, ma anche contro malefici e sortilegi. Per i latini, il vischio risultava inattaccabile dal fuoco. Era dunque di buon auspicio circondarsene nelle abitazioni, come tutt’ora si ritiene.
Il vischio ha proprietà ipotensive vasodilatatrici e cardiotoniche. Per uso esterno veniva impiegato per guarire le ulcere, come ben sapevano i vati celtici. È quindi portatore di un forte simbolismo rigenerativo, ed è per questo che – all’inizio di un nuovo anno – ancora oggi ci si scambia gli auguri sotto un suo ciuffo.

Auguri!

Amici

E’ il tempo degli gnomi, che i boschi spogli non riescono più a nascondere tra le fronde.

Se si entra nel loro territorio, si avrà la sensazione di sentirsi osservati. Allora, girandoci di scatto, vedremo che spesso gli gnomi non sono riusciti a nascondersi in tempo (eh si, sono dispettosi…) e cercheranno di assumere la forma di un tronco.

… o di una vecchia grondaia

Quando poi, dopo una prima avanscoperta, penseranno di non essere più in pericolo, inviteranno anche le gnomesse ad accompagnarli. In genere raccolgono castagne rinsecchite, funghi congelati, foglie con cui confezionano giacigli nei tronchi, e molte altre cose. Tutto può essere trasportato coi grandi grembiuli che indossano.

Se poi capiscono che non hanno nulla da temere, si rassicurano e chiamano parenti e amici. Allora, sarà facile sentirli giocare e danzare, perché sono molti, soprattutto di notte.
Li troverai ovunque, e non riuscirai mai a capire dove si nascondessero prima.

Mai lasciare in giro una pala da neve, un piccone o un qualunque attrezzo, perché non esiteranno a prenderlo in prestito per l’intera stagione (poi, un giorno, ricomparirà come per magia). Nemmeno i cesti di vimini, o le tovaglie scozzesi. Adorano questi oggetti come amano il Natale, le lucine, la neve. Li ho sentiti addirittura cantare!

Ormai siamo amici, e siccome i loro veri nomi sono impronunciabili e lunghissimi, mi inventerò un modo facile per chiamarli spesso.

Leggere: Fechner

Nanna era la sposa del dio della luce Baldur, una delle più importanti divinità minori della mitologia norrena, ed era considerata la dea del mondo dei fiori. L’epoca della fioritura è quindi governata dal regno di Baldur.

Così titola Gustav Theodor Fechner la sua opera: Nanna, o l’anima delle piante. Un libretto delizioso con cui il filosofo ottocentesco si domanda – e argomenta – sull’esistenza dell’anima nelle piante.

Chi è dotato di una certa sensibilità e spirito di osservazione, già sa. Chi si rivolge alle piante accarezzandole e parlando con loro, complimentandosi per la loro crescita, per i frutti donati, per i boccioli o i fiori offerti, già comprende. Chi vive nei boschi, poi, non vede in quell’apparente immobilità alcuna privazione ma, semmai, si pone nel voler ricercare il linguaggio giusto per comprendersi reciprocamente.

Fechner parte da una domanda semplice quanto grandiosa: Un’anima, per conoscerne un’altra, può farlo solo mediante segni esteriori e corporei? In effetti, una parte dell’umanità (non tutta) riconosce un’anima anche agli animali, vedendo in loro la capacità di muoversi, gridare, nascere e morire, soffrire, mentre in considerazione delle differenze esistenti, viene sottratta loro la ragione. Alle piante, invece, la stessa parte di umanità vi sottrae l’intera anima.

Se allora è questa la strada da perseguire, ovvero la somiglianza all’uomo, ecco che piante e animali possono offrire moltissime consonanze: nei processi vitali, nel modo di produrre l’intera struttura cellulare da una cellula-ovulo, mediante il processo di divisione delle cellule, osservando come un seme ed un uovo siano in sostanza solo due forme diverse della medesima cosa.

Ma potrebbero esserci anime che si esprimano non correndo gridando o mangiando, ma piuttosto fiorendo e spandendo odori, assorbendo la rugiada e spingendo fuori le loro gemme, ricercando la luce, e noi dovremmo comprendere questo evitando qualunque sillogismo.

Molti milioni di uomini di diversi popoli hanno ritenuto e ritengono che le piante siano animate. Per le civiltà antiche tutto, nella natura, lo è. In nome di una scienza che io disconosco, respingiamo il pensiero d’un’anima delle piante, ma i nostri ricordi ancestrali ci ricollocano a quella conoscenza: ne parliamo nelle nostre poesie, nelle nostre metafore che ci riportano ad uno stato naturale in cui tutti noi eravamo perfettamente integrati, ad una memoria impossibile da cancellare realmente.

Nella natura sdivinizzata anche le piante sono rimaste inanimate, l’anima è stata loro strappata.

Non è il sistema nervoso, da ricercarsi. Non in una parte del creato per la quale, semplicemente, questo non è stato previsto. Non è cercando somiglianze con la nostra sensitività, che possiamo negare la sensitività altrui. Nelle piante non c’è il nervus sympathicus che regola diverse funzioni, ma possiamo forse affermare che in esse non avvenga la respirazione, la circolazione, la nutrizione? E dunque perché, si chiede Fechner, non potrebbero sentire avvalendosi semplicemente di altro?

Se le piante corressero e gridassero come noi, nessuno negherebbe loro l’anima. Tutti quei delicati e silenziosi indici d’anima che esse mostrano non contano per noi quanto gli altri, grossolani, che non riscontriamo. E se le piante fossero mute per noi poiché noi siamo sordi per esse? Il crescere della pianta è ciò che per l’animale è l’agire. Chi asserisce che l’animale è libero deve dichiarar libera anche la pianta, chi ritiene quello non libero, non può nemmeno a questa attribuire la libertà; e allora non si potrà più esigere la libertà come condizione del possesso dell’anima da parte della pianta, poiché non la si esige per l’animale.

Ecco Fechner e il suo pensiero. Delicato, commovente, da amare.

Abbondanza

Abbiamo voluto fortemente che a Fairy House ci fossero delle arnie; la varietà di piante e di essenze qui è tale, infatti, da rappresentare un meraviglioso habitat per le api. Così, scelte le casette e tutti i componenti di cui nemmeno sapevo dell’esistenza, acquistati nuclei di api con api regine di diversa provenienza che, come ho scoperto, determinano miele di diversa qualità, abbiamo chiesto loro, semplicemente, di fare ciò che sapevano di dover fare. Senza fretta, senza sfruttamento alcuno, senza aspettarci nulla più del minimo che avremmo comunque considerato una benedizione, per noi e per loro stesse. Le ho osservate crescere le loro covate e lavorare instancabili fino a che, dopo solo un mese, i telai erano così zeppi di miele da esplodere. Pare, infatti, che nonostante la siccità questo sia un anno buono per la produzione, dopo che alcune annate precedenti lo erano state meno, e noi non ci aspettavamo di sicuro questo successo sin dai primi tempi. Il giorno della raccolta del miele, abbiamo lavorato insieme all’apicoltore che ci segue e che estrae materialmente i telai con l’ausilio dell’affumicatore che allontana le api momentaneamente. Lui passava a noi i telai, e noi ne raccoglievamo il contenuto in un grande bidone apposito. Non appena si aprono le celle, esagoni perfetti, il miele gronda a non finire. Non immaginavo che in un solo mese la produzione fosse così elevata! Abbiamo avuto l’accortezza di lasciare del miele sui singoli telai, che occorrerà per nutrire i nuovi piccoli, e ho raccolto personalmente tutte le giovani api cadute per rimetterle dove era il loro posto. Sapendo quale era la mia intenzione, nessun adulto mi ha mai punto, e non avevo alcuna protezione 😊

Abbiamo anche recuperato un alveare di api selvatiche che ronzava all’interno di una canna fumaria di una vecchia casa abbandonata. La quantità di miele che avevano prodotto era stupefacente, e abbiamo posizionato il nucleo in una nuova arnia tutta per loro.

Ecco quindi il primo Miele delle Fate, di acacia perché questo albero molto diffuso da queste parti fiorisce tra marzo e aprile. I telai sono stati poi riposizionati, ed ora le api stanno lavorando di nuovo per donare tra poco il miele di castagno, più scuro e più forte, ricchissimo di proprietà. Il mio desiderio, il prossimo anno, è di ottenere il miele di rododendro, quello di lavanda e di girasole. Dopodiché, con la cera d’api produrrò le candele e le creme per le mani e il viso. Raccoglierò anche la propoli e il polline e ne farò ampolline preziose per la salute. Il prossimo anno, il numero di arnie aumenterà e ne metteremo altre in altri terreni, perché tutto questo è semplicemente emozionante.

Mi piace pensare di fare la mia parte nella salvaguardia degli insetti impollinatori, così importanti per l’eco sistema stravolto dall’uso di veleni ovunque. Si stima che le circa 50.000 api che costituiscono ogni singolo alveare, si posino su 10 milioni di fiori. Anche su un balcone di città, però, o in un pezzettino di terreno qualsiasi, si può creare una zona-rifugio per loro coltivando fiori nettariferi, frutti e piante aromatiche: basilico, pomodori, rosmarino, fragole, meloni, e altro, da cui bandire ogni pesticida. Questa zona offrirà loro un habitat sicuro e un nutrimento secondo i loro bisogni. Gesti come questo, riconnettono alla natura e al suo fluire, secondo un ordine cosmico elevato e da rispettare ad ogni costo, facendoci sentire costruttori di santuari.

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CONDOTTA DI VITA

RICCHEZZA

A possedere dovrebbe essere chi sa amministrare, non chi tesaurizza e nasconde; non quelli che, quanto più si fanno gran proprietari, tanto più si fanno grandi accattoni, ma coloro il cui lavoro ricava lavoro per altri, apre un sentiero per tutti. Perché è ricco l’uomo, se in lui la gente è ricca, ed è povero, se in lui la gente è povera.

Se prendete da State Street i dieci commercianti più onesti e ci mettete dentro dieci furfanti a controllare la stessa quantità di capitale, i tassi dell’assicurazione lo indicheranno, la solidità delle banche lo mostrerà, le strade saranno meno sicure, le scuole ne risentiranno, i bambini porteranno a casa la loro piccola dose di quel veleno, il giudice avrà minor fermezza sul suo seggio e le sue decisioni saranno meno rette – avrà perso molto del suo sostegno e molto del suo ritegno, di cui tutti han bisogno – e la tribuna, con una regola di vita più lassista, tradirà questo stato di cose.

La dissolutezza non consiste nello spendere denaro a palate o anni di tempo, ma nello spenderli al di là della linea della vostra carriera. Il crimine che manda in bancarotta uomini e Stati è quell’impiego che si basa su lavoretti: rifiutare il vostro progetto principale per servire con turni di qua e di là. Nulla è indegno di voi, se è nella direzione della vostra vita: nulla è grande o desiderabile se le è estraneo. Penso che siamo qui autorizzati a tracciare una linea diritta e a dire che la società non potrà mai prosperare, ma sarà sempre in bancarotta fintanto che ogni uomo non faccia ciò per cui fu creato.

COMPORTAMENTO

I volti e gli occhi rivelano cosa sta facendo lo spirito, quanto è vecchio e che mire abbia. Gli occhi indicano l’antichità dell’anima, o attraverso quante forme sia già ascesa.

Gli occhi degli uomini conversano quanto le loro lingue, con il vantaggio che il dialetto oculare non richiede alcun dizionario, ma è inteso in tutto il mondo. Quando gli occhi dicono una cosa e la lingua un’altra, un uomo esperto fa affidamento sul linguaggio dei primi. Se l’uomo è fuori dal suo centro, gli occhi lo mostrano. Potete leggere negli occhi del vostro compagno se il vostro argomento lo colpisce, benché la sua lingua non lo confesserà. C’è uno sguardo mediante cui un uomo mostra che sta per dire una buona cosa, e uno sguardo di quando l’ha detta. Vana e perduta è ogni fine offerta e ospitalità, se nell’occhio non c’è giorno di festa.

Ci sono occhi che domandano, occhi che affermano, occhi che vanno in cerca di preda; e occhi ricolmi di fato: alcuni di buono, altri di sinistro auspicio.

VENERAZIONE

Possiamo vedere fuori solo ciò che abbiamo dentro. Se non incontriamo nessun dio, è perché non ne ospitiamo nessuno. Se in voi c’è grandiosità, troverete grandiosità in facchini e spazzacamini. È immortale solo colui per il quale ogni cosa è immortale.

L’uomo i cui occhi sono inchiodati non alla natura del suo atto, ma al salario, sia esso danaro, o ufficio, o fama, è uomo quasi ugualmente basso. Grande è colui i cui occhi sono aperti per vedere che non si può sfuggire alla ricompensa delle azioni, perché egli si trasforma nella sua azione e ne assume la natura, ed essa dà i suoi frutti come ogni altro albero. Un grande uomo non può veder impedito l’effetto del suo atto, perché è immediato.

‘Napoleone’, dice Goethe, ‘visitava quei malati di peste per provare che l’uomo che sa sconfiggere la paura può sconfiggere anche la peste; e aveva ragione. In quei casi la volontà ha una forza incredibile: penetra nel corpo e lo pone in uno stato di attività, il quale respinge tutti gli influssi dannosi; il timore invece li invita’.

CONSIDERAZIONI INCIDENTALI

La natura fa cinquanta meloni cattivi per averne uno buono, e scrolla un albero pieno di mele selvatiche aspre, piene di vermi, immature, prima che possiate trovare una dozzina di mele da dessert; e disperde nazioni di indiani nudi e nazioni di cristiani vestiti, con due o tre teste buone fra di loro. La natura lavora molto sodo e fa centro solo una volta su un milione di tiri. Nel genere umano, è contenta se frutta un maestro in un secolo. Quanto più è difficile creare uomini buoni, tanto più saranno utilizzati quando verranno.

Il gelo che uccide il raccolto di un anno, salva i raccolti di un secolo, distruggendo il tonchio o la locusta. Guerre, incendi, pesti, interrompono l’immobile routine, ripuliscono il terreno dalle razze marce e dalle tane d’intemperanze e disturbi, e aprono un campo libero per nuovi uomini. Nelle cose c’è una tendenza ad aggiustarsi, e guerra o rivoluzione o bancarotta che spappola un sistema marcio, consentono alle cose di assumere un ordine nuovo e naturale.

BELLEZZA

La mancanza di empatia fa del suo registro uno stupido dizionario. Ne risulta un uccello morto. L’uccello non consiste in once e pollici, ma nelle sue relazioni con la Natura; e la pelle o scheletro che mi mostrate, non è più un airone, non lo è più di quanto un mucchio di ceneri, o una bottiglia di gas a cui si sia ridotto un corpo, è Dante o Washington.

La chimica manda in pezzi ma non costruisce. L’alchimia che cercava di trasmutare un elemento in un altro, di prolungare la vita, di armare di potenza, andava nella giusta direzione. A tutta la nostra scienza manca un lato umano. Il proprietario è più della casa.

La motivazione della scienza era l’estensione dell’uomo da ogni lato, nella Natura, al punto che le sue mani potessero toccare le stelle, i suoi occhi vedere attraverso la terra, le sue orecchie capire il linguaggio delle bestie e degli uccelli e il senso del vento; e, attraverso la sua simpatia, cielo e terra avrebbero dovuto parlare con lui. Ma questa non è la nostra scienza. Queste geologie, queste chimiche, queste astronomie, sembrano renderci saggi, ma ci lasciano al punto in cui ci hanno trovato. L’invenzione è utile all’inventore, e l’aiuto che porterebbe a chiunque altro è discutibile.

Il collezionista ha fatto seccare tutte le piante nel suo erbario, ma ha perso chili e buon umore. Ha tutti i serpenti e le lucertole nelle sue fiale, ma la scienza ha fatto altrettanto con lui: ha imbottigliato l’uomo. La nostra fiducia nel medico è una sorta di disperazione di noi stessi.

NATURA

INTELLETTO

Nella mente di ogni uomo rimangono senza sforzo impresse immagini, fatti e parole, che altri dimenticano, e che in seguito gli rivelano leggi importanti. Tutto il nostro progresso è sviluppo, come lo è la gemma vegetale. Prima voi avete un istinto, poi un’opinione, poi una conoscenza, come la pianta ha prima la radice, poi il germoglio e poi il frutto. Confidate nell’istinto fino alla fine, anche se non potete rendervi ragione di esso. È vano lo stimolarlo; confidando nell’istinto fino alla fine, esso maturerà nella verità e voi saprete perché credete.

Nessun uomo può guardare Iddio faccia a faccia e vivere.

Dio offre ad ogni mente la scelta fra la verità ed il riposo. Scegliete quale volete – ma ambedue non le potrete mai avere. Fra esse l’uomo oscilla come un pendolo. Colui, in cui l’amore del riposo predomina, accetterà il primo credo, la prima filosofia, il primo partito politico che egli incontra – e con tutta probabilità quello di suo padre. Egli ottiene il riposo, l’agio, la reputazione; ma egli chiude la porta alla verità. Colui, in cui predomina l’amore della verità, si terrà libero da tutte le catene e navigherà. Egli si asterrà dal dogmatismo, e riconoscerà tutte le negazioni opposte, fra le quali, come fra dei muri, il suo essere è agitato. Egli si sottomette agli inconvenienti dell’incertezza e dell’opinione imperfetta; ma egli è un candidato della verità come l’altro non lo è, e rispetta la più alta legge del suo essere.

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SAGGI II

IL POETA

Noi riempiamo le mani e le camere dei nostri bambini con ogni specie di bambole, tamburi e cavalli, distraendo i loro occhi dal chiaro volto della natura, dal sole, la luna, gli animali, le pietre, che dovrebbero essere i loro giocattoli. Così il modo di vivere del poeta dovrebbe essere il dono della luce del sole, l’aria dovrebbe bastare per la sua ispirazione, ed egli dovrebbe essere ubriaco di acqua.

Se ti riempi il cervello di Boston e di New York, di moda e di cupidigie, e vuoi stimolare i tuoi sensi indeboliti con vino e caffè francese, non potrai trovare nessuna irradiazione di saggezza nella solitaria vastità delle pinete.

Il tempo delle città è scandito nel mondo da funerei rintocchi, mentre nella natura le ore universali sono contate dalla successione delle tribù, degli animali, delle piante, dalla crescita di ogni gioia su se stessa.

Altri saranno i tuoi gentiluomini e rappresenteranno per te tutta la cortesia e tutta la vita mondana, altri ancora compiranno grandi e risonanti azioni. Tu sarai completamente nascosto nella natura e non potrai essere raggiunto né dal capitolo né da dal commercio.

Tu avrai l’intera terra per parco e castello, il mare pe bagno e navigazione, senza tassa e senza invidia; i boschi e i fiumi saranno tuoi, e tu li possederai, mentre gli altri li hanno solo presi in affitto e in prestito. Tu vero signore della terra, signore del mare, signore dell’aria! Dovunque cade la neve e l’acqua scorre o gli uccelli volano, dovunque la notte e il giorno si incontrano nel crepuscolo, dovunque il cielo azzurro è cosparso di nubi e trapunto di stelle, dovunque esistono forme con limiti trasparenti, dovunque esistono sbocchi nello spazio celeste, dovunque sia pericolo, terrore e amore, là è bellezza, copiosa come pioggia, sparsa per te; e quand’anche tu percorressi il mondo intero, non potresti trovare una condizione inopportuna o ignobile.

ESPERIENZA

I risultati della vita sono incalcolati e incalcolabili. Gli anni insegnano molte cose che i giorni non hanno mai conosciuto.

L’individuo si sbaglia sempre. Produce qualcosa di nuovo, ma molto dissimile da quello che si ripromise.

La coscienza in ogni uomo è una scala mobile che lo identifica ora con la causa prima, e pera con la carne del suo corpo; vita al disopra della vita, in infinite gradazioni. Il sentimento dal quale esso scaturì determina la dignità di ogni impresa, e il problema è sempre quello di sapere non ciò che noi abbiamo fatto o no abbiamo fatto, ma sotto a quale impulso noi lo abbiamo fatto o ci siamo astenuti dal farlo.

CARATTERE

Che cosa ho guadagnato a non immolare più un bue a Giove o a Nettuno, oppure un topo a Ecate, che cosa ho guadagnato con il fatto di non tremare più di fronte alle Eumenidi o di fronte al Purgatorio cattolico o al giorno del Giudizio calvinista, se tremo davanti all’opinione, all’opinione pubblica, come noi diciamo, oppure alla minaccia di un assalto, o alle contumelie, o ai cattivi vicini, o alla povertà, o alla mutilazione, o al rumore di una rivoluzione o di un delitto? Se io tremo, che cosa importa davanti a che cosa tremo

Se noi siamo capaci di temere, troveremo immediatamente dei terrori. La cupidigia o la malignità che mi rattristano quando le attribuisco alla società, sono le mie. Io sono sempre circondato da me stesso. D’altra parte, la rettitudine è una vittoria perpetua, celebrata non da grida di gioia, ma dalla serenità, che è una gioia costante, ovvero abituale.

Io scopro che dove mi pensavo povero, là soprattutto ero ricco.

Quando ciascuno potrà fare a meno dell’altro, ambedue saranno perfettamente felici.

NATURA

Noi non possiamo scambiare parole con la natura né trattare con lei come trattiamo con le persone. Se noi misuriamo le nostre forze individuali contro le sue, noi possiamo facilmente renderci conto di essere il divertimento di un insuperabile destino. Ma se, invece di indentificare noi stessi con l’opera, noi sentiamo che l’anima dell’artefice scorre attraverso di noi, troveremo che la pace del mattino si è posata per la prima volta sui nostri cuori, e che le insondabili forze di gravità e della chimica, e, al disopra di loro, della vita, preesistono insieme con noi nella loro forma più alta.

POLITICA

Trattando dello Stato, dovremmo ricordare che le sue istituzioni non sono primordiali, benché esse esistano già prima della loro nascita, che esse non sono superiori del cittadino, che ognuna di esse fu un tempo l’atto di un solo uomo, che ogni legge e ogni consuetudine fu l’espediente di un uomo per affrontare un caso particolare, che esse sono tutte imitabili, tutte alterabili, che noi possiamo farle buone e renderle migliori.

Le repubbliche abbondano di giovani avvocati, i quali credono che le leggi fanno le città, che grandi modificazioni della politica e del modo di vivere negli impieghi della popolazione, nel commercio, nell’educazione, nella religione possano essere accolte o rigettate con un voto, e che ogni misura, per quanto assurda, può essere imposta al popolo alla sola condizione che si possano ottenere suffragi sufficienti per farne una legge. Ma il saggio sa che una legislazione stolta è una corda di sabbia che si sgretola quando si vuole annodarla; che lo Stato deve seguire e non guidare il carattere e il progresso del cittadino; che anche l’usurpatore più forte viene rapidamente buttato giù; che soltanto coloro che costruiscono sulle idee costruiscono per l’eternità; e che la forma di governo che prevale è l’espressione di quella cultura che esiste nella popolazione che lo permette.

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LEGGI SPIRITUALI

Il carattere umano si rivela sempre. Se agite, mostrate il vostro carattere; anche se vi sedete, o se dormite, lo mostrate. Voi pensate che per aver taciuto quando altri hanno parlato e per il fatto di non avere espresso nessuna opinione sui tempi, sulla chiesa, sulla schiavitù, sul matrimonio, sul socialismo, sulle società segrete, sul collegio, sulle persone e sui patiti, che il vostro verdetto sia ancora atteso, come una specie di saggezza piena di riserbo. Ben altrimenti; il vostro silenzio parla ad alta voce. Non avete nessun oracolo da pronunciare, e i vostri simili hanno imparato che voi non potete aiutarli; perché gli oracoli parlano.

I visi non mentono mai, si dice. Nessuno resterà deluso, se studierà i cambiamenti di espressione. Quando un uomo dice la verità nello spirito della verità, i suoi occhi sono chiari come il cielo. Quando egli ha degli scopi volgari e parla falsamente, l’occhio è torbido e talvolta bieco.

Un uomo passa per quello che vale. Egli porta stampato in lettere di fuoco ciò che è sul proprio volto, sulla propria forma, sulla propria fortuna. Né la dissimulazione né la millanteria gli servono a nulla. C’è una confessione negli sguardi dei nostri occhi, nei nostri sorrisi, nei nostri saluti e nello stringere la mano. Il suo peccato sporca e sfigura ogni buona impressione. Gli uomini non sanno perché non hanno fiducia in lui, ma non ne hanno fiducia. Il suo vizio si riflette nei suoi occhi, taglia linee di espressione volgare sul suo viso, assottiglia il suo naso, pone il marchio della bestia dietro la sua testa, e scrive ‘o folle, o folle’ sulla testa del re.

L’eroe non ha paura del fatto che, se egli tiene nascosta un’azione giusta e coraggiosa, essa resterà senza testimoni e che perciò egli non sarà amato. Uno solo lo conosce, egli stesso, ed egli è vincolato da essa alla dolcezza della pace, alla nobiltà dello scopo, le quali costituiranno alla fine una proclamazione di essa più efficace e più bella del racconto dell’incidente. La virtù è aderenza nell’azione alla natura delle cose, e la natura delle cose la rende vincitrice. Essa consiste in una perpetua sostituzione dell’essere al sembrare, e con sottile proprietà Dio è descritto come colui che dice: Io sono.

AMORE

Benché lentamente e con pena, gli oggetti dell’affezione cambiano, come cambiano gli oggetti del pensiero. Ma bisogna che noi non abbiamo timore di poter perdere ogni cosa con il progresso dell’anima. Nell’anima possiamo avere fiducia fino alla fine.

PRUDENZA

Nella conoscenza del mondo vi sono diversi gradi di progresso. Una classe vive per l’utilità del simbolo, stimando ricchezza e salute un bene finale. Un’altra classe vive al disopra di questo livello per la bellezza del simbolo, come il poeta, l’artista, il naturalista e l’uomo di scienza. Una terza classe vive al disopra della bellezza del simbolo per la bellezza della cosa simbolizzata: questi sono gli uomini saggi. La prima classe ha senso comune; la seconda gusto; la terza percezione spirituale.

Il tempo, che al suo apparire si presenta così vuoto di contenuto, così indivisibile e divino, viene tagliuzzato e speso in cose di nessuna importanza e fatto a brandelli. Una porta deve essere dipinta di nuovo, una serratura deve essere riparata. Ho bisogno di legna, o di olio, o di carne, o di sale; la casa fa fumo, oppure ho un la di testa; e poi le tasse, e un affare che deve essere trattato con una persona senza cuore o senza cervello; e il pungente ricordo di una parola ingiuriosa o molto inopportuna, tutto questo mangia le nostre ore.

Queste meschine esperienza ci rivelano ciò che consuma le ore e gli anni.

EROISMO

La cosa che l’eroe fa è per lui l’azione più grande e non offre il fianco alla censura dei filosofi e dei teologi. Essa è la confessione di un uomo non colto che trova in se stesso una qualità e che, noncurante della spesa, della salute, della vita, del pericolo, dell’odio, del rimprovero, sa che la sua volontà è più forte e più alta di quella di tutti i presenti e possibili antagonisti.

L’essenza dell’eroismo è la fiducia in sé stessi. È lo stato dell’anima in guerra, e i suoi ultimi obiettivi sono la più profonda diffidenza per la falsità e il torto, e il potere di sopportare tutto ciò che può venire inflitto da agenti malefici. Egli dice la verità ed è giusto. È generoso, ospitale, moderato, pieno di disprezzo per i calcoli meschini, e pieno di disprezzo anche per la possibilità di essere disprezzato.

Un grand’uomo rende illustre il posto dove sta, l’atmosfera in cui vive congeniale all’immaginazione degli uomini, e la sua aria l’elemento amato da tutti gli spiriti sensibili. La campagna più bella è quella abitata dagli uomini più nobili.

LA SUPERANIMA

Noi vediamo il mondo pezzo per pezzo, come il sole, la luna, l’animale, l’albero; ma l’intero, di cui queste non sono che fulgide parti, è l’anima.

Ciò che comunemente noi chiamiamo uomo, l’uomo che mangia, che beve, che pianta, che conta, non rappresenta se stesso come noi lo conosciamo, ma la natura. Noi non rispettiamo lui ma l’anima, di cui egli è un organo e se egli la facesse intravedere attraverso la sua azione, ci farebbe cadere in ginocchio. Quando respira attraverso il suo intelletto, essa è il genio; quando respira attraverso la sua volontà, è la virtù; quando fluisce attraverso il suo affetto, essa è l’amore. E la cecità dell’intelletto comincia quando esso vorrebbe essere qualche cosa per se stesso.

L’anima guarda fermamente in avanti creando un mondo davanti a sé, lasciando mondi dietro di sé. Essa non ha date, né riti, né persone, né predilezioni, né uomini. L’anima conosce soltanto l’anima, e la rete dei fatti è solo la veste fluttuante di cui essa è vestita. La velocità del progresso dell’anima deve essere calcolata secondo la sua legge e non secondo l’aritmetica. I progressi dell’anima non avvengono per gradi, quali possono essere rappresentati da un movimento in linea retta, ma piuttosto dall’ascensione di stato, quali possono essere rappresentati dalla metamorfosi; dall’uovo al verme, dal verme alla mosca.

Così adorando l’anima, l’uomo arriverà a vedere che il mondo è il miracolo perenne che l’anima opera, e sarà meno attonito di fronte alle meraviglie particolari. Egli imparerà che non esistono storie profane, ma che tutta la storia è sacra, che l’universo è rappresentato in un atomo, in un momento di tempo. Egli non condurrà più una vita di colpe e di ripieghi, ma vivrà in una divina unità. Egli abbandonerà ciò che è volgare e frivolo nella sua vita, e si contenterà di ogni posto e di ogni servizio che potrà rendere. Egli affronterà con calma il domani, nella noncuranza di quella fiducia che porta Dio con sé, e così avrà l’intero futuro nella profondità del suo cuore.

CIRCOLI

La lunghezza del discorso indica la distanza del pensiero fra l’oratore e l’ascoltatore. Se essi si trovassero in perfetta risonanza in ogni cosa, nessuna parola sarebbe allora necessaria. Se si fosse d’accordo su tutti i punti, non si sopporterebbe nessuna parola.

Il grande uomo non è né impressionabile né tormentabile; gli eventi passano sopra di lui senza lasciare una grande impressione. Il popolo die talvolta: ‘Guarda cosa ho superato; guarda come sono contento, guarda come ho completamente superato queste avversità’. No, se essi mi ricordano le nere avversità, essi non le hanno ancora conquistate. La vera conquista consiste nel far svanire e scomparire la calamità come una nube di nessuna importanza in una storia tanto grande e così progressiva.

INTELLETTO

Un’antica sentenza dice: ‘Siamo silenziosi, perché così sono gli dei’. Il silenzio è un solvente che distrugge la personalità e ci dà il via per essere grandi e universali. Ogni progresso dell’uomo avviene attraverso una successione di maestri, ciascuno dei quali nel proprio tempo sembra avere un’influenza predominante, ma alla fine anch’essa fa posto a una nuova influenza. Egli deve accettarle tutte francamente.

ARTE

Uno scoiattolo che salta di ramo in ramo e fa del bosco intero un solo grande albero per il proprio divertimento, riempie il nostro occhio non meno del leone; esso è bello, basta a se stesso e rappresenta la natura. Una buona ballata mi lusinga l’orecchio e il cuore mentre la sto ascoltando, come poco prima ha fatto una poesia. Un cane disegnato da un maestro, o una figliata di maiali ci soddisfa ed è una realtà non inferiore agli affreschi di Michelangelo. Da questa successione di oggetti eccellenti noi impariamo alla fine a conoscere l’immensità del mondo, l’opulenza della natura umana, che può correre all’infinito in tutte le direzioni.

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STORIA

Roma, la Gallia, la Britannia, l’America, giacciono racchiuse già nel primo uomo. Esiste una relazione fra le ore della nostra vita e i secoli del tempo. Ogni singolo individuo è ancora una volta incarnazione della mente universale. Tutte le proprietà di essa esistono in lui. Ogni nuovo passo che egli compie nella sua esperienza privata getta la sua luce su quello che grandi masse di uomini hanno fatto, e le crisi della sua vita sono strettamente connesse alle crisi nazionali. Ogni rivoluzione fu dapprima un pensiero della mente di un solo uomo, e quando lo stesso pensiero nasce nella mente di un altro uomo esso diventa la chiave per capire quell’età.

Sentiamo il nostro animo in risonanza con i grandi momenti della storia, con le grandi scoperte, le grandi lotte, le grandi fortune degli uomini.

Un pittore mi disse che nessuno può dipingere un albero senza diventare in qualche modo un albero.

È stato detto che ‘le anime comuni pagano con quello che fanno, le anime più nobili con quello che sono’.

Una signora con la quale stavo cavalcando nella foresta, mi disse che sempre le pareva che i boschi ‘aspettassero’, come se i geni che abitano dentro di loro sospendessero le opere finché il viandante non fosse passato oltre.

Io ammiro l’amore della natura di Filottete. Leggendo quelle belle apostrofi al sonno, alle stelle, alle rocce, alle montagne e alle onde, io sento passare il tempo come un rifluente mare. Sento l’eternità dell’uomo, l’identità del suo pensiero. Il Greco ha avuto, sembra, gli stessi miei compagni. Il sole, la luna, il fuoco, l’acqua incontrarono il suo cuore esattamente come essi incontrano il mio.

Quando un pensiero di Platone diventa un pensiero mio, quando una verità che infiammò l’anima di Pindaro infiamma la mia, il tempo non esiste più. Quando io sento che noi due ci incontriamo in una percezione, che le nostre due anime sono imbevute dello stesso colore, e agiscono come se fossero fuse in una sola, perché dovrei io misurare i gradi di latitudine, perché dovrei contare gli anni d’Egitto?

Quando gli dei vengono in mezzo agli uomini, non sono riconosciuti.

La trasmigrazione delle anime non è una favola. Io vorrei che lo fosse, ma uomini e donne sono solo a metà umani. Ogni animale del cortile, del campo e della foresta, della terra e delle acque che sono sotto la terra, è riuscito a conquistare il suo posto e a lasciare l’impronta delle sue fattezze e della sua forma nell’uno o nell’altro di questi esseri eretti che parlano rivolti al cielo.

Quegli uomini che non sanno rispondere con una superiore saggezza sono fatti schiavi. I fatti li opprimono, li tiranneggiano e li rendono uomini dell’abitudine, uomini del senso, nei quali un’obbedienza letterale ai fatti ha spento ogni barlume di quella luce per la quale soltanto un uomo è veramente uomo. Ma se l’uomo è fedele ai suoi migliori istinti e sentimenti, rifiuta il dominio dei fatti, come uno che deriva da una stirpe più nobile, rimane fermamente attaccato all’anima, e vede il principio, allora i fatti ricadono docili e dominati al loro posto.

Io ritengo che il nostro sapere attuale sia di poco valore. Ascolta il topo sul muro, guarda la lucertola sulla siepe, i funghi sotto i tuoi passi, i licheni sul tronco. Che cosa conosco io, intimamente, moralmente di uno qualsiasi di questi mondi?

LA FIDUCIA IN SÉ STESSI

La virtù più ricercata è il conformismo. La fiducia in se stessi è il suo contrario. Essa ama non realtà e creatori, ma nomi e abitudini Chiunque vuole essere un uomo deve essere non conformista. Nulla in fondo è sacro se non l’integrità della propria mente.

L’uomo grande è quello che nel mezzo della mischia mantiene con perfetta serenità l’indipendenza della solitudine. L’obiezione che si può fare contro il conformarsi a usi che sono diventati lettera morta per te è basata sulla costatazione che ciò disperde le tue forze. Ciò consuma il tuo tempo e rende confusa l’impronta del tuo carattere.

Un’anima grande non ha proprio niente a che fare con la coerenza. Se ne può interessare come della propria ombra sul muro.

Nella strada, un uomo, non trovando in se stesso nessun merito che corrisponda alla forza che costruì la torre o scolpì un dio di marmo, si sente povero, quando guarda queste cose.

Sempre, quando un’anima è semplice e riceve una saggezza divina, le vecchie cose svaniscono: mezzi, insegnanti, testi, templi cadono in pezzi; essa vive ora, e assorbe passato e futuro nell’ora presente.

Queste rose che sono sotto la mia finestra non fanno nessun riferimento a rose precedenti o a rose migliori; esse sono quello che sono; esistono con Dio, oggi. Il tempo non esiste per loro. Esiste semplicemente la rosa; essa è perfetta in ogni momento della sua esistenza. Prima che una sola gemma sia sbocciata, la sua intera vita agisce; nel fiore completamente sbocciato non ce n’è di più; nella radice nuda di foglie non ce n’è di meno. La sua natura è soddisfatta ed essa soddisfa egualmente la natura di ogni momento. Ma l’uomo pospone o ricorda; egli non vive nel presente, ma con gli occhi rivolti indietro, lamenta il passato, oppure, noncurante delle ricchezze che lo circondano, si alza sulla punta dei piedi per prevedere il futuro. Egli non può essere né felice né forte fino a quando egli pure non viva con la natura nel presente, al disopra del tempo.

Soltanto la vita è utile e non l’aver vissuto. L’energia si arresta nell’istante del riposo, essa consiste nel momento di transizione da uno stato passato a un nuovo stato, nel superamento dell’abisso, nel balzo verso lo scopo. Proprio questo fatto il mondo odia; che l’anima divenga perché questo degrada per sempre il passato, cambia tutte le ricchezze in povertà, ogni reputazione in vergogna, confonde il santo con il briccone, spinge dalla stessa parte tanto Gesù che Giuda.

L’uomo non ha rispetto per l’altro uomo né il suo genio viene ammonito a rimanere in casa, a mettere se stesso in comunicazione con il suo oceano interiore, ma va all’estero a chiedere una tazza d’acqua alle urne di altri uomini. Noi dobbiamo andare soli. Io amo la chiesa silenziosa, prima che il servizio cominci, più di ogni predica.

Ma il vostro isolamento deve essere non meccanico, ma spirituale, vale a dire deve essere elevazione. Alle volte il mondo intero sembra cospirare per importunarti con enfatiche stupidaggini. L’amico, il cliente, il bambino, la malattia, il timore, il bisogno, la carità, tutti bussano in una volta alla tua porta chiusa e dicono: ‘Vieni fuori con noi!’. Ma tu mantieni la tua posizione; non entrare nella loro confusione.

La preghiera è la contemplazione dei fatti della vita dal più alto punto di vista. È il soliloquio dell’anima contemplante e giubilante. È lo spirito di Dio che enuncia la bontà delle sue opere- Invece una preghiera intesa come mezzo per raggiungere un fine particolare è bassezza e furto. Essa presuppone un dualismo e non un’unità fra natura e coscienza. Non appena l’uomo è tutt’uno con Dio, egli non prega più. Egli vedrà allora la sua preghiera in ogni sua azione. La preghiera del contadino che si inginocchia nel suo campo per sarchiarlo, la preghiera del rematore che si inginocchia al colpo del remo, sono vere preghiere udite attraverso la natura, benché innalzate per fini modesti.

Un’alta specie di false preghiere sono i nostri rimpianti. Lo scontento è la mancanza di fiducia in se stessi, un’infermità della volontà.

La società non progredisce mai. Se avanza da un lato, torna indietro da un altro.

La società acquista nuove arti e perde vecchi istinti. Quale contrasto fra l’Americano ben vestito, che sa leggere, scrivere, pensare, con un orologio, una matita, una lettera di cambio, e il nudo abitante della Nuova Zelanda, la cui proprietà è una mazza, una lancia, una stuoia e un ventesimo di una capanna indivisibile per dormirci sotto! Ma confrontate la salute dei due uomini e vedrete che il bianco ha perduto la sua forza primitiva.

L’uomo civile ha costruito un cocchio, ma ha perduto l’uso dei propri piedi. E’ sorretto da grucce, ma perde la propria forza muscolare. Possiede un bell’orologio ginevrino, ma ha perso l’abilità di dire l’ora secondo il sole. Ha un bell’almanacco nautico di Greenwich, e così, essendo sicuro di avere l’informazione che gli serve quando vuole, l’uomo della strada non conosce una sola stella nel cielo. Non osserva il solstizio; l’equinozio lo conosce appena; e l’intero calendario luminoso dell’anno è senza quadrante nella sua mente. I suoi taccuini gli ostacolano la memoria; le sue biblioteche sovraccaricano il suo spirito; l’ufficio delle assicurazioni moltiplica gli incidenti; e possiamo ben domandarci se le macchine non ci sono di ingombro; se non abbiamo perduto qualche energia con il nostro incivilimento.

COMPENSAZIONE

L’intero sistema delle cose viene rappresentato in ogni particella. Esiste qualcosa che somiglia al flusso e al riflusso del mare, al giorno e alla notte, all’uomo e alla donna, in un singolo ago di pino, nel gheriglio del grano, in ciascun individuo di ogni specie animale. La reazione, così grandiosa negli elementi, è ripetuta all’interno di questi limitati confini.

Allo stesso dualismo soggiace la natura e la condizione dell’uomo.

Per ogni cosa che hai perduto hai guadagnato qualcos’altro; e per ogni cosa che guadagni perdi qualcos’altro. Se le ricchezze crescono, esse vengono accresciute per usarle. Se il raccoglitore raccoglie troppo, la Natura prende via dall’uomo quello che egli mette nelle proprie casse; aumenta la proprietà ma uccide il proprietario. La Natura odia i monopoli e le eccezioni.

Esiste sempre una qualche circostanza livellatrice che abbassa sostanzialmente al livello degli altri l’arrogante, il ricco, il fortunato.

Benché nessun contrappeso al male appaia ancora, i contrappesi esistono, e appariranno. Se il governo è crudele, la vita del governante non è sicura. Se tassi troppo duramente, il reddito non produrrà nulla. Se rendi troppo duro il Codice penale, le giurie non condanneranno. Se la legge è troppo tenera, nasceranno vendette private. Se il governo è una democrazia terrificante, la pressione è arginata da una maggiore carica di energia nel cittadino.

Ogni segreto è rivelato, ogni crimine punito, ogni virtù ricompensata, ogni torto raddrizzato, in silenzio e con certezza.

Causa ed effetto, mezzo e fine, seme e frutto, non possono essere dissociati; perché l’effetto già fiorisce nella causa, il fine preesiste nel mezzo, il frutto nel seme.

Questa è l’antica dottrina della Nemesi, che vigila nell’universo e non permette che nessuna offesa rimanga impunita.

Tutti i vecchi abusi della società, i grandi e gli universali, i volgari e i particolari, tutte le ingiuste accumulazioni di ricchezza e di potenza, sono vendicate nella stessa maniera.

Le maledizioni ricadono sempre su coloro che le pronunciano. Se metti una catena al collo di uno schiavo, l’altra estremità si attorciglierà intorno al tuo.

Trattate gli uomini come pedine o birilli, e soffrirete quanto loro. Se disprezzate il loro cuore, perderete il vostro.

Pagate sempre, perché prima o poi dovrete pagare l’intero debito. Persone o eventi possono stare fra voi e la giustizia per un certo tempo, ma è soltanto un rinvio. Alla fine, dovrete pagare il vostro debito.

Tutti i beni materiali hanno la loro tassa, e se mi vennero senza merito o sudore, essi non hanno radici in me, e il prossimo vento li soffierà via.