Dedicato a Melissa

MELISSA

La mia prima gatta si chiamava Melissa ed era siamese. Era stato un amico di famiglia a proporci di prendere una cucciola e mia mamma aveva acconsentito. Pochi mesi dopo, un vicino di casa che lavorava alla Zambeletti, venuto a casa nostra per non so quale ragione, ci aveva proposto di poterla avere pagandocela 250.000 lire, che a quei tempi era una sommetta, per poterla utilizzare per la sperimentazione animale. Mia mamma lo cacciò di casa con le peggiori parole, aggiungendo che, se proprio desiderava vivisezionare qualcuno, poteva farlo coi suoi figli. Questa era mia madre. Grande!

Da quel momento, l’ho tenuto d’occhio, quel vicino, e so per certo che si è dilettato ad avvelenare parecchi gatti di strada.

Nel 1883 Victor Hugo esclamò: ‘La vivisezione è un crimine’!

E’ il crimine più orribile, quello di più lunga durata, il più numericamente imponente. E’ la maggiore sorgente di denaro, il segreto meglio custodito, e forse il più noto crimine legalizzato benedetto da tutti.

Ho appena ultimato la lettura del libro ‘I Gatti di Hill Grove’, ovvero la storia della campagna contro l’allevamento Hill Grove Farm. La storia ha inizio a metà degli anni Settanta in Inghilterra, dove un certo Brown e Signora cominciano ad allevare gatti da vendere all’industria farmaceutica. Le fattrici erano tenute in gabbie insieme ai migliori riproduttori e venivano fatte partorire solo con taglio cesareo per garantire la sterilità. Ovviamente venivano subito allontanate dai cuccioli che erano venduti poche settimane dopo la nascita. Ogni gatta trascorreva così 10 anni di vita, dopodiché veniva uccisa.

Fu Cynthia O’Neill, una signora cinquantaduenne, ad iniziare la campagna; anche a lei era scomparsa la propria gatta come ad altri vicini di casa. Così, cominciando a collegare che, oltre al crimine che veniva perpetuato in quello stabilimento, si aggiungeva anche il terrore che fosserro anche i propri animali a fare quella fine, cominciò a fare guerra su tutti i fronti. La cosa abominevole fu che gli organismi preposti alla tutela degli animali, come la RSPCA (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals), la CPL (Cat Proteection League), la BUAV (British Union for the Abolition of Vivisection), si rifiutavano di intervenire adducendo mille scuse che, invece, nascondevano interessi ed equilibri da non minacciare. Cynthia fu un osso duro, si organizzò con altri attivisti e, attraverso la raccolta di fondi, organizzarono manifestazioni continue per mesi, per stagioni, per anni, venendo spesso arrestati, subendo qualunque tipo di pressione e persecuzione, ricevendo trattamenti ‘speciali’ dalla Polizia. Dopo diversi anni, in qui Cynthia e il resto del movimento non mollarono nonostante la fatica e il senso di continua disfatta, ottennero la testimonianza di una ragazza che aveva lavorato nello stabilimento, la quale raccontò che alla vista del proprietario, i gatti impazzivano e si arrampicavano sulle pareti delle gabbie. E questo solo per i metodi di allevamento, ancor prima quindi, che l’abominio della sperimentazione fosse ancora praticato.

A metà degli anni Novanta, furono rese di pubblico dominio le modalità di utilizzo dei gatti da parte di un Professore universitario, il quale utilizzava gatti dell’età variabile tra i 2 e i 143 giorni per esperimenti sul cervello. I gatti venivano accecati da un occhio, la loro testa bloccata in un apparecchio stereotassico, mentre nel loro cervello veniva iniettata una sostanza colorata. Dopodiché, gli animali venivano uccisi. I gatti, come del resto molti altri animali, subivano anche elettroshock, erano esposti a radiazioni, congelati e torturati a morte, mutilati e sezionati, affamati e paralizzati, bruciati.

Per contrastare la campagna contro Hill Grove Farm, furono impiegate task force di Polizia sempre più ingenti con un enorme esborso di denaro pubblico. Ad aiutare Cynthia fu un numero sempre maggiore di persone sensibili, che preferirono questa battaglia a qualunque altro inutile passatempo; anche il Reverendo James Thompson, unico della categoria, si impegnò in prima persona parlando ai fedeli e rilasciando interviste, sostenendo che è un dovere di tutti proteggere la vita. Nessun bene può nascere dal male; molte malattie sono causate da farmaci perfettamente testati su animali.

Cominciarono ad arrivare attivisti dall’intera Inghilterra e da altri Paesi esteri. Alcuni parlamentari non poterono più ignorare la portata delle manifestazioni e, venuti a conoscenza degli orrori perpetrati ai danni di innocenti, proposero una modifica della legge per vietare innanzitutto l’esportazione di animali vivi per la vivisezione. Il proprietario fu messo spalle al muro da questo e da immagini forti che circolavano nelle manifestazioni e sui media. Su un manifesto, un grande gatto rosso era rasato davanti, dietro e sui fianchi ed era steso su due fogli di plastica rigida, tenuto immobilizzato da cinghie di cuoio. Aveva della gommapiuma blu che gli usciva dalla testa e tanti tubi di plastica, alcuni pieni di sangue, da non riuscire a contarli.

Alla fine, il 12 agosto 1999, i Brown cedettero e chiusero lo stabilimento, e i gatti presenti in quel momento vennero liberati e adottati. Si dice che quel posto sia maledetto, e che di notte si possano ancora sentire le loro urla.

Eudemonia

ARISTOTELE

Secondo Aristotele e il suo sistema di etica della virtù, il segreto della felicità si trova nell’equilibrio che ci permette di raggiungere l’Eudemonia (dal greco eudaimonia, eu-buono e daimon, demone o spirito buono).

Nell’Etica Nicomachea, il suo libro più noto scritto nel IV secolo a.C., egli elenca le virtù:

Mitezza: è la capacità di controllare il nostro temperamento e le prime reazioni. La persona paziente non si arrabbia troppo, ma non evita neppure di arrabbiarsi quando ne ha le ragioni. 

Forza: è il punto medio tra codardia e imprudenza. La persona forte è quella che affronta il pericolo, essendo consapevole dei rischi e prendendo le necessarie precauzioni. Si tratta di non assumere rischi inutili, ma neppure evitare i rischi necessari per crescere.

Tolleranza: è l’equilibrio tra l’eccessiva indulgenza e l’intransigenza. Aristotele pensava che fosse importante tollerare, ma senza cadere nell’estremo di tollerare tutto, lasciando che gli altri calpestino i nostri diritti o ci feriscano deliberatamente senza risponderne. E’ tanto negativo essere estremamente tollerante quanto estremamente intollerante.

Generosità: è il punto centrale tra meschinità e prodigalità; si tratta di aiutare gli altri ma non concedersi al punto che il nostro io ne risulti diluito.

Modestia: è la virtù intermedia tra non riconoscersi sufficiente credito per i risultati ottenuti a causa di una bassa autostima e l’ego eccessivo che ci fa pensare di essere il centro dell’universo. Si tratta di riconoscere i nostri errori e le nostre virtù, assumendo le responsabilità che ci corrispondono.

Veracità:  è la virtù dell’onestà, che Aristotele colloca a metà strada tra la menzogna abituale e la mancanza di tatto nel dire la verità. Si tratta di valutare lo scopo delle nostre parole e dire ciò che è necessario.

Grazia: è il punto intermedio tra l’essere un buffone ed essere antipatico e maleducato, ovvero essere in modo tale che gli altri possano godere della nostra compagnia.

Decenza:  è il punto intermedio tra l’essere troppo timido e l’essere spudorato.

Equità: è la virtù di trattare in modo equo gli altri, a metà strada tra l’altruismo e il totale disinteresse. Consiste nel saper prendere in considerazione sia i bisogni degli altri che i propri.

Beh, devo dire che negli ultimi anni il mio grado di mitezza è cresciuto a dismisura, sono però ancora molto brava a prendermi rischi inutili (e comunque temo molto più la codardia) e tollero ‘quasi’ tutto. In pratica non sono esattamente equilibrata rispetto a queste voci, ma forse verso nessuna. Sull’onestà, però, non si discute.

Sagre

Bella l’Estate, con tutte le sue sagre, no? Soprattutto quelle che ancora oggi hanno per ‘oggetto’ gli animali. Si conta che in Spagna si tengano più di 3.000 celebrazioni nelle quali la violenza su animali regna sovrana. Una delle feste più conosciute è la corsa dei tori a Pamplona, nel giorno di San Firmino. Animali stressati ed eccitati dalla folla sanguinaria vengono fatti correre imbizzarriti e terrorizzati lungo le vie ingombre di deficienti. Poi, ovviamente, verranno uccisi. Nei pressi di Valencia, invece, il toro è attirato verso il mare dagli spettatori. Tutti ridono vedendolo annaspare in acqua. Ho visto delle foto, non si possono dimenticare quegli occhi che chiedono pietà …

A Sagunt, durante la celebrazione del Toro di Fuoco, una vera barbarie, vengono unte le corna di pece e poi date alle fiamme. All’interno delle corna, ci sono moltissimi centri nervosi e il toro impazzisce dal dolore, mentre gli spettatori sghignazzano. Capita che il toro si butti da una rupe o si getti contro una parete per farla finita.

TORO DE FUEGO

Non sono solo i tori, ovviamente, ad essere oggetto di divertimento di persone di così basso livello spirituale ed etico da far vergognare l’intera Umanità. Oche appese a testa in giù per farsi decapitare da presunti cavalieri, per fare un altro esempio. Ovviamente, questo genere di sagre non è presente nella sola Spagna, anche se lì vi è questo record infame. In Perù, durante la Festa del Sangue, un condor è attaccato sul dorso di un toro in un sanguinario combattimento che si tiene nelle arene. Il toro, non solo subirà tutti i colpi del Matador, ma anche quelli del condor che, per liberarsi, affonda artigli e becco sul toro. E ancora tutte le corse di cavalli e di cani, i combattimenti, i palii (molti dei quali in Italia), i rodei con le marcature a vivo, e poi ancora l’uso di animali come premi, e decine e decine di altre prove di virilità dell’uomo, perché è sempre di questo che stiamo parlando, del sentirsi uomini senza esserlo.

Se c’è un ambito in cui vorrei avere pieni poteri è proprio questo: Ministro per il benessere e la tutela animale. Andrei giù molto ma molto pesante, mi farei molti nemici, ma avrei loro dalla mia parte: le creature con quello sguardo.

Personalmente, istituirei anche un colloquio sul posto di lavoro. Ti diverti con questo? Allora sei uno psicopatico, sei socialmente disturbato, sei un pericolo.

Farei anche un giretto dal Papa: la finiamo o no di travestire tutte quelle feste e festine da farsa religiosa, quando poi sono degli inni al massacro? La vogliamo finire o no di riproporre i rituali sacrificali di animali? La vogliamo finire col ricordare gli aspetti peggiori e anacronistici del Medioevo, e magari del Medioevo apprezzare di più l’architettura, la miniatura, i testi, il canto?

Non mi darebbero mai un incarico del genere…

Crisi

BERLUSCONIRENZISALVINI

Rieccoci all’ennesima crisi di governo, cose già viste, e rieccoci alle solite chiacchiere da bar. Da una parte il popolino che ha votato il Leader di turno, dall’altra il popolino che sfrutta il momento per innestare la propria migliore ideologia. In rete impazzano commenti in tutte le salse come in una partita di calcio fiorentino, con modi e rozzezza medievali (e io sono un’estimatrice del Medioevo). Lo schema si ripete: al momento di massima decadenza del Leader precedente (che non avevo votato), a sua volta acclamato come salvatore della Patria rispetto al Leader ancora precedente (che non avevo votato), subentra questo (che non ho votato). Intanto una considerazione personale: così come non può essere considerata sana per definizione una società quotata in borsa con un titolo di buon valore, non può essere considerato illuminato un politico super acclamato. Mentre infatti il Leader cresce in popolarità, il suo seguito smette di pensare sentendosi in buone mani e, questo, fa marcire la società dall’interno. In effetti, basterebbe essere un minimo osservatori e conoscitori della natura umana per intuire quali caratteristiche del Primo Ministro di turno emergeranno preponderanti. Basterebbe averlo ascoltato con cura, averne misurato il carattere, per comprendere cosa avverrà nel tempo, dato che alle persone mediocri il potere dà alla testa più dell’alcool. Una cosa è certa, i tre Leader degli ultimi tempi hanno condiviso una caratteristica: l’egocentrismo, che però – evidentemente – è la caratteristica più ricercata dalla maggioranza del popolo italiano. Si governa non per essere al servizio delle persone ed essere divorato dai dubbi, ma per accrescere la stima di se stessi (bassa per definizione, evidentemente), per ascoltarsi mentre si parla, per ricevere gli applausi dal popolino, per accontentarli con slogan fasulli e tenere in vita la loro illusione. Però, non vorrei cascare anch’io nella critica facile verso il Leader, lui è lui ed era lui anche prima e per quanto mi riguarda vale uno. Quello che, invece, mi incuriosisce è il fenomeno dei detrattori, i quali rivolgono le proprie critiche a questo ‘uno’ anziché ai milioni che l’hanno votato e che si esprimono, similmente, attraverso slogan e pregiudizi. Spiego meglio: non è che lui è il Tiranno che nessuno vuole, lui è stato scelto consapevolmente perché quella parte di popolo in lui si identifica e desidera vivere così:

  • Non vuole che sul proprio territorio locale o nazionale circoli uno qualsiasi che non si chiami Rossi o Verde (anche se poi non saprebbe dirti qual è il capoluogo di provincia del Molise, terra che non sapeva fosse italiana); al massimo può circolare per il periodo in cui lui è al mare in vacanza per servirlo. Chiude un occhio per la colf che chiama ‘filippina’ anche se è ucraina.

  • E’ convinto che, a parte la sua famiglia e tutti quelli del suo rione, gli altri vivano nelle capanne;

  • Non vuole che chicchessia gli rubi il lavoro, anche se di lavorare non ne ha la minima voglia, soprattutto se si tratta di sporcarsi le mani o di fare fatica;

  • Non vuole che un tizio chiunque sbarchi in Italia, a meno di non poterlo impiegare nella sua fabbrichetta o in nero da qualunque altra parte; lui, però, deve poter fare ogni traffico con ogni paese per potersi comprare il Porsche;

  • Non vuole sapere che nel proprio palazzo o nella classe del proprio figlio ci sia una persona di natura diversa da quella della stirpe da cui lui proviene, dato che intende ascoltare solo il dialetto con cui si esprimono i suoi parenti.

  • Non vuole che siano praticate altre religioni oltre a quella Cattolica, anche se lui bestemmia tutto il giorno e di andare a Messa nemmeno ci pensa;

E’ un popolo che si alimenta di frasi ad effetto, che anziché essere protagonista della propria vita, affida al politico di turno la risoluzione dei suoi problemi e delle sue frustrazioni. Crede che il modello giusto sia quello delle tasse da non pagare perché se ne pagano troppe per definizione, delle armi da usare perché lo faceva anche John Wayne contro i bruti. E’ la ricerca della virilità perduta da tempo, l’affermazione di muscoli che non si avrebbero altrimenti, la volontà di sopraffare chi ritenuto inferiore, di non conoscere ciò che non si conosce. Il desiderio di sentirsi, tolta la tuta da meccanico o depositato il Porsche, schierato in una partita perenne contro l’altrui fazione, questo si tipico dell’Italietta da secoli.

E d’altra parte, se si ama Twitter per quale motivo non dovrebbero essere amati gli slogan? Se si amano le reti commerciali e la tv spazzatura fatta di veline e tronisti, perché non amare il machismo? Se si amano Facebook e i selfie, perché non gradire le botte e risposte in pillola tra politici, o le loro apparizioni ovunque coi sorrisi stampati esattamente come avviene sul Social? Il problema, dunque, è il popolo. E’ il decadimento morale, culturale (non scolastico), è l’incapacità di approfondimento, di domanda. E’ il farsi andar bene una battuta al bar, o in tv, con la quale alimentare l’intera giornata. E’ un drammatico vuoto mentale. E’ di questo, che dobbiamo avere paura, non di altro: di noi stessi.

Calma

BOSCO 2

Il fruscio delle foglie accarezzate dalla brezza, il rumore della pioggia, dei tuoni in lontananza. Il verso di un rapace notturno o il primo canto degli uccelli all’alba. Il moto delle onde o il gorgoglio di un ruscello. Tutto questo è sacro. Lascio che la natura mi mostri i suoi tempi e i suoi modi. Di giorno, osservo una colonia di formiche trasportatrici e sbarro loro la strada con un ramoscello per vedere che fanno. Noto lo sbocciare dei fiori e il crescere delle foglie; raccolgo le more e ciò che la natura ha da offrirmi. Scruto l’acqua e ciò che vi appare più sotto, in trasparenza; affondo una mano nella sabbia e ne faccio cadere un rivolo sottile, come da una clessidra. Accosto conchiglie raccolte qua e là dando loro una forma nuova, una nuova armonia; salvo piccoli granchietti dalla morte per schiacciamento. Di notte, ascolto i versi e i fruscii di fantastiche creature dei boschi, che mi stavano osservando a loro volta; seguo il cammino di un ghiro lungo i fili della corrente e il moto circolare di un falco sopra di lui. Guardo in profondità e in lontananza. Abbasso lo sguardo per cogliere le micro creature, infinitamente piccole e perfette: ogni forma si inserisce in una sezione aurea. Tutte loro sono dannatamente prese da mille faccende e mi chiedono di non essere disturbate. Hanno i loro tempi per fare tutto, vogliono concludere in tempo. Poi alzo lo sguardo e strizzo gli occhi per attraversare la galassia e vedere il più possibile. Forme giganti, questa volta, ma la loro armonia non è da meno. Miro anche all’orizzonte affidandogli i miei pensieri. Là, dove tutto si unisce e si perde allo sguardo dell’uomo. Lascio fuori i rumori mentali, mi inebrio di pace e di calma. La natura mi mostra tutto ciò che è per come deve essere. Questa è la mia movida, un brulichio di esseri che sanno bene chi sono. E io mi lascio accompagnare da questi festeggiamenti e danzo con loro.

Creme solari

Il primo giorno in cui è apparsa qualche nuvola, e finalmente ha piovuto un po’, ho sentito dire da alcune persone che il tempo era brutto. Brutto? Dopo due mesi di calore infernale, sofferto soprattutto nelle roventi città asfaltate e incementate, le terre aride, i fiumi asciutti, gli animali impossibilitati a bere, gli alberi sofferenti e i rischi d’incendio, le molte persone costrette a non muoversi, a non recarsi altrove, gli anziani, gli indigenti che non possono permettersi nemmeno un ventilatore in casa, gli ammalati allettati ricoperti di piaghe, cos’altro dovrebbe convincervi a considerare la pioggia una benedizione e a danzare e gioire perché possa dissetare tutti e lenire le loro sofferenze?

La paura, forse, che sulla vostra spiaggetta non possiate raggiungere il giusto tono di abbronzatura da esibire nei selfie? Il timore, forse, che gli amici di Facebook non possano mettere un like alla vostra faccia, che è sempre la stessa, con dietro il panorama fatto di mare e cielo, che è sempre lo stesso e col quale li ammorbate tutti gli anni come se foste nell’unico Paradiso Terrestre in cui l’uomo meriterebbe di essere e, se non c’è, poverino lui? Il terrore, forse, che in una giornata di pioggia non sappiate più cosa fare di voi stessi/e e dei vostri pochi pensieri? Che improvvisamente, avendo voi incentrato la vostra vita sull’abbronzatura e nient’altro, emergano strane ombre dal vostro interno? Coraggio, quelle ombre siete voi. Fatevene una ragione e l’anno prossimo cambiate tema, per la felicità degli amici di Facebook (e Instagram, naturalmente), che di notte sognano di poter spegnere definitivamente i vostri sorrisi stampati ma non osano sennò usciranno dal branco … Però, se proprio l’abbronzatura è il vostro massimo obiettivo, che almeno sia protetta e magari con prodotti cruelty-free.

CREME SOLARI

TEST: Sulla pelle sana e rasata del soggetto, si applica la crema e la si lascia sotto i raggi UV per molte ore, fino a calcolare la DEM: Dose Eritematica Minimale, vale a dire il grado di scottatura.

Ecco, in un giorno di pioggia, pensate a questo e fate una scelta diversa e per sempre. Idioti!

Lezioni

SCUOLA

Nei giorni scorsi il MIUR-USRP (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte) e OIPA Italia Onlus (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) hanno siglato un Protocollo d’Intesa per la promozione di itinerari formativi rivolti a sensibilizzare gli studenti delle diverse tipologie scolastiche al rispetto dei diritti di tutti gli esseri viventi. Verrà inoltre valutata la possibilità di inserire attività educative proposte dall’OIPA nei percorsi di alternanza scuola-lavoro, secondo le normative introdotte dall’art. 1, commi dal 33 al 43 della L. 107/2015.

L’iniziativa va a inserirsi in un ampio progetto educativo e formativo e rivolto alle scuole nel quale l’associazione crede fermamente e che porta avanti già da tempo. Nell’anno scolastico 2018/2019, infatti, il Gruppo Scuola della sezione Torino dell’OIPA, sotto la guida del referente Secondo Goletti, ha già svolto attività formativa presso 12 scuole di Torino e provincia, tenendo lezioni in 41 classi, a 796 studenti in 67 incontri, per un impegno di circa 110 ore.

La collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione e l’OIPA, è un decisivo, ulteriore riscontro che l’educazione al rispetto degli animali e dell’ambiente matura da una giusta formazione e da un corretto insegnamento a scuola fin dalla prima infanzia.

Questa la notizia. Io, che in genere guardo al bicchiere mezzo pieno, qui ne vedo il vuoto.

E il resto d’Italia?

A mio avviso, ciò che andrebbe fatto è invece l’inserimento, in tutti i programmi scolastici sin dalla prima elementare, di insegnamenti di etica. Un bambino non deve essere impiegato solo nel gioco e nei primi ingozzamenti di nozioni perché ritenuto incapace di pensare a cose alte; va stimolato e abituato a ragionare sulla propria esistenza in rapporto a se stesso e agli altri, sui fenomeni, sul bene e sul male. E’ il sapersi porre determinate domande, che colloca ciascuno di noi ad un dato livello evolutivo, e per cambiare le cose dovremmo ambire a che le nuove generazioni si posizionino ad un livello decisamente alto. Significherebbe ottenerne persone libere nel pensiero e nelle azioni, libere da preconcetti e capaci di far funzionare la propria testa autonomamente dal sistema (o dai sistemi); ci sono cose corrette e cose non corrette, ci sono atti buoni e atti di violenza, ci sono comportamenti virtuosi e comportamenti non virtuosi. Dopodiché, l’etica animalista, a me tanto cara,  è una branca dell’etica.

Quindi, non è che io non consideri utile e interessante questa iniziativa, solo ritengo si debba lavorare sulla matrice dell’ignoranza, sulla matrice del pregiudizio, sulla matrice del pensiero unico. La matrice è una sola ma determina una serie di comportamenti che si declinano in varie direzioni a seconda della personale esperienza di ciascuno.

Altrimenti, il rischio è che un bambino magari non tratti male un gatto, ma tratti male il compagno in sovrappeso perché, per quella materia, nessuno ha ancora organizzato una lezione. Oppure, appena cresciuto, svuoti una tanica di gasolio nell’acqua potabile, come ho visto fare ad un tizio che evidentemente non aveva sviluppato la capacità di porsi delle domande. Sarebbero troppe le lezioni da trattare, meglio inserire un programma obbligatorio di sviluppo della coscienza. Poi, questi ragazzi diano lezioni ai propri genitori, dato che se è la scuola a doversi occupare di questi insegnamenti, c’è da chiedersi loro a cosa servano.

Sere d’estate

CALDO.jpg

Questo caldo mi uccide. Perdo la lucidità, lo odio con tutta me stessa! Dopo l’ennesima giornata trascorsa sui mezzi, in cui vedi le facce stralunate di persone che non hanno dormito la notte, lo sguardo vitreo di chi medita un omicidio, dopo aver visto sul treno, dotato di aria condizionata a manetta come piace a me, donnette insignificanti che indossano un maglione per ripararsi dal freddo, dopo un paio di chilometri sotto il sole cocente di fine pomeriggio, eccomi a casa praticamente sciolta. Non mangio, non dormo da mesi. Mi sto spegnendo giorno dopo giorno. Sparirò liquefatta tirando maledizioni a questo inferno che ci tocca tutti gli anni.

A casa, dunque, sotto la doccia non tiepida, non fresca, ma fredda per rabbrividire infastidita da tanto contrasto. A casa a bagnare le piante e a dir loro una parola. A casa a confortare Missy, la mia gatta Blu di Russia, magnifica nel suo cappottino estivo, a dirle che ora ci sono io e le restituirò un po’ di frescura.

Trascorre la sera ed esco sul balcone con una sigaretta in mano. Seminuda, se può essere detto, tanto chi mi vede? E’ buio e guardo le stelle cercando un po’ di ossigeno. Non sono le stelle che vedrei in montagna, là dove il cielo è l’intera volta celeste con tutte le costellazioni, ma è pur sempre un cielo di stelle. Guardo di fronte a me verso le altrui abitazioni. Non sono vicine, ma le luci di altri appartamenti mi permettono di vedere dentro anche se non volessi. Tutti hanno le finestre spalancate. C’è una donna che, alle 23:30, lava i piatti. E’ albanese, l’ho sentita parlare. Donne che sgobbano, donne vere.

Da un’altra abitazione si sente urlare una tizia, che a dire il vero non mi è mai piaciuta. E’ aggressiva, ha un marito molle e lei bestemmia contro la madre anziana. Le parole che le dice sono molto offensive. Eppure, fa la volontaria in ambulanza. L’ho sempre pensato, io, che nelle cosiddette famiglie per bene si celano le peggiori nefandezze. Un giorno, però, la incrocerò per strada e due paroline gliele dirò. I genitori anziani, i bambini, gli animali, NON SI TOCCANO!

Tiro una boccata di sigaretta e guardo  il fumo salire verso l’alto.

Dall’appartamento di fianco a me, invece, la solita madre scema che urla al bambino. Questa tipa lavora a due metri da casa, alle 16:00 e già rientrata, ha i genitori che pensano a tutto e si permette anche di essere stressata. Dice a suo figlio che non merita nulla, gli grida dietro tutte le sere e tutti i week-end. Un giorno diventerà uno psicopatico. Anche qui, un marito molle.

Un cane abbaia su un balcone. I suoi due padroni ogni tanto se lo dimenticano e lui continua ad abbaiare. Li tengo d’occhio e abbiamo già fatto sapere loro che, se non ne avranno maggiore cura, interverremo a difesa del cane.

Cambio situazione e mi sporgo da un’altra finestra. C’è un grande orto curato da un signore di una villetta. Lo bagna con cura, ci semina una marea di cose. Passa Kitty, il gatto della vicina che gironzola tutta la notte, scava nel mezzo dell’orto, ci fa i suoi bisogni e copre con accuratezza. Lo fa spesso e mi strappa una risata tutte le volte.

Sere d’estate.

Sovrascrivere

SOVRASCRIVERE

Onestamente, di apprensioni verso il futuro non ne ho mai avute. Davvero mai, nemmeno quando ho vissuto anni di difficoltà economiche. Sono pronta a lasciare qualunque cosa io abbia da un minuto all’altro. Non ho alcun interesse in nessun tipo di possedimento di sorta né di accumulo di denaro o di altro e, anzi, considero la perdita il vero guadagno e la vera liberazione, anche se può sembrare un controsenso. La cosiddetta Provvidenza, comunque, mi ha sempre aiutata: basta crederci ed ecco che lei si presenta con una puntualità sconcertante.  Quando vedo la gente agitarsi per lo spread o per la sola ipotesi di perdere uno zero virgola di non so cosa, io li guardo come se fossimo popolazioni di diverse Galassie. Non capisco la loro lingua, non comprendo la loro agitazione. Mi preoccupo però di me stessa, perché probabilmente dovrei ragionare come loro, che nel 99% dei casi sono più benestanti di me. Questa popolazione di gente che sta bene, è convinta di stare male e vive nel terrore verso ciò che accadrà. Il futuro, ad ogni modo, è sempre diverso da ciò che ci saremmo immaginato, in quanto nel futuro si è portati a proiettare desideri di rosea natura. Stabilito questo, non dico che non si debbano avere progetti o fare pianificazioni, ma questi andrebbero vissuti con poca aspettativa. In tal modo, ciò che otterremo si discosterà meno da ciò che avevamo creduto.

Non ho nemmeno nostalgia del passato. Zero, mai avuta. Molte persone con cui mi relaziono mi parlano spesso degli anni addietro con un senso di perdita, organizzano rimpatriate per ritrovare persone di cui non sanno nulla da decenni, raccontano in continuazione aneddoti che mi avrebbero vista coinvolta ma che io nemmeno ricordo. Fosse stato per me, Facebook – concepito per ritrovare antiche conoscenze e vecchi compagni di scuola – non sarebbe mai nato. Ebbene: se le conoscenze sono volate via, o noi da loro, è esattamente ciò che doveva avvenire, quindi perché ricercarsi? Mai andata ad una rimpatriata in vita mia, mai avuta particolare nostalgia rispetto ai periodi della mia esistenza, trovo che il passato sia sopravvalutato per definizione. Non guardo nemmeno le foto, mi preferisco sempre oggi rispetto a qualunque giorno precedente, qualunque epoca, qualunque circostanza. Vedo i paesaggi, le persone nelle foto di gruppo e faccio fatica a inquadrarle in un contesto, i contorni dei loro visi si sono rarefatti, le situazioni vissute allora non mi comunicano più nulla, non so neanche perché quelle foto siano state fatte, che cosa si volesse cogliere.

Solo il presente è reale, e la percezione della giornata, anche la più insignificante, è quanto di più concreto abbiamo a disposizione perché non edulcorato da falsi ricordi e false proiezioni. Ciò non significa che qualche persona del passato non possa tornare, ma avverrà se è scritto e per uno scopo, non grazie ad un contatto forzato. Sovrascrivo dunque la mia vita sullo stesso disco, in un moto circolare. Non c’è un vero passato nè un vero futuro, c’è una nuova riscrittura che mi vede in scena con diversi attori e diversa sceneggiatura e, nella Commedia di adesso, non c’è ruolo per un attore del passato. Ciò che mi importa realmente, è capire dove mi trovo io rispetto al percorso che dovevo svolgere e per il quale ho stretto un patto; se le esperienze che ho vissuto, le persone che ho incontrato, mi hanno permesso questo o me ne hanno fatto allontanare. Il resto è teatro.

Movida

MOVIDA

Sono drammaticamente attorniata da persone che non fanno altro che parlare di località in cui andranno, o da cui provengono nei week-end o da settimane di ferie. Mi nauseano. Sembra che, senza tutto questo, la loro vita non abbia un senso, senza il dover raccontare il lunedì del tal posto di grido (rigorosamente al mare, neanche a dirlo!), in cui hanno preso il sole, si sono piazzati in mezzo alla ressa per l’aperitivo, hanno frequentato il tale ristorante. Tutte località banali, i soliti nomi dove vanno tutti. Mai nessuno che riesca ad attirare la mia attenzione con un luogo diverso, una scelta diversa, basata sulla scoperta di qualcosa. Nessuno che mi racconti di un paesaggio diverso, di frequentazioni diverse, di luoghi più intimi e raccolti, senza le quinte della solita messa in scena. Nemmeno uno che mi descriva un’opera d’arte, un piccolo museo sconosciuto in cui ha voluto recarsi a tutti i costi per scoprirne i tesori. E neanche un semplice week-end di chiacchiere vere e sincere, con un normalissimo caffè a casa propria, oppure a leggere un libro per poi raccontarlo.

Io odio tutto questo con l’intera me stessa, e purtroppo ci faccio i conti tutti gli anni. Una serie di éscamotage li avrei anche ideati: non li ascolto. Oppure, se mi raccontano che sono andati a mangiare una fiorentina nel locale di grido, rispondo che sono vegetariana/vegana/fruttariana (secondo la stagione). Detesto gli aperitivi, sono l’emblema della stupidità. A parer mio, tutta la movida del Pianeta Terra andrebbe cancellata per sempre, l’umanità ne avrebbe solo da guadagnare e le persone comincerebbero forse a riflettere sulla propria esistenza.

L’idea di vacanza, intesa come: cerco una località che mi aggradi (al mare, ovvio), prenoto di tutto e di più mesi e mesi prima, faccio la valigia, mi metto in coda da qualunque parte, arrivo e mi piazzo al sole fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, e poi la sabbia, il caldo, la ressa ovunque, lo struscio serale, l’agghindarsi ad ogni costo, ebbene tutto questo mi stressa enormemente e ho smesso di praticarlo all’età di 19 anni.

C’è poi il viaggio, ed è tutt’altra cosa: a partire dai miei 20, ho inteso vedere il mondo con lo zaino in spalla, senza alcuna prenotazione, alla scoperta del fascino dei luoghi e delle persone. Il viaggio è un enorme arricchimento, purché si entri nelle case delle persone, si mangi e si chiacchieri con loro. Non solo nelle belle residenze in cui si viene ospitati per mestiere, ma soprattutto nei tuguri, tra la gente più umile che ha bisogno di prestare la propria camera per tirare a campare. Ne ho frequentate ovunque, di queste persone, che ti offrono il cuore, che ti donano il loro tempo senza limiti, e sono stati i più bei ricordi. Ti mostrano i luoghi veri, la loro cultura, ti parlano la loro lingua. Li guardi negli occhi e comprendi che l’umanità è una.

Oggi, però, benché ci sarebbero ancora dei luoghi che vedrei volentieri, mi trovo in una fase di viaggio interiore. Non sento la necessità di andare praticamente da nessuna parte, ma non è chiusura come qualcuna ha provato a dirmi, piuttosto un desiderio di fare un check-point preciso, prima di avventurarmi altrove. Sto scoprendo infinite cose di me, e ho quindi bisogno di fermarmi, leggermi, ascoltarmi. Ho bisogno del silenzio, della pace, del solo contatto con la natura e con poche selezionatissime persone che capiscano tutto questo. E’ una terza fase in cui mi sono avventurata da qualche anno. 

Un detto giapponese dice: ‘Il giorno in cui smetterai di viaggiare, sarai arrivato’.

Ecco, forse sono qui.