Categoria: PREGHIERA
Virtus
Mentre ascoltavo un’interessante lezione, venivano citate delle virtù. Così, ho voluto ripassarle un po’ e vedere a che punto mi sembra di essere rispetto a ciascuna di esse (per alcune sono ancora lontana..). In ogni caso, è un bellissimo esercizio già leggerle.
Per San Tommaso d’Aquino, che ne descrive ben 54,
‘Le virtù umane sono attitudini ferme, disposizioni stabili, perfezioni abituali dell’intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede. Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. L’uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene’. |
Esse sono:
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Prudenza, da cui derivano:
memoria del passato, conoscenza del presente, previsione del futuro, docilità, solerzia, riflessione, circospezione, cautela o precauzione, prudenza del singolo, prudenza familiare, prudenza politica (che relaziona il singolo con la comunità), prudenza governativa, propria di chi governa, buon consiglio, buon senso e discrezione.
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Giustizia, da cui derivano:
fare il bene ed evitare il male, giustizia generale o del bene comune, giustizia distributiva, giustizia comparativa, giustizia sociale, religione, pietas, osservanza, riverenza, obbedienza, veracità, affabilità, liberalità, epicheia.
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Fortezza, da cui derivano:
magnanimità, magnificenza, pazienza, longanimità, perseveranza, costanza.
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Temperanza, da cui derivano:
pudore, honestas (bellezza spirituale o morale), astinenza, sobrietà, castità, pudicizia, continenza, mansuetudine, clemenza, umiltà, studiosità, modestia corporale, eutrapelia, modestia nell’ornamento.
A queste vanno sommate le 4 virtù teologali.
Ma sono diversi gli elenchi di virtù che sono stati concepiti. Ne cito un paio:
Le 12 virtù dell’anima:
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DEVOZIONE – È la consacrazione di se stessi ad un ideale o ad un impegno, come al servizio di Dio.
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SINCERITÀ – Esprime l’assenza dell’ipocrisia, dell’affettazione, della falsità o dell’inganno.
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TOLLERANZA – È la saggezza di non giudicare gli altri, in quanto non possiamo mai essere sicuri delle loro vere motivazioni, tribolazioni e motivi personali.
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GENTILEZZA – E’ il sincero desiderio di non recare mai del male ad un altro essere. È la considerazione degli altrui sentimenti, la sensibile benevolenza e la simpatia, che vengono espresse in parole ed azioni.
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PAZIENZA – E’ la disponibilità di aspettare i risultati dei processi naturali. La PAZIENZA dà importanza alla calma, all’equilibrio durante la sofferenza o la provocazione e durante lo svolgimento di un lavoro impegnativo.
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PRECISIONE – E’ il prodotto dell’esattezza, dell’accuratezza, delle cose ben definite. Una persona PRECISA è puntuale e profonda, è una persona che pensa sempre in anticipo, sulla quale si può contare.
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EFFICIENZA – E’ l’abilità di trattare con il proprio ambiente con la minima spesa d’energia, di tempo e di materiale.
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INDULGENZA – E’ la capacità di trattenersi e di avere la serenità della mente nonostante la provocazione.
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DISCRIMINAZIONE – Implica il potere di discernimento delle motivazioni della gente e dei loro caratteri e l’abilità di vedere la verità al di là della superficie apparente delle situazioni.
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CORAGGIO – Si deve distinguere dall’audacia, che di solito è una risposta istintiva ad una situazione pericolosa e che implica una mancanza di paura ed una buona dose di spericolatezza. Il CORAGGIO è il prodotto della ragione, sostenuto controllando il proprio potere di determinazione di fronte alle proprie paure. Esso è¨ la nobile qualità del carattere che permette di restare fermamente convinti delle proprie idee nonostante le altrui azioni persuasive.
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CARITÀ – Dà importanza all’Amore fraterno, alla clemenza, alla mitezza; è un interesse al benessere degli altri fino al punto di dare del proprio. E’ dedicarsi di cuore alla sofferenza che gli altri devono soffrire, finché non avvenga un avanzamento della coscienza. La CARITÀ’ preclude la critica degli altri.
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UMILTÀ – Significa la mancanza di arroganza, di un comportamento snob, dell’egoismo, dell’orgoglio, della superbia.
Ed ecco le virtù dianoetiche (cioè razionali) di Aristotele:
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l’arte(techne) è la capacità, accompagnata da ragione, di produrre un qualche oggetto;
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la saggezza(phrónesis) è la capacità congiunta a ragione di agire convenientemente nei confronti di ciò che è bene o è male per l’uomo;
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l’intelligenzaè la capacità di cogliere i primi princìpi di tutte le scienze;
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la scienzaè la capacità dimostrativa o apodittica;
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la sapienza(sophía), per Aristotele la forma di conoscenza più alta, che consiste in quella forma di conoscenza che ha come scopo se stessa e non la produzione di oggetti né le azioni pratiche. Approda alla vita contemplativa o teoretica, una vita dedicata esclusivamente alla ricerca.
E le sue virtù etiche:
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La giustizia, per Aristotele la virtù intera e perfetta.
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Il coraggio, giusto mezzo tra viltà e temerarietà.
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La temperanza, giusto mezzo tra l’intemperanza e l’insensibilità.
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La liberalità, giusto mezzo tra l’avarizia e la prodigalità.
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La magnanimità, giusto mezzo tra vanità e umiltà.
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La mansuetudine, giusto mezzo tra irascibilità e indolenza.
Animal Politics EU
Quando qualcuno, in passato, si scandalizzava del fatto che avessi a cuore la protezione degli animali e mi chiedeva se non fosse meglio che mi occupassi della specie umana, io rispondevo: ‘E’ esattamente ciò che sto facendo’. Oggi, devo dire, quasi più nessuno muove le stesse obiezioni, forse cominciano a connettere il fatto che la questione animalista è strettamente legata al benessere dell’intero pianeta e delle sue creature, si batte contro le grandi multinazionali del farmaco e dell’alimentazione, lotta per la riduzione delle emissioni inquinanti: in pratica, si occupa dell’uomo.
Nel favorire la lotta per i diritti e la tutela di ogni essere senziente, non solo l’uomo ne trarrà moltissimi benefici per se stesso, sul piano della salute, della qualità di vita, di una possibile riduzione della povertà, ma li otterrà soprattutto sul piano etico, verso il quale ho un debole. L’uomo, rinunciando alla violenza verso esseri più deboli, smetterebbe di essere un vigliacco e un violento e la sua anima potrà solo ringraziarlo.
Per la prima volta nella Storia, 11 Partiti Animalisti di undici Nazioni diverse si presentano alle Elezioni Europee del 2019.
Il 4 Aprile 2019 al Parlamento Europeo di Bruxelles, questi movimenti hanno presentato il proprio Manifesto Europeo per le Politiche Animaliste e, successivamente, hanno dato vita al gruppo europeo “Animal Politics EU”.
All’interno di queste storiche elezioni, c’è stata una novità assoluta nella politica italiana. E cioè per la prima volta nella Storia del nostro Paese, un Partito Animalista si presenta e concorre in una Elezione Nazionale in tutto il Territorio. Difatti il Partito Animalista, con propri candidati, sarà presente in tutta Italia, finalmente portando sulla scheda elettorale il simbolo della Difesa dei Diritti degli Animali e dell’Ecosistema nonché, di riflesso, di Tutti Noi Esseri Umani.
Questi i punti del programma:
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Innalzare lo stato morale e legale degli animali
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Migliorare il benessere degli animali negli allevamenti ed assicurare un vero rafforzamento della legislazione sul benessere animale tramite tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea
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Porre fine al crudele trasporto a lunga distanza di animali vivi, dentro e fuori l’Unione Europea
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Fermare la pesca intensiva, dentro e fuori le acque Europee
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Porre fine alla sperimentazione animale con obiettivi immediati di riduzione e sostituzione, combinati con incentivi ai metodi sostitutivi di sperimentazione
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Interrompere le deroghe di legge ed i sussidi per le cosìddette tradizioni culturali e religiose che comportano crudeltà sugli animali, come la corrida ed i combattimenti con i tori, la macellazione senza stordimento e vietare la produzione di foie gras
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Combattere il commercio illegale di animali domestici nella Unione Europea e fermare il trattamento barbaro di cani e gatti randagi in Europa
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Vietare la caccia e proibire l’importazione di trofei di animali selvatici
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Chiudere tutti gli allevamenti di animali da pelliccia in Europa e vietare l’importazione di pellicce da Stati terzi
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Mettere fuori mercato i pesticidi pericolosi e sostanze chimiche dannose
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Contrastare il cambiamento climatico supportando il passaggio verso uno stile di vita basato sui vegetali, migliorando il tasso di CO2 per le industrie e aumentare gli sforzi per realizzare il completo passaggio alle energie rinnovabili
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Realizzare un efficiente, affidabile ed accessibile trasporto pubblico, come alternativa ai viaggi aerei.
Il Piccolo Popolo – seconda parte
Per i metafisici medievali, tutti gli esseri invisibili venivano suddivisi in quattro classi: in cima gli Angeli, subito sotto i Diavoli o Demoni, che corrispondono agli angeli caduti del Cristianesimo; poi gli Elementali, Spiriti di Natura subumani ritenuti in genere di statura ridottissima; infine le Anime dei Morti e le ombre o fantasmi dei defunti. Con riferimento alla terza classe, i loro membri sono a loro volta suddivisi in quattro categorie, a seconda dell’elemento naturale in cui dimorano.
Gnomi: abitano nella terra, hanno una statura pigmea, sono amichevoli con gli uomini e nelle leggende corrispondono di solito alle fate o goblin che infestano le miniere, ai pixies, ai corrigan, ai leprecauni e a quegli elfi che vivono nelle rocce, nelle caverne o nel sottosuolo.
Silfi: vivono nell’aria e sono descritti come spiritelli dalle sembianze simili a quelle dei pigmei, corrispondono alle fate non appartenenti alla gentry e hanno un aspetto piacevole ed aggraziato.
Ondine: vivono nell’acqua e corrispondono esattamente alle fate che dimorano nelle sorgenti, nei laghi o nei fiumi sacri.
Salamandre: vivono nel fuoco e compaiono di rado nelle leggende celtiche. All’interno delle gerarchie elementali occupano la posizione più elevata.
Tutti questi Elementali, che procreano secondo l’uso umano, possiederebbe un corpo fatto di una sostanza elastica semi-materiale, non percepibile dalla vista e comparabile allo stato gassoso della materia. Benché siano impercettibili per I sensi umani, possano crearsi delle condizioni in cui il ‘piano astrale’ degli Elementali e quella parte del ‘piano fisico’ che qualche essere umano si ritrova a occupare, stabiliscono una sorta di relazione.
Di seguito, le principali creature del Piccolo Popolo:
Gentry: è la tribù più nobile, molto superiori a noi. E’ una classe militare-aristocratica, sono alti e d’aspetto distinto, intermedi tra noi e gli spiriti. Le loro capacità sono strabilianti, potrebbero spazzare via metà della razza umana, ma non lo fanno perché siamo in attesa della salvezza. Restano sempre giovani. Se ti prendono e assaggi il loro cibo non puoi più fare ritorno. Diventi uno di loro e vivi nel loro mondo per sempre.
Leprecauno: porta un cappello rosso e si aggira intorno alle sorgenti d’acqua pura; di solito fabbrica le scarpe per tutte le altre tribù di fate.
Lunantishee: tribù che sta a guardia delle piante di prugnolo selvatico, impedendo a chiunque di tagliarne i rami l’undicesimo giorno di novembre o di maggio. Chi taglia un ramoscello di prugnolo in uno di questi due giorni sarà colpito dalla sfortuna.
Pooka: sono di pelle scura e montano bei cavalli, sono mercanti di cavalli. Fanno visita agli ippodromi ma di solito sono invisibili.
Daoine Maithe: vivevano vicino al Cielo prima della Caduta, ma non caddero, e adesso attendono la salvezza.
Esseri di Legno: sono di colore argento brillante con una sfumatura blu o viola pallido e hanno capelli di colore porpora scuro.
Tylwyth Teg: spiriti dei Druidi morti prima dell’avvento di Cristo e che, essendo troppo buoni per essere mandati all’inferno, erano stati lasciati liberi di vagare per la terra a loro piacimento.
Lutins: spiritelli dispettosi, creature affascinanti e maliziose che abbondano in Bretagna. In passato ogni casa aveva il suo, era simile agli antichi numi tutelari della casa adorati dai Romani. Il lutin soprintendeva tutti gli eventi della vita domestica. Ricadevano nella sua sfera la manutenzione delle stalle e delle scuderie.
Bugul-Noz: il misterioso Pastore della Notte, alta e inquietante figura che i contadini bretoni credono di scorgere alla luce del crepuscolo quando rincasano tardi dal lavoro dei campi. Non è però uno spirito dannoso, svolgerebbe anzi un compito benefico, avvertendo gli esseri umani, col suo arrivo, che la notte non è fatta per attardarsi nei campi o in strada, ma per ripararsi e dormire
Yann-An-Od (Giovanni delle Dune): a volte è un gigante, a volte un nano. A volte indossa un cappello da marinaio di tela cerata, a volte un ampio cappello di feltro nero. A volte appare reclinato su un remo. Si tratta di un eroe marino, il cui compito consiste nel percorrere la costa lanciando di tanto in tanto lunghe grida penetranti allo scopo di spaventare i pescatori e farli allontanare prima che vengano sorpresi dalle tenebre.
Féès: fate bretoni.
Grac’hed Coz: nel folklore bretone le féès, o fate, appaiono quasi sempre come piccole donne anziane o, come dicono i cantastorie locali, Grac’hed coz.
Morgana: la sua dimora è nel mare, dove di giorno sonnecchia e guai a chi disturba il suo riposo. Il marinaio che la ode ne viene attratto, incapace di spezzare l’incantesimo che lo trascina verso la sua rovina: il vascello s’infrange sugli scogli, l’uomo finisce in acqua e la Morgana lancia un grido di gioia. Le braccia della fata, tuttavia, stringeranno soltanto un cadavere: al suo tocco, infatti, gli uomini muoiono, ed è questo a causare la disperazione della fata. Chi ha la sventura di incorrere nel suo abbraccio è condannato a vagare in eterno negli abissi marini, con gli occhi spalancati e il segno del battesimo cancellato dalla fronte. Egli non avrà mai una tomba ove i suoi parenti possano recarsi per pregare e per piangerlo.
Corrigan: includono anche i lutins o follets. Si crede che tutte le tribù fatate tornino in tutti i secoli composti da cifre dispari, mentre nei secoli pari si facciano invisibili oppure scompaiano. I Lutins possono assumere le sembianze di qualsiasi animale. Hanno tutti una natura maliziosa.
Nains: sono esseri mostruosi, con corpi scuri o addirittura neri e ricoperti di peli, una voce come di vecchi e dei piccoli occhi neri luminosi. Si divertono a fare scherzi ai mortali a amano ballare in cerchio intonando la canzone sui giorni della settimana.
Lavandaie fantasma: venivano temute molto più dei corrigans. Le si udiva di solito verso la mezzanotte, mentre battevano i loro panni presso vari lavatoi, sempre a una certa distanza dai villaggi. Gli anziani sostengono che quando le lavandaie fantasma chiedevano a un passante di aiutarle a strizzare i panni, egli non potesse rifiutarsi, altrimenti lo avrebbero bloccato e sarebbe stato strizzato lui stesso come un lenzuolo. E chi accettava di aiutarle doveva fare attenzione a torcere i panni nello stesso senso delle lavandaie; se per disgrazie li torceva al contrario, infatti, le sue braccia venivano strizzate all’istante. Si crede che queste lavandaie fantasma siano donne condannate a lavare i propri sudari funebri per secoli, ma che possono liberarsi se trovano un mortale che torca i panni in senso contrario.
Altri termini con cui sono definiti questi spiriti sono: Spriggans, Piskies, Buccas, Bockles o Knockers, Brownies.
Nella Fede nelle Fate, compaiono molte proibizioni o convinzioni; la principale proibizione impedisce di nominare le fate, il che porta a ricorrere ad eufemismi, come ‘il buon popolo’, ‘la gentry’ (aristocrazia), ‘il popolo della pace’. Il cibo che viene messo fuori per le fate, invece, non può essere mangiato né da uomini né da animali. Si dice che quel cibo non abbia più alcuna sostanza reale; l’idea sottostante sembra essere che le fate estraggano l’essenza spirituale del cibo offerto loro, lasciandone soltanto gli elementi più grossolani. Tutti questi esseri, trovano nelle danze circolari il loro maggiore diletto. Quando la luna è chiara e luminosa si radunano per fare baldoria presso menhir, dolmen e tumuli, ai crocevia o anche in aperta campagna, e non perdono mai l’occasione di tentare un mortale che passi di là ad unirsi a loro.
Infine, secondo una leggenda, è tabù per i corrigans nominare di seguito tutti i giorni della settimana. Durante e loro danze notturne cantano: ‘Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì’ ed è loro proibito completare l’enumerazione.
Fonte principale: Walter Y. Evans-Wentz
Il Piccolo Popolo – prima parte
Noi utilizziamo il termine ‘mistico’, di solito, in antitesi al termine ‘scientifico’; in realtà, la scienza dovrebbe indagare tutto ciò che esiste e non solo ciò che è materiale e visibile. Anche il folklore è sempre stato considerato un argomento di second’ordine mentre, fortunatamente, oggi si ritiene che le credenze dei popoli, le loro leggende e i loro canti siano le fonte di quasi tutta la letteratura e che le loro istituzioni e costumi abbiano dato origine a quelli moderni. Ecco perché oggi lo studio scientifico del folklore ricorre all’archeologia, all’antropologia, alla mitologia e allo studio delle religioni comparate. E’ quindi proprio nel folklore che si può comprendere l’uomo.
E’ possibile constatare che quasi tutti i materialisti o gli scettici abitano o provengono dalla città, o ne sono influenzati in qualche maniera. Questo porta l’uomo a perdere il contatto con la natura e le sue manifestazioni, e questo a prescindere dal livello di istruzione. L’uomo di città, tende a considerarsi affrancato da quella che ama definire superstizione, ma in realtà quello che definisce affrancamento altro non è che perdita di contatto col proprio habitat, col suo ascolto, con le sensazioni, con un collegamento ancestrale. E ha poco da esserne lieto.
La teoria più valida, secondo gli studiosi, è che la fede nelle Fate sia una dottrina delle anime, cioè un luogo o una dimensione in cui si collocano le anime dei defunti, in compagnia di altri esseri invisibili come dèi, demoni e spiriti buoni e cattivi. Del resto, molti popoli e molte civiltà (in Europa come in America, in Australia come in Africa) credono o hanno creduto in esseri spirituali. Gli stessi Pellerossa nordamericani credono che esistano spiriti dei laghi, dei fiumi e delle cascate, delle rocce e degli alberi, della terra e dell’aria e che si debbano a questi esseri le tempeste, la siccità, i raccolti e le cacciate abbondanti, come le carestie, le malattie. Non si tratta necessariamente di poteri soprannaturali, come ritengono i superstiziosi. I nostri antenati avrebbero giudicato soprannaturali le nostre scoperte (il telefono, l’elettricità). E’ più che possibile che i nostri discendenti faranno scoperte altrettando sensazionali sia nell’ambito della mente che in quello della materia.
Una forte affinità esiste piuttosto tra le fate italiane e quelle celtiche, derivata dalle credenze dei popoli etrusco-romani. Si pensa anzi che le antiche Fatuae dell’Italia abbiano dato origine a tutta la famiglia delle fèes che si ritrova nei paesi latini, ma anche anche agli elfi della Germania e della Scandinavia o ai servants della Svizzera rurale.
La Fede celtica nella Fate, invece, ebbe origine presso una classe di Celti istruiti e non presso le genti di campagna. I Druidi d’Irlanda erano soprattutto maghi e profeti: predicono il futuro, interpretano il segreto volere delle fèes, lanciano sortilegi. Si avvicinavano al sacerdozio druidico in vent’anni di studio severo e di addestramento prima di essere giudicati idonei a quel ruolo: la prima cosa che si insegnava al neofita era l’autocontrollo, cioè la capacità di non poter essere dominato dalla volontà altrui. Per il mistico celta l’universo si divide in due parti o aspetti complementari: il visibile, in cui ci troviamo noi esseri umani, e l’invisibile, che corrisponde all’Altro mondo.
Non è più possibile oggi affermare di conoscere la realtà attraverso i cinque sensi, in quanto non c’è coincidenza tra ciò che si percepisce e ciò che è reale, nonostante quello che possano sostenere i materialisti. Le spiegazioni che siamo in grado di dare attraverso la scienza, partono da ciò che per l’uomo è comprensibile.
Negli ambienti scientifici, piuttosto, si sta rapidamente sviluppando una visione vitalistica dell’evoluzione, e le prove accumulate inducono decisamente a considerare tutti i processi evolutivi, dagli organismi inferiori fino a quelli superiori, come effetto della graduale manifestazione nel mondo di un potere psichico preesistente attraverso una sempre crescente complessità di strutture specializzate. Vi è ormai la convinzione che sul nostro pianeta la generazione spontanea della vita sia impossibile: la vita doveva esistere prima che la sua manifestazione o la sua evoluzione fisica avesse inizio. Come una grande coscienza.
Nella prossima parte elencherò gli esseri del Piccolo Popolo.
Sacrificio
Io credo davvero che se ne possa fare a meno. Si può evitare, anzi lo si deve, di partecipare alla mattanza di agnelli perché la religione delle nostre radici lo richiede, considerato il fatto che la carne di agnello è cibo anche per i molti che non conoscono una sola parola del Vecchio o del Nuovo Testamento. L’agnello, che simboleggia la mitezza, l’accettazione, la rassegnazione, come fu quella di Cristo. Ma dobbiamo anche far pace con la nostra coscienza, e interrogarci su cosa ci sia dietro a delle costolette. A quanto orrore e sofferenza indotta a quelle povere creature; se solo il popolino mangiatore di carne di agnello le conoscesse, probabilmente smetterebbe di acquistarne. O forse nemmeno, dato che qualcuno mi ha risposto che è tradizione, quindi si ‘deve’ mangiare. Deve? Beh, io non devo nulla se questo mi fa star male. Rispondo che ci sono due modi di intendere la religione, ovvero su un piano letterale o su un piano simbolico, analogico. Quest’ultimo, il piano esoterico, ti insegna ad andare a fondo alle questioni, agli insegnamenti; ti dice che ogni gesto, ogni parola, ogni segno, ha un significato profondo da ricercare. Gesù ha sacrificato se stesso, non un agnello. E per quanto io non ami il termine sacrificio, penso proprio che è nel sacrificio di sé che può trovarsi una liberazione, una felicità, non nella violenza perpetrata ai danni del prossimo. Chi sostiene che tutto sia tradizione, invece, intende la religione come un ottuso intenderebbe la letteratura: una sequenza di parole e niente più. Dunque, si ferma alla superficie delle cose e, trascurandone ogni significato più alto, ottiene proprio di danneggiare la propria anima, poiché la lettera può uccidere la coscienza. Poveri agnelli, e poveretti tutti.
Capriolo Zoppo

Nel 1854 il Presidente degli Stati Uniti, Franklin Pierce, si offrì di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una riserva per i pellerossa. La risposta del capo indiano “Seattle”, Capriolo Zoppo, risulta essere la più bella e la più profonda dichiarazione mai fatta sull’ambiente.
La dedico a tutti. Questi sono gli unici contenuti che abbiano un senso e che vorrei sentire nei discorsi dei nostri Presidenti, altro che i loro, infarciti di visioni ottuse e di breve raggio. Questa è Politica, Economia, Istruzione, Lavoro, Spiritualità, Spessore. Questo è Presente e Futuro. Tutto ciò che, invece, si ostinano a propinarci, vale zero per l’intero Pianeta. Chi vale poco, ha pensieri piccoli, come piccole sono le sue azioni e il suo modo di pensare al mondo. Chi è grande svolge riflessioni e attua azioni elevate, che non possono però essere compresi dai primi, occupati come sono nelle loro meschinità.
‘Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni.
Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi?
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.
Perciò. Quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Quindi noi considereremo la Vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.
Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello.
L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre.
Le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate.
IL suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.
Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce.
Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può ascoltare il grido solitario del succiacapre o discorsi delle rane attorno ad uno stagno di notte?
Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino.
L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro.
L’uomo bianco sembra non accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza.
Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai vostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati.
Perciò noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. Perché qualunque cosa capiti agli animali presto capiterà all’uomo. Tutte le cose sono collegate.
Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.
Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilita per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa dove spenderemo il resto dei nostri giorni.
I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può sfuggire al destino comune.
Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo.
Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.
Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov’è la boscaglia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.
Noi potremmo capire se conoscessimo che cos’è che l’uomo bianco sogna, quali speranze egli descriva ai suoi figli nelle lunghe notti invernali, quali visioni egli accenda nelle loro menti, affinché essi desiderino il futuro. Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono nascosti. E poiché ci sono nascosti noi seguiremo i nostri pensieri.
Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo sarà per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo.
Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed amatela come Dio ci ama tutti.
Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Anche l’uomo bianco non fuggirà al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo’!
DISCORSO DI FINE ANNO
Fate nuovi propositi: siate ciò che volete essere!
di Paramahansa Yogananda

I brani seguenti sono tratti da un discorso tenuto da Paramahansa Yogananda il 31 dicembre 1934 alla Casa Madre della organizzazione da lui fondata, la Self-Realization Fellowship. L’intero discorso è pubblicato in Verso la realizzazione del Sé, terzo volume di una collana antologica che raccoglie le conferenze e i discorsi di Paramahansa Yogananda. (Pubblicato dalla Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini editore, Roma, copyright © 2006)
Fate nuovi propositi con riferimento a ciò che volete fare e a ciò che volete diventare nel prossimo anno. Stabilite un programma; portatelo a termine, e vedrete quanto sarete più felici. Se non riuscirete a rispettarlo significa che avete paralizzato la vostra volontà. Non avete un amico migliore né un nemico peggiore di voi stessi. Se vi aiuterete avrete successo. Non esiste legge divina che vi impedisca di essere ciò che volete essere e di compiere ciò che volete compiere. Nessun evento negativo può influire su di voi senza il vostro permesso.
Niente deve indebolire la vostra convinzione di poter diventare tutto ciò che volete. Nessuno può ostacolarvi, tranne voi stessi. Sebbene il mio Maestro, Swami Sri Yukteswarji, mi ripetesse continuamente questo concetto, all’inizio è stato difficile credere che fosse vero. Ma nella mia vita, ogniqualvolta ho usato il dono divino della forza di volontà ho scoperto che mi ha sempre salvato. Non utilizzare la volontà significa rimanere inerti come un sasso, come un oggetto inanimato, significa diventare un essere umano inutile.
Come un grande faro nascosto, il pensiero costruttivo vi indicherà con certezza la strada che conduce al successo. È sempre possibile trovare una via se riflettete con sufficiente profondità. Le persone che si arrendono troppo presto offuscano la forza del pensiero. Per raggiungere il fine che vi siete prefissi dovete fare del vostro meglio nell’usare il pensiero fino a renderlo così luminoso da rivelarvi la strada che conduce alla meta.
Eliminate i pensieri negativi e le paure. Ricordate che quali figli di Dio siete dotati delle stesse potenzialità che possiede il più eccellente degli uomini. In quanto anima, nessuno è migliore di un altro. Sintonizzate la vostra volontà affinché possa essere guidata dalla saggezza di Dio che si esprime nella saggezza dei saggi. Se la vostra volontà si unisce alla saggezza, potete realizzare qualunque cosa.
Le cattive abitudini sono le vostre peggiori nemiche. Vi puniscono, inducendovi a fare cose che non vorreste fare e vi costringono poi a pagarne le conseguenze. Dovete abbandonarle, dovete superarle mentre progredite. Ogni giorno dovrebbe rappresentare un passaggio dalla vecchie abitudini a nuove abitudini migliori. Nell’anno che sta per incominciare fate il solenne proposito di mantenere soltanto quelle che favoriscono il vostro bene supremo.
Il modo migliore di liberarvi dalle tendenze indesiderabili è quello di non prestare loro attenzione; non accettatele. Non permettete mai a un’abitudine di impossessarsi di voi… Dovete abituarvi a dire ‘non voglio’. Evitate tutto ciò che stimola le cattive abitudini.
Non lasciatevi limitare dalla meschinità dell’egoismo. Includete il prossimo nei vostri successi e nella vostra felicità, allora farete la volontà di Dio. Quando pensate a voi stessi, pensate anche agli altri. Quando cercate la pace, pensate anche a coloro che hanno bisogno di pace. Se fate del vostro meglio per rendere felice il prossimo, scoprirete che state compiacendo il Padre.
Vivere in armonia, vivere con la forte determinazione di fare la volontà di Colui che vi ha mandati sulla terra è l’unica cosa che dovrebbe interessarvi. Non perdetevi mai di coraggio, e sorridete sempre. Fate in modo che il sorriso del cuore e il sorriso del volto siano in perfetta armonia. Quando il corpo, la mente e l’anima esprimono il sorriso dell’intima consapevolezza di Dio, potete donare sorrisi a tutti ovunque andiate.
Frequentate sempre coloro che possano ispirarvi; circondatevi di persone che vi elevino. Non lasciate che i vostri propositi e i vostri pensieri positivi siano avvelenati dalle cattive compagnie. Anche se non riuscite a frequentare una buona compagnia capace di ispirarvi, potete trovarla nella meditazione. La compagnia migliore è la gioia che provate nella meditazione.
La coppa della vostra vita interiore ed esteriore è colma della Presenza Divina, ma per mancanza di attenzione non percepite l’immanenza di Dio. Quando vi sintonizzate con Lui, nello stesso modo in cui si sintonizza una radio, allora potrete ascoltare lo Spirito. È come se prendeste una bottiglia piena di acqua marina, la sigillaste, e la metteste nell’oceano; sebbene la bottiglia galleggi sull’acqua, il suo contenuto non si fonde con l’oceano. Ma aprite la bottiglia, e l’acqua che contiene si unirà al mare. Dobbiamo rimuovere il sigillo dell’ignoranza prima di poter comunicare con lo Spirito.
Attraversate i portali dell’anno che sta per iniziare con una nuova speranza. Ricordate che siete figli di Dio. Dipende da voi ciò che diventerete. Siate orgogliosi di essere Suoi figli. Che cosa avete da temere? Qualsiasi cosa succeda, sappiate che è il Signore a mandarla, e che dovete riuscire a vincere le sfide quotidiane. In questo consiste la vittoria. Fate la Sua volontà; allora niente potrà nuocervi. Egli vi ama eternamente. Pensate a questa verità, credete in questa verità, siatene consapevoli. E all’improvviso, un giorno, scoprirete di essere eternamente vivi in Dio.
Meditate di più e abbiate fiducia nella ferma consapevolezza che Dio è sempre con voi, qualunque cosa accada. Allora vedrete alzarsi il velo dell’illusione e sarete una cosa sola con Lui. In questo modo ho trovato nella mia vita la più grande felicità. Ora non cerco più nulla, perché ho tutto in Lui. Non mi separerei mai dal più prezioso di tutti i beni.
Questo è il messaggio che rivolgo a voi tutti per l’anno nuovo.
Desiderare







