Monsieur Caillebotte

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Ci si può innamorare di un pittore per i suoi soggetti, oltre che per la sua maestria. Mi sono innamorata di Gustave Caillebotte scoprendolo un po’ per caso e, studiando gli impressionisti, non lo trovavo nemmeno citato sui manuali universitari. I suoi soggetti, scene comuni in esterni o interni con uomini e donne alle prese con piccole azioni quotidiane, appartengono proprio al linguaggio impressionista. C’è un sapiente taglio fotografico che immobilizza il momento in una eterna sospensione; c’è anche molto accademismo, forse questo meno impressionista. Adoro in particolar modo i suoi selciati bagnati di una Parigi sotto la pioggia. Il suo quadro più famoso è proprio Parigi in un giorno di pioggia’ (1877), che ritrae un momento di borghese passeggio qualunque, ed io potrei restare a guardarlo per ore, la scena principale e le scenette secondarie, le quinte. Entro nell’opera e passeggio con loro, seguendo i passi dei protagonisti o  di ciascuna comparsa, chiedendo loro se posso accompagnarli. Dove staranno andando? Percepisco l’umidità di quell’acqua, l’odore della pioggia su quel selciato iridescente, persino la temperatura dell’aria. E la prospettiva perfetta, la descrizione degli ombrelli, quegli spazi nelle strade che ormai non vediamo più. E’ un’opera che mi affascina, come i suoi studi. Vorrei omaggiarlo proprio in questo periodo piovoso.

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Gustave Caillebotte, Parigi in un giorno di Pioggia (studio)

Libreria

Entro in una casuale Feltrinelli di un centro commerciale dell’hinterland milanese e mi accorgo, sfogliando qualche libro con la solita curiosità che manifesto nei confronti delle librerie, che tra i poster dei volti più noti della letteratura e del giornalismo come Umberto Eco, Stephen King, Oriana Fallaci, Franz Kafka, Dario Fo, Pierpaolo Pasolini ecc., appaiono personaggi come Luciana Littizzetto o Roberto Saviano. Proprio così: di fianco a pietre miliari della letteratura vi sono personaggi grotteschi dei giorni nostri, che sfruttano la loro popolarità per diffondere e sostenere le proprie visioni politiche distorte o per buffoneggiare e pavoneggiarsi nelle televisioni italiane. Ma non ce l’ho solamente con loro, anzi ce l’ho soprattutto con la Feltrinelli, che dimostra una incerta sensibilità verso quella che è ed è stata la grande letteratura che ha saputo farci sognare e pensare, che ci ha raccontato le grandi storie e le utopie del nostro mondo, che ha nutrito e formato i nostri padri e noi stessi.  Constato per questo che le case editrici di oggi, esattamente come le grandi etichette discografiche, non distinguono il grande pensatore, il grande filosofo o artista dal calciatore o dalla velina. Non ci resta, quindi, che confidare in noi, in noi soli, che siamo il punto di partenza e di arrivo della cultura nel mondo; siamo noi che decidiamo cosa leggere, cosa vedere, cosa imparare, cosa fare, e lo saremo sempre, nonostante facciano di tutto per appiattirci e omologarci!