dei mesi di Ottobre – Novembre – Dicembre 2023 e Gennaio – Febbraio – Marzo – Aprile 2024.
Categoria: PREGHIERA
Lassù.

E’ un libro che l’autore stesso chiede di leggere almeno due volte, e in effetti, non appena ultimato, se ne sentirebbe il bisogno. Un libro d’iniziazione, ricchissimo di metafore e allusioni alla ricerca eterna dell’uomo. Lassù, in quella montagna verso cui si reca per un lieve malessere polmonare, il protagonista viene invitato dal cugino che vi si trova da tempo per una tubercolosi già in corso. Penserà di esservi di passaggio fino a comprendere che, chi passa di lì, desidera infine rimanervi. In quel sanatorio, il tempo è scandito dalle terapie e dalle consuetudini vigenti che appaiono stravaganti, all’inizio, ma alle quali ci si avvinghia non chiedendo di vivere altrimenti ma desiderando che ogni singolo momento terapeutico di ogni giornata arrivi di nuovo, e poi ancora, e ancora. I personaggi che Castorp, il protagonista, incontra, sono simboli umani che lo accompagnano in un processo evolutivo, rivelandosi in qualche modo come delle apparizioni funzionali alla sua vita, e aiutandolo a formulare le domande che l’uomo deve formulare prima o dopo, a darsi delle risposte o a cercarle. Da una visita di controllo all’altra, proprio lì, luogo di cura, il suo malessere diviene malattia più importante e, come per tutti gli altri ospiti, è solo il fattore tempo a poter decidere il suo evolvere. Quindi, di mese in mese, di semestre in semestre, sempre scanditi dalle regole del sanatorio, il tempo scorre e si comincia a dimenticare di trovarsi sulle alture dove l’aria e l’acqua sono pure, e che c’è una pianura da cui si proviene. Si smette, col tempo, di mantenere in vita le relazioni con quel mondo, i legami – d’amicizia o parentali – con le persone che aspettano il ritorno da un semplice periodo di convalescenza. Si dimenticano quei legami, li si lascia andare al loro destino, e ci si sente al caldo solo lì, tra quelle mura, con quelle persone, con quei momenti attesi. Diventa un nido, un rifugio emotivo, spirituale, come se lì si fosse nati, come se a quel luogo e a quello stile di vita si appartenesse.
E’ un romanzo sconcertante, difficile, complesso. I grandi temi trattati sono il tempo e la morte. E Dio.
Sul valore del tempo vi sono passaggi meravigliosi:
‘Intorno alla natura della noia circolano varie opinioni errate. In complesso si crede che il fatto di essere interessante e la novità del contenuto ‘facciano passare’, cioè accorcino il tempo, mentre il vuoto e la monotonia ne rallentino e ostacolino il corso. Ciò non è punto esatto. Può darsi che la monotonia e il vuoto allunghino e rendano ‘noiosi’ il momento e l’ora, ma i grandi e grandissimi periodi di tempo li accorciano e volatilizzano addirittura fino all’annullamento. Viceversa, un contenuto ricco e interessante può certo abbreviare e sveltire l’ora e magari anche il giorno, ma portato a misure più vaste conferisce al corso del tempo ampiezza, peso, solidità, di modo che gli anni pieni di avvenimenti passino più adagio di quelli poveri, vuoti, leggeri che il vento sospinge e fa dileguare. A rigore, dunque, quella he chiamiamo noia è piuttosto un morboso accorciamento del tempo in seguito a monotonia: lunghi periodi di tempo, se son si interrompe l’uniformità, si restringono in modo da far paura; se un giorno è come tutti, tutti sono come uno solo; e nell’uniformità perfetta la più lunga vita sarebbe vissuta come fosse brevissima e svanirebbe all’improvviso. Assuefarsi significa lasciar addormentare o almeno sbiadire il senso del tempo, e se gli anni giovanili sono vissuti lentamente e la vita successiva invece si svolge e corre sempre più veloce, anche questo è da attribuire all’assuefazione. Noi sappiamo benissimo che intervallando assuefazioni nuove e diverse adottiamo l’unico rimedio che serva a trattenere la vita, a rinfrescare il nostro senso del tempo, e così il nostro sentimento del vivere si rinnova.’
La morte, invece, è descritta come ordinaria conclusione. Anche se dovuta al peggioramento della malattia, anche se il paziente era giovane, non vi è dramma, non vi sono pianti. Non c’è vuoto. La stanza ospiterà presto un’altra persona che raggiungerà quel luogo per stare bene e su consiglio di un medico di fiducia. Ma, raggiunto lo stato di ammalato, anche a lei toccherà vedere il mondo e la vita con occhi diversi, amando quella stanza, i compagni, le terapie, i pranzi e le cene, fino a non voler affatto guarire perché impossibilitata ad andarsene.
La morte, quindi, è la sublimazione della propria volontà di essere e sentirsi malati fino a raggiungerne una certa felicità in una stabile condizione psichica oltre che fisica. La malattia è un abbraccio.
Mirabili le conversazioni di Castorp con i suoi conoscenti in quel luogo: parlano di Dio, dell’uomo e della sua storia, del valore della natura, della pena di morte. Una storia angosciante e avvolgente allo stesso tempo, che se da un lato fornisce nutrimento per la mente e lo spirito, dall’altro blocca e costringe.
L’ho riposto in quella parte della mia libreria in cui si trovano i libri sapienziali. Sono quelli che, dal loro ripiano, ti osservano mentre passi lì vicino. Ti dicono di prenderli e di rileggerli mille volte perché non ti hanno affatto detto tutto, e aspettano te.
Da leggere, assolutamente.
Thomas Mann, La Montagna Incantata.
Corteo


Petizioni
Per i mesi di marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre.
Un legame fortissimo

Come si attendeva, il Governo ha emanato i decreti attuativi relativi alla legge approvata nel 2022 per fermare uno dei molti orrori legittimati dal Dio denaro: l’uccisione di milioni di pulcini. Si parla di oltre 30 milioni di pulcini maschi solo in Italia, 330 milioni nell’Unione Europea, tra i 2,5 e gli 8 miliardi in tutto il mondo. Ogni anno, l’industria delle uova considera come scarti i pulcini nati maschi, perché non diventeranno a loro volta galline ovaiole. Buttati a migliaia su nastri trasportatori come oggetti privi di valore in sé stessi, vengono selezionati durante il loro primo giorno di vita. Mentre, pigolando impauriti, fanno subito conoscenza con le catene di montaggio di quella maledetta industria di morte, l’uomo seleziona i maschi già considerati anti economici al primo giorno di vita e il nastro li porta ad essere triturati vivi seduta stante, mentre ancora si cercavano tra loro con gli sguardi per capire dove stessero andando. Oppure vengono gasati; o scottati.


Entro il 2026, la nuova legge vieterà l’uccisione dei pulcini maschi; l’industria dovrà introdurre tecnologie di ovo-sexing, macchinari capaci di leggere se l’uovo è stato fecondato e quale sia il sesso del nascituro. Le uova contenenti embrioni maschi verranno eliminate entro il 7^ giorno dall’incubazione, perché si è stabilito che entro questo termine essi non provino dolore. Oltre, si.
E’ un passo avanti? Forse.
Ma a me fa schifo lo stesso. Mi fa schifo sapere che vi sia una cernita: tu si, potrai vivere, tu no, devi morire. Mi fa schifo sapere che qualcuno si è disturbato per voler capire entro quando si possa uccidere una creatura stabilendo che il concetto di dolore fisico sia l’unico concetto da prendere in considerazione. Mi fa schifo tutto.
Si, forse non vedremo più migliaia di pulcini appena nati morire subito in un trituratore. Ma cucinando un uovo, sarà bene che le persone pensino a cosa non viene mostrato per convincerle ad acquistare e mangiare a qualunque costo. Ecco perché personalmente non mangio uova, per ragioni spirituali: erano, semplicemente, destinate ad altro.
Dopo pochi istanti di vita, un pulcino riesce a riconoscere la propria madre tra milioni. Milioni di pulcini, per noi tutti uguali, milioni di madri per noi tutte uguali. Ma loro hanno un legame fortissimo.
Quanta violenza…

Per sempre

Cercarsi

Trovarsi

Capirsi

Amarsi

Per sempre
Agli alberi

In quella grande casa, una stanza sarà segreta come quella dei migliori romanzi. Mi ci recherò solo io chiudendo la porta dietro di me. Sarà un luogo di contemplazione, lettura, preghiera, meditazione, creazione, silenzio. Le pareti ospiteranno volti e parole. Su una, in bella calligrafia, questo Inno Agli Alberi di Hugo. Affacciandomi dalla finestrella, nel punto alto della casa, vedrò quel bosco così amato, così generoso e amico. E non saprò resistere dal discendere i piani velocemente e, in quel bosco, immergermi di luci e di fruscii, di carezze e di sussurri, alzando lo sguardo per cogliere la possenza di un albero, o sedermi ad ascoltare la sua voce.
Non rumori ma messaggi, non parole ma vibrazioni. E profumi. E respiri all’unisono. E pace.
Agli alberi Alberi della foresta, voi conoscete il mio animo! Come gli invidiosi, la folla loda e critica; Voi mi conoscete, voi! Mi avete spesso visto, Solo nelle vostre profondità, guardando e sognando. Voi lo sapete, la pietra su cui corre lo scarabeo, L’umile goccia d’acqua di fiore in fiore caduta, Una nuvola, un uccello, mi occupano un giorno intero. La contemplazione m’empie il cuore d’amore. Mi avete visto cento volte, nella vallata oscura, Con le parole che dice lo spirito alla natura, Interrogare sottovoce i vostri rami palpitanti, E con lo stesso sguardo inseguire al tempo stesso, Pensoso, la fronte chinata, lo sguardo nell’erba profonda, Lo studio d’un atomo e lo studio del mondo. Attento ai vostri suoni che parlano tutti un poco, Alberi, mi avete visto fuggire l’uomo e cercare Dio! Foglie che trasalite alla punta dei rami, Nidi di cui il vento da lontano semina le piume bianche, Chiarori, vallate verdi, deserti oscuri e dolci, Voi sapete che sono calmo e puro come voi. Come al cielo i vostri profumi, il mio culto a Dio si protende, E son pieno di oblio come voi di silenzio! L’odio sul mio nome sparge invano il suo fiele; Sempre, – io vi attesto, oh boschi amati dal cielo! – Ho cacciato lontano da me ogni pensiero amaro E il mio cuore è ancora come lo fece mia madre! Alberi dei grandi boschi che fremete sempre, Io vi amo, e voi, edera alla soglia degli altri sordi, Forre in cui si sentono filtrare le fonti vive, Cespugli che gli uccelli saccheggiano, gioiosi convivi! Quando sono tra voi, alberi di questi grandi boschi, In tutto quel che m’attornia e mi nasconde al tempo stesso, Nella vostra solitudine in cui rientro in me stesso, Sento qualcuno di grande che m’ascolta e che mi ama! Così, boschi sacri in cui Dio stesso appare, Alberi religiosi, querce, muschi, foresta, Foresta! È nella vostra ombra e nel vostro mistero, Nella vostra chioma augusta e solitaria, Che voglio riparare il mio sepolcro dimenticato, E che voglio dormire quando mi addormenterò. Victor Hugo

Petizioni
Petizioni
Ormai posso dire che è un’attività che mi impegna davvero molto. Sono iscritta a decine e decine di associazioni che lottano per i diritti animali e perché sia riconosciuta la loro sofferenza. Un giorno le conterò, ma la realtà è che continuo ad iscrivermi e a partecipare sempre più a nuove iniziative, nuovi movimenti, restando poi sempre in contatto con loro per conoscere le sorti delle petizioni a cui partecipo, e sono centinaia. Ho deciso quasi due anni fa di scrivere tutte le azioni a cui partecipo, e quando ho cominciato a vedere la quantità di fenomeni di violenza e di sopruso che sono degne ogni mese di grande attenzione, mi sono impressionata. Intendo, in realtà, aumentare a dismisura la mia partecipazione, vorrei arrivare ad iscrivermi a qualsiasi movimento e associazione si batta su qualunque tema a livello locale, nazionale, internazionale dell’intero mondo. Mi aiuta la conoscenza di alcune lingue, perché così posso a mia volta interagire con loro e segnalare casi a me noti. Attualmente, le mail di iniziative e petizioni sono già così tante da non poterle seguire giornalmente. Devo per forza lasciar scorrere due-tre giorni per poi immergermi per alcune ore e dar loro seguito evitando troppo arretrato, o le azioni non sarebbero sempre efficaci. Le tematiche sono le più svariate, e un po’ alla volta le illustrerò io stessa sperando di gettare qualche seme nella coscienza di qualcuno. Non si tratta poi, solo, di cliccare da qualche parte, ma di leggere molti studi, narrazioni, inchieste su ciò che orribilmente avviene in ogni angolo del mondo. Talvolta, mi si accappona la pelle, pur avendo già visto e letto di tutto. Il livello di malvagità che l’uomo è in grado di raggiungere mi lascia sgomenta. Al momento, la mia azione è incisiva sul territorio italiano, francese, spagnolo, americano, canadese, indiano. Vorrei raggiungere l’intero pianeta, vorrei conoscere ogni singolo sopruso riguardi quelle anime innocenti, vorrei partecipare a tutto. Parteciperò a tutto, l’ho deciso. Alcune campagne, ovviamente, si ripropongono, perché certe manifestazioni di pura violenza si ripetono negli anni rimanendo inascoltate. Altre richiedono tempo perché le persone comincino a riflettere e a voler cambiare la propria visione del mondo e della vita. Della loro, innanzitutto, e dunque di quella degli altri. Alcune sono iniziative di giustizia per un singolo animale che ha subito atti violentissimi, altre sono destinate agli esponenti governativi, al Congresso americano, ai ministri dei vari paesi, ai legislatori perché introducano migliorie e mitighino qualche effetto. C’è anche qualche vittoria, delle gocce nel mare. Ma la mia personale impressione è che la violenza contro gli animali stia paurosamente aumentando, sia in forma diretta e derivante dalla rabbia insita in gran parte dell’umanità, sia in forma indiretta e a volte inconsapevole, come quella derivante dall’alimentazione carnea. Non viene praticata dal singolo, ma viene demandata ad altri. L’ultima cosa che vorrei fare è girare la faccia dall’altra parte, e questa attività mi ha accompagnata sin da quando avevo 8-10 anni e al tg dell’epoca mostrarono le efferatezze perpetrate agli animali nei laboratori farmaceutici. Non se ne parlava quanto ora, ma le battaglie non scherzavano affatto, facevano chiudere interi reparti d’azienda con picchetti che potevano durare mesi. La società inglese era all’avanguardia, in questo, ma quella stessa cultura ha imposto un modello di ricerca del guadagno a tutti i costi che oggi è fuori controllo e non fa onore a nessuno, che ha relegato gli animali a oggetti da sfruttare in tutti i modi. Continuerò imperterrita a partecipare a tutto, ad aumentare le mie iscrizioni in ogni dove, a fare gesti per loro sperando che perdonino quelle mani che, avendoli tanto odiati, odiavano se stesse.
Emerson 3

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STORIA
Roma, la Gallia, la Britannia, l’America, giacciono racchiuse già nel primo uomo. Esiste una relazione fra le ore della nostra vita e i secoli del tempo. Ogni singolo individuo è ancora una volta incarnazione della mente universale. Tutte le proprietà di essa esistono in lui. Ogni nuovo passo che egli compie nella sua esperienza privata getta la sua luce su quello che grandi masse di uomini hanno fatto, e le crisi della sua vita sono strettamente connesse alle crisi nazionali. Ogni rivoluzione fu dapprima un pensiero della mente di un solo uomo, e quando lo stesso pensiero nasce nella mente di un altro uomo esso diventa la chiave per capire quell’età.
Sentiamo il nostro animo in risonanza con i grandi momenti della storia, con le grandi scoperte, le grandi lotte, le grandi fortune degli uomini.
Un pittore mi disse che nessuno può dipingere un albero senza diventare in qualche modo un albero.
È stato detto che ‘le anime comuni pagano con quello che fanno, le anime più nobili con quello che sono’.
Una signora con la quale stavo cavalcando nella foresta, mi disse che sempre le pareva che i boschi ‘aspettassero’, come se i geni che abitano dentro di loro sospendessero le opere finché il viandante non fosse passato oltre.
Io ammiro l’amore della natura di Filottete. Leggendo quelle belle apostrofi al sonno, alle stelle, alle rocce, alle montagne e alle onde, io sento passare il tempo come un rifluente mare. Sento l’eternità dell’uomo, l’identità del suo pensiero. Il Greco ha avuto, sembra, gli stessi miei compagni. Il sole, la luna, il fuoco, l’acqua incontrarono il suo cuore esattamente come essi incontrano il mio.
Quando un pensiero di Platone diventa un pensiero mio, quando una verità che infiammò l’anima di Pindaro infiamma la mia, il tempo non esiste più. Quando io sento che noi due ci incontriamo in una percezione, che le nostre due anime sono imbevute dello stesso colore, e agiscono come se fossero fuse in una sola, perché dovrei io misurare i gradi di latitudine, perché dovrei contare gli anni d’Egitto?
Quando gli dei vengono in mezzo agli uomini, non sono riconosciuti.
La trasmigrazione delle anime non è una favola. Io vorrei che lo fosse, ma uomini e donne sono solo a metà umani. Ogni animale del cortile, del campo e della foresta, della terra e delle acque che sono sotto la terra, è riuscito a conquistare il suo posto e a lasciare l’impronta delle sue fattezze e della sua forma nell’uno o nell’altro di questi esseri eretti che parlano rivolti al cielo.
Quegli uomini che non sanno rispondere con una superiore saggezza sono fatti schiavi. I fatti li opprimono, li tiranneggiano e li rendono uomini dell’abitudine, uomini del senso, nei quali un’obbedienza letterale ai fatti ha spento ogni barlume di quella luce per la quale soltanto un uomo è veramente uomo. Ma se l’uomo è fedele ai suoi migliori istinti e sentimenti, rifiuta il dominio dei fatti, come uno che deriva da una stirpe più nobile, rimane fermamente attaccato all’anima, e vede il principio, allora i fatti ricadono docili e dominati al loro posto.
Io ritengo che il nostro sapere attuale sia di poco valore. Ascolta il topo sul muro, guarda la lucertola sulla siepe, i funghi sotto i tuoi passi, i licheni sul tronco. Che cosa conosco io, intimamente, moralmente di uno qualsiasi di questi mondi?
LA FIDUCIA IN SÉ STESSI
La virtù più ricercata è il conformismo. La fiducia in se stessi è il suo contrario. Essa ama non realtà e creatori, ma nomi e abitudini Chiunque vuole essere un uomo deve essere non conformista. Nulla in fondo è sacro se non l’integrità della propria mente.
L’uomo grande è quello che nel mezzo della mischia mantiene con perfetta serenità l’indipendenza della solitudine. L’obiezione che si può fare contro il conformarsi a usi che sono diventati lettera morta per te è basata sulla costatazione che ciò disperde le tue forze. Ciò consuma il tuo tempo e rende confusa l’impronta del tuo carattere.
Un’anima grande non ha proprio niente a che fare con la coerenza. Se ne può interessare come della propria ombra sul muro.
Nella strada, un uomo, non trovando in se stesso nessun merito che corrisponda alla forza che costruì la torre o scolpì un dio di marmo, si sente povero, quando guarda queste cose.
Sempre, quando un’anima è semplice e riceve una saggezza divina, le vecchie cose svaniscono: mezzi, insegnanti, testi, templi cadono in pezzi; essa vive ora, e assorbe passato e futuro nell’ora presente.
Queste rose che sono sotto la mia finestra non fanno nessun riferimento a rose precedenti o a rose migliori; esse sono quello che sono; esistono con Dio, oggi. Il tempo non esiste per loro. Esiste semplicemente la rosa; essa è perfetta in ogni momento della sua esistenza. Prima che una sola gemma sia sbocciata, la sua intera vita agisce; nel fiore completamente sbocciato non ce n’è di più; nella radice nuda di foglie non ce n’è di meno. La sua natura è soddisfatta ed essa soddisfa egualmente la natura di ogni momento. Ma l’uomo pospone o ricorda; egli non vive nel presente, ma con gli occhi rivolti indietro, lamenta il passato, oppure, noncurante delle ricchezze che lo circondano, si alza sulla punta dei piedi per prevedere il futuro. Egli non può essere né felice né forte fino a quando egli pure non viva con la natura nel presente, al disopra del tempo.
Soltanto la vita è utile e non l’aver vissuto. L’energia si arresta nell’istante del riposo, essa consiste nel momento di transizione da uno stato passato a un nuovo stato, nel superamento dell’abisso, nel balzo verso lo scopo. Proprio questo fatto il mondo odia; che l’anima divenga perché questo degrada per sempre il passato, cambia tutte le ricchezze in povertà, ogni reputazione in vergogna, confonde il santo con il briccone, spinge dalla stessa parte tanto Gesù che Giuda.
L’uomo non ha rispetto per l’altro uomo né il suo genio viene ammonito a rimanere in casa, a mettere se stesso in comunicazione con il suo oceano interiore, ma va all’estero a chiedere una tazza d’acqua alle urne di altri uomini. Noi dobbiamo andare soli. Io amo la chiesa silenziosa, prima che il servizio cominci, più di ogni predica.
Ma il vostro isolamento deve essere non meccanico, ma spirituale, vale a dire deve essere elevazione. Alle volte il mondo intero sembra cospirare per importunarti con enfatiche stupidaggini. L’amico, il cliente, il bambino, la malattia, il timore, il bisogno, la carità, tutti bussano in una volta alla tua porta chiusa e dicono: ‘Vieni fuori con noi!’. Ma tu mantieni la tua posizione; non entrare nella loro confusione.
La preghiera è la contemplazione dei fatti della vita dal più alto punto di vista. È il soliloquio dell’anima contemplante e giubilante. È lo spirito di Dio che enuncia la bontà delle sue opere- Invece una preghiera intesa come mezzo per raggiungere un fine particolare è bassezza e furto. Essa presuppone un dualismo e non un’unità fra natura e coscienza. Non appena l’uomo è tutt’uno con Dio, egli non prega più. Egli vedrà allora la sua preghiera in ogni sua azione. La preghiera del contadino che si inginocchia nel suo campo per sarchiarlo, la preghiera del rematore che si inginocchia al colpo del remo, sono vere preghiere udite attraverso la natura, benché innalzate per fini modesti.
Un’alta specie di false preghiere sono i nostri rimpianti. Lo scontento è la mancanza di fiducia in se stessi, un’infermità della volontà.
La società non progredisce mai. Se avanza da un lato, torna indietro da un altro.
La società acquista nuove arti e perde vecchi istinti. Quale contrasto fra l’Americano ben vestito, che sa leggere, scrivere, pensare, con un orologio, una matita, una lettera di cambio, e il nudo abitante della Nuova Zelanda, la cui proprietà è una mazza, una lancia, una stuoia e un ventesimo di una capanna indivisibile per dormirci sotto! Ma confrontate la salute dei due uomini e vedrete che il bianco ha perduto la sua forza primitiva.
L’uomo civile ha costruito un cocchio, ma ha perduto l’uso dei propri piedi. E’ sorretto da grucce, ma perde la propria forza muscolare. Possiede un bell’orologio ginevrino, ma ha perso l’abilità di dire l’ora secondo il sole. Ha un bell’almanacco nautico di Greenwich, e così, essendo sicuro di avere l’informazione che gli serve quando vuole, l’uomo della strada non conosce una sola stella nel cielo. Non osserva il solstizio; l’equinozio lo conosce appena; e l’intero calendario luminoso dell’anno è senza quadrante nella sua mente. I suoi taccuini gli ostacolano la memoria; le sue biblioteche sovraccaricano il suo spirito; l’ufficio delle assicurazioni moltiplica gli incidenti; e possiamo ben domandarci se le macchine non ci sono di ingombro; se non abbiamo perduto qualche energia con il nostro incivilimento.
COMPENSAZIONE
L’intero sistema delle cose viene rappresentato in ogni particella. Esiste qualcosa che somiglia al flusso e al riflusso del mare, al giorno e alla notte, all’uomo e alla donna, in un singolo ago di pino, nel gheriglio del grano, in ciascun individuo di ogni specie animale. La reazione, così grandiosa negli elementi, è ripetuta all’interno di questi limitati confini.
Allo stesso dualismo soggiace la natura e la condizione dell’uomo.
Per ogni cosa che hai perduto hai guadagnato qualcos’altro; e per ogni cosa che guadagni perdi qualcos’altro. Se le ricchezze crescono, esse vengono accresciute per usarle. Se il raccoglitore raccoglie troppo, la Natura prende via dall’uomo quello che egli mette nelle proprie casse; aumenta la proprietà ma uccide il proprietario. La Natura odia i monopoli e le eccezioni.
Esiste sempre una qualche circostanza livellatrice che abbassa sostanzialmente al livello degli altri l’arrogante, il ricco, il fortunato.
Benché nessun contrappeso al male appaia ancora, i contrappesi esistono, e appariranno. Se il governo è crudele, la vita del governante non è sicura. Se tassi troppo duramente, il reddito non produrrà nulla. Se rendi troppo duro il Codice penale, le giurie non condanneranno. Se la legge è troppo tenera, nasceranno vendette private. Se il governo è una democrazia terrificante, la pressione è arginata da una maggiore carica di energia nel cittadino.
Ogni segreto è rivelato, ogni crimine punito, ogni virtù ricompensata, ogni torto raddrizzato, in silenzio e con certezza.
Causa ed effetto, mezzo e fine, seme e frutto, non possono essere dissociati; perché l’effetto già fiorisce nella causa, il fine preesiste nel mezzo, il frutto nel seme.
Questa è l’antica dottrina della Nemesi, che vigila nell’universo e non permette che nessuna offesa rimanga impunita.
Tutti i vecchi abusi della società, i grandi e gli universali, i volgari e i particolari, tutte le ingiuste accumulazioni di ricchezza e di potenza, sono vendicate nella stessa maniera.
Le maledizioni ricadono sempre su coloro che le pronunciano. Se metti una catena al collo di uno schiavo, l’altra estremità si attorciglierà intorno al tuo.
Trattate gli uomini come pedine o birilli, e soffrirete quanto loro. Se disprezzate il loro cuore, perderete il vostro.
Pagate sempre, perché prima o poi dovrete pagare l’intero debito. Persone o eventi possono stare fra voi e la giustizia per un certo tempo, ma è soltanto un rinvio. Alla fine, dovrete pagare il vostro debito.
Tutti i beni materiali hanno la loro tassa, e se mi vennero senza merito o sudore, essi non hanno radici in me, e il prossimo vento li soffierà via.