Emerson 2

SOCIETA’ E SOLITUDINE

SOCIETA’ E SOLITUDINE

Un boscaiolo che era stato mandato all’Università, mi raccontò che quando alla facoltà di legge ascoltava i ragazzi della buona società parlare fra di loro si sentiva una specie di selvaggio; ma quando si imbatteva in uno di loro separatamente, e poteva parlargli da solo, allora sembravano loro i selvaggi, e lui il migliore.

Vivere socialmente significa accomodarsi in una delle tue sedie? Non posso andare in casa dei miei parenti più stretti solo perché non voglio restare solo. La socialità esiste per affinità chimica e non altrimenti. Mettete insieme un qualsiasi gruppo di persone lasciandole libere di conversare, ed esse si distribuiranno da sole e rapidamente in gruppetti e coppie. I migliori saranno accusati di essere esclusivi. Sarebbe più esatto dire che si separano come l’olio dall’acqua, come i bambini dai vecchi, senza che il fatto comporti alcun odio o amore, dato che ognuno ricerca il proprio simile ed ogni interferenza con il libero gioco delle affinità comporterebbe imbarazzo e soffocamento.

AMICIZIA

Vi è in noi molta più gentilezza di quanto si sia mai detto. Nonostante tutto l’egoismo che raggela il mondo come i venti dell’est, l’intera famiglia umana è intinta di un elemento amoroso, come di un fine etere. Fra le persone che incontriamo nelle case, quante sono quelle cui quasi non parliamo, eppure le onoriamo ed esse ci rendono onore! Fra quelle che vediamo per strada, o con cui sediamo in chiesa, quante sono quelle la cui presenza, seppur silenziosa, ci dà una calorosa gioia. Leggete il linguaggio di questi vaghi sguardi. Il cuore lo riconosce.

Lo studioso siede allo scrittoio, e anni e anni di meditazione non gli offrono un solo buon pensiero o una sola espressione felice; ma poi sopravviene la necessità di scrivere una lettera a un amico e, all’istante, folle di pensieri gentili da ogni lato si vestono di parole azzeccate. Guardate, in ogni casa dove abitino virtù e rispetto di sé, le palpitazioni che causa l’avvicinarsi d’un estraneo. Un estraneo raccomandato è annunciato e atteso, e un’inquietudine di piacere misto a pena pervade ogni cuore della famiglia. Il suo arrivo porta quasi paura nei buoni cuori che vogliono dargli il benvenuto. La casa è spolverata, ogni cosa vola al proprio posto, la vecchia giacca è cambiata con una nuova, ed essi, se possono, devono preparare una cena. Di un estraneo raccomandato, gli altri han riferito solo cose buone, di lui abbiamo sentito dire soltanto il buono e il nuovo. Per noi egli rappresenta l’umanità. E’ ciò che desideriamo. Avendo lavorato d’immaginazione su di lui e avendogli dato l’investitura, ci chiediamo come dovremo comportarsi e parlare con un uomo siffatto, e siamo a disagio, timorosi. Questa stessa idea esalta la conversazione con lui. Parliamo meglio del solito. Abbiamo la più agile fantasia, una memoria più ricca, e il nostro diavolo muto ci lascia in pace per un po’. Per lunghe ore possiamo continuare una serie di comunicazioni sincere, graziose e ricche, tratte dalle nostre esperienze più vecchie, più segrete.

Assicurate all’anima che da qualche parte nell’universo si ricongiungerà all’anima amica, ed essa sarà contenta e lieta in solitudine per mille anni.

Disdegno la società, abbraccio la solitudine, eppure non sono così ingrato da non vedere il sapiente, il bello, la mente elevata, quando di tanto in tanto varcano il mio cancello. Chi mi ascolta, chi m’intende, diviene mio, un possesso per tutti il tempo. E certo la natura non è così povera da non offrirmi più volte queste gioie, e così intessiamo fili sociali tutti nostri, una nuova rete di relazioni.

Non voglio trattare le amicizie con cerimoniosa accuratezza, ma col più rude coraggio. Quando sono reali non sono filamenti di cristallo e ricami di brina, ma sono la cosa più solida a noi nota.

Vi sono due elementi che concorrono alla composizione dell’amicizia, ciascuno così sovrano che non posso ritenerlo superiore all’altro, né ho motivo di nominarne uno per primo. Uno è la Verità. Un amico è una persona con cui posso essere sincero. Davanti a lui posso pensare ad alta voce. Sono arrivato alla fine in presenza di un uomo così reale e così eguale che posso persino abbandonare gli ultimi orpelli della dissimulazione, della cortesia e dei secondi pensieri, che gli uomini non abbandonano mai, e posso affrontarlo con la semplicità e l’integrità con cui un atomo ne incontra un altro. La sincerità è il lusso concesso, come i diademi e l’autorità, solo al rango più elevato, quello a cui è permesso di dire la verità, non avendo nessuno sopra di sé da corteggiare o a cui conformarsi. Ogni uomo, da solo, è sincero. Come entra una seconda persona inizia l’ipocrisia. Sfuggiamo e schiviamo l’avvicinarsi del nostro compagno tramite complimenti, chiacchiere, svaghi e affari. Sottraiamo a lui il nostro pensiero celandolo sotto mille pieghe.

Quasi ogni uomo che incontriamo richiede qualche deferenza, richiede di essere compiaciuto; gode di qualche fama, talento, ha in testa qualche grillo religioso o filantropico da non mettere in dubbio, e che vizia qualunque conversazione con lui. Ma un amico è un uomo sano che fa appello a me, non al mio ingenuo candore. M’intrattiene senza ch’io debba venire a qualche patto.

L’altro elemento dell’amicizia è la tenerezza. Siamo legati da ogni sorta di vincolo, da sangue, orgoglio, da paura, speranza, lucro, lussuria, odio, ammirazione, da ogni circostanza, distintivo e inezia, ma ci è difficile credere che in un altro possa esserci tanto carattere da trascinarci attraverso l’amore.

Quando un uomo mi diventa caro, ho toccato il traguardo della fortuna.

Odio la prostituzione del nome ‘amicizia’ per indicare alleanze altisonanti e mondane. Preferisco di gran lunga la compagnia dei giovani aratori o degli stagnini ambulanti, rispetto alle seriche e profumate ‘amicizie’ che celebrano i giorni d’incontro con frivole ostentazioni, fra viaggi in carrozza e banchetti nei migliori locali. Scopo dell’amicizia è la più familiare e stringente relazione che possa esserci; più stringente di qualunque cosa di cui abbiamo fatto esperienza. Essa è fatta per aiuto e conforto in ogni relazione e stadio della vita e della morte.

Alcuni fra gli esperti in questa calda dottrina del cuore dicono che non può sussistere nella sua perfezione fra più di due persone.

Potrete discorrere utilmente e lietamente varie volte con vai uomini, ma se solo vi riunite in tre, non avrete più nessuna parola nuova che venga dal cuore. Due potranno parlare e uno ascoltare, ma tre persone non possono prender parte a una conversazione del tipo più sincero e profondo. Quand’anche ci trovassimo in una bella compagnia d’amici, non ci sarebbe mai quel discorso fra due, che si sviluppa al tavolo appena lasciate sole due persone.

La condizione essenziale di un’amicizia elevata è la capacità di farne a meno. Per adempiere a questo alto ufficio bisogna essere grandi e sublimi.

Perché profanare anime nobili e belli intrufolandoci in loro? Perché insistere su precipitose relazioni personali col vostro amico? Perché andare a casa sua, o conoscere sua madre e suo fratello e le sue sorelle? Perché essere visitati da lui a casa tua? Sono forse cose importanti ai fini della nostra alleanza? Lasciate perdere questi toccamenti e queste grinfie rapaci. Lasciate che egli sia per me uno spirito Un messaggio, un pensiero, un atto di sincerità, un’occhiata da lui, ecco cosa voglio, non notizie e neanche zuppe. La politica, le chiacchiere e i discorsi dei vicini di casa, posso trovarle da compagni molto meno validi. La società che si crea in compagnia del mio amico non dovrebbe forse essere per me poetica, pura, universale e grande come la natura stessa?

Al mio amico scrivo una lettera, e da lui ne ricevo una. Questo a voi pare poco. A me invece basta. È un dono spirituale che è degno di lui offrire, di me ricevere.

La nostra impazienza ci tradisce con alleanze precipitose e stupide alle quali nessun Dio presenzia. Insistendo sul vostro sentiero, pur perdendo il piccolo, guadagnerete il grande. Date prova di voi stessi così da porvi al di fuori della portata delle relazioni false, e attirerete a voi gli eletti del mondo, quei rari pellegrini di cui solo uno o due vagano in natura nello stesso tempo, e davanti a cui i volgari grandi paiono meri spettri e ombre.

Con i miei amici faccio come con i miei libri. Mi piace averli dove posso trovarli, ma me ne servo raramente. Dobbiamo avere una società fondata su condizioni dettate da noi, e ammetterla o escluderla al minimo motivo. Non posso permettermi di parlare molto con il mio amico. Se egli è grande, mi rende così grande che non posso abbassarmi a conversare. Lascia che la tua grandezza educhi il rozzo e freddo compagno. Se non è all’altezza, se ne andrà via presto, ma tu sei ampliato dal tuo stesso splendore, e, non più compagno di rane e vermi, ti alzi in volo e ardi con gli dèi dell’empireo. Si pensa sia una disgrazia l’amore non corrisposto. Ma i grandi vedranno che il vero amore non piò non essere corrisposto. Il vero amore trascende l’oggetto indegno, e abita e cova sull’eterno, e quando si rompe la povera maschera interposta, non è triste, ma si sente liberato da tanta terra e sente la propria indipendenza ancor più sicura. Eppure è difficile dire queste cose senza una sorta di tradimento verso la relazione. L’essenza dell’amicizia è l’integrità, una magnanimità e una fiducia totali. Non deve nutrire maliziosi sospetti o premunirsi contro le magagne dell’altro.

Leggere: Emerson

Finissimo osservatore della natura umana, profondo pensatore e conferenziere di successo, Ralph Waldo Emerson ci ha lasciato numerose opere di grande levatura morale che scavano nell’animo umano. La sua poetica trascendentalista, infatti, esalta l’uomo ed esalta il Dio che in lui vede, riconoscendone una derivazione altissima. Di Emerson ho letto le due raccolte di Saggi (Saggi I e Saggi II), Condotta di Vita, Natura, Società e solitudine, Teologia e natura. Come sempre, le mie letture sono accompagnate da una matita che sottolinea i passaggi a cui dò particolare rilievo. Poi, minuziosamente, li trascrivo per ricavarne un concentrato di elevazione che qui vorrei offrire per l’opera di Emerson. E’ un’attività meditativa, un dono che faccio a me stessa e agli altri. Questo post e i successivi, pertanto, riguarderanno questo filosofo sperando che qualcuno possa trarne motivi di riflessione e di benessere.

TEOLOGIA E NATURA

NATURA

Per stare in solitudine l’uomo ha bisogno di ritirarsi tanto dalla sua camera quanto dalla società. Non vivo in solitudine finché leggo o scrivo, anche se nessuno è con me. Ma se un uomo vuole essere solo, che guardi alle stelle. I raggi che vengono da quei mondi celesti introdurranno una barriera tra lui e le cose volgari. Si potrebbe pensare che l’atmosfera sia stata creata trasparente allo scopo di mettere l’uomo, nei corpi, celesti, alla perpetua presenza del sublime.

In verità, pochi adulti possono vedere la natura. La maggior parte delle persone non vede il sole. Oppure ne ha una visione molto superficiale. Il sole illumina solamente l’occhio dell’uomo, ma risplende dentro l’occhio e nel cuore del bambino. L’amante della natura è colui i cui sensi interni ed esterni sono ancora in pieno accordo tra di loro; chi ha saputo conservare lo spirito dell’infanzia perfino nell’età adulta. Il suo rapporto con il cielo e con la terra diventa parte del suo cibo quotidiano. In presenza della natura una fiera beatitudine penetra nell’uomo, nonostante i dolori reali.

Non il sole o l’estate come tali, ma ogni ora e stagione rendono il loro omaggio di beatitudine; poiché ogni ora e ogni cambiamento corrispondono a un diverso stato di mente e lo autorizzano, dal mezzogiorno irrespirabile alla mezzanotte più cupa.

Nei boschi è la perpetua giovinezza. In queste piantagioni di Dio regnano un decoro e una santità, una perenne festa viene allestita, e l’ospite non vede come potrebbe stancarsene in mille anni. Nei boschi ritorniamo alla ragione e alla fede. Lì sento che niente mi può capitare nella vita, nessuna disgrazia, nessuna calamità, che la natura non possa riparare.

La più grande beatitudine offerta dai campi e dai boschi è la suggestione di un’occulta relazione tra l’uomo e la vegetazione. Non sono solo e sconosciuto. Essi mi mandano segnali e altrettanto faccio io. L’ondeggiare dei rami nella tempesta è nuovo e al tempo stesso antico per me. Mi sorprende, e pure non è sconosciuto. L’effetto che produce è quello di un più nobile pensiero o di una più elevata emozione che mi raggiunse nel momento in cui ero convinto di pensare esattamente o di operare rettamente.

BELLEZZA

Gli antichi greci chiamavano il mondo Kòsmos, bellezza. Tale è la costituzione delle cose, o tale è il potere plastico dell’occhio umano, che le forme primarie, come il cielo, le montagne, gli alberi, gli animali ci danno un piacere in sé e per sé; un piacere che sorge spontaneo dalla forma, dal colore, dal movimento, e dall’insieme. Innanzitutto, la semplice percezione delle forme naturali è fonte di gioia. L’artigiano, l’avvocato escono dalla confusione dell’ambiente di lavoro e delle strade, vedono il cielo e i boschi, e in questo modo tornano a essere uomini. Nella loro eterna calma, l’uomo trova sé stesso. La salute dell’occhio sembra richiedere un orizzonte. Non siamo mai stanchi, fino a quando possiamo vedere abbastanza lontano.

Gli abitanti delle città pensano che il paesaggio della campagna sia piacevole solo per metà dell’anno. Io trovo la mia beatitudine nelle bellezze del paesaggio d’inverno, e credo che noi ne siamo toccati come dalle geniali influenze dell’estate. Per l’occhio attento ogni momento dell’anno ha la sua particolare bellezza e, nello stesso tempo, contempla in ogni momento un quadro che non era mai stato visto prima, e che non sarà visto mai più.

Il mondo perciò esiste per l’anima, per soddisfarne il desiderio di bellezza. Questo elemento, portato all’estremo, lo chiamo un fine ultimo. Nessuna spiegazione può essere richiesta o fornita sui motivi per cui l’anima ricerca la bellezza. La bellezza, nel suo più ampio e profondo significato, è un’espressione dell’universo. Dio è integrale bellezza-giustizia. Verità e bontà, e bellezza, non sono che diversi aspetti dello stesso Tutto.

LINGUAGGIO

Se si traccia la genealogia di ogni parola che viene usata per esprimere un fatto morale o intellettuale si scoprirà che deriva da qualche fenomeno materiale, si scoprirà che deriva da qualche fenomeno materiale. Giusto significa diritto; sbagliato significa contorto. Spirito significa in primo luogo vento; trasgressione l’attraversare di una linea; accigliato, l’alzarsi delle sopracciglia. Indichiamo il cuore per esprimere un’emozione, la testa per indicare il pensiero; e pensiero ed emozione sono a loro volta parole prese in prestito dalle cose sensibili, e applicate alla natura spirituale.

Non sono solo le parole a essere emblematiche; sono le cose stesse a essere tali. Ogni fatto naturale è simbolo di qualche fatto spirituale. Ogni aspetto della natura corrisponde a qualche stato mentale, e quello stato mentale può solo essere descritto presentando quella sembianza naturale come la sua immagine. Un uomo infuriato è un leone, un uomo astuto è una volpe, un uomo sicuro è una roccia, un uomo colto è una fiaccola. Un agnello è innocenza; un serpente è sottile malizia; i fiori esprimono per noi i teneri affetti. Luce e oscurità sono le nostre espressioni familiari per conoscenza e ignoranza.

Chi può guardare un fiume in un momento di meditazione senza richiamare alla mente il flusso di tutte le cose? Getta un sasso in un ruscello, e i cerchi che si propagano sono il meraviglioso modello di ogni forma di influsso. Gli uomini sono consapevoli, all’interno o al di qua della loro vita individuale, di un’anima universale dove, come in un firmamento, le nature della Giustizia, della Verità, dell’Amore, della Libertà, sorgono e risplendono. Essi chiamano Ragione questa anima universale: non è mia, o tua, o sua, ma noi siamo suoi, siamo sua proprietà, suoi uomini.

Gli istinti di una formica sono di assai poca importanza considerati di per sé; ma nel momento in cui un raggio di relazione si estende da essa all’uomo e quel piccolo animaletto da fatica è visto come qualcuno che ammonisce, un piccolo corpo con un cuore possente, allora tutte le sue abitudini, anche quella che è stata recentemente osservata, che essa non dorme mai, diventano sublimi.

La corruzione dell’uomo è seguita dalla corruzione del linguaggio. Quando sulla semplicità del carattere e sulla sovranità delle idee prevalgono dei desideri secondari, il desiderio di ricchezze, di piacere, di potere, e di lodi, e la doppiezza e la falsità prendono il posto della semplicità e della verità, il potere sulla natura come interprete della volontà viene in un certo grado perduto.

SPIRITO

Appena degeneriamo, il contrasto tra noi e la nostra dimora diviene più evidente. Diventiamo tanto estranei alla natura, quanto siamo alieni da Dio. Non comprendiamo il canto degli uccelli. La volpe e il cervo fuggono da noi; l’orso e la tigre ci sbranano. Non conosciamo che l’utilità di poche piante, come il frumento, il melo, le patate e la vite.

PROSPETTIVE

I fondamenti dell’uomo non sono nella materia, ma nello spirito. L’elemento dello spirito è l’eternità. Per lui, dunque, la serie più lunga degli eventi, e le più antiche cronologie sono giovani e recenti. Nel ciclo dell’uomo universale, da cui procedono gli individui conosciuti, i secoli sono puti, e tutta la storia non è che l’epoca di una degradazione.

Il problema di restaurare l’originaria ed eterna bellezza del mondo è risolto attraverso la redenzione dell’anima. La rovina o il vuoto che vediamo quando guardiamo alla natura, sono nel nostro occhio. L’asse della visione non coincide con l’asse delle cose, e così esse non appaiono trasparenti, ma opache. La ragione per cui il mondo manca di unità, e giace a pezzi e a mucchi, è che l’uomo manca di unità con se stesso. Egli non può essere un naturalista fino a che non soddisfa tutte le domande dello spirito.

DISCORSO ALLA FACOLTA’ DI TEOLOGIA

Una più segreta, dolce e irresistibile bellezza appare all’uomo quando il suo cuore e la mente si aprono al sentimento della virtù. Allora subito viene messo a conoscenza di ciò che sta sopra di lui. Impara che il suo essere è senza limiti; impara di essere nato per il bene e per la perfezione, pur giacendo ora in basso bel male e nella debolezza.

L’intuizione del sentimento morale è la percezione delle leggi dell’anima. Queste leggi si applicano da sole. Esse sono fuori dal tempo, fuori dallo spazio, e non sono soggette alle circostanze. Perciò nell’anima dell’uomo c’è una giustizia le cui retribuzioni sono immediate e complete. Colui che compie una buona azione viene immediatamente nobilitato. Chi invece compie un’azione meschina viene sminuito dall’azione stessa. Chi elimina impurità, proprio per questo si riveste di purezza. Se un uomo è giusto nel cuore, allora, nella misura in cui lo è, è Dio; la salvezza divina, l’immortalità di Dio, la maestà di Dio entrano in quell’uomo con la giustizia. Se un uomo dissimula, inganna, egli inganna sé stesso essere.

La più piccola presenza di una bugia, per esempio, la traccia della vanità, il tentativo di fare una buona impressione, di apparire favorevolmente, guasteranno di colpo l’effetto. Ma dì la verità e tutta la natura e tutti gli spiriti ti aiuteranno con un inaspettato appoggio. Dì la verità, e tutte le cose animate o inanimate ti saranno garanti, e le stesse radici dell’erba sotto la terra sembreranno agitarsi e muoversi per testimoniare a tuo vantaggio.

Mente l’uomo persegue buoni fini, egli è forte dell’intera forza della natura. Non appena divaga da questi fini, egli priva sé stesso del potere, o di tutto ciò che può essergli di sostegno; la sua circolazione periferica si riduce, egli rimpicciolisce sempre più, fino a diventare un granello di polvere, un punto, fino a che l’assoluta malvagità non diventa morte assoluta.

Quale calamità più grande può cadere su una nazione della perdita della religione? Se questo avviene tutto decade. Il genio abbandona il tempio per frequentare il senato o il mercato. La letteratura diventa frivola. La scienza è fredda. L’occhio della giovinezza non è illuminato dalla speranza di altri mondi, e l’età è priva di onore. La società vive per sprecare tempo in frivolezze, e quando gli uomini muoiono non ne parliamo.

L’imitazione non può superare il modello. L’imitatore si condanna a una mediocrità senza speranza. L’inventore ha creato il modello perché questo era naturale per lui, in lui esso è affascinante. Nell’imitatore è naturale qualcos’altro, ed egli si priva della sua stessa bellezza, inseguendo un altro, irraggiungibile.

Non essere troppo ansioso di visitare periodicamente ogni singola famiglia della tua comunità parrocchiale: quando incontri uno di questi uomini o donne, cerca di essere con loro un uomo divino, cerca di essere esempio di pensiero e virtù per loro; fà in modo che le loro timide aspirazioni trovino un amico in te; che i loro impulsi conculcati siano genialmente sollecitati dall’atmosfera che saprai creare; che i loro dubbi sappiano che tu hai dubitato, e che il loro sentimento di meraviglia riconosca che anche tu hai provato meraviglia. Confidando nella tua anima, guadagnerai maggiore fiducia negli altri uomini.

Imprimiamo con un segno luminoso nella nostra memoria i pochi colloqui che abbiamo avuto, nei cupi anni della routine e del peccato, con anime che hanno reso più sagge le nostre, che hanno espresso quello che noi pensavamo, che ci hanno detto quello che noi sapevamo, che ci hanno permesso di essere quello che eravamo dentro.

Gratitudine

C’è un paese, Mosso, e una sua antica borgata che hanno mantenuto gli scorci del passato, le case vecchie, i viottoli lastricati, i gradini che salgono e scendono, le fontane. Si ode il rumore dei propri passi, si sente l’umidità dei boschi, si ricorda come tutto poteva essere. Lì, in quel paese lontano da ogni circuito turistico come piace a me, e dove i pochi che ci vanno conserveranno le sensazioni provate a meno di non rivelarle a chi possa capirle, viene allestito tutti gli anni uno dei più estesi presepi a grandezza naturale. Abbiamo tutti, penso, il ricordo di noi piccoli che aggiungevamo nel presepe la statuina del pastore o un piccolo gregge di pecore, e con un ultimo sguardo all’interezza della scena coglievamo l’essenza del messaggio, l’umiltà e la grandiosità. Qui, ci si trova catapultati dentro il Presepe non più come meri spettatori ma come alcune di quelle persone semplici che si recavano verso la Capanna a portare dei poveri doni. Nessuno di quelle persone, com’era un tempo, si sarebbe mai sognato di mancare col proprio omaggio e la propria preghiera. Così, ad ogni vicolo e ad ogni angolo, si trovano moltissime scenette come potevano svolgersi nei tempi di chi ci ha preceduto; una comunità fatta di mestieri antichi ormai perduti, di freddo e calore al tempo stesso, di paioli, stalle, scialli e tabarri per un po’ di riparo. Con più di 200 figure a grandezza naturale, nei cui volti possiamo riconoscere i nostri stessi cari, ci si trova calati totalmente nella vera atmosfera di Natale e nei suoi valori più autentici: povertà e gratitudine. Le anime sensibili si innamorano di quel Presepe e di quella gente comune di paese, che immagina parlare il proprio dialetto e farsi bastare un pugno di castagne o un po’ di minestra, ma che vede trascorrere la notte di Natale sulla neve per attendere la Nascita. Ecco, è tutto qui: zero negozi, zero località da esibire. Solo silenzio, ricordi, meraviglia. Tanta emozione.

La ballata dei mesi

Di ballate dei mesi ne sono state scritte molte: alcune più colte, altre in forma di filastrocca per bambini, ed altre ancora di sapore contadino come questa. Benché io sia lontana dall’idea di uccidere un povero maiale, e nemmeno mi interessi di vino, di una società di questo tipo, ormai quasi scomparsa, ho molto rispetto. Ogni mese, infatti, veniva accolto per ciò che poteva offrire principalmente per la propria sussistenza. Ma sui mesi, e sul loro puntuale e prezioso trascorrere, ognuno di noi potrebbe scrivere la propria personale ballata facendone un esercizio di gratitudine. Ed eccoci giunti, quindi, all’ultimo di questo anno. Per quanto mi riguarda, continuerò a guardare ed amare ciò che mi viene donato.

Dixe Zenaro: io me stago aprexo del fuogho,
Manzo e beuo quel che me fa luogo,
Volgo lo spedo e same bel zuogo
E stago adaxio a mo' de Signore.

Dixe Febraro: io non arò ma' bene,
L'aqua e la neue adosso me uene,
Rompo la ghiaza cun gran pene,
Di tutti li mixi io som lo pezore.

Dixe Marzo: io son sagurado,
Punto de charne ch'io non ho manzado,
Tuto lo mio tempo ch'i ò denzunado,
de tuti li mixi io som lo migliore.

Dixe Aurile: ch'io ue so bene dire,
Tute le albere ch'io fazo fiurire,
Cantare gli oxeli dal dolce dormire,
A zuuini e a vechi ch'io aliegro lo chore.

Dixe Mazo: io son lo più bello,
Roxe e fiuri ch'io fazo fioriri de nouelo,
Cantare gli oxelini d'uno trapelo,
De tutti li mixi io son lo più belo.

Dixe Zugno: io seggo lo grano,
De le cerexe e' me impo la mano,
Sego lo feno de suxo lo piano
E coglio l'agresto per fare sauore.

Dixe Luglio: io fazo i meluni,
Bato lo formento cum grosi bastoni,
Fazomùe chuozere de buoni chaponi,
Spogliomi in chamiza per grande sudore.

Dixe Agosto: io cunzo la botte,
Vado cerchando quale eno più rotte,
Metole fuori di dì e di notte,
Perché el ne escha lo male sauore.

Dixe Septembre: io coglio de li fighi
E l'uva vendemo, strego le opte
e manzo di boni chaponi,
E beuo del mosto.

Dixe Octoure: è spino lo vino,
Vago cercando quale è 'l più fino,
Vendo quelo ch'a rio sauore,
E per mi beuo lo migliore.

Dixe Novembre: io no me so lodare,
Coglio le ghiande (e le castagne) per i porci ingrassare
E manzo de bone charne
E beuo de uin dolce perché non fa male.

Dixe Dezembre: sono lo tale,
Fazo ghiazare omne canale,
Ucido i porci e metogli in sale,
Fazo sosicie d'one raxone.

Dice Gennaio: me ne sto vicino al fuoco, mangio e bevo quel che mi pare
Girar lo spiedo mi pare un bel gioco e me ne sto sdraiato come un signore.
Dice Febbraio: io non avrò mai fortuna, l'acqua e la neve mi cadono affosso
Rompo il ghiaccio con grande fatica, di tutti i mesi sono il peggiore.
Dice Marzo: io sono sfortunato, non ho mangiato nemmeno un briciolo di carne,
ho digiunato tutto il tempo, di tutti i mesi sono il migliore.
Dice Aprile: chi sono so ben dire, tutti gli alberi faccio fiorire,
cantare gli uccelli che invitano dolcemente a dormire, A giovani e vecchi rallegro il cuore.
Dice Maggio: io sono il più bello, faccio rifiorire rose e fiori, 
cantare gli uccellini in gabbia. Di tutti i mesi sono il più bello.
Dice Giugno: io mieto il grano, di ciliegie mi riempio la mano,
falcio il fieno dal monte al piano e colgo l'agresto per farne savore.
Dice Luglio: io faccio i meloni, batto il frumento con grossi bastoni,
mi faccio cuocere buoni capponi, mi spoglio restando in camicia per il troppo sudare.
Dice Agosto: io preparo la botte, metto i cerchi a quelle più rotte,
le metto fuori giorno e notte, perché ne esca il cattivo sapore-
Dice Settembre: io colgo i fichi, vendemmio l'uva sgrano le pannocchie
e mangio buoni capponi, e bevo del mosto.
Dice Ottobre: spillo il vino, vado cercando qual + il più fino,
vendo quello che ha peggior sapore, e mi bevo il migliore.
Dice Novembre: io non mi so lodare, colgo le ghiande e le castagne per ingrassare i maiali
e mangio buona carne e bevo vin dolce perché non fa male.
Dice Dicembre: sono quello che fa ghiacciare ogni canale, ammazzo i maiali e li metto sotto sale,
faccio salsicce di ogni tipo.

All’Autunno

Tempo di nebbie e d’ubertà matura,
Dell’almo sole amico prediletto;
Tu che, seco, la vite ti dai cura
Di far felice d’uve, intorno al tetto,
E di pomi i muscosi alberi adorni,
Gonfi la zucca, e alle nocciuòle un sapido
Gheriglio infondi, e i frutti empi di nettare,
E ancor fai gemme, ultimi fior per l’api,
Ond’esse credon che coi caldi giorni
Sopra la terra Estate ognor soggiorni,
Per cui trabocca ogni umida celletta:

Chi non ti ha visto tra le tue ricchezze?
Talor chi cerca scopre te: sei colco
Su un’aia, pigro, ventilanti brezze
Fra i tuoi crini asolando; o presso un solco
Mezzo-mietuto, mentre il tuo falcetto
Lascia di tagliar l’erba e i fiori attorti,
T’infondono i papaveri il sopore;
O, attraversando un rivo, il capo eretto,
Come spigolatrice, a volte porti;
O, ad un torchio di sidro, gli occhi assorti
Tu fissi al gemitio per ore ed ore.

Dove son, dove i cantici di Maggio?
Non pensarvi, hai tu pur tua melodia:
Quando, affocando il dì che muor, d’un raggio
Roseo le stoppie opaca nube stria,
Un coro di zanzare si querela
Tra i salci fluviali, in basso o in suso
Spinte, secondo il vento cada o aneli,
E dai borri gli agnelli adulti belano,
Cantano i grilli, ed un gorgheggio effuso
Fa il pettirosso da un giardino chiuso,
Rondini a stormi stridono pei cieli.

(Traduzione di Mario Praz)

Con questo bellissimo componimento, il grande poeta romantico inglese John Keats (1795 – 1821) descrive piccole oggettività autunnali. Questa ciclicità stagionale, che chiude con i mesi freddi, è la ruota della vita stessa; della sua vita, dato che il poeta è gravemente ammalato e consapevole di trovarsi nell’autunno della propria esistenza ancora giovanissimo. Accettata pienamente la sorte, egli non vi si ribella ma si culla nella mera descrizione di ciò che la vita offre, ove l’esistenza di ciascuno ha un profondo significato per sé e per gli altri in un universo pullulante di senso. Ogni autunno, la natura è generosa di eventi gravi e lievi, taluni impercettibili eppure importanti; talvolta, essi sembrano non lasciare traccia alcuna se non accorgendoci noi stessi della loro profondità e del loro senso. La memoria di ciò che è già accaduto ci accompagna nell’osservare ciò che accade, in una ripetizione costante ed infinita. Così, ognuno è al proprio posto nel gioco della vita, come Keats lo è in quel momento. Questo flusso continuo si smorza col calare della luce, con l’avvento del freddo, con la morte stessa. Eppure il ritorno è certo: il chiarore e il tepore accompagneranno la nostra ricomparsa che si manifesterà con certezza e come sempre accaduto, come rondini a Primavera in un ciclo infinito.

Disobbedire

“(…) Il migliore dei governi è quello che non governa affatto, e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno. Il governo è, nella migliore delle ipotesi, solo un espediente, ma per la maggior parte i governi sono di solito espedienti inutili, e tutti i governi si dimostrano tali in determinate circostanze.

(…) Deve forse il cittadino – anche se per un momento, o in minima parte – affidare sempre la propria coscienza al legislatore? E allora, perché ogni uomo è dotato di una coscienza? A mio avviso, dovremmo essere prima di tutto uomini, e poi cittadini. Non è auspicabile che l’uomo coltivi il rispetto della legge nella stessa misura di quello per ciò che è giusto. Il solo obbligo che ho il diritto di arrogarmi è quello di fare sempre e comunque ciò che ritengo giusto.

(…) La legge non ha mai reso gli uomini più giusti, neppure per poco; anzi, a causa del rispetto della legge, perfino le persone oneste sono quotidianamente trasformate in agenti dell’ingiustizia.

(…) Quando un sesto della popolazione di una nazione, che si è impegnata ad essere il rifugio della libertà, è formato da schiavi (…), ritengo che gli uomini onesti debbano senza indugio ribellarsi e fare la rivoluzione.

(…) Qual è il prezzo corrente di un uomo onesto, di un patriota, oggi? Esitano, si rammaricano, e talvolta fanno petizioni; ma non fanno niente con serietà, e in modo efficace. Aspetteranno, ben disposti, che altri pongano rimedio al male, in modo da non doversene più rammaricare. Al massimo, si limitano a dare un voto che poco gli costa, un debole incoraggiamento e un augurio al giusto, quando passa loro vicino. Per ogni uomo retto, ci sono novecentonovantanove patroni della rettitudine.

(…) Quando il cittadino si rifiuta di obbedire, e l’ufficiale dà le dimissioni dal suo incarico, allora la rivoluzione è compiuta. Ma supponiamo pure che debba scorrere il sangue. Non c’è una sorta di sangue versato, quando viene ferita la coscienza? Attraverso questa ferita scorrono via la vera umanità e l’immortalità di un uomo, ed egli sanguina fino a una morte eterna.

(…) Lo Stato non si confronta mai di proposito con il sentimento, intellettuale o morale, di un uomo, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Esso non è dotato di intelligenza o di onestà superiori, ma di superiore forza fisica, Non sono nato per essere costretto. Voglio respirare liberamente. Vediamo chi è il più forte. Che forza ha una moltitudine? Soltanto coloro che obbediscono a una legge più alta della mia possono costringermi.

(…) Non è forse possibile che un individuo sia nel giusto e che un governo abbia torto? Devono essere osservate le leggi semplicemente perché sono state promulgate? O devono essere dichiarate giuste da un qualsivoglia numero di uomini, anche se giuste non sono? E’ necessario che un uomo consenta a farsi strumento per compiere un’azione che la sua migliore natura disapprova?

(…) Siete in grado voi di decidere, o di giungere a una risoluzione qualsiasi, senza accettare le convinzioni che vi vengono imposte, e che superano la vostra capacità di comprensione?”

Henry David Thoreau, Disobbedienza Civile

X Agosto

Avevo una maestra dolce e sapiente, capace da sola di tenere in perfetto controllo e coinvolgimento una classe di ben 36 alunni. Erano decisamente altri tempi, tempi scanditi dall’apprendimento di molte meravigliose poesie che sarebbero rimaste nel nostro cuore per sempre, come se le avessimo imparate solo ieri.

Le stelle cadenti sono dette anche Lacrime di San Lorenzo, perché secondo un’altra credenza egli le avrebbe versate durante il suo supplizio. E proprio queste lacrime hanno ispirato Giovanni Pascoli per la sua meravigliosa ‘X Agosto’. Ero molto piccola, l’immagine di quella rondine non mi avrebbe più lasciata e presto sarei rimasta in attesa di quella bambola. Pascoli rievocava qui la morte del padre ucciso in un agguato. Così, le stelle sono sia messaggere di desideri che rimembranza di lacrime per un padre perduto troppo presto, come qualcuno di noi ha vissuto. Quel ‘pianto di stelle’ ha segnato la nostra esistenza per sempre. Dedico X Agosto a chi ha perso troppo presto un padre, a chi ha sperato sempre in un suo ritorno, a chi lo attende ancora oggi. Gli altri non potranno mai capire, nemmeno coloro che vorrebbero considerare i padri come non fondamentali.

San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l’aria tranquilla

arde e cade, perché sì gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:

l’uccisero: cadde tra i spini;

ella aveva nel becco un insetto:

la cena per i suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende

quel verme a quel cielo lontano;

e il suo nido è nell’ombra, che attende,

che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:

l’uccisero: disse: Perdono;

e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,

lo aspettano, aspettano in vano:

egli immobile, attonito, addita

le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi

sereni, infinito, immortale,

oh! d’un pianto di stelle lo inondi

quest’atomo opaco del Male!

Luna Nuova

Méne, un termine di origine indoeuropea, da cui Mén, mese, e Mensis in latino. Dalla stessa radice Mé deriva anche Métron, la nostra unità di misurazione, perché anticamente le civiltà misuravano il tempo con le fasi lunari. Anche Méter, madre, identificava il potere protettivo dell’astro. La Luna, con il Sole, ha da sempre svolto un ruolo indiscutibile, perché rischiara la notte e perché, soprattutto, influenza i fenomeni e i comportamenti al di sotto di sé. A differenza del Sole, di natura maschile, attiva e calda, la Luna è femminile, passiva e fredda, e le sue diverse fasi: Luna Piena, Calante, Nuova, Crescente, incarnano le stesse fasi della vita: nascita, crescita, pienezza delle proprie potenzialità, contrazione, morte e poi rinascita. Nella tradizione mitologica greco-romana, essa veniva incarnata da tre distinte divinità:

  • SELENE – La Luna Piena, apportatrice di vita.
  • ECATE – La Luna Nera, simbolo di morte e rinascita e connessa al soprannaturale, capace di indovinare il passato, il presente e il futuro.
  • ARTEMIDE – Piccola falce di Luna Crescente, protettrice di bambini e animali, della natura incontaminata, della nascita, del germoglio, della rigenerazione. Anche se identificata con Diana cacciatrice, la sua funzione era di difendere boschi e selvaggina.

Allontanandoci dagli Astri, abbassando lo sguardo, ci siamo allontanati non dal loro potere ma dalla consapevolezza che esso continui eternamente ad esistere. Immergendoci invece in un contatto con la natura, ritrovando la nostra solitudine ed entrando in relazione col silenzio, alziamo lo sguardo e cerchiamola: essa ci guarda e ci conduce, perenne nella sua esistenza; nella sua fissità ci guida come a un marinaio in mare aperto. La sua influenza è potente e riguarda moltissimi ambiti, esiste un momento propizio per ogni cosa in relazione alle fasi lunari: le attività agricole, i lavori manuali, la riuscita negli intenti, l’umore, l’andamento della salute o dei malanni, dei comportamenti, la nascita e la crescita di ogni creatura. E’ una scienza di cui non si vuole parlare oggi, come di molte altre, ma conosciutissima da millenni. Solo l’arroganza di una specie umana ormai fortemente degradata ha potuto rinnegare ciò che da sempre è risaputo ed esistito. Cancellando tutto questo, l’uomo rinnega ciò che è stato creato e le sue Leggi, si erge egli stesso a Creatore elevandosi pericolosamente sopra un baratro che lo inghiottirà, la sua stessa esistenza è trattenuta da quel filo già creato per lui rispetto al quale egli nulla può. Osservo e ascolto la Luna da tempo, ne riconosco le fasi e gli effetti: tutto collima con la sua influenza. Domani sarà Luna Nuova ed è tempo di desideri. Da quando esprimo i miei desideri, con determinati rituali durante le diverse fasi lunari, essi si sono tutti avverati. Nessuno è rimasto indietro.

La Luna Nuova non si vede, è in posizione intermedia tra Terra e Sole e con quest’ultimo tramonta e sorge, ma la sua influenza è molto forte. Dopo la fine della fase di Luna Calante e prima della fase Crescente, essa simboleggia il momento zero, quell’attimo prima della rinascita, il momento in cui l’anima sta per entrare in un nuovo corpo per seguire le sorti della propria esistenza in una ulteriore possibilità. E’ un momento delicato: occorre riposare e non agire, ma ringraziare per ciò che è stato e per ciò che sarà. Tutto è favorito purché sia qualcosa di nuovo e rappresenti un cambiamento positivo nella propria vita, qualcosa di rigenerante. Con Luna Nuova, si piantano semi che germoglieranno in momenti futuri. Alzando gli occhi, dunque, e cercandola, lei ci parlerà.

Dialoghi: sulla civiltà, sull’anima, sul cibo

Srila Prabhupada: La civiltà occidentale è una civiltà sbagliata che aumenta artificialmente le necessità della vita. Per esempio, prendiamo l’energia elettrica. La luce elettrica ha bisogno di un generatore e per farlo funzionare ci vuole il petrolio. Appena la scorta di petrolio finisce si ferma tutto. Per avere il petrolio però dovete cercarlo con grande impegno e perforare profondamente la Terra, qualche volta in mezzo all’oceano. Questo è ugra-karma, un lavoro orribile. Si può ottenere lo stesso scopo coltivando semi di ricino, da cui estrarre l’olio da mettere in una ciotola con uno stoppino.

Ammettiamo che con l’elettricità abbiate migliorato il sistema d’illuminazione, ma per ottenere questo miglioramento dalle lampade ad olio di ricino alle lampade elettriche è necessario un duro lavoro. Dovete andare in mezzo all’oceano a trivellare per estrarre il petrolio e in questo modo perdete il vero scopo della vostra vita. Siete in una posizione pericolosa, in un continuo susseguirsi di nascite e morti nelle varie specie di vita. Come riuscire a liberarsi da questo ciclo di nascite e morti – questo è il vostro problema. E questo problema è destinato ad essere risolto quando si ha la forma umana. Avete un’intelligenza abbastanza sviluppata per realizzarvi, ma invece di usarla per questo scopo la impiegate per passare dalla lampada ad olio alla lampada elettrica. Questo è tutto.

Discepolo 1: La gente potrebbe dire che i tuoi suggerimenti non sono pratici. Inoltre, con l’elettricità si fanno molte altre cose, oltre che illuminare. La maggior parte delle nostre comodità moderne dipende più o meno dall’elettricità.

Srila Prabhupada: In questa vita puoi anche vivere comodamente, ma nella prossima potresti diventare un cane.

Discepolo 2: La gente non ci crede.

Srila Prabhupada: Che ci creda o no, questo è vero. Per esempio, un bambino non sa che diventerà un giovanotto, ma sua madre e suo padre lo sanno. Se il bambino dice: “No, non diventerò un giovanotto,” questo è infantile. Il padre e la madre sanno che il bambino diventerà un giovane uomo e che dovranno educarlo in modo che possa sistemarsi adeguatamente. Questo è il dovere di colui a cui è affidato il figlio. Nello stesso modo, quando parliamo di trasmigrazione dell’anima, un mascalzone può dire: “Non ci credo,” ma essa resta una realtà. Un mascalzone, un pazzo, può dire che non è vero che ci sia la trasmigrazione, ma la realtà è che dovrà accettare un altro corpo in base alla qualità del suo impegno in questa vita.

Discepolo 2: E se qualcuno dice: “È difficile trascorrere la vita a coltivare i semi di ricino e in generale è molto difficile coltivare. È più facile andare in una fabbrica per otto ore, tornarsene a casa con il denaro e divertirsi.”

Srila Prabhupada: Puoi divertirti, ma divertendoti dimentichi il vero scopo della vita. È una cosa intelligente? Ti è stato dato il corpo umano per migliorare la tua prossima vita.

Discepolo 1: Una volta, nella proprietà di John Lennon a Londra, dicesti che il trattore è la causa di molti guai oggi. Ha tolto tutto il lavoro ai giovani e li obbliga ad andare in città a cercare lavoro e qui vengono coinvolti nella gratificazione dei sensi. Ho notato che la vita in campagna è più semplice, più serena. È più facile occuparsi della vita spirituale.

Srila Prabhupada: Sì. La vita in campagna agita meno e affatica meno la mente. Basta che lavori un po’ per procurarti il cibo e per il resto del tempo puoi impegnarti nella coscienza di Dio. Questa è la vita ideale. [Srila Prabhupada mostra un fiore]. Guardate le fibre più piccole di questo fiore. Si possono fare in una fabbrica fibre così piccole? E com’è brillante il loro colore! Basta che osservi un fiore per diventare cosciente di Dio. C’è una macchina chiamata “natura” e tutto deriva da questa macchina, ma chi l’ha costruita?

Con esponenti delle Nazioni Unite:

Srila Prabhupada: Supponiamo che io chieda all’organizzazione delle Nazioni Unite di spiegare lo scopo di questa manifestazione cosmica. Io sono stato creato con un corpo di uomo, un altro con un corpo di elefante e un altro ancora come formica. Perché accade questo? Il sole sorge al momento giusto, la luna sorge al momento opportuno e le stagioni cambiano. Qual è lo scopo dietro a tutto ciò?

Sig. Sharma: Penso che le Nazioni Unite si troverebbero in difficoltà a risponderti.

Srila Prabhupada: Allora le persone, nonostante la loro cosiddetta cultura, sono diventate molto ottuse.

Sig. Sharma: Oh, sì. La cultura oggigiorno consiste in una semplice conoscenza libresca.

Srila Prabhupada: Anche se una persona esegue perfettamente i propri doveri, ma non capisce lo scopo della creazione, qualunque cosa faccia è semplicemente una perdita di tempo. Quindi, secondo il nostro punto di vista le Nazioni Unite sono solo una perdita di tempo. Anche da un punto di vista pratico, esse sono incapaci di risolvere qualsiasi cosa. L’idea originale era di impedire la guerra, ma ci sono state invece moltissime guerre che esse non sono riuscite ad impedire. Si sono dati il nome di Nazioni Unite, ma in realtà diventano sempre più dis-unite.
Le Nazioni Unite sono solo un insieme di persone che ingannano e sono ingannate. Qualcuno vuole ingannare e qualcun altro viene ingannato. Questa è la nostra opinione. Quindi come può un insieme di persone che ingannano e di persone che sono ingannate fare qualcosa di buono per la società umana? Esse ingannano. Non sanno come ottenere la pace, ma proclamano di poter portare la pace nel mondo. Dunque sono dei truffatori.

Sig. Sharma: Sì, molte persone diranno che le uniche cose importanti sono quelle che si possono spiegare razionalmente. Tutto il resto è aldilà della ragione.

Srila Prabhupada: Il nostro ragionamento però è logico. Tutto quello che si trova in questa stanza è stato creato, non è vero?

Sig. Sharma: Sì.

Srila Prabhupada: Questo tavolo è stato creato, la luce è stata creata – tutto è stato creato da qualcuno. Allora come puoi negare il fatto che qualcuno abbia creato tutto l’universo? Se affermi che tutto è avvenuto meccanicamente, questa è un’affermazione da mascalzoni. Qualcuno lo ha creato, ma chi è questo qualcuno? Non siamo noi i creatori. Perciò possiamo capire che questo mondo è stato creato da qualcun altro e quindi dobbiamo chiederci: chi è il proprietario? Sarò io il proprietario o sarà il creatore?

Sig. Sharma: Naturalmente il creatore.

Srila Prabhupada: Allora perché dicono: “Questo è il mio Paese?”

Sig. Sharma: Stai forse dicendo che gli Stati Uniti non appartengono agli americani?

Srila Prabhupada: Sì. Non appartengono a loro. Eppure questi mascalzoni dicono: “Questo è mio. Questa è la mia bandiera.” Perciò sono tutti dei truffatori. Combinano le cose cercando di ingannare gli altri. Gli americani pensano: “Come possiamo ingannare i russi?” E i russi pensano: “Come possiamo ingannare gli americani?” È questa la civiltà – comportarsi da truffatori e sprecare il tempo nelle cosiddette conferenze? Questa è civiltà?

Sig. Sharma: No, affatto.

Srila Prabhupada: In America hanno ingannato gli indiani pellerossa. Hanno preso la loro terra ed ora proclamano: “È mia.” E allora, dove avete preso questa terra? Avete ingannato gli indiani ed ora dite che la loro terra è vostra. Questo accade in tutto il mondo. Napoleone pensava: “La Francia è mia.” La Francia è ancora lì, ma dov’è Napoleone? Dove si trova ora? In Francia, all’inferno o in paradiso? Ci sono moltissimi posti e moltissime specie di vita. In questo corpo, in questa vita, io posso essere un nazionalista – come Napoleone o come Gandhi o come qualcuno che combatte nelle Nazioni Unite. Non appena questo corpo finirà ne prenderò un altro. Quindi tutta la durata della mia vita precedente è stata semplicemente uno spreco di tempo.

Sig. Sharma: Ho capito.

Srila Prabhupada: Semplicemente uno spreco. Stanno semplicemente sprecando il tempo. Non hanno una conoscenza perfetta – solo alcune idee utopiche e passano per appartenenti a una civiltà avanzata. Dovrebbero sapere qual è lo scopo della vita – qual è la nostra relazione con questa manifestazione cosmica. Deve esserci un creatore. Allora chi è il creatore? Qual è la mia relazione con Lui? Essi però trascurano tutte queste cose e tuttavia passano per leader mondiali.

Sig Sharma: Questo è il peggior tipo di governo. Sembra che il loro standard sia quello che tu hai detto: ogni nazione per conto proprio.

Srila Prabhupada: Un essere umano può tuttavia uscire dall’illusione. Queste persone non afferrano l’essenziale e senza necessità sprecano la loro vita nell’illusione.

Sull’anima:

Dottore: L’anima però è invisibile. Come puoi essere sicuro che esista? 

Srila Prabhupada: Il fatto che qualcosa sia invisibile non significa che non sappiamo che esiste. Anche il corpo sottile costituito da mente, intelligenza ed ego ti è invisibile, ma sai che il corpo sottile c’è. Abbiamo due tipi di corpo: un corpo grossolano composto di terra, acqua, fuoco, aria ed etere e un corpo sottile composto di mente, intelligenza ed ego. Puoi vedere il corpo composto di terra, acqua e così via, ma puoi vedere il corpo sottile? Puoi vedere la mente? Puoi vedere l’intelligenza? Eppure tutti sanno che hai una mente e che anch’io ho una mente.

Dottore: Queste sono cose astratte.

Srila Prabhupada: No, non sono astratte. Sono materia sottile, è così. Semplicemente non hai occhi per vederle.

Dottore: Al momento abbiamo tre metodi per studiare l’intelligenza.

Srila Prabhupada: In ogni modo, accetti che il corpo sottile esista anche se non puoi vederlo. Questo è il mio punto. Nello stesso modo l’anima esiste anche se non puoi vederla. L’anima è coperta dal corpo sottile e da quello grossolano. Quello che viene chiamato morte è l’annullamento del corpo grossolano. Il corpo sottile rimane e porta l’anima là dove può far crescere un altro corpo materiale adatto a soddisfare i desideri della sua mente.

Ospite inglese: Intendi dire che il corpo sottile e l’anima sono la stessa cosa?

Srila Prabhupada: No, l’anima è differente dal corpo sottile. L’anima è più sottile dell’intelligenza. Prima di tutto, con una comprensione grossolana, siamo consapevoli solo dei sensi del corpo. Coloro che sono simili agli animali pensano che i sensi siano tutto e non capiscono che i sensi sono controllati dalla mente. Se la mente di una persona è distorta, i suoi sensi non funzionano; è un pazzo. Perciò chi controlla i sensi è la mente; al di sopra della mente c’è l’intelligenza e al di sopra dell’intelligenza c’è l’anima. Non possiamo vedere la mente e neppure l’intelligenza, quindi come possiamo vedere l’anima? L’anima però esiste ed ha una sua grandezza. E se una persona non ha comprensione dell’anima spirituale non è migliore di un animale, perché s’identifica con il proprio corpo grossolano e con quello sottile.

*

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Gli scienziati moderni sono fortemente impegnati nel tentativo di creare la vita in laboratorio.

Srila Prabhupada: Cerca di capire questo. Proprio come Dio esiste già eternamente, così anche gli esseri viventi, essendo parte di Dio, esistono già dall’eternità. Perciò non c’è motivo di “creare”. Questa è stupidità, perché gli esseri viventi sono eterni, non sono mai creati. Semplicemente si manifestano nel mondo materiale in quattro modi. Alcuni di loro si manifestano attraverso i semi, alcuni attraverso la fermentazione, alcuni per mezzo delle uova ed altri per mezzo di un embrione. Gli esseri viventi però esistono già, perciò non ha senso parlare di “creazione”. Questa è la scienza degli esseri viventi. Esistono già milioni e trilioni di esseri viventi e tuttavia gli scienziati materialisti tengono grandi dibattiti su come creare qualcosa. Guarda com’è infantile questo comportamento. Essi sprecano il tempo ingannando le persone e sprecando il denaro di tutti guadagnato con fatica. Per questo io dico che sono dei mascalzoni. Essi cercano di “creare”. Che cosa potranno creare? C’è già tutto, ma loro non lo sanno, nonostante la loro cultura sviluppata.
Ora prova a dire a questi: “Mio caro signore, tu non puoi creare e niente può essere creato. Cerca piuttosto di conoscere da dove vengono gli esseri viventi, qual è la loro sorgente. Qual è il cervello dietro tutti i fenomeni materiali. Cerca di scoprire questo. Questa è vera conoscenza. Guarda questo bel fiore — pensi che si sia manifestato automaticamente, senza la direzione di un cervello? Questa filosofia è priva di senso. Questi cosiddetti scienziati usano molte parole altisonanti, ma in verità cosa riescono a spiegare? Nessun altro può capire, solo loro. Essi usano un linguaggio così complicato che nessuno può comprendere se loro non lo spiegano. Essi affermano che tutto si manifesta automaticamente “per natura”. Questo non è vero.

La natura è uno strumento, è come un meraviglioso computer, ma tuttavia c’è un operatore. Questi mascalzoni sono privi di buon senso. Come può esistere una macchina che lavori senza un operatore. Esiste una macchina così nella nostra esperienza? Come possono affermare che la natura opera automaticamente? Questa è vera conoscenza. Il semplice fatto che una macchina funzioni in modo meraviglioso, significa forse che non c’è un operatore? Per esempio, anche l’harmonium è una macchina e se è suonato da un esperto musicista produce suoni melodiosi e belli. “Oh che bellezza!”. Ma l’harmonium funziona ed emette suoni melodiosi automaticamente? Perciò essi sono assolutamente privi di buon senso e tuttavia dicono di essere scienziati. Questo è quello che ci fa dispiacere — il fatto che queste persone che sono prive di buon senso siano tuttavia considerate scienziati.

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Essi pensano che poiché, per mezzo della chimica, riescono a sintetizzare alcuni amminoacidi primitivi…

Srila Prabhupada: Questa è un’attività da artigiani, non è conoscenza. Per esempio, diciamo che tu dipingi una rosa su un quadro. Tu sei un pittore, non un uomo di conoscenza. “Uomo di conoscenza” indica colui che conosce come sono fatte le cose. Un pittore si limita ad imitare quello che vede e basta. Perciò l’arte e la scienza sono due livelli diversi.

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Allora se essi creano qualcosa di sintetico, questo è solo arte.

Srila Prabhupada: Sì. Per esempio, un bravo cuoco sa come mescolare le spezie e i condimenti per ottenere cibi molto gustosi. Perciò un chimico può essere chiamato un buon cuoco. La chimica non è nient’altro che l’arte di mescolare elementi chimici differenti e basta. C’è l’olio, c’è la sostanza alcalina, se vengono mescolate in modo professionale viene fuori il sapone che è molto utile.

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Gli scienziati però sono convinti che in qualche modo riusciranno a creare la vita e perfino un essere umano.

Srila Prabhupada: Non è che se voi non create la vita il mondo andrà in rovina, è un falso problema. La vita esiste già. Per esempio, ci sono moltissime automobili — se fabbrico un’altra automobile, questo mi renderà famoso? Ci sono già così tante automobili! Quando non c’erano ancora le automobili, il primo uomo che ne ha costruito una diventò famoso. “Sì, tu hai fatto qualcosa d’importante — una vettura senza cavalli. Le persone ne trarranno vantaggio — una cosa utile — molto bene.” Se però ci sono milioni e milioni di automobili che provocano incidenti e costruisco un’altra automobile, cosa ho fatto di utile?

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Niente.

Srila Prabhupada: Sì niente. E per ottenere questo “niente” si accingono a tenere grandi dibattiti a cui interverranno molte persone spendendo molto denaro.

Bhaktisvarupa Damodara Swami: Essi vogliono fare un essere umano migliore. Vogliono rendere migliore la vita.

Srila Prabhupada: Diciamo agli scienziati: “Non sprecate il tempo cercando di creare la vita. Cercate di rendere migliore la vostra vita, cercate di comprendere la vostra vera identità spirituale in modo che possiate diventare felici in questa vita. Questa è la ricerca che dovete fare.” La prima cosa che essi devono imparare è che c’è un autista, un’anima, dentro l’automobile del corpo. Questo è il primo punto della conoscenza. Se non si capisce questa semplice cosa, non si è differenti dagli animali. È l’autista — l’anima — che fa muovere l’automobile di questo corpo. Se l’autista ha conoscenza, allora può dirigere il proprio corpo verso la realizzazione del sé, in modo da poter tornare a casa, a casa da Dio. In questo modo si diventa perfetti. Per questo noi educhiamo l’autista — non cerchiamo di costruire un’altra macchina di latta.

Sul mangiar carne:

Ospite: Se l’uomo non mangiasse gli animali questi probabilmente morirebbero di fame o di qualcosa di simile.

Srila Prabhupada: Perché ti preoccupi così tanto degli animali che muoiono di fame? Preoccupati di te. Non essere così altruista — “Oh moriranno di fame. Mangiamoli.” Perché questo altruismo? Nessuno muore di fame. Questa è una teoria falsa. Avete mai visto degli animali morire di fame? Avete fatto quest’esperienza? Avete visto degli uccelli morire di fame? Nel regno di Dio non c’è il problema di morire di fame. Elaboriamo queste teorie per soddisfare i nostri sensi… Ci sono milioni di elefanti nella giungla africana e in quella indiana che ogni volta per mangiare hanno bisogno di mezzo quintale di cibo. Chi procura loro il cibo? Perciò non c’è il problema di morire di fame nel regno di Dio. La morte per fame è riservata al cosiddetto uomo civilizzato.

Ospite: Se l’uomo non fosse fatto per mangiare la carne, perché gli altri animali in natura uccidono per la carne?

Srila Prabhupada: Tu sei un “altro animale”?

Ospite: Sì, siamo tutti animali.

Srila Prabhupada: Ti consideri un animale? Ti classifichi tra gli animali?

Ospite: Sì, siamo tutti animali…

Srila Prabhupada: No, non tutti. Tu forse lo sei, ma noi no. Ti piace essere classificato tra gli animali?

Ospite: Non mi sento migliore degli animali. Rispetto tutte le creature di Dio.

Srila Prabhupada: Hai rispetto per tutte le creature e poi uccidi gli animali?

Ospite: Sì, — se l’uomo non è fatto per mangiare la carne — perché in natura gli animali si mangiano l’un l’altro.

Srila Prabhupada: Quando gli animali mangiano la carne, seguono la legge della natura. Quando tu mangi la carne infrangi questa legge.

Ospite: Cosa?

Srila Prabhupada: Per esempio la tigre non verrà mai a cercare i cereali. “Oh, voi avete molto grano, datemene un po’.” No. Anche se ci sono centinaia di sacchi di grano, non gliene importa, ma assalirà un altro animale. Questo è il suo istinto naturale. Ma perché tu mangi cereali, frutta, latte, carne e tutto quello che puoi avere? Che cosa significa questo? Non sei né un animale, né un essere umano. Stai usando male la tua forma umana. Dovresti pensare: “Quale cibo posso mangiare?”

Una tigre mangia la carne — è una tigre, ma io non sono una tigre, sono un essere umano. Se ho abbastanza cereali, frutta, verdura e altre cose che Dio mi ha dato, perché dovrei uccidere un povero animale? Questa riflessione è degna di un essere umano.

Tu sei un animale e in più un essere umano. Se dimentichi di essere un uomo, allora sei un animale. Pertanto, non siamo semplicemente degli animali. Siamo animali e in più esseri umani. Se potenzieremo le nostre qualità di esseri umani, la nostra vita sarà perfetta. Se invece rimarremo a livello di animali, la nostra vita non sarà perfetta. Dobbiamo migliorare la nostra coscienza di esseri umani; se potete vivere bene, tranquilli e in buona salute mangiando una grande varietà di cibi che ci sono dati, perché dovreste uccidere gli animali?

Oltre a ciò, da un punto di vista scientifico, i vostri denti sono fatti per mangiare vegetali. La tigre ha i denti per mangiare la carne. La natura glieli ha fatti così. La tigre deve uccidere un altro animale; perciò ha unghie, denti e molta forza. Voi invece non avete tutta quella forza. Non potete uccidere una mucca così — piombandole addosso come una tigre. Dovete costruire un mattatoio e starvene a casa… Se qualcun altro macella la mucca, potete mangiare bene… Che cosa significa questo? Fate come la tigre! Saltate addosso a una mucca e mangiatela! Ma non potete farlo.

Ospite: Allora tu non credi nella legge della natura. Io credo che la legge della natura si applichi a tutti nello stesso modo.

Srila Prabhupada: La tigre, per legge di natura, è fatta così, perciò può farlo. Voi non potete farlo — la vostra natura è differente. Voi potete discriminare, voi avete coscienza, dite di esseri uomini civili — allora dovreste utilizzare tutto questo. La forma umana è fatta per elevarsi alla perfezione della coscienza. Non possiamo rimanere al livello di coscienza di una tigre. Questo non è da esseri umani.

Un altro ospite: Siamo caduti da un livello più elevato ad uno più basso o proveniamo dalle piante e dagli animali?

Srila Prabhupada: Sì, naturalmente siete caduti da un livello più elevato ad uno più basso — dal mondo spirituale a quello materiale e poi più giù verso le forme inferiori. Poi siete progrediti e avete preso nuovamente la forma umana. Se userete la parte più elevata della vostra coscienza, andrete verso forme ancora più elevate: andrete da Dio. Se invece non utilizzerete questa vostra coscienza più elevata, ritornerete in forme inferiori.
Altrimenti, se indulgiamo nel mangiare carne, come una tigre, nella nostra prossima vita potremo avere il corpo di una tigre. Quale ne sarà il vantaggio? Supponete che nella mia prossima vita io diventi una tigre fortissima. Sarà un ottimo avanzamento? Conoscete la vita di una tigre? Non può neanche mangiare tutti i giorni. Assalta un animale e lo tiene nascosto e per un mese mangia carne in decomposizione — perché non sempre ha l’occasione di uccidere un animale. Dio non gli dà questa occasione. È naturale: nella giungla ovunque ci sia una tigre, gli altri animali fuggono. Autodifesa. Per cui solo in rare occasioni, quando la tigre ha troppa fame, Dio le dà l’occasione di uccidere un altro animale. Una tigre non può avere molti piatti appetitosi tutti i giorni. È solo nella forma umana che abbiamo tutte queste facilitazioni. Se però ne facciamo un cattivo uso, allora… si torna alla vita di tigre. Sarete molto forti, con tutta la capacità di assalire gli animali.

Sul cibo:

Membro dell’OMS: Tua Divina Grazia, quale suggerimento puoi dare riguardo al problema mondiale della carenza di cibo?

Srila Prabhupada: Suggerisco che la gente utilizzi tutti i terreni liberi per farne delle coltivazioni. Sia in Australia che in America ho visto moltissima terra che giace inutilizzata. Nessuno la usa e a volte si scaricano tonnellate di prodotti alimentari nell’oceano per mantenere i prezzi alti. Ho anche sentito che quando qui a Ginevra c’è stata un’eccessiva produzione di latte, per ridurla alcuni hanno proposto di macellare ventimila mucche. Il cervello delle persone oggi funziona così.
L’istruzione è molto semplice: producete il vostro cibo, tutto il cibo di cui il mondo ha bisogno, utilizzando la terra nel modo giusto. Ma non lo faranno, hanno abbandonato le fattorie e i villaggi per lasciarsi fagocitare dalla città e produrre viti e bulloni. Va bene allora, mangiate viti e bulloni. Mahatma Gandhi aveva in progetto di ripristinare uno stile di vita naturale così come lo ha creato Dio. Semplici villaggi e fattorie che avrebbero risolto non solo i problemi dell’India, ma quelli del mondo intero. Purtroppo Pandit Nehru, allora nostro primo ministro, stravolse tutto perché voleva l’industrializzazione. Il programma di Gandhi era molto bello: organizzatevi in piccoli villaggi rurali e producete il vostro cibo.
Vivete liberi dalle città e dalle fabbriche. In questo modo potete lavorare solo per tre mesi all’anno e fare scorte per tutto l’anno. Tre mesi di lavoro per una produzione che dura un anno, e il tempo che vi resta progredite spiritualmente, comportatevi da esseri umani, perché la vita che conducete ha i suoi rischi. Per quanto grande sia il nostro progetto, un giorno dovremo rinunciarvi in quanto lasceremo questo corpo. E non c’è modo di sapere in quale nuovo corpo rinasceremo.
Supponiamo che in questa vita io dedichi tutto me stesso alla costruzione di un grattacielo. Ebbene, nella mia prossima vita potrei dover vivere in quel grattacielo nel corpo di un cane o di un gatto solo perché ho sviluppato la coscienza grossolanamente egoistica di un cane o di un gatto. In quel momento a chi importerà che il grattacielo sia intitolato a me? Le cose stanno così. Nessuno può cambiare le leggi della natura, che sono proprio come una malattia infettiva: se ne venite contagiati, vi ammalate, tutto qui. Si nasce in una situazione buona o cattiva sulla base delle azioni compiute nel passato e le conseguenti, inesorabili reazioni assegnate dalla natura.
Oggi molta gente nemmeno crede che ci sia una vita dopo la morte. A Mosca, un illustre professore di nome Kotovsky mi disse: “Swamiji, non c’è niente dopo la morte.” Vedete? E’ un professore, eppure non ha alcuna conoscenza dell’anima. Proprio così, un illustre professore. Le cose vanno così, e mentre questa civiltà senza Dio si trascina, le leggi della natura creeranno sempre più problemi. Ci sarà pioggia insufficiente e, di conseguenza, un’insufficiente produzione di cibo.
Ovviamente questi problemi sono già cominciati, e per fornire una soluzione alla siccità e alla carestia, il governo scaricherà sulla gente una valanga di tasse. Allora, le persone saranno talmente in ansia che lasceranno il focolare domestico e se ne andranno a vivere nella foresta. Si sentiranno assillate dalla scarsità di pioggia e di cibo, e dalla tassazione del governo. Chi è in grado di mantenere l’equilibrio in una circostanza così difficile? Dunque, diventeranno tutti pazzi.