Iniziare

E’ successo così, per me. Ho iniziato a non volermi cibare di cuccioli. Non sopportavo l’idea di sapere che un cucciolo fosse stato strappato a sua madre. Era una violenza per lui e per chi lo aveva messo al mondo, privata della possibilità di guardarlo negli occhi, di sapere che, facendolo crescere e diventare adulto col suo accudimento, avrebbe risposto alla sua missione. Era una violenza per la madre, il sentire che gli veniva tolto e che non lo avrebbe più visto. Era una violenza per il cucciolo, strappato con forza da quella madre accudente e per sempre. I loro sguardi non si sarebbero mai più incrociati, il loro calore, la loro vicinanza, la natura stessa della loro esistenza condivisa, non sarebbe più stata possibile. E lui sarebbe andato incontro ad una morte atroce, di strazio, di pianti. Lui che, ignaro, non aveva chiesto di nascere per questo. 

Così, nel mio piatto non ho voluto, ormai da moltissimi anni (ero davvero piccola), alcuna carne di cucciolo. Zero agnelli, zero capretti, zero maialini. Non era ciò di cui desideravo cibarmi, non gradivo che qualcuno decidesse per me. Avevo le idee molto chiare, le ho sempre avute. Non sempre ho saputo chi fossi, ma ho sempre saputo chi non voglio essere. Non voglio che alcun animale soffra per me. Nessuno.

Poi, crescendo, ho cominciato ad approfondire molto più la mia conoscenza sull’argomento. Quando si entra in questo contesto, è una via di non ritorno. Si amplia, si allarga, e tu senti che stai meglio. Non è una questione fisica, anche se c’è del buono in questo, è soprattutto una questione mentale. E’ una questione di anima. Senti che stai facendo la cosa giusta, ne hai la piena consapevolezza. Quando guardo un animale negli occhi, io vedo il bene. Come potrei cibarmene? Come potrei sopportare che abbia sofferto? Per soddisfare cosa?

Così, ogniqualvolta scoprivo l’atroce trattamento riservato ad una specie, ogniqualvolta venivo informata di uno scempio, ebbene quell’informazione era per sempre, si incideva nel mio essere. Quel genere di animale spariva immediatamente dal mio piatto, senza se e senza ma. Ero inorridita. A casa mia tenevo già banco, chiedevo già a tutti di rinunciarvi. Non per forza, ma le mie argomentazioni, i documenti che portavo non lasciavano dubbi sulla scelta che si sarebbe dovuta fare. E’ così, se si ha una coscienza. Ho bandito, via via, tutte le carni, considerato che i tre quarti di esse nemmeno mi piacevano ed erano già bandite. Il pesce pure, quello non avevo neanche iniziato a mangiarlo. Voglio decidere io quale deve essere il prezzo e non può essere questo. Voglio decidere io se la sofferenza deve appagarmi. E non può farlo.

 

Il Giorno della Memoria

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Legge 20 luglio 2000, n. 211

“Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

Art. 1.

  1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

  1. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

Ecco, vorrei elencare una serie di altri genocidi, in realtà solo una parte, programmati a tavolino e diretti da personalità folli. Oppure, semplicemente, figli di una cultura dell’epoca che considerava, quasi come oggi, alcuni come inferiori di altri. La matrice è una sola: il senso del dominio, la necessità di sottomettere l’altro per sentirsi dei grandi, di sfruttare le loro risorse non considerandole loro, di interpretare la cultura altrui come non degna al confronto. Una legge italiana dovrebbe istituire una giornata in cui si ricordino le vittime di qualsiasi genocidio; l’Italia, come l’Europa e il Mondo intero, dovrebbero mobilitarsi per far ricordare a cosa possa arrivare la sete di potere e di espansione. Ma credo non esista nulla di tutto ciò. Spiace dirlo, ma alcuni genocidi sono, nell’immaginario, meno importanti di altri.

Cito da Web:

  1. Aborigeni australiani: effettuato contro persone inermi e pacifiche; i pochi superstiti aborigeni rimasti hanno del tutto dimenticato la propria lingua e le proprie tradizioni.

  2. Indiani del Nord e Sud America: milioni di morti in pochi secoli; la cultura indiana è stata praticamente dimenticata da tutti e, anzi, questo genocidio è divenuto, per decenni, motivo di esaltazione della cultura western.

  3. Il genocidio dei Catari: da parte della Chiesa cattolica; gli ultimi catari donne e bambini furono massacrati per ordine del vicario Vaticano che ordinò ai soldati: “Uccideteli tutti, poi, quando saranno morti, sarà Dio a giudicare se sono eretici o no”.

  4. Il genocidio del Ruanda: avvenuto solo pochi anni fa; milioni di morti a colpi di machete e solo per una differenza etnica.

  5. Genocidio ucraino: perpetrato da Stalin; milioni di ucraini furono lasciati a morire di fame, in quanto il cibo fu requisito per altre destinazioni.

  6. Genocidio armeno: da parte dei turchi che consideravano gli armeni ‘nemici della patria’.

  7. Genocidio greco: da parte dei turchi a danno dei greci che abitavano in Turchia.

  8. Olocausto Nero: è così che molti neri chiamano la deportazione di 10 milioni di schiavi neri, strappati alla loro terra per andare a lavorare nei campi in America del Nord e del Sud.

  9. Pol Pot in Cambogia: 3 milioni di morti, in un paese che ne conteneva 20 milioni, all’inizio per ragioni politiche e poi per la follia di un capo comunista.

  10. Genocidio in Congo: da parte del Re Leopoldo di Belgio che lì aveva enormi possedimenti di terra di sua proprietà. Migliaia di persone vennero torturate ed uccise per scopi di sfruttamento delle risorse.

  11. Guerre Herero: effettuate dai tedeschi in Africa nel 1904-1907 in Namibia (le colonie africane tedesche).

L’elenco potrebbe proseguire.

Amici

amici

Belli, i miei amici, che in occasione del loro trasloco mi portano sacchi e sacchi di ninnoli che non vogliono più in casa. Sanno che per i ninnoli ho un debole, oggetti belli o meno belli, che terrò così o dipingerò. Sanno che ne terrò alcuni e ne darò altri ad un’altra amica che, come me, vivrebbe in un mercatino delle pulci, se non addirittura in una discarica a raccattare di tutto e a ridarne dignità.

Belli, i miei amici, che non chiamo da mesi pensando che le nostre strade ormai si saranno divise, e poi mi chiamano ed esordiscono con un ‘Roby, tu come stai’? Sanno che recentemente non sono stata molto bene e se ne sono ricordati. Dopo mesi di silenzio. Straordinario.

Belli, i miei amici, che come me sono un po’ bislacchi. Hanno dei drammi alle spalle, delle ferite, e questo è un filo che unisce. Con gli amici non devi andare necessariamente al cinema, lì puoi andarci anche con uno sconosciuto purché stia zitto durante il film e dica cose intelligenti dopo. Si, ok, la condivisione del tempo libero, ma non basta.

Con l’amico sei vero, sei ciò che sei, racconti le tue fragilità e lui le elabora con te. Ecco l’amico. La fiducia è una cosa seria.

Belli i miei amici, che mi scrivono ‘mi manchi, non vedo l’ora di rivederti’. Nemmeno l’amore è così, quello dura poco.

Belli i miei amici, che mi chiamano e si preoccupano per me e per la mia vita. Mi danno dei consigli.

Non ho amici fighetti, solo persone molto profonde e sensibili, che hanno spessore. Solo persone che conoscono la vita sul serio e ne sanno parlare, sanno comprendere gli altri con uno sguardo. Ci troviamo e facciamo delle lunghe chiacchierate, senza aver bisogno di andare da alcuna parte, per prediligere noi. Ci curiamo reciprocamente, ognuno tifa per l’altro.

Sono fortunata.

DISCORSO DI FINE ANNO

Fate nuovi propositi: siate ciò che volete essere!

di Paramahansa Yogananda

yogananda

I brani seguenti sono tratti da un discorso tenuto da Paramahansa Yogananda il 31 dicembre 1934 alla Casa Madre della organizzazione da lui fondata, la Self-Realization Fellowship. L’intero discorso è pubblicato in Verso la realizzazione del Sé, terzo volume di una collana antologica che raccoglie le conferenze e i discorsi di Paramahansa Yogananda. (Pubblicato dalla Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini editore, Roma, copyright © 2006)

 

 

Fate nuovi propositi con riferimento a ciò che volete fare e a ciò che volete diventare nel prossimo anno. Stabilite un programma; portatelo a termine, e vedrete quanto sarete più felici. Se non riuscirete a rispettarlo significa che avete paralizzato la vostra volontà. Non avete un amico migliore né un nemico peggiore di voi stessi. Se vi aiuterete avrete successo. Non esiste legge divina che vi impedisca di essere ciò che volete essere e di compiere ciò che volete compiere. Nessun evento negativo può influire su di voi senza il vostro permesso.

Golden Lotus Rule Long

Niente deve indebolire la vostra convinzione di poter diventare tutto ciò che volete. Nessuno può ostacolarvi, tranne voi stessi. Sebbene il mio Maestro, Swami Sri Yukteswarji, mi ripetesse continuamente questo concetto, all’inizio è stato difficile credere che fosse vero. Ma nella mia vita, ogniqualvolta ho usato il dono divino della forza di volontà ho scoperto che mi ha sempre salvato. Non utilizzare la volontà significa rimanere inerti come un sasso, come un oggetto inanimato, significa diventare un essere umano inutile.

Golden Lotus Rule Long

Come un grande faro nascosto, il pensiero costruttivo vi indicherà con certezza la strada che conduce al successo. È sempre possibile trovare una via se riflettete con sufficiente profondità. Le persone che si arrendono troppo presto offuscano la forza del pensiero. Per raggiungere il fine che vi siete prefissi dovete fare del vostro meglio nell’usare il pensiero fino a renderlo così luminoso da rivelarvi la strada che conduce alla meta.

Eliminate i pensieri negativi e le paure. Ricordate che quali figli di Dio siete dotati delle stesse potenzialità che possiede il più eccellente degli uomini. In quanto anima, nessuno è migliore di un altro. Sintonizzate la vostra volontà affinché possa essere guidata dalla saggezza di Dio che si esprime nella saggezza dei saggi. Se la vostra volontà si unisce alla saggezza, potete realizzare qualunque cosa. 

Golden Lotus Rule Long

Le cattive abitudini sono le vostre peggiori nemiche. Vi puniscono, inducendovi a fare cose che non vorreste fare e vi costringono poi a pagarne le conseguenze. Dovete abbandonarle, dovete superarle mentre progredite. Ogni giorno dovrebbe rappresentare un passaggio dalla vecchie abitudini a nuove abitudini migliori. Nell’anno che sta per incominciare fate il solenne proposito di mantenere soltanto quelle che favoriscono il vostro bene supremo.

Il modo migliore di liberarvi dalle tendenze indesiderabili è quello di non prestare loro attenzione; non accettatele. Non permettete mai a un’abitudine di impossessarsi di voi… Dovete abituarvi a dire ‘non voglio’. Evitate tutto ciò che stimola le cattive abitudini. 

Golden Lotus Rule Long

Non lasciatevi limitare dalla meschinità dell’egoismo. Includete il prossimo nei vostri successi e nella vostra felicità, allora farete la volontà di Dio. Quando pensate a voi stessi, pensate anche agli altri. Quando cercate la pace, pensate anche a coloro che hanno bisogno di pace. Se fate del vostro meglio per rendere felice il prossimo, scoprirete che state compiacendo il Padre.

Vivere in armonia, vivere con la forte determinazione di fare la volontà di Colui che vi ha mandati sulla terra è l’unica cosa che dovrebbe interessarvi. Non perdetevi mai di coraggio, e sorridete sempre. Fate in modo che il sorriso del cuore e il sorriso del volto siano in perfetta armonia. Quando il corpo, la mente e l’anima esprimono il sorriso dell’intima consapevolezza di Dio, potete donare sorrisi a tutti ovunque andiate.

Golden Lotus Rule Long

Frequentate sempre coloro che possano ispirarvi; circondatevi di persone che vi elevino. Non lasciate che i vostri propositi e i vostri pensieri positivi siano avvelenati dalle cattive compagnie. Anche se non riuscite a frequentare una buona compagnia capace di ispirarvi, potete trovarla nella meditazione. La compagnia migliore è la gioia che provate nella meditazione. 

Golden Lotus Rule Long

La coppa della vostra vita interiore ed esteriore è colma della Presenza Divina, ma per mancanza di attenzione non percepite l’immanenza di Dio. Quando vi sintonizzate con Lui, nello stesso modo in cui si sintonizza una radio, allora potrete ascoltare lo Spirito. È come se prendeste una bottiglia piena di acqua marina, la sigillaste, e la metteste nell’oceano; sebbene la bottiglia galleggi sull’acqua, il suo contenuto non si fonde con l’oceano. Ma aprite la bottiglia, e l’acqua che contiene si unirà al mare. Dobbiamo rimuovere il sigillo dell’ignoranza prima di poter comunicare con lo Spirito.

Golden Lotus Rule Long

Attraversate i portali dell’anno che sta per iniziare con una nuova speranza. Ricordate che siete figli di Dio. Dipende da voi ciò che diventerete. Siate orgogliosi di essere Suoi figli. Che cosa avete da temere? Qualsiasi cosa succeda, sappiate che è il Signore a mandarla, e che dovete riuscire a vincere le sfide quotidiane. In questo consiste la vittoria. Fate la Sua volontà; allora niente potrà nuocervi. Egli vi ama eternamente. Pensate a questa verità, credete in questa verità, siatene consapevoli. E all’improvviso, un giorno, scoprirete di essere eternamente vivi in Dio.

Meditate di più e abbiate fiducia nella ferma consapevolezza che Dio è sempre con voi, qualunque cosa accada. Allora vedrete alzarsi il velo dell’illusione e sarete una cosa sola con Lui. In questo modo ho trovato nella mia vita la più grande felicità. Ora non cerco più nulla, perché ho tutto in Lui. Non mi separerei mai dal più prezioso di tutti i beni.

Questo è il messaggio che rivolgo a voi tutti per l’anno nuovo.

 

Il popolo migratore

il popolo migratore

Se si è in costante ricerca di armonia e di pace, si ha a cuore la propria anima e si desidera nutrirla di bellezza, riflessione e profondità; se si è sviluppata in noi una sensibilità speciale per il mondo animale e per il creato in generale, e in esso troviamo insegnamenti importanti e un significato profondo dettato da un’unica connessione con la natura ed esistenza di tutto e di tutti; se non si considera la specie umana come una specie chiusa in se stessa e che non necessita di riscontro e di insegnamento, così come se non si crede di essere gli unici ad avere un’intelligenza e una sensibilità; se si è convinti di dover sempre imparare, osservare e stupirsi; se si è mantenuto uno sguardo verso la bellezza del creato con il suo ritmo cadenzato e la sua sapienza raggiunta in milioni di anni; se, in ogni caso, si desidera percepire un equilibrio interiore assoluto per un’ora e riflettere su ciò che valga la pena di  preservare e di comprendere; se si è e si sente e si desidera tutto questo, allora il mio consiglio è di acquistare e vedere il famosissimo documentario ‘Il POPOLO MIGRATORE’, di Jacques Perrin, che mi sono concessa il 2 gennaio.

Una vera opera d’arte che mi ha lasciata a bocca aperta; ho una vera passione per i documentari, quelli che ti aiutano a comprendere come e perché accadono le cose; quelli con quelle voci suadenti che ascolteresti per ore e che ti lasciano una pace interiore; qui, però, si tratta di un’opera magnifica per il montaggio, le tecniche utilizzate, le bellissime musiche. Qui, sono i suoni della natura a regnare, insieme al silenzio. E’ la natura, la vera grande opera d’arte, narrata nelle migrazioni di molte specie. Ci sono grandi insegnamenti: la promessa mantenuta, un concetto meraviglioso e di grande purezza, il significato stesso della migrazione e dell’enorme sacrificio compiuto a qualunque costo. E’ un documentario che guarderò e riguarderò quando mi capiterà di pensare che vivere, a volte, sia troppo pesante, che la vita sia fatta di molte sconfitte. Lo riguarderò, dunque, per ricordare che le sconfitte sono solo singole battaglie, mentre è ciò che è superiore a dover proseguire perché ci troviamo in un grande progetto che non inizia e finisce con noi ma ne siamo parte sostanziale e fondamentale. Consiglio questo documentario, quindi, come mio personale dono per il 2019, augurando a tutti di ‘essere’ e di ‘sentire’.

FESTIVITA’

FESTIVITA'

Bene, una è andata ed ora ci tocca Capodanno. E’ andata la festa per eccellenza, ma con lei se ne va, menomale, anche quella patina di sorrisi a tutti i costi, finto buonismo, riavvicinamenti forzati e decorazioni varie che, dall’esatto giorno dopo, cominciano a mostrare il loro lato debole. Personalmente preferisco la normalità, fatta di giornate di lavoro ed interessi, di progetti e attività, di svago selezionato ed incontri scelti o casuali. Tutto ciò che, in genere, le festività non sono. Soprattutto, la casualità degli incontri e degli avvenimenti mi interessa molto, quindi è il concetto di festa comandata ad andarmi stretto, non tanto il significato reale del Natale in sé, o di altra festa, che invece rispetto molto.

A partire dal pomeriggio stesso del 25 sento già che quel po’ di tensione comincia a scemare, poi il 26 è tassativo barricarsi in casa a farmi gli affari miei per riequilibrare lo spirito. Nemmeno i 10,9,8,7,6,5,4,3,2,1 fanno esattamente per me, praticamente da sempre, come tutto ciò che appaia come un veglione o un serraglio di gente schiamazzante che non si faccia mancare il trenino e un po’ di musica orrenda. La realtà è che se trascorro l’ultimo dell’anno con amici o persone care, io riesco comunque a provare malinconia perché penso a quelle persone altrettanto care che non sono con me.

Insomma, direi che è una giornata normale che necessita almeno di un brindisi per augurarsi di stare tutti bene per un altro anno e ripartire con mille cose. Tutto qui ed è bello in questo modo. Il giorno dopo, poi, è quello che preferisco. Il primo giorno dell’anno si porta via ciò che è stato dell’anno prima, compreso quell’incasinato mese di dicembre con tutta la sua messinscena, e ci permette di entrare in punta di piedi in un nuovo mese, in un nuovo anno. La notte del 31 sappiamo già cosa accadrà e lo scopriremo il giorno dopo: qualche poveretto si sarà fatto saltare una mano per non aver avuto abbastanza memoria da ricordare quanto era accaduto l’anno prima ad altri; al TG ci verranno mostrati i veglioni e i banchetti luculliani con aragoste (mi raccomando: cotte da vive!) e abbuffate nauseanti. Ancora queste cose? Ancora le tavolate con i selfie? Direi anche no. Il primo giorno, invece, comincia lento come lento è l’intero mese di gennaio. Bello, però; ci permette di pensare a cosa fare, a come impostare la nostra vita per un altro anno, salute permettendo, a quali tra i nostri migliori talenti dedicarci nei prossimi mesi, quali persone desiderare di rivedere appena possibile. Ecco, preferisco la normalità fatta di queste cose. Però un augurio a me stessa, e a tutti, lo faccio di cuore.

Desiderare

DESIDERARE

Dopo aver scritto una letterina a Gesù Bambino o a Babbo Natale , un bambino aspetta fiducioso; sa che, se si comporta bene, il suo desiderio verrà esaudito. I suoi desideri, anche se sono giocattoli, sono ricchi di slancio e fremito verso ciò che avverrà, perché, nell’attesa di quella notte, egli immagina e spera guardando fuori da una finestra. Dunque, attende con emozione, in quanto sa che in parte può dipendere da lui, dal suo comportamento, ma in parte no perché tutto è magia e mistero. Questo mistero, questo desiderio di guardare all’infinito e di desiderare che qualcosa arrivi per noi, è fondamentale per il fanciullo come per chiunque.

Desiderare significa avvertire la mancanza di qualcosa o di qualcuno e tendere a ottenerlo. Significa aspirare e bramare. Non è recarsi in un negozio a fare compere, ma piuttosto – nell’antico significato greco derivante da de-sideribus – stare sotto le stelle osservandole. Significa sentirsi un puntino di fronte a quell’immensità ed esprimere qualcosa che ci sta molto a cuore. Significa comunicare con loro e lasciare che siano loro a decidere per noi. Perché, se ci comportiamo bene, cioè se siamo puri nei sentimenti e nelle intenzioni, il desiderio potrà avvenire; e se siamo puri e non avviene, probabilmente è ciò che deve avvenire. Ma è nel desiderio l’emozione più grande, è nell’affidare alle stelle la volontà che le cose per noi e per altri vadano meglio, che un sogno si avveri, che una persona ritorni. E’ nell’attesa il dono più grande, perché il cuore si stringe e sappiamo di essere amati a prescindere con tutto ciò che la vita ci sta dando o togliendo, perché è questa la nostra vita, ricca di desideri ed assenze, di opere riuscite e di grandi errori. E’ ciò che non ci viene dato, però, il più grande dono. Auguri a tutti.

L’atmosfera perfetta

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Ed eccola, l’atmosfera perfetta. E’ nei quadri di Thomas Kinkade, definito pittore di luce e per me magnifico.

Qualche snob la chiamerebbe pittura di genere e di maniera, ossia – in un’accezione negativa – la ripetizione di un certo cliché con finalità di diffusione della propria opera, per moda o per convenzione.

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Io, invece, che bado alle emozioni e delle classificazioni me ne frego abbastanza, di fronte ai paesaggi di Kinkade mi sciolgo. Li osserverei per ore, particolare dopo particolare, scenetta dopo scenetta. Quelle luci, quei bagliori dei lampioni sotto il nevischio, quei baluginii dei fari sulla neve, è il mondo incantato in cui vorrei vivere. In fondo, se Kinkade riesce ad immaginare ancor prima che a produrre, dei tali paesaggi, qualcosa a questo mondo l’ha donato eccome, perché ci ha consegnato un senso di calore e di bellezza, e sappiamo quanto ce ne sia bisogno.

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Se guardando queste opere riusciamo a sentire il freddo, se chiudendo gli occhi percepiamo lo scorrere del ruscello, o vorremmo entrare a tutti i costi in quel cottage o in quella chiesetta, ebbene questa è arte a tutti gli effetti, perché riesce a produrre sensazioni forti, emozioni, immaginazione. In due parole: ci porta lontano.

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S. Natale 2

BAMBOLAINDIANI E COWBOY

Il Natale è anche calore, e sogno, e fanciullezza. E’ la nostra infanzia. Se chiudiamo gli occhi, e sgombriamo la mente dal superfluo e dall’inutile frenesia, esso riappare nitido. Così, ritroviamo quei giorni lontani in cui venivamo accuditi, in cui eravamo amati. Amati sul serio, intendo, incondizionatamente. Circondati di poco eppure di tanto, di volti a noi realmente cari, quando ancora la nostra ingenuità ci proteggeva da tutto, dai dispiaceri e dalle nevrosi. Nulla era ancora avvenuto, allora, e noi pensavamo che così saremmo stati per sempre, in un eterno nido. Un piccolo gioco e un’immensa felicità, mentre la casa si riempiva di risate e divertimento, di luci e carillon. Eravamo al sicuro sul serio, protetti e illusi.

Se ritorniamo ad allora, ne viviamo ancora le sensazioni, persino i rumori e gli odori della nostra casa; è a quello che dobbiamo tornare, alla nostra infanzia incantata. Ad ogni adulto che leggerà questo post, io dico: ‘gioca’! Con cosa giocavi da piccolo? Ebbene, riprendi quei giochi, se li hai conservati, oppure ricomprali e gioca. Regalati un gioco della tua infanzia per Natale e non te ne vergognare. Ti sentirai felice, sentirai che quel bambino, quella bambina che giocava spensierata, sei ancora tu. Io ho delle bambole e le vesto, e presto mi comprerò una casa delle bambole. Mi farà sognare, mi farà essere ciò che sono, una fanciulla sognatrice che la vita ha cercato di piegare. La fanciulla resiste e gioca, e continuerà a giocare con le sue bambole, i suoi piccoli oggetti, lavorando d’immaginazione e sentendosi una principessa. Giocherò con lo stesso fervore e nessuno potrà impedirmelo. A chi mi chiederà cosa desideri per Natale, quindi, risponderò: una bambola. E nel pomeriggio del giorno di Natale ci giocherò, e giocherò con mio fratello a indiani e cow-boy, come facevamo allora.

Il libro tibetano dei morti

LIBRO TIBETANO DEI MORTI

Qualcuno, incuriosito e volendo sapere cosa stessi leggendo, si è messo a ridere. Ha iniziato con gli scongiuri e le solite battute cretine. Si sa, da noi di tutto si può parlare fuorché della morte. E invece, ho appena finito questo libro ed è proprio nel mese delle festività che ritengo di volerne parlare, perché festeggiamenti e morte vanno a braccetto, più di quanto non ci si renda conto.

Questo libro parla della profonda conoscenza che la civiltà tibetana ha del processo della morte e di tutti i suoi stadi intermedi, dai momenti appena precedenti ad essa fino al momento della completa liberazione e alla successiva reincarnazione. Insegna a prepararsi alla morte durante il corso di tutta la propria vita per arrivare pronti, per sapere di che si tratta, per non esserne spaventati, per avere idea di cosa succederà dopo. Vi si trovano tutte le preghiere che vanno recitate sia personalmente che da parte dei conoscenti o parenti che, attraverso di esse, accompagneranno la persona cara durante l’intero processo. Vi sono spiegati i preparativi di tipo etico, che implicano il controllo mirato delle proprie abitudini di vita come se la morte fosse imminente. Esse sono: sviluppare la generosità, la sensibilità verso il prossimo e la tolleranza. Un’altra indicazione è quella di donare cose che ci appartengono: non solo quelle che non ci interessano, bensì proprio quelle che ci piacciono. Questo perché ciò che conta non è la grandezza del dono, bensì l’attaccamento che noi abbiamo sviluppato verso di esso. Praticandolo, e osservando i processi mentali che accompagnano l’atto di abbandonare ciò a cui si è attaccati, trascendiamo il nostro ego e giungiamo a fine vita con maggiore umiltà e privati di attaccamenti che ci farebbero odiare la morte. Bisogna anche osservare i nostri sentimenti e le nostre relazioni pensando che potremmo non esserci più e, dunque, ciò che più dovremmo avere a cuore è la felicità delle persone che amiamo. Occorre concentrarsi sulle azioni che rendono i nostri amici e i nostri cari non divertiti in maniera superficiale, ma realmente felici. E’ bene pensare agli altri prima che a noi stessi. Comprendere che ogni legame è temporaneo.

Devo lavorarci molto, sono così imperfetta….