IMMENSO

‘Già diverso tempo addietro, leggendo il bellissimo libro Ethics of Diet, m’era venuta voglia di visitare un macello, per vedere con i miei occhi la sostanza della questione di cui si tratta appunto quando si parla di vegetarianismo. Ma continuavo ad aver degli scrupoli, così come sempre se ne hanno ad andare a vedere delle sofferenze che si è ben certi di trovare, e che non potrai far nulla per scongiurare, e così rimandavo sempre il giorno.

Ma poco tempo fa mi imbattei, per strada, in un macellaio, che era venuto a casa dei suoi e che stava tornando a Tula. E’ un macellaio ancora inesperto, e il suo compito è perciò quello di dare il colpo di pugnale. Gli domandai se non provava compassione, a uccidere quelle bestie. E mi rispose così come rispondono sempre: ‘C’è poco da aver compassione. Quel lavoro lì bisogna farlo’. Ma quando gli dissi che non era indispensabile mangiar carne, ne convenne e allora convenne pure del fatto che si, le bestie facevano compassione.

Non bisogna indignarsi al punto di odiare gli uomini per pietà verso gli animali, bisogna invece agire in conformità di ciò a cui spinge questo sentimento, e cioè non mangiare carne di qualsiasi essere a cui sia stata tolta la vita. Sono convinto che nei prossimi secoli la gente racconterà con orrore e ascolterà con dubbio come i loro antenati ammazzavano gli animali per mangiarli. Il vegetarianismo si diffonde molto rapidamente.

Non siamo struzzi, e non possiamo credere che se non guarderemo, ciò che non vogliamo vedere non esisterà più. E tanto meno lo possiamo, quando ciò che non vogliamo vedere è quel che vogliamo mangiare. E soprattutto, se almeno fosse necessario tutto ciò! O magari non necessario, ma se non altro almeno utile a qualcosa. E invece? Niente, non è di nessuna utilità. (Coloro che ne dubitano leggano quei numerosi libri che sono stati scritti a questo proposito da scienziati e da medici, e nei quali viene appunto dimostrato che la carne non è affatto necessaria all’alimentazione umana. E non ascoltino invece quei medici veterotestamentari che difendono a spada tratta la necessità di far uso di carne solamente perché la carne è stata ritenuta necessaria per lungo tempo dai loro predecessori e poi anche da loro stessi; costoro la difendono caparbiamente, con malevolenza, così come si difende sempre quel che è vecchio e va ormai cadendo in disuso). Serve soltanto a educare la gente ai sentimenti bestiali, a sviluppare la bramosia, la lussuria, l’ubriachezza. Il che trova perennemente conferma nel fatto che uomini giovani, buoni, non guastati ancora, e in particolar modo le donne e le fanciulle, sentono, pur senza saperlo, che così come da una cosa ne deriva un’altra, allo stesso modo la virtù non è compatibile con la bistecca, e non appena desiderano esser buoni, abbandonano appunto i cibi a base di carne.

Per qual motivo l’astinenza dal cibo animale sarà appunto il primo atto della vita morale, è stato detto ottimamente e non da un uomo soltanto, ma da tutta quanta l’umanità, nella persona dei suoi migliori rappresentanti, e ininterrottamente, fin da quando l’uomo ha cominciato ad affacciarsi alla consapevolezza. Ma allora perché, se l’illegittimità, ovverossia l’immoralità del cibo animale è nota all’umanità da così gran tempo, gli uomini non sono ancora pervenuti alla consapevolezza di questa legge? domanderanno gli uomini, che per loro natura si lasciano guidare non tanto dalla loro ragione, quanto piuttosto dall’opinione comune. La risposta a questo interrogativo è che tutto il cammino percorso dagli uomini nella scoperta della morale, il quale cammino costituisce il fondamento d’ogni cammino umano, lo si è potuto percorrere e lo si percorre soltanto lentamente; ma che indizio certo d’un progredire autentico, e non accidentale, lungo questo cammino, è la sua continuità e la sua costante accelerazione.

Tale è appunto il progredire del vegetarianismo. Esso ha trovato espressione in tutti i pensieri che gli scrittori vi hanno dedicato e nella vita stessa dell’umanità, che inconsapevolmente sta passando sempre più dal carnivorismo ai cibi vegetali, mentre consapevole espressione di ciò sono le dimensioni sempre maggiori e la particolare forza che va assumendo il movimento vegetariano.

Uccidendo, l’uomo sopprime anche in se stesso le più alte capacità spirituali, l’amore e la compassione per le altre creature viventi e, sopprimendo questi sentimenti, diventa crudele’.

Lev Tolstoj, nel suo articolo Il primo passo.

IMMENSO.

Affetti Primari e Secondari

BARUCH SPINOZA

Facciamo sul serio e parliamo di Spinoza e della sua teoria degli Affetti Primari e Secondari. Quelle che noi definiremmo genericamente ‘emozioni’ o ‘passioni’, Spinoza le definisce affetti. Egli distingue tre affetti principali:

La Cupidità, cioè il Desiderio;

La Letizia, cioè l’affetto generato da una perfezione minore ad una maggiore;

La Tristezza, cioè l’affetto generato da una perfezione maggiore ad una minore.

 

Da questi tre Affetti Primari, egli ricava quelli che per lui sono definibili come Affetti Secondari, che dai primi dipendono (Libro III dell’Etica).

Eccone le definizioni che ci offre:

L’Amore è una Letizia accompagnata dall’idea di una causa esterna.

L’Odio è una Tristezza accompagnata dall’idea di una causa esterna.

La Propensione è Letizia accompagnata dall’idea di una cosa che è per accidente causa di Letizia.

L’Avversione è Tristezza accompagnata dall’idea di una cosa che è per accidente causa di Tristezza.

La Devozione è Amore verso colui che ammiriamo.

L’Irrisione è Letizia che nasce dall’immaginare che qualche cosa che disprezziamo si trova in una cosa che odiamo.

La Speranza è una Letizia  incostante, nata dall’idea di una cosa futura o passata, del cui esito dubitiamo in qualche misura.

La Paura è una Tristezza incostante, nata dall’idea di una cosa futura o passata, del cui esito dubitiamo in qualche misura.

La Sicurezza è Letizia nata dall’idea di una cosa futura o passata, riguardo alla quale è stata tolta ogni causa di dubbio.

La Disperazione è Tristezza nata dall’idea di una cosa futura o passata, riguardo alla quale è stata tolta ogni causa di dubbio.

Il Gaudio è Letizia accompagnata dall’idea di una cosa passata, accaduta insperatamente.

Il Rimorso è Tristezza accompagnata dall’idea di una cosa passata, accaduta contro la nostra Speranza.

La Commiserazione è Tristezza accompagnata dall’idea di un male, accaduto ad un altro che immaginiamo simile a noi.

L’Invidia è Odio in quanto s’impadronisce talmente dell’uomo che questi si rattrista della felicità altrui, e, al contrario, gode del male altrui.

La Misericordia è Amore in quanto s’impadronisce talmente dell’uomo che questi gode del bene altrui, e, al contrario, si rattrista del male altrui.

La Soddisfazione di noi stessi è Letizia nata dal fatto che l’uomo considera se stesso e la sua potenza d’agire.

L’Umiltà è Tristezza nata dal fatto che l’uomo considera la sua impotenza o la sua debolezza.

Il Pentimento è Tristezza accompagnata dall’idea di un fatto che crediamo di aver compiuto per libero decreto della Mente.

La Superbia consiste nel sentire di sé, per Amore di se stesso, più del giusto.

La Riconoscenza o Gratitudine è Cupidità o sollecitudine d’Amore, mediante la quale ci sforziamo di far del bene a chi ci ha arrecato un beneficio per un uguale affetto di Amore.

La Benevolenza è Cupidità di far del bene a colui del quale abbiamo commiserazione.

L’Ira è Cupidità dalla quale siamo incitati per Odio a far male a colui che odiamo.

La Vendetta è Cupidità dalla quale siamo incitati per Odio reciproco a far male a colui che per un uguale affetto di Odio ci ha arrecato danno.

La Crudeltà o la Sevizia è Cupidità dalla quale uno è incitato a far male a colui che amiamo, o di cui abbiamo commiserazione.

Le cose accadono

LE COSE ACCADONO

Ci sono giorni in cui tutto mi sorprende. A volte lo avverto sin dal mattino, che delle cose capiteranno, degli incontri avverranno, delle sorprese mi aspetteranno, ma ne rimango stupita lo stesso. Apro gli occhi e sento che la mia vita sta scorrendo perfettamente, come un dolce ruscello. Non sempre avviene, naturalmente, ma quando avviene mi sento felice.

Non è legata all’aver ottenuto qualcosa, o qualcuno, né all’aver raggiunto una meta, ma è esattamente il contrario. E’ quando si allenta la presa, che queste giornate accadono, quando ci si lascia trasportare dalla vita secondo un progetto più alto e fidandoci. Il che non significa non avere progetti (io ne ho anche troppi!), ma significa non esservi particolarmente attaccati. Significa formularli dentro di sé ma lasciarli andare sapendo che se si realizzeranno erano la strada giusta per noi, se non lo faranno avremo altri progetti a cui pensare. Significa comprendere che siamo inseriti in una rete enormemente più grande, e che può accaderci solo ciò che ci offre un insegnamento. Allora, quando si lascia andare, quando si permette che le cose, così come devono accadere, accadano, è allora che accade esattamente ciò che desideriamo, con la differenza che ciò che abbiamo ottenuto non genererà in noi un senso di successo e di raggiungimento di obiettivi, ma piuttosto un senso di gratitudine per ciò che ci viene offerto. Inizieremo a fare incontri sorprendenti, trovando nelle persone qualcosa di meraviglioso, delle similitudini inaspettate. Qualcuno, di perduto nel tempo, ci ricontatterà e vorrà rivederci, riabbracciarci. Gli eventi si concateneranno in una maniera sorprendente per portarci diritti verso i nostri desideri, piccoli e grandi. Qualcuno ci dirà delle parole che mai ci saremmo aspettati da lui, o farà un gesto che ci lascerà sorpresi. Le cose accadranno come se qualcuno le stesse disponendo in ordine davanti a noi e per noi. E a quel punto, non saranno più le cose a renderci felici, ma il miracolo in sé. Secondo le filosofie orientali, noi siamo già felici, in quanto questa è la condizione stabile della nostra anima. L’infelicità che, eventualmente, la sovrasta, è dettata dalla mancanza di consapevolezza del fatto che noi siamo già felici; basta vivere con un senso di armonia e lasciando che le cose accadano, le persone arrivino e vadano, senza porvi ostacoli, accettando con benevolenza ciò che viene disegnato per noi. Allora, non accadono eventi qualunque, ma eventi meravigliosi. Questa è la prova che si riceverà.

DOMINION

DOMINION.jpg

Il nuovo documentario Dominion, della durata di due ore, racconta in modo estremamente toccante gli orrori dello sfruttamento animale in ogni settore, ma soprattutto in quello degli allevamenti per l’alimentazione umana. Si tratta di un film che mostra immagini di enorme impatto emotivo. La versione italiana sarà disponibile a partire dalla metà di ottobre, con una “prima” al Cinema Classico di Torino  (Piazza Vittorio Veneto, 5) il 14 ottobre alle ore 17.30.

Attraverso le immagini catturate dalle telecamere nascoste all’interno di allevamenti e macelli, il film riesce a far davvero percepire la sofferenza estrema degli animali, la loro disperazione, il loro grido di aiuto. Mostra cosa accade realmente agli animali e come sono trattati dai lavoratori quando “nessuno vede”. Si tratta di allevamenti standard, non peggiori né migliori di altri, sono gli stabilimenti che esistono in tutto il mondo, perché le tecniche di allevamento e di macellazione sono le stesse dappertutto, così com’è lo stesso il disinteresse per la vita e la sofferenza degli animali, considerati come merce.

Che ci si trovi in Italia, in Australia, negli USA, in Germania, nel Regno Unito o in qualsiasi altra nazione del mondo, le scene sono sempre le stesse e lo vediamo dalle investigazioni fatte in tutti i paesi. Le voci narranti spiegano tutto questo e non lasciano dubbi sulla necessità di porre fine a questo massacro, una vergogna per l’umanità intera.

Ecco le parole del regista Chris Delforce, tratte dalla sua intervista sul sito del film.

“Le industrie che traggono i loro profitti dallo sfruttamento e maltrattamento degli animali si nascondono dietro un muro di segretezza – sanno che se i consumatori vedessero coi loro occhi ciò che succede veramente nella produzione di carne, latticini, uova, pelle, ecc., moltissimi smetterebbero di consumare questi prodotti e queste industrie cesserebbero di esistere. Nei miei 7 anni di attivismo per gli animali ho lavorato per demolire questo muro, per forzare la trasparenza su questi luoghi veramente orribili.”

“La cosa più importante che voglio comunicare agli spettatori è che gli animali sono individui, esseri senzienti – pensano, provano emozioni, sentono dolore, soffrono. I maiali che trovano una morte orrenda nelle camere a gas non sono diversi dai cani e gatti che fanno parte della nostra famiglia e che amiamo. Non vogliono morire e ogni spettatore ha il potere di fermare tutto questo… al contrario di quanto avviene su altri temi di ingiustizia sociale, non dobbiamo convincere un governo a fare la cosa giusta, ma sta solo a noi come consumatori. E’ nelle nostre mani ed è una nostra responsabilità.”

“Nella maggior parte dei casi sappiamo abbastanza bene cosa ci aspetta, quando filmiamo con le telecamere nascoste, ma non sempre questo è sufficiente per essere preparati a quello che poi si vede. Filmare il massacro di migliaia e migliaia di pulcini maschi gettati in un frullatore di dimensioni industriali, perché l’industria delle uova li considera inutili, o vedere i vitelli maschi dell’industria del latte portati via dalle madri, che rincorrono disperatamente i camion, di nuovo perché i vitelli sono visti come ‘scarti di lavorazione’… questi sono fatti che abbiamo sempre saputo, ma vederli davvero è tutta un’altra cosa.”

 

Anime gemelle

ANIME GEMELLE.jpg

L’incontro con un’anima gemella non è mai casuale anche se può avvenire in una circostanza qualunque; avviene tramite un susseguirsi di sequenze che ci portano diritti a lei. Quello che è certo, è che – a partire da quel preciso incontro – noi non saremo più la stessa persona. E’ proprio questo che distingue l’incontro con un’anima gemella da qualunque altro, cioè la sua missione. Quando due anime gemelle entrano in rapporto, qualcosa di insolito viene percepito all’istante, come se un essere superiore ci avesse premuto un tasto e ci chiedesse di ascoltare con attenzione, perché un messaggio importante starà per esserci donato.

Il messaggio che quest’anima ci porta, non ha nulla a che vedere con alcuna esigenza terrena, anche se queste possono sussistere perché fungono da veicolo necessario, ma con una missione di elaborazione e guarigione della nostra parte più profonda, dei nostri dolori, dei nostri demoni, e lei inconsapevolmente genera tale processo di guarigione attraverso le proprie azioni. Nulla è dovuto al caso.

Le anime gemelle non sono, come spesso si sente dire, coloro che si incontrano per unirsi ad esempio in matrimonio o in una lunga amicizia, in quanto non si muovono su rapporti d’amore né d’amicizia, né di odio o di stima; nulla di tutto ciò. Stiamo parlando di rapporti tra anime, che si attraggono in una dimensione non percepibile razionalmente, in funzione del grado di evoluzione che ognuna ha raggiunto e del percorso che dovrà ancora compiere. Questo tipo di aggancio è inspiegabile a livello conscio, ma ciò che, invece, è più facile da comprendere sin da subito, da percepire, è che quell’incontro ci lascia sin da subito sgomenti, in quanto abbiamo la sensazione che quell’anima ci appartenga, sia noi stessi, ci conosca nel più profondo e ci obblighi ad una profonda ristrutturazione di noi. A partire da quel momento, infatti, l’evolversi dei fatti ci indurrà a cambiare il nostro comportamento e modo di essere come non saremmo stati in grado di fare da soli; ci porterà a mettere in discussione ciò che eravamo fino a un attimo prima e per sempre.

L’incontro tra anime gemelle è, per questo, spesso tormentato e conflittuale, in quanto non ha avuto luogo per stabilire quell’armonia possibile da ottenere in un incontro tra persone affini, ma proprio per metterci in discussione, per cercare delle risposte e intervenire con un profondo cambiamento. La rinascita sarà potentissima.

Ciò che davamo per scontato non lo è più, ciò a cui non pensavamo affatto è ora possibile.

Un’altra caratteristica degli incontri animici di questo tipo è la loro durata. Essi non sono necessariamente frequentazioni lunghe, in quanto durano il tempo che necessita lo scardinamento dei falsi valori o dei disvalori a cui eravamo attaccati. Pur allontanandosi con vari pretesti e per cause diverse, due anime gemelle si apparterranno per sempre, così come si sono appartenute in precedenti vite e in altre forme. Esse si sono infatti cercate e ritrovate, riconosciute all’istante. Hanno interagito innestando nell’altra quel seme che germoglierà, riportando le cose in un equilibrio che l’altra stava perdendo. In qualche modo, incontriamo un’anima gemella proprio quando ne abbiamo bisogno, quando avevamo necessità che qualcuno ci aiutasse a liberarci da alcune gabbie entro cui vivevamo, e non saremmo riusciti a farlo da soli, o senza una forte motivazione. Esse sono state chiamate ad intervenire per noi, e questo è l’amore più sublime.

Vanno ringraziate, anche se il rapporto terreno si è frantumato; va riconosciuto che, semplicemente, avevano concluso la loro missione come noi avevamo concluso la nostra con loro. Noi non saremo più gli stessi, e loro neanche. Un seme germoglierà nell’altro, un seme giusto. Ora starà a noi proseguire senza più la loro mano, ma sapremo di ritrovarle di nuovo quando avremo ancora bisogno di loro, e loro di noi.

Divertissement

PASCAL

Secondo Pascal, e secondo me pure, l’atteggiamento dell’uomo comune nei confronti dei problemi esistenziali è quello di ricorrere al divertissement, ovvero ad una forma di stordimento di sé ottenuta tramite una miriade di intrattenimenti sociali che gli permettono di fuggire. Ma da cosa fugge l’uomo? Sempre secondo Pascal, egli fugge da una sua propria infelicità, che è una costante, e dai supremi interrogativi circa la vita e la morte.

‘Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno creduto meglio, per essere felici, di non pensarci.

                                                                                                                           (Pensieri, 168)

Nello stare senza occupazioni, senza passioni, senza cose da fare, e soprattutto senza divertimento, l’uomo percepisce il suo niente, il suo vuoto interiore. Il pregio fondamentale di tutte le occupazioni consiste proprio nel distrarre l’uomo dalla considerazione di sé e della propria miserevole condizione.

‘Noi non cerchiamo le cose, ma la ricerca delle cose: non viviamo nel presente, ma in attesa del futuro. In tal modo non viviamo mai, ma speriamo di vivere e, preparandoci sempre ad esser felici, è inevitabile che non siamo mai tali’.

                                                                                                                              (Pensieri, 172)

Il divertimento è solo un’illusione che non genera felicità, ma disperde l’uomo nella più grande delle sue miserie. Per Pascal, il divertimento non è un atteggiamento degno dell’uomo, il quale non deve chiudere gli occhi di fronte alla sua miseria, ma deve saper accettare, lucidamente, la propria condizione.

Beh, che dire? In questo mese di agosto, ormai verso la fine, ho fatto praticamente di tutto fuorché divertirmi. In effetti, il divertimento come occasione ricercata, come mondanità, non mi interessa da molti anni.  Il mio stile di vita è così sobrio e privo di fronzoli da indurmi a cogliere bellezze e gioie, attimi di felicità infinitesimali, che non potrei cogliere in un divertissement voluto. Detto questo, è stato ancora una volta nel mese di agosto che una grande disgrazia si è abbattuta sul nostro Paese. Ci vedo un po’ una metafora: mentre si desidera divertirsi un po’, lasciandoci alle spalle le preoccupazioni quotidiane nei giorni di Ferragosto, è lì che veniamo colpiti, come ad obbligarci a tornare alla nostra miseria di uomini, impossibilitati a non pensare alla morte.

Pitagora (580 a.C. – 495 a.C.)

PITAGORA

Così disse, e ci viene narrato da Ovidio, nelle Metamorfosi:

‘Astenetevi o mortali dal contaminarvi il corpo con pietanze empie! Ci sono i cereali, ci sono frutti che piegano con il loro peso i rami, grappoli turgidi d’uva sulle viti. Ci son verdure deliziose, ce n’è di quelle che si possono rendere più buone e più tenere con la cottura. E nessuno vi proibisce il latte, e il miele, che profuma di timo. La terra generosa vi fornisce ogni ben di dio e vi offre banchetti senza bisogno di uccisioni e sangue. Con la carne placano la fame le bestie, ma neppure tutte: il cavallo, le greggi e gli armenti vivono d’erba. Sono le bestie d’indole cattiva e selvatica, le tigri d’Armenia e i leoni iracondi e i lupi e gli orsi, a godere dei cibi sanguinolenti. Ah, che delitto enorme è cacciare visceri nei visceri, ingrassare il corpo ingordo stipandovi dentro un altro corpo, vivere della morte di un altro essere vivente! In mezzo a tutta l’abbondanza di prodotti della Terra, la migliore di tutte le madri, davvero non ti piace altro che masticare con dente crudele poveri carne piagate, facendo il verso col muso ai ciclopi? E solo distruggendo un altro potrai placare lo sfinimento di un ventre vorace e vizioso?’

 

Libertà

LIBERTA'

Per chi, come me, è satura di parecchie cose, descrivo alcuni comportamenti a cui si approda con anni di un certo vissuto e che rappresentano un sano egoismo (direi sanissimo):

  • Arrivare in ritardo. Siccome non è l’appuntamento ad essere importante, ma siamo noi rispetto ad esso (cioè l’appuntamento è importante per me, mentre non lo è in sé), allora arrivare in ritardo è un sacrosanto diritto. E’ bene intanto chiarire che non si arriva mai in anticipo, mentre si può arrivare puntuali se non si incontrano ostacoli. Siccome gli ostacoli sono una costante, arrivare puntuali è praticamente impossibile e quindi non richiede scuse, altrimenti passeremmo la vita a scusarci di tutto. Bisogna saper arrivare in ritardo con una certa nonchalance che si sviluppa, appunto, con gli anni.

  • Dire di no ad un invito senza aggiungere il perché. Non c’è un perché, e non deve necessariamente esserci: io, semplicemente, in quel posto non voglio venirci, con te nemmeno, oppure non quel giorno, non se ci sono quelle persone, non se dura così tanto, ecc. ecc., con tutte le varianti del caso. Alla richiesta del perché no, rispondere che non siamo interessati, ovvero non inventare scuse perché non necessarie. Le persone che ci ruotano attorno vanno un po’ educate ad un no senza replica. Se ci viene detto che siamo asociali, rispondere bellamente di si, così loro saranno contente di aver avuto un’illuminazione.

  • Non rispondere al telefono di casa. Attenzione: non rispondere al cellulare è da maleducati, cioè si può non rispondere al momento ma poi la persona che ci ha cercati andrà comunque richiamata. Personalmente ho superato anche tutto questo. Le persone a cui tengo sanno che se non rispondo è perché non è il momento giusto, ma cerco sempre di richiamarle nel breve. Diverso è il telefono di casa al quale, invece, non si risponde e basta. Questo perché il telefono di casa è, per definizione, una rottura di scatole, in quanto squilla sempre nel momento sbagliato, anche se non stavi facendo nulla (ed è proprio perché intendevi non fare nulla che non ti va di rispondere). Alla domanda del perché non abbiamo risposto, benché fossimo a casa (la gente è spesso a caccia di indizi), rispondere semplicemente che noi, al telefono di casa, non rispondiamo. Non serve aggiungere altro.

  • Cambiare idea. Questo è un po’ più difficile. Mi hai invitata fuori, ti ho detto di si 4 giorni fa, ma si sa che il tempo trasforma tutto, no? Quindi, se oggi non mi va più di uscire con te, in qualche modo devo pur dirtelo. Come ci si arriva? Semplice: nella maggior parte dei casi rispondere subito di no, dato che sappiamo che il ripensamento arriverà puntuale. Rispondere di si, invece, se l’uscita o altra occasione, deve avvenire di lì a poche ore, altrimenti non potremo garantire lo stesso stato d’animo.

  • Scappare. Se proprio ci siamo infilati in un locale, in una festa, in una cena con colleghi di lavoro o parenti, per qualche strano motivo, ma si intuisce che l’andazzo è proprio quello che immaginavamo, si può andar via anche solo dopo essere arrivati, in quanto diritto inalienabile. Come si scappa? Si esce tranquillamente senza voltarsi, senza dare spiegazioni o chiedere consigli, o aspettare il momento giusto. Il momento giusto è subito: voltare le spalle, scappare da quel luogo e da quella gente che non fa per noi, e riassaporare la libertà dopo un lungo periodo di prigionia (fossero anche 5 minuti).

Ai prossimi consigli!

ABIURA

GALILEO

22 giugno 1633

Sentenza degli inquisitori:

‘Diciamo, pronunziamo, sentenziamo  e dichiariamo che tu, Galilei sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S. Off.° veementemente sospetto d’eresia, cioè d’aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch’il Sole sia centro della Terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la Terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un’opinione dopo esser stata dichiarata e diffinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dei sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li sudetti errori e eresie, e qualunque altro errore e eresia contraria alla Cattolica e Apostolica Chiesa, nel modo e forma che da noi ti sarà data’.

Risposta di Galilei, in ginocchio davanti ai cardinali della Congregazione:

‘Pertanto, volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d’ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla Santa Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d’eresia lo denonzierò a questo S. Offizio, o vero all’Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò’.

Caro Galileo, sapevi di avere ragione. Non preoccuparti per aver accettato questa umiliazione, è il prezzo che i pensatori d’avanguardia pagano regolarmente; ti ringrazieremo sempre per ciò che ci hai permesso di conoscere, e per aver tentato di scardinare l’ottuso pensiero dominante dell’epoca.

INTELLIGENZA

INTELLIGENZA DELLE SPECIE

Mi domando se sia giusto sostenere che l’uomo sia per definizione il più intelligente del pianeta. Penso piuttosto che l’uomo, essendo dotato di certe caratteristiche e volontà, tra cui il desiderio di competere e di dominare sul prossimo, abbia stabilito che fosse così. Di fatto, la scienza ha sempre cercato di studiare le altre specie animali, in cerca di segnali per affermare eventualmente che l’una o l’altra specie fosse più intelligente di quanto l’uomo si aspetterebbe. Il giudizio, quindi, è sempre il nostro, e non verrà mai detto che una specie sia, un giorno, ritenuta più intelligente dell’uomo stesso. Il fatto è che non desideriamo, in fondo, realmente saperlo, e gli esperimenti che conduciamo mirano a comprendere se il cervello di altri sia in rapporto più grande del nostro, se essi assumono comportamenti simili ai nostri, se possono avere dei sentimenti che ricordino i nostri. Cioè: noi siamo il punto d’arrivo, e semmai le altre specie possono dimostrare di essere meritevoli di somigliarci. Non siamo proprio capaci di prendere solo atto che le altre specie abbiano la loro straordinaria intelligenza e le loro straordinarie abilità, e sentimenti, a prescindere da qualunque somiglianza! Noi dobbiamo classificare tutto, stabilire una gerarchia su tutto, quelli di serie A e quelli di serie B. Deve essere proprio una malattia che ci appartiene. Del resto, tanto abbiamo deciso che le altre specie siano per noi cibo, forza lavoro, gioco. Ma se, invece, esistessero altre forme di intelligenza, altri sentimenti a noi sconosciuti, comportamenti che l’uomo non sarebbe in grado di intraprendere e che non è in grado di studiare nell’altro? L’umanità ha un certo livello medio di intelligenza, ma il livello di alcuni è molto al disotto della media; essendo al disotto della media, è anche al disotto dell’intelligenza di altre specie, per ciò che già ci è noto. Chiunque di noi conosce almeno una persona di una stupidità disarmante, mentre in natura nessun animale è mai stupido. Sempre che ‘stupido’ sia il termine corretto. Ma l’uomo ritiene stupidi tutti quegli esseri che non hanno la sua forma. Ed è pensando così che egli stesso diviene stupido, non alzando lo sguardo da se stesso e con la solita presunzione che le altre specie non hanno.