Iniziare

E’ successo così, per me. Ho iniziato a non volermi cibare di cuccioli. Non sopportavo l’idea di sapere che un cucciolo fosse stato strappato a sua madre. Era una violenza per lui e per chi lo aveva messo al mondo, privata della possibilità di guardarlo negli occhi, di sapere che, facendolo crescere e diventare adulto col suo accudimento, avrebbe risposto alla sua missione. Era una violenza per la madre, il sentire che gli veniva tolto e che non lo avrebbe più visto. Era una violenza per il cucciolo, strappato con forza da quella madre accudente e per sempre. I loro sguardi non si sarebbero mai più incrociati, il loro calore, la loro vicinanza, la natura stessa della loro esistenza condivisa, non sarebbe più stata possibile. E lui sarebbe andato incontro ad una morte atroce, di strazio, di pianti. Lui che, ignaro, non aveva chiesto di nascere per questo. 

Così, nel mio piatto non ho voluto, ormai da moltissimi anni (ero davvero piccola), alcuna carne di cucciolo. Zero agnelli, zero capretti, zero maialini. Non era ciò di cui desideravo cibarmi, non gradivo che qualcuno decidesse per me. Avevo le idee molto chiare, le ho sempre avute. Non sempre ho saputo chi fossi, ma ho sempre saputo chi non voglio essere. Non voglio che alcun animale soffra per me. Nessuno.

Poi, crescendo, ho cominciato ad approfondire molto più la mia conoscenza sull’argomento. Quando si entra in questo contesto, è una via di non ritorno. Si amplia, si allarga, e tu senti che stai meglio. Non è una questione fisica, anche se c’è del buono in questo, è soprattutto una questione mentale. E’ una questione di anima. Senti che stai facendo la cosa giusta, ne hai la piena consapevolezza. Quando guardo un animale negli occhi, io vedo il bene. Come potrei cibarmene? Come potrei sopportare che abbia sofferto? Per soddisfare cosa?

Così, ogniqualvolta scoprivo l’atroce trattamento riservato ad una specie, ogniqualvolta venivo informata di uno scempio, ebbene quell’informazione era per sempre, si incideva nel mio essere. Quel genere di animale spariva immediatamente dal mio piatto, senza se e senza ma. Ero inorridita. A casa mia tenevo già banco, chiedevo già a tutti di rinunciarvi. Non per forza, ma le mie argomentazioni, i documenti che portavo non lasciavano dubbi sulla scelta che si sarebbe dovuta fare. E’ così, se si ha una coscienza. Ho bandito, via via, tutte le carni, considerato che i tre quarti di esse nemmeno mi piacevano ed erano già bandite. Il pesce pure, quello non avevo neanche iniziato a mangiarlo. Voglio decidere io quale deve essere il prezzo e non può essere questo. Voglio decidere io se la sofferenza deve appagarmi. E non può farlo.

 

DISCORSO DI FINE ANNO

Fate nuovi propositi: siate ciò che volete essere!

di Paramahansa Yogananda

yogananda

I brani seguenti sono tratti da un discorso tenuto da Paramahansa Yogananda il 31 dicembre 1934 alla Casa Madre della organizzazione da lui fondata, la Self-Realization Fellowship. L’intero discorso è pubblicato in Verso la realizzazione del Sé, terzo volume di una collana antologica che raccoglie le conferenze e i discorsi di Paramahansa Yogananda. (Pubblicato dalla Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini editore, Roma, copyright © 2006)

 

 

Fate nuovi propositi con riferimento a ciò che volete fare e a ciò che volete diventare nel prossimo anno. Stabilite un programma; portatelo a termine, e vedrete quanto sarete più felici. Se non riuscirete a rispettarlo significa che avete paralizzato la vostra volontà. Non avete un amico migliore né un nemico peggiore di voi stessi. Se vi aiuterete avrete successo. Non esiste legge divina che vi impedisca di essere ciò che volete essere e di compiere ciò che volete compiere. Nessun evento negativo può influire su di voi senza il vostro permesso.

Golden Lotus Rule Long

Niente deve indebolire la vostra convinzione di poter diventare tutto ciò che volete. Nessuno può ostacolarvi, tranne voi stessi. Sebbene il mio Maestro, Swami Sri Yukteswarji, mi ripetesse continuamente questo concetto, all’inizio è stato difficile credere che fosse vero. Ma nella mia vita, ogniqualvolta ho usato il dono divino della forza di volontà ho scoperto che mi ha sempre salvato. Non utilizzare la volontà significa rimanere inerti come un sasso, come un oggetto inanimato, significa diventare un essere umano inutile.

Golden Lotus Rule Long

Come un grande faro nascosto, il pensiero costruttivo vi indicherà con certezza la strada che conduce al successo. È sempre possibile trovare una via se riflettete con sufficiente profondità. Le persone che si arrendono troppo presto offuscano la forza del pensiero. Per raggiungere il fine che vi siete prefissi dovete fare del vostro meglio nell’usare il pensiero fino a renderlo così luminoso da rivelarvi la strada che conduce alla meta.

Eliminate i pensieri negativi e le paure. Ricordate che quali figli di Dio siete dotati delle stesse potenzialità che possiede il più eccellente degli uomini. In quanto anima, nessuno è migliore di un altro. Sintonizzate la vostra volontà affinché possa essere guidata dalla saggezza di Dio che si esprime nella saggezza dei saggi. Se la vostra volontà si unisce alla saggezza, potete realizzare qualunque cosa. 

Golden Lotus Rule Long

Le cattive abitudini sono le vostre peggiori nemiche. Vi puniscono, inducendovi a fare cose che non vorreste fare e vi costringono poi a pagarne le conseguenze. Dovete abbandonarle, dovete superarle mentre progredite. Ogni giorno dovrebbe rappresentare un passaggio dalla vecchie abitudini a nuove abitudini migliori. Nell’anno che sta per incominciare fate il solenne proposito di mantenere soltanto quelle che favoriscono il vostro bene supremo.

Il modo migliore di liberarvi dalle tendenze indesiderabili è quello di non prestare loro attenzione; non accettatele. Non permettete mai a un’abitudine di impossessarsi di voi… Dovete abituarvi a dire ‘non voglio’. Evitate tutto ciò che stimola le cattive abitudini. 

Golden Lotus Rule Long

Non lasciatevi limitare dalla meschinità dell’egoismo. Includete il prossimo nei vostri successi e nella vostra felicità, allora farete la volontà di Dio. Quando pensate a voi stessi, pensate anche agli altri. Quando cercate la pace, pensate anche a coloro che hanno bisogno di pace. Se fate del vostro meglio per rendere felice il prossimo, scoprirete che state compiacendo il Padre.

Vivere in armonia, vivere con la forte determinazione di fare la volontà di Colui che vi ha mandati sulla terra è l’unica cosa che dovrebbe interessarvi. Non perdetevi mai di coraggio, e sorridete sempre. Fate in modo che il sorriso del cuore e il sorriso del volto siano in perfetta armonia. Quando il corpo, la mente e l’anima esprimono il sorriso dell’intima consapevolezza di Dio, potete donare sorrisi a tutti ovunque andiate.

Golden Lotus Rule Long

Frequentate sempre coloro che possano ispirarvi; circondatevi di persone che vi elevino. Non lasciate che i vostri propositi e i vostri pensieri positivi siano avvelenati dalle cattive compagnie. Anche se non riuscite a frequentare una buona compagnia capace di ispirarvi, potete trovarla nella meditazione. La compagnia migliore è la gioia che provate nella meditazione. 

Golden Lotus Rule Long

La coppa della vostra vita interiore ed esteriore è colma della Presenza Divina, ma per mancanza di attenzione non percepite l’immanenza di Dio. Quando vi sintonizzate con Lui, nello stesso modo in cui si sintonizza una radio, allora potrete ascoltare lo Spirito. È come se prendeste una bottiglia piena di acqua marina, la sigillaste, e la metteste nell’oceano; sebbene la bottiglia galleggi sull’acqua, il suo contenuto non si fonde con l’oceano. Ma aprite la bottiglia, e l’acqua che contiene si unirà al mare. Dobbiamo rimuovere il sigillo dell’ignoranza prima di poter comunicare con lo Spirito.

Golden Lotus Rule Long

Attraversate i portali dell’anno che sta per iniziare con una nuova speranza. Ricordate che siete figli di Dio. Dipende da voi ciò che diventerete. Siate orgogliosi di essere Suoi figli. Che cosa avete da temere? Qualsiasi cosa succeda, sappiate che è il Signore a mandarla, e che dovete riuscire a vincere le sfide quotidiane. In questo consiste la vittoria. Fate la Sua volontà; allora niente potrà nuocervi. Egli vi ama eternamente. Pensate a questa verità, credete in questa verità, siatene consapevoli. E all’improvviso, un giorno, scoprirete di essere eternamente vivi in Dio.

Meditate di più e abbiate fiducia nella ferma consapevolezza che Dio è sempre con voi, qualunque cosa accada. Allora vedrete alzarsi il velo dell’illusione e sarete una cosa sola con Lui. In questo modo ho trovato nella mia vita la più grande felicità. Ora non cerco più nulla, perché ho tutto in Lui. Non mi separerei mai dal più prezioso di tutti i beni.

Questo è il messaggio che rivolgo a voi tutti per l’anno nuovo.

 

Il libro tibetano dei morti

LIBRO TIBETANO DEI MORTI

Qualcuno, incuriosito e volendo sapere cosa stessi leggendo, si è messo a ridere. Ha iniziato con gli scongiuri e le solite battute cretine. Si sa, da noi di tutto si può parlare fuorché della morte. E invece, ho appena finito questo libro ed è proprio nel mese delle festività che ritengo di volerne parlare, perché festeggiamenti e morte vanno a braccetto, più di quanto non ci si renda conto.

Questo libro parla della profonda conoscenza che la civiltà tibetana ha del processo della morte e di tutti i suoi stadi intermedi, dai momenti appena precedenti ad essa fino al momento della completa liberazione e alla successiva reincarnazione. Insegna a prepararsi alla morte durante il corso di tutta la propria vita per arrivare pronti, per sapere di che si tratta, per non esserne spaventati, per avere idea di cosa succederà dopo. Vi si trovano tutte le preghiere che vanno recitate sia personalmente che da parte dei conoscenti o parenti che, attraverso di esse, accompagneranno la persona cara durante l’intero processo. Vi sono spiegati i preparativi di tipo etico, che implicano il controllo mirato delle proprie abitudini di vita come se la morte fosse imminente. Esse sono: sviluppare la generosità, la sensibilità verso il prossimo e la tolleranza. Un’altra indicazione è quella di donare cose che ci appartengono: non solo quelle che non ci interessano, bensì proprio quelle che ci piacciono. Questo perché ciò che conta non è la grandezza del dono, bensì l’attaccamento che noi abbiamo sviluppato verso di esso. Praticandolo, e osservando i processi mentali che accompagnano l’atto di abbandonare ciò a cui si è attaccati, trascendiamo il nostro ego e giungiamo a fine vita con maggiore umiltà e privati di attaccamenti che ci farebbero odiare la morte. Bisogna anche osservare i nostri sentimenti e le nostre relazioni pensando che potremmo non esserci più e, dunque, ciò che più dovremmo avere a cuore è la felicità delle persone che amiamo. Occorre concentrarsi sulle azioni che rendono i nostri amici e i nostri cari non divertiti in maniera superficiale, ma realmente felici. E’ bene pensare agli altri prima che a noi stessi. Comprendere che ogni legame è temporaneo.

Devo lavorarci molto, sono così imperfetta….

IMMENSO

‘Già diverso tempo addietro, leggendo il bellissimo libro Ethics of Diet, m’era venuta voglia di visitare un macello, per vedere con i miei occhi la sostanza della questione di cui si tratta appunto quando si parla di vegetarianismo. Ma continuavo ad aver degli scrupoli, così come sempre se ne hanno ad andare a vedere delle sofferenze che si è ben certi di trovare, e che non potrai far nulla per scongiurare, e così rimandavo sempre il giorno.

Ma poco tempo fa mi imbattei, per strada, in un macellaio, che era venuto a casa dei suoi e che stava tornando a Tula. E’ un macellaio ancora inesperto, e il suo compito è perciò quello di dare il colpo di pugnale. Gli domandai se non provava compassione, a uccidere quelle bestie. E mi rispose così come rispondono sempre: ‘C’è poco da aver compassione. Quel lavoro lì bisogna farlo’. Ma quando gli dissi che non era indispensabile mangiar carne, ne convenne e allora convenne pure del fatto che si, le bestie facevano compassione.

Non bisogna indignarsi al punto di odiare gli uomini per pietà verso gli animali, bisogna invece agire in conformità di ciò a cui spinge questo sentimento, e cioè non mangiare carne di qualsiasi essere a cui sia stata tolta la vita. Sono convinto che nei prossimi secoli la gente racconterà con orrore e ascolterà con dubbio come i loro antenati ammazzavano gli animali per mangiarli. Il vegetarianismo si diffonde molto rapidamente.

Non siamo struzzi, e non possiamo credere che se non guarderemo, ciò che non vogliamo vedere non esisterà più. E tanto meno lo possiamo, quando ciò che non vogliamo vedere è quel che vogliamo mangiare. E soprattutto, se almeno fosse necessario tutto ciò! O magari non necessario, ma se non altro almeno utile a qualcosa. E invece? Niente, non è di nessuna utilità. (Coloro che ne dubitano leggano quei numerosi libri che sono stati scritti a questo proposito da scienziati e da medici, e nei quali viene appunto dimostrato che la carne non è affatto necessaria all’alimentazione umana. E non ascoltino invece quei medici veterotestamentari che difendono a spada tratta la necessità di far uso di carne solamente perché la carne è stata ritenuta necessaria per lungo tempo dai loro predecessori e poi anche da loro stessi; costoro la difendono caparbiamente, con malevolenza, così come si difende sempre quel che è vecchio e va ormai cadendo in disuso). Serve soltanto a educare la gente ai sentimenti bestiali, a sviluppare la bramosia, la lussuria, l’ubriachezza. Il che trova perennemente conferma nel fatto che uomini giovani, buoni, non guastati ancora, e in particolar modo le donne e le fanciulle, sentono, pur senza saperlo, che così come da una cosa ne deriva un’altra, allo stesso modo la virtù non è compatibile con la bistecca, e non appena desiderano esser buoni, abbandonano appunto i cibi a base di carne.

Per qual motivo l’astinenza dal cibo animale sarà appunto il primo atto della vita morale, è stato detto ottimamente e non da un uomo soltanto, ma da tutta quanta l’umanità, nella persona dei suoi migliori rappresentanti, e ininterrottamente, fin da quando l’uomo ha cominciato ad affacciarsi alla consapevolezza. Ma allora perché, se l’illegittimità, ovverossia l’immoralità del cibo animale è nota all’umanità da così gran tempo, gli uomini non sono ancora pervenuti alla consapevolezza di questa legge? domanderanno gli uomini, che per loro natura si lasciano guidare non tanto dalla loro ragione, quanto piuttosto dall’opinione comune. La risposta a questo interrogativo è che tutto il cammino percorso dagli uomini nella scoperta della morale, il quale cammino costituisce il fondamento d’ogni cammino umano, lo si è potuto percorrere e lo si percorre soltanto lentamente; ma che indizio certo d’un progredire autentico, e non accidentale, lungo questo cammino, è la sua continuità e la sua costante accelerazione.

Tale è appunto il progredire del vegetarianismo. Esso ha trovato espressione in tutti i pensieri che gli scrittori vi hanno dedicato e nella vita stessa dell’umanità, che inconsapevolmente sta passando sempre più dal carnivorismo ai cibi vegetali, mentre consapevole espressione di ciò sono le dimensioni sempre maggiori e la particolare forza che va assumendo il movimento vegetariano.

Uccidendo, l’uomo sopprime anche in se stesso le più alte capacità spirituali, l’amore e la compassione per le altre creature viventi e, sopprimendo questi sentimenti, diventa crudele’.

Lev Tolstoj, nel suo articolo Il primo passo.

IMMENSO.

Le cose accadono

LE COSE ACCADONO

Ci sono giorni in cui tutto mi sorprende. A volte lo avverto sin dal mattino, che delle cose capiteranno, degli incontri avverranno, delle sorprese mi aspetteranno, ma ne rimango stupita lo stesso. Apro gli occhi e sento che la mia vita sta scorrendo perfettamente, come un dolce ruscello. Non sempre avviene, naturalmente, ma quando avviene mi sento felice.

Non è legata all’aver ottenuto qualcosa, o qualcuno, né all’aver raggiunto una meta, ma è esattamente il contrario. E’ quando si allenta la presa, che queste giornate accadono, quando ci si lascia trasportare dalla vita secondo un progetto più alto e fidandoci. Il che non significa non avere progetti (io ne ho anche troppi!), ma significa non esservi particolarmente attaccati. Significa formularli dentro di sé ma lasciarli andare sapendo che se si realizzeranno erano la strada giusta per noi, se non lo faranno avremo altri progetti a cui pensare. Significa comprendere che siamo inseriti in una rete enormemente più grande, e che può accaderci solo ciò che ci offre un insegnamento. Allora, quando si lascia andare, quando si permette che le cose, così come devono accadere, accadano, è allora che accade esattamente ciò che desideriamo, con la differenza che ciò che abbiamo ottenuto non genererà in noi un senso di successo e di raggiungimento di obiettivi, ma piuttosto un senso di gratitudine per ciò che ci viene offerto. Inizieremo a fare incontri sorprendenti, trovando nelle persone qualcosa di meraviglioso, delle similitudini inaspettate. Qualcuno, di perduto nel tempo, ci ricontatterà e vorrà rivederci, riabbracciarci. Gli eventi si concateneranno in una maniera sorprendente per portarci diritti verso i nostri desideri, piccoli e grandi. Qualcuno ci dirà delle parole che mai ci saremmo aspettati da lui, o farà un gesto che ci lascerà sorpresi. Le cose accadranno come se qualcuno le stesse disponendo in ordine davanti a noi e per noi. E a quel punto, non saranno più le cose a renderci felici, ma il miracolo in sé. Secondo le filosofie orientali, noi siamo già felici, in quanto questa è la condizione stabile della nostra anima. L’infelicità che, eventualmente, la sovrasta, è dettata dalla mancanza di consapevolezza del fatto che noi siamo già felici; basta vivere con un senso di armonia e lasciando che le cose accadano, le persone arrivino e vadano, senza porvi ostacoli, accettando con benevolenza ciò che viene disegnato per noi. Allora, non accadono eventi qualunque, ma eventi meravigliosi. Questa è la prova che si riceverà.

L’ALBA

ALBA

L’alba: quel preciso e magico momento che reca con sé il risveglio, la rinascita, ciò che ancora non è accaduto, il raccolto della nostra semina. La amo da impazzire, insieme al tramonto che però ha tutt’altro significato. Nonostante la sua vocazione di rinascita, porta comunque con sé un che di malinconico, ed io me ne accorgo quando la vivo stando immersa nella natura. Allora, così come al tramonto molte specie animali escono allo scoperto dopo esser rimaste nascoste per tutto il giorno, e iniziano il loro lavorio notturno consapevoli che avranno un tempo preciso per svolgerlo, è al momento esatto dell’alba che esse tornano all’unisono a rintanarsi, per lasciare spazio ai loro amici diurni. Ciò che per alcuni si definisce tramonto, per altri si definisce alba. E’ comunque un inizio e una fine al tempo stesso, un passaggio di testimone tra chi riposa e chi veglia. Il giorno e la notte, la luce e il buio, la voce e il silenzio.

Il tramonto porta un sospiro, un rimpianto, un’occasione perduta; a lui si affidano i nostri ricordi, le nostre lacrime, il nostro saluto. L’alba, invece: lei ci dice di non temere, è una lunga mano sul nostro capo e ci accompagna in un nuovo spiraglio di vita. A lei ci affidiamo.

 

Ecco un brano con cui godere dell’alba: Kokin Gumi, Flowers.  

Il loro canto

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Balenieri islandesi uccidono una balena incinta in via d’estinzione e cercano di farne sparire rapidamente il feto per non farsi scoprire, ma vengono sorpresi e immortalati dagli attivisti che ne stavano monitorando il lavoro. Protagonisti di questo ennesimo, orrendo crimine contro la biodiversità, i balenieri della Hvalur hf, la compagnia islandese del magnate Kristján Loftsson che dall’inizio della stagione di caccia, avviata a giugno, hanno già ucciso oltre cento balenottere comuni (Balaenoptera physalus), una specie minacciata di estinzione e classificata con codice EN (endangered, in pericolo) nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Il tanto utilizzato Whalegrenade-99, creato e realizzato in Norvegia dal 1999, è un arpione che viene sparato grazie a 30 gr di esplosivo, il tetranitrato di pentaeritrite (chiamato anche pentrite), uno degli esplosivi più potenti al mondo. L’arpione penetra a una profondità di un metro e mezzo all’interno del corpo della balena e dovrebbe ucciderlo prima ancora che gli artigli caricati a molla si liberino e avvolgano il suo corpo. 

Il signor Loftsson, 75 anni, è l’ultimo cacciatore commerciale di balene fin al mondo. È stato denunciato da gruppi ambientalisti e le sue imbarcazioni sono state affondate da attivisti radicali, ma qui la sua attività è legale perché l’Islanda non riconosce la moratoria internazionale sulla caccia commerciale.

Oggi, Islanda e Norvegia sono gli unici paesi che consentono la caccia commerciale alle balene. I cacciatori giapponesi operano con un permesso di ricerca rilasciato dal proprio governo e la caccia aborigena alla sussistenza si svolge in una manciata di paesi che comprende Stati Uniti, Canada, Russia e Groenlandia.

A livello globale, le balene di aletta sono elencate come minacciate dall’Unione internazionale per la conservazione della natura e la caccia commerciale della specie è stata fermata in Islanda per 20 anni, sebbene alcune balene siano state prese sotto permessi scientifici.

Il paese è costantemente sotto pressione internazionale per porre fine alla caccia alle balene. Nel 2013, il presidente Barack Obama ha chiesto la fine della caccia. L’anno seguente, l’Unione Europea ha guidato una protesta internazionale contro la caccia alle balene in Islanda. Quest’estate, il Ministero della pesca islandese ha concesso alla compagnia del signor Loftsson il permesso di cacciare 238 balenottere.

Povere creature, evolutissime, meravigliose, che emettono un canto per comunicare tra loro e con noi, che provano sentimenti quali amore e tristezza. Che sentono. Poveri noi, che non riconosciamo in loro null’altro che del cibo e non abbiamo pietà per le loro maternità, per i loro feti, per loro stesse. Poveri noi, che consideriamo il prossimo per la sua carne e infliggiamo qualunque supplizio credendo di averne diritto. Abbiano compassione, queste balene, di ciò che noi siamo. Loro, che secondo le filosofie orientali sono, su un piano evolutivo, appena prima dell’uomo.

Anime gemelle

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L’incontro con un’anima gemella non è mai casuale anche se può avvenire in una circostanza qualunque; avviene tramite un susseguirsi di sequenze che ci portano diritti a lei. Quello che è certo, è che – a partire da quel preciso incontro – noi non saremo più la stessa persona. E’ proprio questo che distingue l’incontro con un’anima gemella da qualunque altro, cioè la sua missione. Quando due anime gemelle entrano in rapporto, qualcosa di insolito viene percepito all’istante, come se un essere superiore ci avesse premuto un tasto e ci chiedesse di ascoltare con attenzione, perché un messaggio importante starà per esserci donato.

Il messaggio che quest’anima ci porta, non ha nulla a che vedere con alcuna esigenza terrena, anche se queste possono sussistere perché fungono da veicolo necessario, ma con una missione di elaborazione e guarigione della nostra parte più profonda, dei nostri dolori, dei nostri demoni, e lei inconsapevolmente genera tale processo di guarigione attraverso le proprie azioni. Nulla è dovuto al caso.

Le anime gemelle non sono, come spesso si sente dire, coloro che si incontrano per unirsi ad esempio in matrimonio o in una lunga amicizia, in quanto non si muovono su rapporti d’amore né d’amicizia, né di odio o di stima; nulla di tutto ciò. Stiamo parlando di rapporti tra anime, che si attraggono in una dimensione non percepibile razionalmente, in funzione del grado di evoluzione che ognuna ha raggiunto e del percorso che dovrà ancora compiere. Questo tipo di aggancio è inspiegabile a livello conscio, ma ciò che, invece, è più facile da comprendere sin da subito, da percepire, è che quell’incontro ci lascia sin da subito sgomenti, in quanto abbiamo la sensazione che quell’anima ci appartenga, sia noi stessi, ci conosca nel più profondo e ci obblighi ad una profonda ristrutturazione di noi. A partire da quel momento, infatti, l’evolversi dei fatti ci indurrà a cambiare il nostro comportamento e modo di essere come non saremmo stati in grado di fare da soli; ci porterà a mettere in discussione ciò che eravamo fino a un attimo prima e per sempre.

L’incontro tra anime gemelle è, per questo, spesso tormentato e conflittuale, in quanto non ha avuto luogo per stabilire quell’armonia possibile da ottenere in un incontro tra persone affini, ma proprio per metterci in discussione, per cercare delle risposte e intervenire con un profondo cambiamento. La rinascita sarà potentissima.

Ciò che davamo per scontato non lo è più, ciò a cui non pensavamo affatto è ora possibile.

Un’altra caratteristica degli incontri animici di questo tipo è la loro durata. Essi non sono necessariamente frequentazioni lunghe, in quanto durano il tempo che necessita lo scardinamento dei falsi valori o dei disvalori a cui eravamo attaccati. Pur allontanandosi con vari pretesti e per cause diverse, due anime gemelle si apparterranno per sempre, così come si sono appartenute in precedenti vite e in altre forme. Esse si sono infatti cercate e ritrovate, riconosciute all’istante. Hanno interagito innestando nell’altra quel seme che germoglierà, riportando le cose in un equilibrio che l’altra stava perdendo. In qualche modo, incontriamo un’anima gemella proprio quando ne abbiamo bisogno, quando avevamo necessità che qualcuno ci aiutasse a liberarci da alcune gabbie entro cui vivevamo, e non saremmo riusciti a farlo da soli, o senza una forte motivazione. Esse sono state chiamate ad intervenire per noi, e questo è l’amore più sublime.

Vanno ringraziate, anche se il rapporto terreno si è frantumato; va riconosciuto che, semplicemente, avevano concluso la loro missione come noi avevamo concluso la nostra con loro. Noi non saremo più gli stessi, e loro neanche. Un seme germoglierà nell’altro, un seme giusto. Ora starà a noi proseguire senza più la loro mano, ma sapremo di ritrovarle di nuovo quando avremo ancora bisogno di loro, e loro di noi.

Rivedere tutto

Tibet

La civiltà tibetana era militarizzata e conduceva campagne per annettere territori delle regioni montane. Ma al principio del VII secolo, un imperatore di nome Songzen Gambo decise di promuovere una trasformazione della cultura e delle istituzioni tibetane da una forma di militarismo feudale ad un modello pacifico e spirituale. Lo fece importando il modello buddista indiano, creando una lingua scritta per i tibetani e traducendovi l’immensa letteratura buddista dal sanscrito. Si trattò di una vera e propria modificazione culturale basata sulla visione morale colta del popolo. Nei secoli a venire, sotto il regno di Trisong Detsen (attorno al 790), ebbe inizio un’intensa attività di accumulo di ogni conoscenza utile in Asia: furono coltivate non solo la filosofia e la psicologia buddiste, ma anche la matematica, la poesia, la medicina, l’arte di governare, le belle arti e l’architettura. Ovviamente il Tibet scelse di smilitarizzarsi.

Nei tre secoli di storia moderna del Tibet, estrema importanza ebbero l’istruzione monastica, la produzione letteraria e filosofica, la pratica della meditazione, lo sviluppo delle arti rituali e celebrative. Questo a livello nazionale. I gradini più alti della società tibetana erano ricoperti dai grandi maestri spirituali. Così, mentre in occidente si sviluppava la conquista materiale dell’universo, oltre che dei continenti, in Tibet erano più interessati alla conquista spirituale dell’universo interiore. Mentre in occidente l’obiettivo è la maggiore produttività materiale, l’obiettivo nazionale tibetano è la maggiore produttività spirituale, che si misura dal grado di saggezza e di compassione.

Ecco cosa penso debba avvenire da noi. Anche se vengo spesso descritta da conoscenti/amici (e fratello) come idealista, io perseguo proprio il mio idealismo e affermo che tutto il male che è presente nella nostra società andrebbe sradicato attraverso una profonda opera di rieducazione della nazione. Per non essere troppo lunga in questo post, descriverò prossimamente cosa vorrei che avvenisse.

Dean Spanley

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Dopo aver scritto sul Festival di Yulin vorrei invece dedicare un film a tutti coloro che i cani li amano. Il film è ‘Dean Spanley’, di Toa Fraser, con un cast eccezionale. E’ pubblicato su You Tube ed è definito impropriamente una commedia, mentre è drammatico e sentimentale in tutto e per tutto. Seguitelo fino alla fine, per cogliere le soprese dell’intreccio.

Lo dedico a chi, come me, crede nella trasmigrazione dell’anima, a chi ama, appunto, i cani, e vorrebbe sentirsi nei loro panni per un paio d’ore. E’ un racconto intenso, che non lascia indifferenti, che emoziona. Beh, io mi emoziono spesso, devo dire, di continuo, forse troppo.

Ma vorrei non essere così?

Buona visione.