S. Natale

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A voler essere coerenti, tutti i non credenti in un Dio cristiano, nonché tutti gli atei, dovrebbero scendere in piazza per chiedere di non essere obbligati a festeggiare il S. Natale. Quindi, ad esempio, dovrebbero chiedere che siano abolite le chiusure per festività nei propri luoghi di lavoro e, anzi, che possano tenerli aperti loro stessi svolgendo il lavoro anche per gli altri (per il principio di libertà di culto). Dovrebbero chiedere che le scuole e gli asili rimangano aperti per i propri figli non credenti, dato che, così come i figli di credenti sono in qualche modo condizionati dal credo dei genitori, anch’essi lo sono dal non-credere degli stessi. Dovrebbero ritenere quel giorno, e i giorni attigui, come normali giorni di lavoro e di ordinaria attività.

Perché, piaccia o no, vi si creda o no, il Natale è una festività religiosa, ovvero la ricorrenza della nascita di Gesù. Direi che poco importa sapere che nel mese di dicembre si effettuavano i festeggiamenti dei Saturnali dei tempi antichi, in quanto duemila anni di cristianesimo hanno modificato totalmente il significato delle cose e delle tradizioni antiche. Personalmente, avrei voluto che anche le pratiche antiche permanessero, avrei voluto che nessuna festività andasse ad innestarsi su quelle già preesistenti, poiché ho grande ammirazione per tutte le antiche civiltà e per la loro saggezza profonda. Ma dato che oggi il S. Natale è strettamente connesso alla nascita di Gesù, suggerirei a chi non vi crede di esercitare i propri festeggiamenti in altro periodo dell’anno, proprio per prendere le distanze da esso, venendo però in quei giorni regolarmente a lavorare e pretendendo che nulla si fermi.

E’ singolare constatare come molti non credenti (nulla contro di loro, sia chiaro) comincino ad addobbare casa molto prima dell’8 dicembre, anticipando le pratiche natalizie fino a farle coincidere con i tempi dei negozi, che ormai offrono le mercanzie da ottobre. Forse non credono in Dio ma credono nel consumismo e, dunque, sono più innamorati loro del Natale di tutti gli altri. Si dirà che quel giorno è anche altro, ossia un recupero di vicinanza con il prossimo e di calore familiare, ma sono questi degli aspetti che andrebbero mantenuti sempre, prescindendo da ogni festività. Si dirà che serve per lo scambio di un dono. Può darsi, ma per chi è nato in Italia il Cristianesimo rappresenta le sue radici, e quando si pensa di volerne prendere le distanze, si prendono le distanze dal nostro stesso passato lontanissimo e dalla nostra cultura, e si prendono le distanze da tutto ciò che in duemila anni è accaduto attorno a quelle vicende, ossia una storia lunghissima, moltissimi popoli, grandi letterati e filosofi, artisti immensi e tutto ciò che è stato scritto e discusso, ciò che ci è stato lasciato e costruito, compreso ciò che è stato o è andato distrutto. Si pensa forse di prendere le distanze da ciò che meno ci è piaciuto di esso, o di ritenere che tutto sia inventato, ma si ottiene di dimenticare anche il resto e di divenire dei soli acquirenti di oggetti, abbracciando di fatto la più grande e potente religione esistente.

Una risposta a "S. Natale"

  1. Sono d’accordo con te riguardo al fatto che molti non credenti addobbino le proprie abilitazioni a festa, si scambiano doni augurandosi un buon Natale. A questo punto mi chiedo quanto siano coerenti con il loro professarsi non credenti.

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