Vegetarianismo si/no

PERCHE' AMARE GLI ANIMALI

Mi hanno segnalato alcuni gruppi su Facebook che, come massimo divertimento, si impegnano ad insultare (senza però  riuscirci) chi ha scelto di essere vegano o vegetariano, mostrando foto di animali cucinati in tutti i modi e inneggiando alle gesta di quel deficiente di Cruciani. Da parte mia, che sono stata vegana e, negli ultimi tempi, più vegetariana, ammetto di non amare alcuna forma di violenza, che è poi il principio base che sta alla scelta stessa. Quindi, non posso accettare che chi abbia scelto di essere vegano o vegetariano adotti dei modi o un linguaggio di violenza e accusa nei confronti di chi non lo è. Ma soprattutto, non amo alcuna forma di corporazione, setta, formazione ideologica che pratichi un’ortodossia del pensiero. Piuttosto, se e quando si creano le occasioni con le persone che incontriamo, ha più senso spiegare le proprie ragioni e invitare l’altro ad ascoltarci. Va anche detto, però, che questi gruppi su Facebook (e ricordo che si tratta di un ambiente dietro il quale si scherma il proprio nanismo per apparire dei giganti), perlomeno quelli di cui mi hanno inviato alcuni screen-shot, basano principalmente la propria contro-argomentazione sostenendo che la carne sia buona e gustosa. Personalmente, credo anch’io che – data la cucina italiana – molte pietanze a base di carne siano squisite. E’ ovvio però che la questione del gusto non è certo la prima ragione che può portare a scegliere di mangiare o non mangiare carne o pesce, o derivati animali. Non intendo qui discorrere sulle ragioni fondamentali e, in primis, etiche. Vorrei citare solo la teoria dell’uomo grattacielo, secondo la quale ogni essere umano è in grado di leggere la realtà, e di viverla, secondo il proprio livello evolutivo. Parliamo di evoluzione della coscienza, non quindi di livelli raggiunti su un piano del successo materiale ma bensì spirituale. Un uomo che si trovi al piano terra di un percorso evolutivo, non si porrà domande che è possibile porsi solo se ci si trova ai piani superiori. Il mio personale invito a chi voglia confutare la scelta vegana o vegetariana, quindi, è semplicemente di conoscere e approfondire le ragioni di chi la sceglie, informarsi, leggere, studiare, seguire conferenze, magari provare, domandarsi e domandare, sentire, immaginare, ipotizzare, aprire la mente, non accontentarsi di due battute da bar, ma innalzare il proprio pensiero in una disquisizione ben più elevata, etica, filosofica. Insomma: fino a che certi gruppi mostreranno di voler trattare la questione come fossero alle giostre, il risultato sarà sempre di apparire un po’ stupidi. Se invece cominceranno a prendere sul serio la questione, per confutarla, allora il dibattito può essere interessante. Soprattutto, uscite dal branco e pensate con la vostra testa, sentite con il vostro cuore, e salirete di piano.

INGOZZATE VOI STESSI

FOIS-GRAS

C’è qualcosa che non quadra nella definizione che la Treccani offre per il termine ‘Umanità’.

Umanità:  Sentimento di solidarietà umana, di comprensione e di indulgenza verso gli altri uomini.

Ma come? Quindi quando utilizziamo questo termine riferendoci ad altri esseri senzienti , lo utilizziamo impropriamente? Ok, allora ditemi qual’è quel termine che si può utilizzare quando si vuole intendere l’uso delle migliori qualità umane verso un essere senziente non-umano. 

A nessun uomo degno di questo nome, dotato cioè di umanità, dovrebbe venire in mente di ingozzare due volte al giorno delle anatre da fois-gras, introducendo loro una pompa idraulica che va dritta fino allo stomaco e inducendo la steatosi del fegato, cioè facendole appositamente ammalare, per poi sgozzarle dopo 80 giorni in cui sono tenute in gabbie affollate, senza poter, per la loro breve esistenza, alzarsi o aprire le ali.

Questa pratica fa schifo, come del resto fa schifo il fois-gras stesso, diciamolo pure. Fa schifo il suo sapore, fa schifo il fatto che ci si starebbe cibando di una malattia, fa schifo il non chiedersi nulla, l’ignorare tutto, il sapere ma fregarsene. Nessun cibo che richiede violenza va consumato. Nessuno. Ci viene richiesto dalla tradizione culinaria? E chissenefrega! Ci viene richiesto dai precetti religiosi? Al diavolo tutti i precetti di tutte le religioni. Abbiamo o no una coscienza? Allora possiamo decidere da soli senza che ci venga detto da qualcuno che si fa così perché è così che si è sempre fatto, è così che ci si è sempre cibati. Non facciamocelo bastare. Decidiamo noi se il nostro cibo deve derivare da una violenza di questo tipo o se possiamo farne a meno. 

Non sono contraria alla pratica dell’ingozzamento. Semplicemente, ognuno ingozzi se stesso e non altre creature.

P.B. SHELLEY

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P.B. SHELLEY  (1792-1822)

Di questo grande poeta romantico inglese, amico di John Keats e Lord Byron, marito di Mary Shelley (autrice di Frankenstein) e morto prematuramente all’età di trent’anni, ho letto alcune poesie rimanendone colpita. Ecco un esempio.

Ti amerei.

Ti amerei nel vento

Sotto il cielo terso in primavera

Tra la dolcezza delle rose.

Ti amerei nel canto degli uccelli All’ombra della vegetazione

Sulle pietra calda e nuda

Sotto il solo bruciante,

Nella frescura dell’erba

E con il canto degli insetti.

Ti amerei il giorno e la notte,

Nella calma e nella tempesta

Sotto le stelle che brillano

Sotto la rugiada della notte

E la mattina all’alba

Con il sorriso e con le lacrima,

Ti amerei con tutte le mie forze.

Mi accade a volte, conoscendo una persona o sentendone parlare, o leggendo una storia o una poesia, di percepire alcune vibrazioni che mi allineano a lei. Così, indago un po’ nella sua vita e in questo caso ho approfondito la biografia di Shelley. Ho scoperto che è stato un difensore del vegetarianismo e ha scritto diversi saggi sul tema. Nella sua opera Sul sistema della dieta vegetariana, Shelley scrisse il seguente passaggio:

«Il macello d’innocui animali non può mancare di produrre molto di quello spirito d’insana e spaventevole esultanza per la vittoria acquistata a prezzo del massacro di centomila uomini. Se l’uso del cibo animale sovverte la quiete del consorzio umano, quanto è indesiderabile l’ingiustizia e la barbarie esercitata verso queste povere vittime! Esse sono chiamate a vivere dall’artificio umano solo allo scopo di vivere una breve e infelice esistenza di malattia e schiavitù, perché il loro corpo sia mutilato e violati i loro affetti. Molto meglio che un essere capace di sentimenti non sia mai esistito, piuttosto che sia vissuto soltanto per sopportare una dolorosa esistenza senza sollievo alcuno.»  

Trovata la ragione delle vibrazioni percepite, mi acquieto. Comprendo, ancora una volta, che pensieri e intenzioni simili attirano esseri simili, anche se appartenenti a secoli differenti.

La corrida dei vigliacchi

CORRIDA

Copio questo articolo di Claudio Lauretti:

‘Macario, era un toro di circa 4 anni, dall’animo nobile, animo buono, che fin dai primi anni di vita è emerso. Il toro buono ha sempre dimostrato una volontà pacifica, infatti gli allevatori facevano fatica anche a farlo allenare, per prepararlo poi alla “morte“, ovvero alla Corrida. Mentre leggevo la sua storia mi sono chiesto cosa gli passava per la testa a Macario, molto più intelligente di quegli “uomini” spietati che lo vedevano solo come un “oggetto lussuoso porta denaro” da preparare al combattimento.

Quel giorno arrivò.
Macario entrò nell’arena. Tutta la folla che urlava, lui che si guardava intorno, entrando molto lentamente. Insieme a lui entrarono i tre toreri seguiti dalle rispettive cuadrillas. Per chi non lo sapesse ogni cuadrilla è composta da due picadores a cavallo, tre banderilleros e “alcuni incaricati a ritirare il corpo del toro una volta morto”. Ogni corrida è divisa in tre parti chiamate tercios che sono scanditi dal suono della banda e soprattutto dal clarino. Solitamente in ogni spettacolo taurino vengono uccisi sei tori, due per ogni torero. Macario era il primo. Con tutto che stavano infierendo sul suo corpo, lui non si mosse di un passo, con i tre toreri che lo guardavano. Il suo sguardo diceva chiaramente “perchè mi fate questo“, la risposta è stata ovvia. Il tempo passava, lo spettacolo non andava avanti, lo hanno abbattuto, senza alcuna pietà, senza alcuna compassione.

Questa è l’umanità che vogliamo? Questo è il mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli? Questo è il futuro che vogliamo per tutti gli esseri viventi?

Dobbiamo smetterla di compiere questi crimini, non abbiamo bisogno di realizzarsi uccidendo altri esseri viventi, ne questo può essere giustificato da una qualsivoglia profitto o tradizione, perché proprio come il toro e tutti gli animali che quotidianamente uccidiamo, moriremo anche noi uomini. La giustificazione dell’esistenza ancora oggi di questi spettacoli con un ‘argomento che la corrida fa parte delle tradizioni secolari di alcuni popoli, non regge, non può reggere e non deve reggere più. Fermiamo la Corrida, fermiamo la corrida, fermiamo questa tradizione inutile e stupidamente crudele.’

Ecco, in questo blog io e Samuel daremo molta voce a queste creature, con la speranza che chi vorrà leggerci, e non si sia mai posto certe questioni, cominci a porsele. La pratica della corrida è un esempio di idiozia dell’uomo che considera se stesso come dominante su altri esseri, ma soprattutto fa orrore pensare che ci siano uomini che sentano di aver compiuto un’impresa quando, dotati di armi, circondano un toro per ucciderlo e non riescano a provare compassione guardandolo negli occhi. Noi non vogliamo partecipare ad alcun genere di violenza verso chiunque, non vogliamo considerarci superiori, non accettiamo di dover dominare sugli altri.

La Corrida va A B O L I T A senza se e senza ma, e a quei tori va chiesto perdono per non averli saputi comprendere.