
Amo molto le attività manuali, sia quelle più materiali o materiche che quelle più artistiche, e trovo che siano una delle tante forme di meditazione, di introspezione, di ascolto. In quelle ore, sono solo io con i miei pennelli, con i colori da miscelare per trovare l’accordo perfetto, con un ricamo. Sono io con i miei ritagli di stoffa o con i materiali raccolti durante l’anno: le foglie rosse d’autunno, i ramoscelli e i sassi, i fiori essiccati tra le pagine di un libro, le piume. E’ uno stato yogico, di connessione con Dio. Non è del tutto importante ciò che si crea, quanto l’atto in sé del creare. La mente si schiarisce, le virtù emergono: la pazienza, la calma, l’osservazione, la riflessione. Talvolta, mentre lavoro, ascolto un film. Scelgo, in questi casi, film che amo e che ho già visto più volte, perché non potrei seguirne la visione ma posso ascoltare le sfumature dei dialoghi, le pause, le musiche. In un film, si sa, ci sono molti piani da apprezzare. Capita, però, che m’incanti a seguirne una parte; essendo un film che conosco, aspetto che arrivi quella determinata scena. Allora mi fermo e me la gusto ma, poi, riprendo il mio lavoro. Altre volte ascolto musica: dei mantra o il suono del temporale, oppure Mozart, o Bach. Cerco di creare un’armonia tra l’opera, i materiali e la tecnica, e la tipologia di musica. Anche il film non può essere dissonante rispetto a ciò a cui sto lavorando e allo stato d’animo.


è il modo per dargli una “voce”, all’anima… d’altronde “siamo” solo se facciamo, se ci esprimiamo
molto belli i tuoi lavori
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Grazie, ne siamo tutti capaci, credimi.
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Parole verissime anche riguardo al silenzio.
Belle le opere.
Un abbraccio
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