Libertà

LIBERTA'

Per chi, come me, è satura di parecchie cose, descrivo alcuni comportamenti a cui si approda con anni di un certo vissuto e che rappresentano un sano egoismo (direi sanissimo):

  • Arrivare in ritardo. Siccome non è l’appuntamento ad essere importante, ma siamo noi rispetto ad esso (cioè l’appuntamento è importante per me, mentre non lo è in sé), allora arrivare in ritardo è un sacrosanto diritto. E’ bene intanto chiarire che non si arriva mai in anticipo, mentre si può arrivare puntuali se non si incontrano ostacoli. Siccome gli ostacoli sono una costante, arrivare puntuali è praticamente impossibile e quindi non richiede scuse, altrimenti passeremmo la vita a scusarci di tutto. Bisogna saper arrivare in ritardo con una certa nonchalance che si sviluppa, appunto, con gli anni.

  • Dire di no ad un invito senza aggiungere il perché. Non c’è un perché, e non deve necessariamente esserci: io, semplicemente, in quel posto non voglio venirci, con te nemmeno, oppure non quel giorno, non se ci sono quelle persone, non se dura così tanto, ecc. ecc., con tutte le varianti del caso. Alla richiesta del perché no, rispondere che non siamo interessati, ovvero non inventare scuse perché non necessarie. Le persone che ci ruotano attorno vanno un po’ educate ad un no senza replica. Se ci viene detto che siamo asociali, rispondere bellamente di si, così loro saranno contente di aver avuto un’illuminazione.

  • Non rispondere al telefono di casa. Attenzione: non rispondere al cellulare è da maleducati, cioè si può non rispondere al momento ma poi la persona che ci ha cercati andrà comunque richiamata. Personalmente ho superato anche tutto questo. Le persone a cui tengo sanno che se non rispondo è perché non è il momento giusto, ma cerco sempre di richiamarle nel breve. Diverso è il telefono di casa al quale, invece, non si risponde e basta. Questo perché il telefono di casa è, per definizione, una rottura di scatole, in quanto squilla sempre nel momento sbagliato, anche se non stavi facendo nulla (ed è proprio perché intendevi non fare nulla che non ti va di rispondere). Alla domanda del perché non abbiamo risposto, benché fossimo a casa (la gente è spesso a caccia di indizi), rispondere semplicemente che noi, al telefono di casa, non rispondiamo. Non serve aggiungere altro.

  • Cambiare idea. Questo è un po’ più difficile. Mi hai invitata fuori, ti ho detto di si 4 giorni fa, ma si sa che il tempo trasforma tutto, no? Quindi, se oggi non mi va più di uscire con te, in qualche modo devo pur dirtelo. Come ci si arriva? Semplice: nella maggior parte dei casi rispondere subito di no, dato che sappiamo che il ripensamento arriverà puntuale. Rispondere di si, invece, se l’uscita o altra occasione, deve avvenire di lì a poche ore, altrimenti non potremo garantire lo stesso stato d’animo.

  • Scappare. Se proprio ci siamo infilati in un locale, in una festa, in una cena con colleghi di lavoro o parenti, per qualche strano motivo, ma si intuisce che l’andazzo è proprio quello che immaginavamo, si può andar via anche solo dopo essere arrivati, in quanto diritto inalienabile. Come si scappa? Si esce tranquillamente senza voltarsi, senza dare spiegazioni o chiedere consigli, o aspettare il momento giusto. Il momento giusto è subito: voltare le spalle, scappare da quel luogo e da quella gente che non fa per noi, e riassaporare la libertà dopo un lungo periodo di prigionia (fossero anche 5 minuti).

Ai prossimi consigli!

Vermi

 

CALUNNIATORE

Faccio riferimento a quelle personcine che purtroppo abbondano nella società, nei paesi, nei luoghi di lavoro e in tutti gli ambienti sociali, che non riescono proprio a vivere badando a se stessi ma hanno un costante bisogno di investigare sulle vicende altrui per arricchire la propria inutile esistenza. Sono uomini e donne indistintamente, forse più donne ma non ne sarei sicura, che sanno sempre tutto di tutti; captano un frammento di notizia su di un collega, ad esempio, e a partire da quel momento questo frammento diventa la loro principale ragione di vita investendoli totalmente, inducendoli a volerne sapere di più, a fantasticare con voyeurismo dal buco della serratura. Questi soggetti, che generalmente nel posto di lavoro e nella società  in genere sono delle schiappe e di sicuro non brillano di arguzia, trascorrono la giornata in un costante stato d’allerta, a caccia di indizi sul conto degli altri. Vivono in rete tra loro condividendo le informazioni raccolte. Si incontrano, si chiamano, ricamano su quanto saputo o inventato, e il culmine orgasmico della loro attività è la calunnia e la falsità senza il minimo ritegno.

Sono dei miseri.

Il vantaggio che ne traggono sta nel godersi la scena rimanendo nascosti, e questo perché sono delle nullità di tale portata da dover riempire il proprio vuoto cosmico col dolore e l’imbarazzo inferto ad altri di cui, ovviamente, sono invidiosi.

Racconto questo perché un mio collega/amico è in questi giorni oggetto di calunnia da parte di personaggetti di questa levatura. C’è un modo per stanarli? Ma certo che c’è! Basta chiedere a chi ci ha riferito la notizia del ‘si dice’ da chi l’abbia saputa, e una volta fatto il nome andare a ritroso fino a raggiungere il nucleo di poveretti, o il singolo, che ha cominciato il racconto ingiurioso. A quel punto si affrontano quelle due-tre persone, una alla volta stanandole dal branco, e queste non vorranno più praticare questo sport perlomeno con te e per il resto della loro vita. Nessuno può calunniare un mio amico, o metterlo in cattiva luce, senza che io non vada a prenderlo personalmente. Non sanno, questi vermi, che lui ha fatto un giorno un grande gesto nei miei confronti, quando ne avevo bisogno. Quel gesto, per il quale ha dimostrato di avere grande coraggio, che è la qualità che più amo in un uomo, mi aveva colpita moltissimo, e per questo io considero questa persona meritevole della mia stima e del mio rispetto. Lo difenderò sempre, come lui ha saputo difendere me. Non è questa l’amicizia?

Nathalie

Vorrei scrivere di alcune persone che reputo speciali. Nathalie, ad esempio, un’amica che abita nella piccola frazione dove anch’io ho una casa, nelle prealpi biellesi.

Nathalie è svizzera francese e da alcuni anni si è trasferita in questo luogo dopo aver subìto un brutto trauma a seguito del quale le hanno consigliato di cercare un luogo che fosse per lei sereno. Così, approdata lì e in pensione, si è dapprima occupata di ristrutturare una casa facendosi fregare da qualunque professionista le sia venuto in contatto. Le hanno sbagliato l’impianto elettrico, le hanno montato male la caldaia, l’hanno fregata in tutte le maniere perché non parla italiano (anche se lo comprende) e paga qualunque prezzo le venga richiesto ancor prima che il lavoro sia stato iniziato. E’ una persona pura, quindi non riesce a decodificare i comportamenti truffaldini o furbeschi del prossimo. Nathalie ti legge nel cuore, sa chi sei e cosa provi senza nemmeno parlarti. Per un’amica o un amico darebbe la vita, e non lo dico per dire. Tutte le mattine, svolge un rituale di preghiera all’Universo. In questo rituale, nomina tutta una serie di anime che possono essere persone a lei care, animali, persone che le vengono ‘affidate’ da noi. Al mattino ascolta il notiziario della Svizzera francese, e se si parla di un omicidio o del dispiacere di qualcuno, ecco che il nome della vittima verrà da lei inserito nella preghiera del mattino dopo. Anch’io le avevo affidato il nome di un amico, e un anno dopo, quando sono tornata da lei in estate, ho scoperto che stava ancora nominandolo nelle sue preghiere. Adoro Nathalie, ne sono totalmente affascinata. Lei ama le persone e gli animali visceralmente, cura diverse colonie feline e svariati cani, segue molte associazioni, scrive lettere a tutti su cause animaliste, ma si occupa molto anche di persone bisognose e sole. Non si risparmia mai. Ciò che amo di questa donna è il suo cuore, la sua capacità immensa di amare. Nathalie è esagerata in tutto ciò che fa. Lei non coltiva un orto, ma dieci orti contemporaneamente fino ad ammazzarsi di lavoro e seppellire tutti gli abitanti del villaggio dei suoi magnifici prodotti. Lei non taglia l’erba, ma pulisce montagne intere di rovi alti tre metri di tutti i campi abbandonati di chiunque. E’ venuta a tagliare i miei e iniziava alle 7.00 di mattina, quando io non sapevo ancora dov’ero e avevo fatto tardi la sera prima. Lei non cucina una torta, ma ne fa dieci e va a consegnarle di casa in casa. Se andiamo a fare la spesa insieme, lei riempirà totalmente il carrello di pappe per i gatti e per lei si dimenticherà di comprare qualunque cosa. Però, se le piace un cibo, allora va a comprarne 50 scatole. Se sa che ti piace un particolare tipo di cioccolato, te ne compra 10 confezioni. Se si arrabbia è una furia, se deve tinteggiare una parete comprerà una quantità di vernice sufficiente per l’intera città. Non so perché sia così, ma è così. Nel villaggio è stata parecchio bistrattata da Sindaco e qualche cittadino idiota (ce n’è anche lì), ma noi amici abbiamo fatto fronte comune e se le veniva recapitata una lettera di lamentela su qualcosa, ne venivano recapitate dieci a loro (questo ci ha divertito molto). Io amo Nathalie perché non si dimentica di nessuno, mi scrive spesso e lo fa percependo il momento giusto, ossia quando ho bisogno proprio delle sue parole. La sua passione è la mia, il suo amore per la vita è il mio. Come me raccoglie una formica perché non venga schiacciata. Ci siamo trovate. Nathalie, dacci un segno della tua bella persona su questo blog: sono tutti amici e adesso sono curiosi di conoscerti.