Tollerare

albero-maestoso[2]

Si fa un gran parlare, oggi, di tolleranza. E’ un termine che imprigiona, che inscatola e alza delle barriere anziché abbassarle. Chiedere a qualcuno di tollerare l’altro, significa chiedergli di sopportarne l’esistenza, attribuendogli il potere di decidere se volerlo fare o no e in quale misura. Tollerare significherebbe che io sono o vivo in un modo e l’altro vada tollerato per essere o vivere in un altro. E’ un termine già violento di per sé.

Così, dobbiamo essere tolleranti verso l’extracomunitario, l’omosessuale, il diversamente abile, colui che pratica un’altra religione, il ragazzino che alle medie porta gli occhiali. In realtà, non ci sarebbe nulla da tollerare, nulla di cui essere tolleranti, e assolutamente nulla da accettare. Ognuno è se stesso, ed è già molto se lungo la sua intera esistenza riesca a comprendere il senso di sé, figuriamoci se debba perdere il proprio tempo prezioso per spiegare qualcosa ad altri, se questi non ci sono arrivati spontaneamente. Ognuno dovrebbe sentirsi particolarmente fortunato se, come credo io, attraverso l’infinita trasmigrazione dell’anima, ottenga di conoscere il motivo vero della propria missione.

Non sta ad un altro tollerarlo né accettarlo, sia questi un genitore, un compagno di scuola, un membro qualunque della società. Non è richiesta accettazione alcuna perché l’accettazione si afferma con l’esistenza stessa. Se io esisto, se la mia anima c’è (e c’è), io sono accettato per definizione. Ci chiediamo se un albero vada accettato? Sarebbe presunzione pura. Un albero, di quella specifica tipologia e forma, semplicemente è, né chiede di essere accettato da alcuno. E’ la sua stessa esistenza a determinare la sua ragione di essere. Esso è funzionale a tutto il creato, come ciascuno di noi, e i termini come accettazione e tolleranza vengono in esso trascesi.

Non lo chiede, non lo pretende, non riconosce il senso di questi termini. Così per ogni altra creatura. Ciascuno, tra noi, che teme l’intolleranza di altri, si sta confrontando all’interno di una categorizzazione tra umani che lo pone in una posizione di svantaggio, e trascorre la propria esistenza nel voler convincere l’altro meno evoluto. Il mio messaggio a tutte queste creature, che spesso soffrono, è di alzare lo sguardo in una prospettiva molto più alta. Si chiedano solo se per un albero, un animale, una stella, un torrente, essi siano ritenuti perfetti, e si diano la risposta. L’unica risposta. A loro va il mio abbraccio.

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