Immobile creatura. Un mio breve racconto

FAGGIO ROSSO.jpg

La sua vita era stata discreta; quel susseguirsi di stagioni per anni e anni, e ancora anni, era il cadenzare della sua esistenza. Immobile, con radici ben piantate per terra, ben allungate nel terreno circostante, fino a raggiungere le altre specie, fino a parlare con loro con dolci schiocchi. E il suo corpo, denso e massiccio, imponente come di chi sa il fatto suo, fermo in quel luogo desolato, ricco di suoni e di silenzi. E la chioma, folta e spettinata, accarezzata dal vento e smossa di tanto in tanto da creature che vi si depositavano laboriose. Si sforzava, di anno in anno, di produrre dei fiori un po’ insignificanti, omaggiandone i dintorni. I frutti, però, erano ben riusciti e parlavano di lui, della sua generosità, del suo talento. Amava le stagioni e le piogge, amava ascoltare e addormentarsi pigramente, ritto in quel luogo eterno, dove era stato depositato un tempo. Quella era la sua casa.

La vide in una sera pigra e dolce, da lontano, e provò a chiamarla con un rapido svolazzare di foglie, ma non ottenne alcuna risposta. Che creatura strana, pensò, capace di spostarsi in quel modo. Raggruppò molta energia su di sé, facendola risalire dalle radici profonde, e gliela inviò con dei segnali di gratitudine e di bontà. Fu a quel punto che lei si accorse di lui e si avvicinò curiosa. Lui arrossì improvvisamente, e il suo fogliame divenne bruno più di quanto fosse opportuno in quel preciso momento, più di quanto il bosco vicino avrebbe tollerato dalla sua specie. Avrebbe dovuto renderne conto ma non se ne curò. Quando gli fu vicina, lei allungò timidamente una mano e lo toccò. Lui prese a vibrare, sentendo quell’interesse verso la sua immobilità. Lo abbracciò, infine e finalmente, e per lunghi attimi fu possibile appartenersi totalmente. Un equilibrio mai visto, mai provato, intenso e improvviso. Lei lo guardò in tutta la sua maestosità, dal basso all’alto, e lo chiamò Faggio. Gli disse: ‘Grazie di esistere, Faggio’. Seppe come si chiamava solo in quel momento. Seppe di esistere anche per altri e si inorgoglì. Le fu grata toccandola appena con un ramo. Non poteva di più. Poi, tornò in quel silenzio eterno cullandone il ricordo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.