Monsieur Caillebotte

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Ci si può innamorare di un pittore per i suoi soggetti, oltre che per la sua maestria. Mi sono innamorata di Gustave Caillebotte scoprendolo un po’ per caso e, studiando gli impressionisti, non lo trovavo nemmeno citato sui manuali universitari. I suoi soggetti, scene comuni in esterni o interni con uomini e donne alle prese con piccole azioni quotidiane, appartengono proprio al linguaggio impressionista. C’è un sapiente taglio fotografico che immobilizza il momento in una eterna sospensione; c’è anche molto accademismo, forse questo meno impressionista. Adoro in particolar modo i suoi selciati bagnati di una Parigi sotto la pioggia. Il suo quadro più famoso è proprio Parigi in un giorno di pioggia’ (1877), che ritrae un momento di borghese passeggio qualunque, ed io potrei restare a guardarlo per ore, la scena principale e le scenette secondarie, le quinte. Entro nell’opera e passeggio con loro, seguendo i passi dei protagonisti o  di ciascuna comparsa, chiedendo loro se posso accompagnarli. Dove staranno andando? Percepisco l’umidità di quell’acqua, l’odore della pioggia su quel selciato iridescente, persino la temperatura dell’aria. E la prospettiva perfetta, la descrizione degli ombrelli, quegli spazi nelle strade che ormai non vediamo più. E’ un’opera che mi affascina, come i suoi studi. Vorrei omaggiarlo proprio in questo periodo piovoso.

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Gustave Caillebotte, Parigi in un giorno di Pioggia (studio)

Perché amo tanto la pioggia

PIOGGIAAmo la pioggia da sempre, ed ero una bambina quando mi sedevo a gambe incrociate davanti alla finestra del balcone ad osservare per ore le grandi piogge autunnali e serali. Seguivo le sferzate d’acqua sui vetri e i rivoli che confluivano di qua e di là. Avrei voluto trascorrerci l’intera esistenza, ad osservare la pioggia, ed è ancora così. Amo il cielo plumbeo e pesante, ricco di umidità e di promesse d’acqua, quando si percepisce cosa sta per accadere ma ancora non accade. E’ quella luce magica, quella copertura di nuvole basse, quel preciso dosaggio di grigio ad affascinarmi. Quando avviene, la mia mente si libera e i miei pensieri si aprono in un totale equilibrio con la natura. Respiro profondamente e mi inebrio. E poi ha inizio la danza sacra: milioni di gocce piccole, o grandi, ciascuna con una propria forma e una propria origine, ciascuna con la propria missione, in una discesa a capofitto e in uno splash da qualche parte ad offrire nutrimento vitale. Seguo l’insieme socchiudendo gli occhi, ma seguo anche singole gocce alzando lo sguardo o fissando 10 centimetri quadrati di terreno. E ciò che accade in quei dieci centimetri quadrati non è mai la stessa scena ma milioni di scene che si susseguono. Un meraviglioso miracolo della natura. La pioggia, nelle sue diverse forme, ha un suono che per me è pace e felicità, il ticchettio sulle foglie di un bosco, o su una spiaggia, su un tetto come sull’asfalto, quella continuità che abbassa i battiti del mio cuore e regolarizza il respiro e mi ricongiunge a tutte le divinità. Il profumo, durante e dopo, è ciò che non ha dovuto essere inventato perché esiste, perché esisterà sempre con la stessa intensità e peculiarità, perché in un attimo ci riporta bambini a giocare per strada e a correre a ripararci ridendo. E’ pura poesia.

La pioggia non è tristezza, come molti ritengono, ma introspezione e ascolto di sé. Solo chi sta bene con il proprio ascolto interiore può amare la pioggia, anche se essa dura giorni e giorni, perché ha bisogno di appartarsi in un angolo ad osservarla per sentirsi. La pioggia non può essere compresa da tutti.

E’ una grande manifestazione dell’esistenza di un Creatore; non il sole, ma la pioggia. Ed io la amo profondamente.