Kitties

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Entrando nella mia casa di montagna, chiusa da alcuni mesi, ho trovato sul divanetto in cucina tre piccoli micini. Potevano avere si e no un mese di età, e la loro mamma, fuggita proprio quando stavo aprendo la porta, vi si era intrufolata dal buco della presa d’aria, non ancora finito e chiuso con un solo cellophane ora strappato. Mi si è aperto il cuore. Ho pensato che quella mamma fosse stata particolarmente in gamba nell’identificare un luogo appartato e difeso dalle intemperie per far nascere i suoi cuccioli. Due tigrati, come lei, e uno completamente nero come il papà, che gironzolava anche lui nei pressi della mia casa come molti altri gatti. Quella gatta ha pensato che i piccoli ora fossero minacciati e si è avvicinata chiamandoli disperatamente. Così, li ho messi in una cesta con una coperta fuori dalla casa, insieme a una doppia pappa. Di notte ho vegliato e ho assistito ad una scena straordinaria da dietro la finestra. La mamma si è avvicinata una volta, con tutta una serie di piccoli versi che non appartengono a un gatto che non sia neomamma, ha preso un cucciolo in bocca e l’ha portato altrove. Da quel momento, è passata all’incirca un’ora prima che tornasse. Ho pensato che, forse, le bastasse prenderne uno per sentire di aver svolto la sua missione materna, dato che non tornava più. Ma poi, ho risentito i suoi piccoli versi e, di nuovo, si è riavvicinata ai due restanti. Loro le rispondevano, riconoscendola all’istante. Ne ha preso un altro e se l’è portato via. Poi, dopo un po’, è venuta una terza volta e ha preso il terzo micino rimasto solo. L’ho lasciata fare tutto perché è questo che doveva fare, ed è questo che i piccoli volevano, semplicemente ricongiungersi. Ma esaurita l’emozione dell’intera scena notturna, la mattina seguente un pensiero ha cominciato a farsi strada e a lasciarmi attonita. Quella gatta, come tutti i gatti, sapeva contare! Sapeva di avere tre cuccioli, non un numero indefinito, ma proprio tre. Li riconosceva uno ad uno nella loro diversità, ed è tornata per tre volte. Potrà sembrare un pensiero ordinario ma credo che non lo sia affatto. Sapeva quanti viaggi avrebbe dovuto fare, sapeva che – preso un gattino – qualcos’altro rimaneva ancora da fare; preso il secondo, l’impresa non era ultimata affatto. Che cos’è, questo, se non un conteggio? Sono rimasta meravigliata a lungo, come avessi fatto una scoperta secolare, che pure così considero. Basta poco, a stupirsi; basta porsi a livello dell’altro per capire il suo mondo, per comprendere un’infinità di cose di enorme bellezza.

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