














… e tanti altri……..















… e tanti altri……..

E’ un libro che l’autore stesso chiede di leggere almeno due volte, e in effetti, non appena ultimato, se ne sentirebbe il bisogno. Un libro d’iniziazione, ricchissimo di metafore e allusioni alla ricerca eterna dell’uomo. Lassù, in quella montagna verso cui si reca per un lieve malessere polmonare, il protagonista viene invitato dal cugino che vi si trova da tempo per una tubercolosi già in corso. Penserà di esservi di passaggio fino a comprendere che, chi passa di lì, desidera infine rimanervi. In quel sanatorio, il tempo è scandito dalle terapie e dalle consuetudini vigenti che appaiono stravaganti, all’inizio, ma alle quali ci si avvinghia non chiedendo di vivere altrimenti ma desiderando che ogni singolo momento terapeutico di ogni giornata arrivi di nuovo, e poi ancora, e ancora. I personaggi che Castorp, il protagonista, incontra, sono simboli umani che lo accompagnano in un processo evolutivo, rivelandosi in qualche modo come delle apparizioni funzionali alla sua vita, e aiutandolo a formulare le domande che l’uomo deve formulare prima o dopo, a darsi delle risposte o a cercarle. Da una visita di controllo all’altra, proprio lì, luogo di cura, il suo malessere diviene malattia più importante e, come per tutti gli altri ospiti, è solo il fattore tempo a poter decidere il suo evolvere. Quindi, di mese in mese, di semestre in semestre, sempre scanditi dalle regole del sanatorio, il tempo scorre e si comincia a dimenticare di trovarsi sulle alture dove l’aria e l’acqua sono pure, e che c’è una pianura da cui si proviene. Si smette, col tempo, di mantenere in vita le relazioni con quel mondo, i legami – d’amicizia o parentali – con le persone che aspettano il ritorno da un semplice periodo di convalescenza. Si dimenticano quei legami, li si lascia andare al loro destino, e ci si sente al caldo solo lì, tra quelle mura, con quelle persone, con quei momenti attesi. Diventa un nido, un rifugio emotivo, spirituale, come se lì si fosse nati, come se a quel luogo e a quello stile di vita si appartenesse.
E’ un romanzo sconcertante, difficile, complesso. I grandi temi trattati sono il tempo e la morte. E Dio.
Sul valore del tempo vi sono passaggi meravigliosi:
‘Intorno alla natura della noia circolano varie opinioni errate. In complesso si crede che il fatto di essere interessante e la novità del contenuto ‘facciano passare’, cioè accorcino il tempo, mentre il vuoto e la monotonia ne rallentino e ostacolino il corso. Ciò non è punto esatto. Può darsi che la monotonia e il vuoto allunghino e rendano ‘noiosi’ il momento e l’ora, ma i grandi e grandissimi periodi di tempo li accorciano e volatilizzano addirittura fino all’annullamento. Viceversa, un contenuto ricco e interessante può certo abbreviare e sveltire l’ora e magari anche il giorno, ma portato a misure più vaste conferisce al corso del tempo ampiezza, peso, solidità, di modo che gli anni pieni di avvenimenti passino più adagio di quelli poveri, vuoti, leggeri che il vento sospinge e fa dileguare. A rigore, dunque, quella he chiamiamo noia è piuttosto un morboso accorciamento del tempo in seguito a monotonia: lunghi periodi di tempo, se son si interrompe l’uniformità, si restringono in modo da far paura; se un giorno è come tutti, tutti sono come uno solo; e nell’uniformità perfetta la più lunga vita sarebbe vissuta come fosse brevissima e svanirebbe all’improvviso. Assuefarsi significa lasciar addormentare o almeno sbiadire il senso del tempo, e se gli anni giovanili sono vissuti lentamente e la vita successiva invece si svolge e corre sempre più veloce, anche questo è da attribuire all’assuefazione. Noi sappiamo benissimo che intervallando assuefazioni nuove e diverse adottiamo l’unico rimedio che serva a trattenere la vita, a rinfrescare il nostro senso del tempo, e così il nostro sentimento del vivere si rinnova.’
La morte, invece, è descritta come ordinaria conclusione. Anche se dovuta al peggioramento della malattia, anche se il paziente era giovane, non vi è dramma, non vi sono pianti. Non c’è vuoto. La stanza ospiterà presto un’altra persona che raggiungerà quel luogo per stare bene e su consiglio di un medico di fiducia. Ma, raggiunto lo stato di ammalato, anche a lei toccherà vedere il mondo e la vita con occhi diversi, amando quella stanza, i compagni, le terapie, i pranzi e le cene, fino a non voler affatto guarire perché impossibilitata ad andarsene.
La morte, quindi, è la sublimazione della propria volontà di essere e sentirsi malati fino a raggiungerne una certa felicità in una stabile condizione psichica oltre che fisica. La malattia è un abbraccio.
Mirabili le conversazioni di Castorp con i suoi conoscenti in quel luogo: parlano di Dio, dell’uomo e della sua storia, del valore della natura, della pena di morte. Una storia angosciante e avvolgente allo stesso tempo, che se da un lato fornisce nutrimento per la mente e lo spirito, dall’altro blocca e costringe.
L’ho riposto in quella parte della mia libreria in cui si trovano i libri sapienziali. Sono quelli che, dal loro ripiano, ti osservano mentre passi lì vicino. Ti dicono di prenderli e di rileggerli mille volte perché non ti hanno affatto detto tutto, e aspettano te.
Da leggere, assolutamente.
Thomas Mann, La Montagna Incantata.


Per i mesi di marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre.

Come si attendeva, il Governo ha emanato i decreti attuativi relativi alla legge approvata nel 2022 per fermare uno dei molti orrori legittimati dal Dio denaro: l’uccisione di milioni di pulcini. Si parla di oltre 30 milioni di pulcini maschi solo in Italia, 330 milioni nell’Unione Europea, tra i 2,5 e gli 8 miliardi in tutto il mondo. Ogni anno, l’industria delle uova considera come scarti i pulcini nati maschi, perché non diventeranno a loro volta galline ovaiole. Buttati a migliaia su nastri trasportatori come oggetti privi di valore in sé stessi, vengono selezionati durante il loro primo giorno di vita. Mentre, pigolando impauriti, fanno subito conoscenza con le catene di montaggio di quella maledetta industria di morte, l’uomo seleziona i maschi già considerati anti economici al primo giorno di vita e il nastro li porta ad essere triturati vivi seduta stante, mentre ancora si cercavano tra loro con gli sguardi per capire dove stessero andando. Oppure vengono gasati; o scottati.


Entro il 2026, la nuova legge vieterà l’uccisione dei pulcini maschi; l’industria dovrà introdurre tecnologie di ovo-sexing, macchinari capaci di leggere se l’uovo è stato fecondato e quale sia il sesso del nascituro. Le uova contenenti embrioni maschi verranno eliminate entro il 7^ giorno dall’incubazione, perché si è stabilito che entro questo termine essi non provino dolore. Oltre, si.
E’ un passo avanti? Forse.
Ma a me fa schifo lo stesso. Mi fa schifo sapere che vi sia una cernita: tu si, potrai vivere, tu no, devi morire. Mi fa schifo sapere che qualcuno si è disturbato per voler capire entro quando si possa uccidere una creatura stabilendo che il concetto di dolore fisico sia l’unico concetto da prendere in considerazione. Mi fa schifo tutto.
Si, forse non vedremo più migliaia di pulcini appena nati morire subito in un trituratore. Ma cucinando un uovo, sarà bene che le persone pensino a cosa non viene mostrato per convincerle ad acquistare e mangiare a qualunque costo. Ecco perché personalmente non mangio uova, per ragioni spirituali: erano, semplicemente, destinate ad altro.
Dopo pochi istanti di vita, un pulcino riesce a riconoscere la propria madre tra milioni. Milioni di pulcini, per noi tutti uguali, milioni di madri per noi tutte uguali. Ma loro hanno un legame fortissimo.
Quanta violenza…


Erano in corso due raccolte firme finalizzate alla proposta di Referendum abrogativi:
La prima, in realtà ancora in corso, scade il 15 di settembre. Recandosi presso un qualsiasi comune con un documento di identità, si può firmare per proporre l’abrogazione di tre parti dell’articolo 19 Ter delle DISPOSIZIONI DI COORDINAMENTO E TRANSITORIE CODICE PENALE (LEGGI SPECIALI IN MATERIA DI ANIMALI).
“Volete voi che sia abrogato l’art. 19 ter “Leggi speciali in materia di animali” delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale regio decreto 28 maggio 1931, n. 601, introdotto dall’art. 3 legge 20 luglio 2004, n. 189 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”, limitatamente alle seguenti parole: “di allevamento” e “nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali”?”
“Volete voi che sia abrogato l’art. 19 ter “Leggi speciali in materia di animali” delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale regio decreto 28 maggio 1931, n. 601, introdotto dall’art. 3 legge 20 luglio 2004, n. 189 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”, limitatamente alle seguenti parole: “alle manifestazioni storiche e culturali” e “nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali”?”
“Volete voi che sia abrogato l’art. 19 ter “Leggi speciali in materia di animali” delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale regio decreto 28 maggio 1931, n. 601, introdotto dall’art. 3 legge 20 luglio 2004, n. 189 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”, limitatamente alle seguenti parole: “di sperimentazione scientifica sugli stessi” e “nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali”?”
In pratica, con l’eventuale abrogazione verrà affermato che il principio di maltrattamento è da perseguirsi anche quando praticato durante l’allevamento, o nelle manifestazioni storiche o culturali (culturali…). O, ancora, durante la sperimentazione.
Come sempre ho coinvolto la mia famiglia e abbiamo preparato dei cartelli per far conoscere queste importanti iniziative alla popolazione. Siamo andati in giro per il paese e abbiamo appeso i cartelli con un discreto vantaggio di tempo. Chiunque avesse avuto a cuore di andare a firmare, ne avrebbe avuto il tempo.
Ne eravamo orgogliosi.
Poi c’era la seconda iniziativa scaduta oggi stesso, 05 settembre 2023. Si poteva firmare per proporre l’abolizione della caccia, ma anche il divieto ai cacciatori di entrare nei fondi privati.
Il cacciatore che abita proprio qui, rientrato dalle vacanzine, ebbene deve essere stato lui a strappare tutti i cartelloni. Tutti fino all’ultimo. Sfortunatamente per lui, i cartelli sono rimasti appesi per molti giorni prima della sua intelligentissima iniziativa (come solo i cacciatori sanno avere, è proprio un loro tratto distintivo). Vorrò esserne sicura, però, e quindi andrò a chiederglielo direttamente, faccia a faccia, perché ora un filo rosso lo unisce a me, e la sua coscienza comincerà a dargli del filo da torcere.
Siamo andati a firmare con grande onore, abbiamo visto che altri come noi l’avevano fatto, e che alcuni l’avevano fatto perché fosse un abbraccio dato alla povera Amarena e ai suoi cuccioli.
Non si riuscirà ad ottenere il referendum? Lo sappiamo. Ma si riproverà, e ancora, e ancora, fino a che questa maledettissima arroganza non avrà più adepti. Capito, cacciatorino?

Avrei voluto arrivare lo scorso anno a raccontare di un libro che ha prodotto importantissimi cambiamenti, l’avevo letto proprio allora, quando si celebravano i 60 anni dalla sua pubblicazione. Uscito il 27 settembre 1962, Silent Spring (Primavera Silenziosa) di Rachel Carson, divenne in poco tempo un libro leggendario, una pietra miliare della letteratura scientifica scritto da una biologa marina con lo scopo di aprire gli occhi alle persone sui gravissimi danni che stavano subendo gli uccelli che – come anche altre specie animali, morivano per i veleni che avevano invaso le campagne.
Gli esseri viventi del Pianeta non erano mai riusciti a modificare prima l’ambiente in maniera così drastica quanto l’Uomo nell’ultimo secolo. La Carson denunciò le nuove sostanze chimiche che ogni anno l’uomo crea per sintesi senza che alla Natura sia permesso di codificarle e riconoscerle, accoglierle e attribuire loro un’utilità. Sostanze estranee alla biologia che venivano, e vengono, polverizzate e irrorate ovunque e in particolar modo nelle colture agricole, nei giardini, nelle foreste e nelle abitazioni.
Gli insetti, di utilità straordinaria a piante e animali, sono invece visti come mostri che insidiano la produzione alimentare dell’umanità e portano malattie. Ma la vera insidia è stata la monocoltura, che ha spazzato via gli ecosistemi e le diversità biologiche che operano in sinergia e in perfetto equilibrio. La produzione agricola basata su singole specie ha promosso l’esplosione di parassiti verso i quali la Natura è disarmata. Così, si introdusse il DDT, e allo svizzero che lo scoprì, Paul Muller, fu assegnato il Premio Nobel. 1939. Nel 1950, la FDA dichiarò che con ogni probabilità i rischi potenziali del DDT erano stati sottovalutati.
Tra tutti gli idrocarburi, tre insetticidi vengono ritenuti i più potenti tossici: la dieldrina, l’aldrina e l’endrina. L’aldrina, come quasi tutti gli insetticidi del suo gruppo, proietta un’ombra minacciosa sul futuro, l’ombra della sterilità.
L’endrina è il più tossico idrocarburo clorurato, ed è 15 volte più potente per tossicità della dieldrina per i mammiferi, 30 volte per i pesci e circa 300 volte in alcune specie di uccelli.
L’altro grande gruppo di insetticidi – quello dei fosfati organici – è composto di sostanze chimiche velenose come poche altre al mondo. Quasi subito il governo tedesco si accorse del valore di quei composti come arma nuova e sterminatrice, pertanto la lavorazione fu tenuta segreta. Qualcuno servì per la produzione dei micidiali gas bellici; altri diventarono insetticidi.
Bisogna chiedersi quale sia l’utilità e il senso dell’esistenza di qualunque insetto e di qualunque erba, da cui dipendono le api e molti altri equilibri. Le erbacce, come l’Uomo utilitarista le chiama, non esistono. Noi distruggiamo ciò di cui non capiamo il senso.
Così, quelle irrorazioni di morte uccisero insetti e specie vegetali, e poi gli uccelli; le Primavere divennero silenziose. Si trovarono uccelli morti ovunque, mentre altri sopravvivevano e costruivano i nidi senza deporvi alcun uovo a causa della sterilità indotta dalle irrorazioni. La stessa sorte toccò ad altri animali selvatici, o alle mandrie che si nutrivano di quell’erba avvelenata. Era un silenzio di dolore.
Le cellule avvelenate smettono di dividersi, i cromosomi si alterano, le mutazioni si abbattono su figli e cuccioli.
L’industria chimica attaccò duramente la Carson, ma l’opinione pubblica vinse e si fece sentire obbligando il Senato U.S. a volerci vedere chiaro. Si arrivò a vietare l’uso del DDT il 14 giugno 1972, dopo decenni di avvelenamento del pianeta e delle sue creature.
Rachel Carson (1907-1964), bird watcher, biologa marina, osservatrice rispettosa della natura, ha anticipato le grandi battaglie ambientaliste del Novecento; non era solo il denaro, il concetto, ma era il diritto a disporre come si voleva degli altri esseri viventi, non riuscendo a concepire l’idea di equilibrio tra l’Uomo e gli Altri.
Non dobbiamo permettere che si ripeta una simile storia. Grazie Rachel.

degli ultimi mesi di Novembre e Dicembre 2022, Gennaio e Febbraio 2023.

Cercarsi

Trovarsi

Capirsi

Amarsi

Per sempre

In quella grande casa, una stanza sarà segreta come quella dei migliori romanzi. Mi ci recherò solo io chiudendo la porta dietro di me. Sarà un luogo di contemplazione, lettura, preghiera, meditazione, creazione, silenzio. Le pareti ospiteranno volti e parole. Su una, in bella calligrafia, questo Inno Agli Alberi di Hugo. Affacciandomi dalla finestrella, nel punto alto della casa, vedrò quel bosco così amato, così generoso e amico. E non saprò resistere dal discendere i piani velocemente e, in quel bosco, immergermi di luci e di fruscii, di carezze e di sussurri, alzando lo sguardo per cogliere la possenza di un albero, o sedermi ad ascoltare la sua voce.
Non rumori ma messaggi, non parole ma vibrazioni. E profumi. E respiri all’unisono. E pace.
Agli alberi Alberi della foresta, voi conoscete il mio animo! Come gli invidiosi, la folla loda e critica; Voi mi conoscete, voi! Mi avete spesso visto, Solo nelle vostre profondità, guardando e sognando. Voi lo sapete, la pietra su cui corre lo scarabeo, L’umile goccia d’acqua di fiore in fiore caduta, Una nuvola, un uccello, mi occupano un giorno intero. La contemplazione m’empie il cuore d’amore. Mi avete visto cento volte, nella vallata oscura, Con le parole che dice lo spirito alla natura, Interrogare sottovoce i vostri rami palpitanti, E con lo stesso sguardo inseguire al tempo stesso, Pensoso, la fronte chinata, lo sguardo nell’erba profonda, Lo studio d’un atomo e lo studio del mondo. Attento ai vostri suoni che parlano tutti un poco, Alberi, mi avete visto fuggire l’uomo e cercare Dio! Foglie che trasalite alla punta dei rami, Nidi di cui il vento da lontano semina le piume bianche, Chiarori, vallate verdi, deserti oscuri e dolci, Voi sapete che sono calmo e puro come voi. Come al cielo i vostri profumi, il mio culto a Dio si protende, E son pieno di oblio come voi di silenzio! L’odio sul mio nome sparge invano il suo fiele; Sempre, – io vi attesto, oh boschi amati dal cielo! – Ho cacciato lontano da me ogni pensiero amaro E il mio cuore è ancora come lo fece mia madre! Alberi dei grandi boschi che fremete sempre, Io vi amo, e voi, edera alla soglia degli altri sordi, Forre in cui si sentono filtrare le fonti vive, Cespugli che gli uccelli saccheggiano, gioiosi convivi! Quando sono tra voi, alberi di questi grandi boschi, In tutto quel che m’attornia e mi nasconde al tempo stesso, Nella vostra solitudine in cui rientro in me stesso, Sento qualcuno di grande che m’ascolta e che mi ama! Così, boschi sacri in cui Dio stesso appare, Alberi religiosi, querce, muschi, foresta, Foresta! È nella vostra ombra e nel vostro mistero, Nella vostra chioma augusta e solitaria, Che voglio riparare il mio sepolcro dimenticato, E che voglio dormire quando mi addormenterò. Victor Hugo
