Capriolo Zoppo

CAPRIOLO ZOPPO

Nel 1854 il Presidente degli Stati Uniti, Franklin Pierce, si offrì di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una riserva per i pellerossa. La risposta del capo indiano “Seattle”, Capriolo Zoppo, risulta essere la più bella e la più profonda dichiarazione mai fatta sull’ambiente.

La dedico a tutti. Questi sono gli unici contenuti che abbiano un senso e che vorrei sentire nei discorsi dei nostri Presidenti, altro che i loro, infarciti di visioni ottuse e di breve raggio. Questa è Politica, Economia, Istruzione, Lavoro, Spiritualità, Spessore. Questo è Presente e Futuro.  Tutto ciò che, invece, si ostinano a propinarci, vale zero per l’intero Pianeta. Chi vale poco, ha pensieri piccoli, come piccole sono le sue azioni e il suo modo di pensare al mondo. Chi è grande svolge riflessioni e attua azioni elevate, che non possono però essere compresi dai primi, occupati come sono nelle loro meschinità.

‘Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni.

Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi?

Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.

Perciò. Quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Quindi noi considereremo la Vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.

Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello.

L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre.

Le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate.

IL suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.

Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce.

Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può ascoltare il grido solitario del succiacapre o discorsi delle rane attorno ad uno stagno di notte?

Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro.

L’uomo bianco sembra non accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza.

Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai vostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati.

Perciò noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere.

Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. Perché qualunque cosa capiti agli animali presto capiterà all’uomo. Tutte le cose sono collegate.

Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.

Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilita per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa dove spenderemo il resto dei nostri giorni.

I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può sfuggire al destino comune.

Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo.

Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.

Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov’è la boscaglia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Noi potremmo capire se conoscessimo che cos’è che l’uomo bianco sogna, quali speranze egli descriva ai suoi figli nelle lunghe notti invernali, quali visioni egli accenda nelle loro menti, affinché essi desiderino il futuro. Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono nascosti. E poiché ci sono nascosti noi seguiremo i nostri pensieri.

Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo sarà per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo.

Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed amatela come Dio ci ama tutti.

Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Anche l’uomo bianco non fuggirà al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo’!

Campo lunghissimo

CAMPO LUNGHISSIMO

Mi capita, non poche volte, di sentirmi dentro un film; in fondo un film altro non è che un brano di vita di qualcuno o di qualcosa. Ci sono diverse affinità tra il modo di vedere ciò che ci accade e il linguaggio filmico dei campi e dei piani (un campo descrive un ambiente, più o meno vasto e generale, ma non si focalizza sul soggetto, mentre un piano descrive principalmente il soggetto). Anche le stesse tecniche di ripresa altro non sono che il nostro modo di muoverci nelle scene della nostra vita.

Ognuno di noi è un unicum e vede e interpreta la realtà secondo il proprio sguardo, il proprio cuore, i propri condizionamenti, il proprio vissuto. In sostanza, guarda alla realtà in soggettiva. Nel linguaggio cinematografico, la soggettiva si ottiene ipotizzando che quanto accade sia visto e interpretato dall’attore soggetto. Se noi, però, siamo consapevoli di questo anche nella vita e, per esempio, quando parliamo con un tizio immaginiamo di essere dotati di telecamera e di riprenderlo, riusciamo a percepire tutta la finzione dell’inquadratura stessa, ovvero il fatto che ciò che stiamo vedendo è unicamente ciò che pensiamo di vedere, dato che non si tratta della realtà in senso assoluto ma, appunto, di una soggettiva. Questa tecnica permette di distaccarsi molto da ciò che avviene e assumere un punto di vista diverso a seconda dei casi, cambiando semplicemente la tecnica. Ad esempio, possiamo immaginare di fare del tizio un primo piano o un piano americano, di inquadrare un dettaglio, un particolare, di ritornare sulla figura intera e così via, ma ciò che vedremo è velato dal nostro sguardo. Si sviluppa la capacità di osservazione e la consapevolezza di non vedere nulla di ciò che è davanti ai nostri occhi, se non una proiezione di noi. La tecnica della soggettiva è interessante quando ci si trova in un piano sequenza, ovvero, mentre una serie di soggetti si muovono in micro scene che avvengono simultaneamente (questo è il piano sequenza), noi vi siamo al centro e osserviamo coi nostri occhi partecipando attivamente. Se, però, ciò che accade e ciò che percepiamo ci tocca troppo emotivamente, allora passiamo ad un campo lungo, ovvero inquadriamo una grande area all’interno della quale le scene che vi si stavano svolgendo prima diventano impercettibili, poi ad un campo lunghissimo, nel quale nessun soggetto è riconoscibile ma la natura e il paesaggio la fanno da padroni. Usiamo lo zoom come meglio crediamo, saliamo su un drone e inquadriamo la catena delle Ande, poi l’intero globo terrestre, poi l’Universo, poi ridiscendiamo a capofitto nel piano sequenza iniziale e facciamoci una risata. Bello, no? Non sempre mi viene, questo esercizio, ma quando mi riesce non è male.

Marc

Marc Chagall: un pittore bambino, che ha saputo mantenere e comunicare la sua interiorità, le sue emozioni. Lo adoro per i colori e perché mi fa sognare. E’ bravissimo nel racconto della sua felicità e del suo amore per Bella Rosenfeld.

E’ un amore che permette loro di volare sopra i tetti della città, come in un sogno. Appartengono solo a se stessi e sono oltre tutto il resto.

CHAGALL 3

E’ un amore che la fa volare dopo un pic-nic sul prato. Lui è felice e sorride, lei volerebbe ancora più in alto di così, come un palloncino, ma è trattenuta da lui. Lui non vuole che scappi.

CHAGALL 2

E’ un amore che la coglie all’improvviso durante il suo compleanno, dopo l’omaggio dei fiori e la torta pronta da tagliare. Lui è impulsivo, non può fare a meno di cercarla, di amarla, di darle attenzioni. Lei è stupita, benevolmente.

CHAGALL1

E’ un amore delicato e appassionato, sono forme oniriche, fanciullesche, sono i colori dei bambini, della fantasia, di tutto ciò che ci portiamo dentro, dei nostri sospiri.

Aquarius

acquario

Essendo Febbraio il mio mese, un piccolo vezzo me lo voglio concedere e pubblico le caratteristiche del segno dell’Acquario. Ho scelto la descrizione che più mi è piaciuta, quella di Francesco Akash, perchè la trovo molto approfondita (nel suo sito akash.it tratta ovviamente tutti i segni). Incredibile quanto mi somigli (pregi e difetti), sembrerebbe conoscermi!!

21 gennaio, 19 febbraio – fisso, aria, maschile

“il compito di una persona forte è di proteggere il più debole, e non approfittarsi del suo vantaggio”. Potrebbe essere questo il motto che descrive gli ideali dell’acquario. Dopo che il Capricorno ha espresso l’archetipo del sovrano, di chi comanda e dirige il destino degli altri, arriva appunto l’acquario, segno anarchico per eccellenza. E’ l’anticorpo della tirannia,del potere nelle mani di pochi. L’acquario crede in un mondo diverso, un mondo migliore, dove ognuno è il comandante della propria nave, un mondo in cui nessuno ti dice cosa devi o non devi fare. E’ il ribelle, e crede fortemente nel principio della libertà e della lealtà. Chi appartiene a questo segno si contraddistingue per l’eccentricità, per la sua singolarità. E’ il genio dello zodiaco, il folle, il pazzo lucido. E’ avanti anni luce rispetto alle idee della società e, per questo, è spesso tacciato per un pazzo: ma è solo la capacità di inventare e di vedere il futuro. Ama molto la libertà, sia individuale sia d’espressione. Essendo un segno d’aria, come gemelli e bilancia, anche l’acquario usa la comunicazione. Come terzo segno d’aria, e quindi segno spirituale, la sua comunicazione è ben diversa: è la comunicazione globale, è l’astrologia, ovvero la comunicazione dell’universo. E’ la comunicazione telepatica, l’etere, la vibrazione sensoriale. L’acquario è la sensibilità psichica, la sottile capacità di percepire tutto quello che sta accadendo e sta per accadere. Non si tratta di una capacità “spirituale”, bensì di un’abilità innata di riuscire a collegare alla velocità della luce tutti gli eventi e di riuscire, sempre a questa velocità, a trarre le conclusioni e calcolare quello che potrebbe accadere; difficilmente sbaglia. Ad un acquario è difficile mentire. Se mai dovesse capitare, la sua reazione non sarebbe di attacco, bensì quella di allontanarsi, di chiudere i rapporti e la comunicazione con quella persona. Se un acquario è tradito o deluso, difficilmente mantiene i rapporti, non riesce a fingere di esserti amico. Ti toglie la sua stima ed il suo riconoscimento. E’ per questo che gli acquario non hanno tante amicizie; si circondano solo di persone compatibili con la loro natura. Benché sia un segno sociale, che vive di relazione, non concede facilmente la sua amicizia. Con chi non lega, perché percepisce una certa falsità o dualità nel comportamento, l’acquario non inizia nemmeno un rapporto e ne mantiene le distanze Crede nella verità, nella sincerità e correttezza. “la mia libertà finisce, dove inizia la tua” è la base del pensiero acquariano. Chi nasce sotto questo segno ha grandi doti intellettuali, percettive, sensibili. Sono grandi comunicatori; a volte parlano poco, ma in quello che dicono, si percepisce subito un valore aggiunto. Sono i tecnologici, coloro che utilizzano la rete globale per diffondere il proprio pensiero. Sono portati per l’informatica e tutto ciò che riguarda la tecnologia.

Il suo pianeta governatore è Urano. Devo dire che questo è un pianeta veramente eccentrico e che corrisponde totalmente alle caratteristiche del segno. Infatti, è sufficiente descrivere che il suo movimento attorno al sole non avviene come quello di tutti gli altri pianeti, che ruotano sull’asse verticale: urano rotola. Il suo asse è orizzontale. Questo pianeta viene anche associato alla scarica elettrica, al fulmine, l’evento improvviso che cambia tutto in un istante. L’imprevedibilità è acquariana. Non potrete mai sapere cosa farà un acquario; non è dato sapere. Potrebbe cambiare repentinamente idea e atteggiamento su qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Da un momento all’altro potreste accorgervi che la persona con cui stavate parlando, solo a girar un attimo la testa, quando riprendete contatto, quella persona è sparita. Si stancano presto, le persone lo annoiano se non sono in grado di stimolare la loro diversità. Ricercano spesso situazioni estreme e non convenzionali.

Chi nasce sotto questo segno ha come compito il raggiungere la propria libertà personale, la libertà di esistere ed essere, fregandosene dei giudizi altrui. Avere un movimento di discontinuità nei confronti delle tradizioni e culture dell’ambiente in cui è nato. Manifestare la propria vera personalità, scontrandosi però, con l’ostacolo più grande in assoluto: i legami famigliari. Chi appartiene a questo segno trova difficile esprimere se stesso, poiché i legami famigliari che richiedono continuamente la “fedeltà al sistema famiglia” condizionano la vita dell’acquario soprattutto attraverso i ricatti morali. Spesso l’acquario rinuncia alla sua verità, proprio per non far “soffrire” la famiglia. Se desse veramente ascolto e seguito a ciò che la sua vera natura richiede, forse combinerebbe qualcosa di folle, di pazzo, qualcosa in totale rottura con le regole sociali. Ecco perché ha timore della propria luce, della sua natura, perché sa di cosa potrebbe essere in grado di fare, nel bene e nel male.

Se non vissuto pienamente lo scopo di vita, l’acquario si chiude, si isola e diventa arrabbiato. C’è il rischio che la rabbia repressa, sia rivolta contro se stesso mettendo in pericolo la sua stessa vita con situazioni estreme. Allora la pazzia è dietro l’angolo, la dissociazione mentale può prendere il sopravvento. Come nel film “into the wild”, dove il protagonista muore esule, lontano da tutta la sua famiglia e nella solitudine estrema, vittima delle sue ideologie; così l’acquario rischia di perdere gli affetti più importanti se non riconosce le sue qualità e cosa c’è dentro la sua gabbia. Probabilmente chi nasce acquario, ha la possibilità in questa vita, di metabolizzare traumi improvvisi da perdite, che creano forti dolori emotivi e tristezza. Tuttavia quest’ultima non è espressa con atteggiamenti depressivi o apatici, bensì in forma aggressiva verso cose, persone o situazioni che gli ricordano quel dolore. Spesso la figura di riferimento di questo trauma è il padre; lasciare andare questa emozione è fondamentale per l’acquario, poiché è la chiave che apre la porta della felicità. Ricercare la verità dentro di lui, osservando il dolore e accettarlo. La vera libertà la troverà, oltre quel dolore.

 

Iniziare

E’ successo così, per me. Ho iniziato a non volermi cibare di cuccioli. Non sopportavo l’idea di sapere che un cucciolo fosse stato strappato a sua madre. Era una violenza per lui e per chi lo aveva messo al mondo, privata della possibilità di guardarlo negli occhi, di sapere che, facendolo crescere e diventare adulto col suo accudimento, avrebbe risposto alla sua missione. Era una violenza per la madre, il sentire che gli veniva tolto e che non lo avrebbe più visto. Era una violenza per il cucciolo, strappato con forza da quella madre accudente e per sempre. I loro sguardi non si sarebbero mai più incrociati, il loro calore, la loro vicinanza, la natura stessa della loro esistenza condivisa, non sarebbe più stata possibile. E lui sarebbe andato incontro ad una morte atroce, di strazio, di pianti. Lui che, ignaro, non aveva chiesto di nascere per questo. 

Così, nel mio piatto non ho voluto, ormai da moltissimi anni (ero davvero piccola), alcuna carne di cucciolo. Zero agnelli, zero capretti, zero maialini. Non era ciò di cui desideravo cibarmi, non gradivo che qualcuno decidesse per me. Avevo le idee molto chiare, le ho sempre avute. Non sempre ho saputo chi fossi, ma ho sempre saputo chi non voglio essere. Non voglio che alcun animale soffra per me. Nessuno.

Poi, crescendo, ho cominciato ad approfondire molto più la mia conoscenza sull’argomento. Quando si entra in questo contesto, è una via di non ritorno. Si amplia, si allarga, e tu senti che stai meglio. Non è una questione fisica, anche se c’è del buono in questo, è soprattutto una questione mentale. E’ una questione di anima. Senti che stai facendo la cosa giusta, ne hai la piena consapevolezza. Quando guardo un animale negli occhi, io vedo il bene. Come potrei cibarmene? Come potrei sopportare che abbia sofferto? Per soddisfare cosa?

Così, ogniqualvolta scoprivo l’atroce trattamento riservato ad una specie, ogniqualvolta venivo informata di uno scempio, ebbene quell’informazione era per sempre, si incideva nel mio essere. Quel genere di animale spariva immediatamente dal mio piatto, senza se e senza ma. Ero inorridita. A casa mia tenevo già banco, chiedevo già a tutti di rinunciarvi. Non per forza, ma le mie argomentazioni, i documenti che portavo non lasciavano dubbi sulla scelta che si sarebbe dovuta fare. E’ così, se si ha una coscienza. Ho bandito, via via, tutte le carni, considerato che i tre quarti di esse nemmeno mi piacevano ed erano già bandite. Il pesce pure, quello non avevo neanche iniziato a mangiarlo. Voglio decidere io quale deve essere il prezzo e non può essere questo. Voglio decidere io se la sofferenza deve appagarmi. E non può farlo.

 

Il Giorno della Memoria

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Legge 20 luglio 2000, n. 211

“Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

Art. 1.

  1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

  1. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

Ecco, vorrei elencare una serie di altri genocidi, in realtà solo una parte, programmati a tavolino e diretti da personalità folli. Oppure, semplicemente, figli di una cultura dell’epoca che considerava, quasi come oggi, alcuni come inferiori di altri. La matrice è una sola: il senso del dominio, la necessità di sottomettere l’altro per sentirsi dei grandi, di sfruttare le loro risorse non considerandole loro, di interpretare la cultura altrui come non degna al confronto. Una legge italiana dovrebbe istituire una giornata in cui si ricordino le vittime di qualsiasi genocidio; l’Italia, come l’Europa e il Mondo intero, dovrebbero mobilitarsi per far ricordare a cosa possa arrivare la sete di potere e di espansione. Ma credo non esista nulla di tutto ciò. Spiace dirlo, ma alcuni genocidi sono, nell’immaginario, meno importanti di altri.

Cito da Web:

  1. Aborigeni australiani: effettuato contro persone inermi e pacifiche; i pochi superstiti aborigeni rimasti hanno del tutto dimenticato la propria lingua e le proprie tradizioni.

  2. Indiani del Nord e Sud America: milioni di morti in pochi secoli; la cultura indiana è stata praticamente dimenticata da tutti e, anzi, questo genocidio è divenuto, per decenni, motivo di esaltazione della cultura western.

  3. Il genocidio dei Catari: da parte della Chiesa cattolica; gli ultimi catari donne e bambini furono massacrati per ordine del vicario Vaticano che ordinò ai soldati: “Uccideteli tutti, poi, quando saranno morti, sarà Dio a giudicare se sono eretici o no”.

  4. Il genocidio del Ruanda: avvenuto solo pochi anni fa; milioni di morti a colpi di machete e solo per una differenza etnica.

  5. Genocidio ucraino: perpetrato da Stalin; milioni di ucraini furono lasciati a morire di fame, in quanto il cibo fu requisito per altre destinazioni.

  6. Genocidio armeno: da parte dei turchi che consideravano gli armeni ‘nemici della patria’.

  7. Genocidio greco: da parte dei turchi a danno dei greci che abitavano in Turchia.

  8. Olocausto Nero: è così che molti neri chiamano la deportazione di 10 milioni di schiavi neri, strappati alla loro terra per andare a lavorare nei campi in America del Nord e del Sud.

  9. Pol Pot in Cambogia: 3 milioni di morti, in un paese che ne conteneva 20 milioni, all’inizio per ragioni politiche e poi per la follia di un capo comunista.

  10. Genocidio in Congo: da parte del Re Leopoldo di Belgio che lì aveva enormi possedimenti di terra di sua proprietà. Migliaia di persone vennero torturate ed uccise per scopi di sfruttamento delle risorse.

  11. Guerre Herero: effettuate dai tedeschi in Africa nel 1904-1907 in Namibia (le colonie africane tedesche).

L’elenco potrebbe proseguire.

LA FAMA

fama

Alcuni comportamenti a cui assisto di frequente, sono i tentativi spasmodici di un certo numero di persone di volersi mettere in mostra. Essi, al lavoro come in altri ambiti della società, sgomitano come di fronte ad un fotografo per una foto di gruppo, quando alcuni caratterialmente cercano di defilarsi e nascondersi ed altri si mettono davanti all’obiettivo oscurando il prossimo e verificando, appena possibile, se i loro sforzi hanno reso perfettamente l’intenzione. Oppure, si fanno ritrarre mentre stringono la mano ad un personaggio qualunque, come se stringendo la mano a qualcuno automaticamente si ottenessero le sue qualità per un principio fisico. Il gusto, comunque, non consiste nell’aver incontrato il personaggio, ma nel poterne parlare vantandosi o nel tenere in bella mostra la foto dell’istante affinché gli altri possano innalzare la propria ammirazione (ma chi?). Al lavoro, questi comportamenti si palesano particolarmente, in quanto scatta nelle menti di questi soggetti, che sono la maggioranza e non più come un tempo la minoranza, una competizione alla visibilità, cioè a voler a tutti i costi farsi vedere, notare, poter avere la parola a tutti i costi, confrontarsi di continuo pretendendo di emergere sopra a tutto e sopra a tutti, spesso immeritatamente. Anzi, proprio perché assumono questi comportamenti, proprio perché hanno questa necessità impellente di dipendere dal giudizio degli altri, il loro comportamento mette in luce la loro assenza di qualità stabili.

Essi sanno di valere poco e ottengono di valere ancora meno.

Scriveva Schopenhauer: ‘La fama non è che un elemento secondario, un’eco, un riflesso, un’ombra, un sintomo dei meriti; ciò che dà veramente la felicità (io aggiungo anche la sicurezza di sé, ndr) non può essere riposto nella fama, ma appartiene ai mezzi con i quali essa viene raggiunta, vale a dire i meriti, o, più precisamente, all’animo della persona e alle facoltà che hanno dato luogo a quei meriti; che possono essere di natura morale o di natura intellettuale. Ciò che uno è di meglio deve, necessariamente, esserlo per se stesso; quanto se ne riflette nelle menti degli altri e quanto egli valga nella loro opinione è cosa secondaria. Anche se non raggiunge la fama, chi la merita possiede in ciò, nel meritarla, la cosa di gran lunga più importante; essa varrà a consolarlo di quella mancanza’.

Va detto che Schopenhauer parte dall’assunto che la persona meritevole abbia doti

Morali

Intellettuali

e dunque non riconosce altre tipologie di meriti. Se ne deduce che chi, con i propri comportamenti meschini, danneggia ad esempio il prossimo, o non ha alcuno spessore intellettuale, può sgomitare quanto vuole ma non otterrà mai una vera fama e non avrà mai delle vere doti. Otterrà, questo è certo, di rendersi ridicolo.

Il Meteo

meteo

Persino le notizie Meteo sono diventate spazzatura, perlomeno quelle flash, fatte dai soliti slogan e dalle inutili parole. La gente andrebbe rieducata a saper leggere il cielo, le nuvole, i venti, e a stabilire da sé se pioverà, se nevicherà, qual è il vento che sta soffiando e cosa porta. Andrebbe rieducata a gioire se piove, o se nevica, o se gela, perché è acqua per la terra, per gli alberi, per gli animali. E’ acqua per i fiumi, i laghi, i mari. E’ gelo, per il ciclo della natura. Dovremmo danzare, ringraziare come le grandi civiltà hanno sempre fatto, dovremmo pregare perché l’acqua arrivi. Invece, poiché il nostro orizzonte sono i centri commerciali e l’asfalto, il tutto sotto una coltre di inquinamento, stiamo perdendo la nostra capacità di ascolto ed osservazione dei fenomeni naturali. O meglio: stiamo perdendo la fiducia nella nostra parte più selvatica: il fiuto, l’odorato, l’udito e soprattutto l’intuito. Siccome non dobbiamo stabilire da noi se pioverà o ci sarà il sole, ci viene in aiuto il Meteo con i suoi drammatici paroloni. A me viene il nervoso quando, in pieno gennaio, sento dire che domani sarà una bella giornata, con sole e temperature in aumento (15 gradi!). In questo, c’è tutta l’ignoranza di chi da una parte vuole che ci si identifichi solo con la giornata di sole, forse pensando che il popolino ebete cominci automaticamente a sorridere anche solo all’idea, dall’altra pensando di comunicarci che una tale temperatura sia corretta rispetto alla stagione e all’emisfero in cui ci troviamo. Quindi, mi piacerebbe che qualcuno realizzasse una trasmissione meteo educativa, che leghi i fenomeni naturali atmosferici con il funzionamento della natura, dei raccolti, dei cicli di vita, che svincoli le notizie meteo dalla banalità dell’abbronzatura, che piuttosto spieghi la connessione tra fenomeni atmosferici violenti, in estate come in inverno, e lo scempio che l’uomo fa al proprio pianeta. Chissà se qualcuno vorrà realizzarla.

Amici

amici

Belli, i miei amici, che in occasione del loro trasloco mi portano sacchi e sacchi di ninnoli che non vogliono più in casa. Sanno che per i ninnoli ho un debole, oggetti belli o meno belli, che terrò così o dipingerò. Sanno che ne terrò alcuni e ne darò altri ad un’altra amica che, come me, vivrebbe in un mercatino delle pulci, se non addirittura in una discarica a raccattare di tutto e a ridarne dignità.

Belli, i miei amici, che non chiamo da mesi pensando che le nostre strade ormai si saranno divise, e poi mi chiamano ed esordiscono con un ‘Roby, tu come stai’? Sanno che recentemente non sono stata molto bene e se ne sono ricordati. Dopo mesi di silenzio. Straordinario.

Belli, i miei amici, che come me sono un po’ bislacchi. Hanno dei drammi alle spalle, delle ferite, e questo è un filo che unisce. Con gli amici non devi andare necessariamente al cinema, lì puoi andarci anche con uno sconosciuto purché stia zitto durante il film e dica cose intelligenti dopo. Si, ok, la condivisione del tempo libero, ma non basta.

Con l’amico sei vero, sei ciò che sei, racconti le tue fragilità e lui le elabora con te. Ecco l’amico. La fiducia è una cosa seria.

Belli i miei amici, che mi scrivono ‘mi manchi, non vedo l’ora di rivederti’. Nemmeno l’amore è così, quello dura poco.

Belli i miei amici, che mi chiamano e si preoccupano per me e per la mia vita. Mi danno dei consigli.

Non ho amici fighetti, solo persone molto profonde e sensibili, che hanno spessore. Solo persone che conoscono la vita sul serio e ne sanno parlare, sanno comprendere gli altri con uno sguardo. Ci troviamo e facciamo delle lunghe chiacchierate, senza aver bisogno di andare da alcuna parte, per prediligere noi. Ci curiamo reciprocamente, ognuno tifa per l’altro.

Sono fortunata.

DISCORSO DI FINE ANNO

Fate nuovi propositi: siate ciò che volete essere!

di Paramahansa Yogananda

yogananda

I brani seguenti sono tratti da un discorso tenuto da Paramahansa Yogananda il 31 dicembre 1934 alla Casa Madre della organizzazione da lui fondata, la Self-Realization Fellowship. L’intero discorso è pubblicato in Verso la realizzazione del Sé, terzo volume di una collana antologica che raccoglie le conferenze e i discorsi di Paramahansa Yogananda. (Pubblicato dalla Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini editore, Roma, copyright © 2006)

 

 

Fate nuovi propositi con riferimento a ciò che volete fare e a ciò che volete diventare nel prossimo anno. Stabilite un programma; portatelo a termine, e vedrete quanto sarete più felici. Se non riuscirete a rispettarlo significa che avete paralizzato la vostra volontà. Non avete un amico migliore né un nemico peggiore di voi stessi. Se vi aiuterete avrete successo. Non esiste legge divina che vi impedisca di essere ciò che volete essere e di compiere ciò che volete compiere. Nessun evento negativo può influire su di voi senza il vostro permesso.

Golden Lotus Rule Long

Niente deve indebolire la vostra convinzione di poter diventare tutto ciò che volete. Nessuno può ostacolarvi, tranne voi stessi. Sebbene il mio Maestro, Swami Sri Yukteswarji, mi ripetesse continuamente questo concetto, all’inizio è stato difficile credere che fosse vero. Ma nella mia vita, ogniqualvolta ho usato il dono divino della forza di volontà ho scoperto che mi ha sempre salvato. Non utilizzare la volontà significa rimanere inerti come un sasso, come un oggetto inanimato, significa diventare un essere umano inutile.

Golden Lotus Rule Long

Come un grande faro nascosto, il pensiero costruttivo vi indicherà con certezza la strada che conduce al successo. È sempre possibile trovare una via se riflettete con sufficiente profondità. Le persone che si arrendono troppo presto offuscano la forza del pensiero. Per raggiungere il fine che vi siete prefissi dovete fare del vostro meglio nell’usare il pensiero fino a renderlo così luminoso da rivelarvi la strada che conduce alla meta.

Eliminate i pensieri negativi e le paure. Ricordate che quali figli di Dio siete dotati delle stesse potenzialità che possiede il più eccellente degli uomini. In quanto anima, nessuno è migliore di un altro. Sintonizzate la vostra volontà affinché possa essere guidata dalla saggezza di Dio che si esprime nella saggezza dei saggi. Se la vostra volontà si unisce alla saggezza, potete realizzare qualunque cosa. 

Golden Lotus Rule Long

Le cattive abitudini sono le vostre peggiori nemiche. Vi puniscono, inducendovi a fare cose che non vorreste fare e vi costringono poi a pagarne le conseguenze. Dovete abbandonarle, dovete superarle mentre progredite. Ogni giorno dovrebbe rappresentare un passaggio dalla vecchie abitudini a nuove abitudini migliori. Nell’anno che sta per incominciare fate il solenne proposito di mantenere soltanto quelle che favoriscono il vostro bene supremo.

Il modo migliore di liberarvi dalle tendenze indesiderabili è quello di non prestare loro attenzione; non accettatele. Non permettete mai a un’abitudine di impossessarsi di voi… Dovete abituarvi a dire ‘non voglio’. Evitate tutto ciò che stimola le cattive abitudini. 

Golden Lotus Rule Long

Non lasciatevi limitare dalla meschinità dell’egoismo. Includete il prossimo nei vostri successi e nella vostra felicità, allora farete la volontà di Dio. Quando pensate a voi stessi, pensate anche agli altri. Quando cercate la pace, pensate anche a coloro che hanno bisogno di pace. Se fate del vostro meglio per rendere felice il prossimo, scoprirete che state compiacendo il Padre.

Vivere in armonia, vivere con la forte determinazione di fare la volontà di Colui che vi ha mandati sulla terra è l’unica cosa che dovrebbe interessarvi. Non perdetevi mai di coraggio, e sorridete sempre. Fate in modo che il sorriso del cuore e il sorriso del volto siano in perfetta armonia. Quando il corpo, la mente e l’anima esprimono il sorriso dell’intima consapevolezza di Dio, potete donare sorrisi a tutti ovunque andiate.

Golden Lotus Rule Long

Frequentate sempre coloro che possano ispirarvi; circondatevi di persone che vi elevino. Non lasciate che i vostri propositi e i vostri pensieri positivi siano avvelenati dalle cattive compagnie. Anche se non riuscite a frequentare una buona compagnia capace di ispirarvi, potete trovarla nella meditazione. La compagnia migliore è la gioia che provate nella meditazione. 

Golden Lotus Rule Long

La coppa della vostra vita interiore ed esteriore è colma della Presenza Divina, ma per mancanza di attenzione non percepite l’immanenza di Dio. Quando vi sintonizzate con Lui, nello stesso modo in cui si sintonizza una radio, allora potrete ascoltare lo Spirito. È come se prendeste una bottiglia piena di acqua marina, la sigillaste, e la metteste nell’oceano; sebbene la bottiglia galleggi sull’acqua, il suo contenuto non si fonde con l’oceano. Ma aprite la bottiglia, e l’acqua che contiene si unirà al mare. Dobbiamo rimuovere il sigillo dell’ignoranza prima di poter comunicare con lo Spirito.

Golden Lotus Rule Long

Attraversate i portali dell’anno che sta per iniziare con una nuova speranza. Ricordate che siete figli di Dio. Dipende da voi ciò che diventerete. Siate orgogliosi di essere Suoi figli. Che cosa avete da temere? Qualsiasi cosa succeda, sappiate che è il Signore a mandarla, e che dovete riuscire a vincere le sfide quotidiane. In questo consiste la vittoria. Fate la Sua volontà; allora niente potrà nuocervi. Egli vi ama eternamente. Pensate a questa verità, credete in questa verità, siatene consapevoli. E all’improvviso, un giorno, scoprirete di essere eternamente vivi in Dio.

Meditate di più e abbiate fiducia nella ferma consapevolezza che Dio è sempre con voi, qualunque cosa accada. Allora vedrete alzarsi il velo dell’illusione e sarete una cosa sola con Lui. In questo modo ho trovato nella mia vita la più grande felicità. Ora non cerco più nulla, perché ho tutto in Lui. Non mi separerei mai dal più prezioso di tutti i beni.

Questo è il messaggio che rivolgo a voi tutti per l’anno nuovo.