MI CHIAMO MOR, un mio breve racconto

 

SILFIDEMi chiamo Mòr e sono una Silfide. Non sono cattiva, come gli umani potrebbero credere, sono buona. E attenta. Appaio di tanto in tanto ma non in molti si accorgono di me, né io amo essere notata. E’ per questo che spesso mi nascondo, mi celo agli occhi della gente; non mi va di essere osservata o, peggio, scrutata come una strana creatura. Sono, si, una creatura, ma affatto strana.
Vivo nell’aria, mi libro qua e là fluttuando tra i vortici naturali, sfruttando le correnti ascensionali e
precipitando in sella a venti impetuosi. Salendo, respiro profondamente e mi innalzo verso l’infinito, in una piena coesione con le forze dell’Universo. Non c’è disarmonia, lì, tutto scorre, e anch’io scorro senza attrito.
Mi impregno di silenzio e di energia, e mi sento bene. Quando precipito verso terra, invece, è perché tale energia è necessaria ad un’altra creatura. Me ne libero volentieri, la cedo con amore e con un grande senso di coesione. E’ uno scambio, uno scambio di ricchezza. Io ricevo comunque, ricevo ed elaboro, elaboro e
ricevo, e così all’infinito.
Mòr, questo è il mio nome, e sono una Silfide buona. Benevola, si direbbe. Accetto ciò che sono e accetto ciò che non sono. Amo assumere delle forme inconsuete, mi posiziono tra le nuvole – cirri soprattutto, e faccio finta di essere un volto, un animale, un oggetto. Conosco l’uomo e i suoi oggetti, e mi diverto a sembrare altro e a vedere se qualcuno mi riconosce. Tutto, comunque, pur di non farmi troppo notare.
Agisco, non sono pigra per nulla. Osservo con piglio e decido dove agire. Chi mi chiama sa come farlo, guardando in alto, chiedendo una mano. Ma a volte svolazzo così vicino all’uomo da fargli percepire un’improvvisa brezza attorno a lui. Ecco che si volta, come a capire. E sono io, quella brezza. E’ la mia mano a toccarlo, timidamente. Sono timida ma nessuno ci crederebbe. Oso appena sfiorare un braccio, ma in genere depongo un bacio sul capo di chi mi cerca. Non vengo mai meno ai miei doveri, alla mia natura. Ci sono sempre per chi ha bisogno di un mio soffio.
L’aria è il mio ambiente, la mia casa, la mia natura. Sono d’aria. Impetuosa o carezzevole, lesta e inafferrabile, ma presente, costantemente presente in varie forme. Ci sono, in un modo o nell’altro, ci sono sempre. Taccio o mi inalbero, reagisco alle intemperie ma, anche, resto ferma e mi faccio trasportare in un abbraccio voluttuoso dal mio stesso elemento. Invio carezzevoli soffi o tempeste burrascose. Sono una Silfide, e arricchisco di energia vitale il respiro di ogni essere vivente.
A volte emetto striduli fischi, e dò vita a raffiche nervose. A volte tocco la chioma di un albero e lo guardo muoversi in tutta la sua maestosità. Accompagno il volo delle aquile. L’evanescenza è il mio attributo principale, il mio colore è la trasparenza. Ma durante i temporali raggiungo la saturazione del bianco, e mi muovo sinuosamente tra le saette. Appartengo a tutto e a nulla. Appartengo a chi mi ama.
Mi chiamo Mòr.

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Introduzione

FIUMEEd eccomi a scrivere questo primo articolo per spiegarvi di cosa io e Samuel scriveremo su questo blog. Sarà principalmente un blog che conterrà le nostre riflessioni personali su molti temi; prenderemo spunto dalle nostre passioni e da ciò che secondo il nostro punto di vista sta danneggiando l’umanità e le sta impedendo di considerarsi tale. Sarà un blog che, speriamo, inviterà un pochino a riflettere; vi troverete critiche su grandi e piccole questioni, vi troverete anche temi di immensa bellezza. La realtà, è che vale ancora la pena di incantarsi. Un abbraccio a chi vorrà leggerci.

Vi lascio con un passaggio tratto da Siddharta, di H. Hesse:

‘il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, dovunque in  ogni istante, e per lui non vi è che presente, neanche l’ombra del passato, neanche l’ombra dell’avvenire’.